Sabato 24 novembre 2001

BUY NOTHING DAY

GIORNATA MONDIALE DEL NON ACQUISTO

Vi invitiamo a non fare acquisti per 24 ore. Per un giorno non comprate nulla. Un gesto importante per sfuggire all'imperativo del consumismo e riappropriarsi di una fetta di tempo passata a fare shopping; per ritornare ad uno stile di vita in armonia con l’ambiente, per riscoprire la solidarietà e la gratuità.

 

Che cos'è la giornata del non acquisto (Buy Nothing day)

Una giornata dedicata a tutto tranne che alle compere, per rendere concreto il dissenso verso il consumismo e la pressione che esercita su tutti gli aspetti della nostra vita.

24 ore per buttare fuori dalla nostra vita le immagini pubblicitarie di persone "sempre-felici-sorridenti", le raccolte punti e i regali esclusivi che sembrano un affare, ma che siamo sempre noi a pagare, i piccoli mostri dei cartoni animati che ingabbiano le fantasie dei bimbi e svuotano i portafogli degli adulti.

Perché la giornata del non acquisto

Una piccola idea con grandi implicazioni. Vorremmo che ognuno trovasse le sue ragioni per concedersi una giornata di "libertà". Il "Buy nothing day" ci fa riflettere sulle vittime delle politiche orientate alla moltiplicazione dei consumi…per "sostenere" l’economia: dalle popolazioni del Sud del mondo deboli di fronte alla globalizzazione dei mercati, all'ambiente soffocato da rifiuti e inquinamento, alla colonizzazione dei cervelli ad opera della pubblicità che propone modelli di vita irrealizzabili per la maggior parte delle popolazioni del mondo sconvolgendo culture e creando frustrazione.

 

A chi è rivolto il messaggio

A tutti coloro che condividono l'antipatia per l'invadenza del consumismo. Agli aderenti alle associazioni ambientaliste, terzomondiste, di consumatori, alle Organizzazioni non governative. Ai media. A tutti i comitati che hanno lanciato una campagna di boicottaggio all'acquisto di qualsiasi prodotto o azienda perché la giornata del 24 novembre possa ricordare tutte le malefatte delle multinazionali, spesso passate sotto silenzio.

 

Per ulteriori informazioni www.retelilliput.org www.terre.org

LA GIORNATA DEL NON ACQUISTO E’ UNA OCCASIONE PER INIZIARE A RIDURRE IL NOSTRO IMPATTO SULL’AMBIENTE: BENE! MA SU QUALI BASI?

L’IMPRONTA ECOLOGICA è la base ideale per fare ciò. E’ infatti un mezzo scientifico per misurare l’impatto dei consumi dell’uomo sul pianeta e per capire che la crescita dei consumi illimitata non e’ possibile.

L’impronta ecologica mette in relazione le attività e lo stile di vita di una persona o di un gruppo di persone (es. un paese, una nazione) con le risorse naturali necessarie per mantenere quel tipo di vita e di attività (es. campi per fare il grano, laghi per produrre pesci, foreste per produrre legno ecc.) e con gli spazi necessari per smaltire i rifiuti generati (es. boschi per assorbire l’anidride carbonica prodotta dalle auto).

Questo "fabbisogno" viene quantificato in ettari di territorio naturale ed è l’impronta ecologica.

In generale, a causa del commercio e di altri processi, l’impronta del gruppo di persone che si sta esaminando non è costituita solo dai territori a loro vicini, ma anche dai territori di altre nazioni che servono per produrre i beni consumati (es. ananas provenienti dal Kenya) o per assorbire gli scarti da loro prodotti (es. foreste tropicali per assorbire l’anidride carbonica prodotta in Italia).

E’ del tutto evidente che le risorse naturali (es. bestiame, campi, foreste) utilizzate per i consumi di una popolazione non saranno più a disposizione di altre: ad esempio il territorio in Kenya destinato alla produzione di ananas per l’esportazione non è disponibile per le necessità dei kenioti. Il sistema consumistico del Nord del mondo si regge quindi sulla possibilità di sfruttare altri territori infatti ad esempio...

…AGLI ITALIANI SERVONO TRE ITALIE!

Uno studio del WWF aggiornato al 1999 indica che un italiano medio per mantenere il suo stile di vita e i suoi consumi ha bisogno di circa 4,2 ettari di territorio produttivo; poiché l’Italia gliene offre solo circa 1,5 pro capite ciò significa che deve andare a importare risorse da territori al di fuori della sua nazione per circa 2,7 ettari: il commercio è appunto uno dei mezzi con cui è possibile fare ciò grazie all’importazione di prodotti e manufatti (pensa agli ananas del Kenya). Da questi dati risulta che gli italiani per essere "autosufficienti" avrebbero bisogno di quasi tre Italie e non una. E’ altrettanto evidente che a livello di singole nazioni – al di là di considerazioni di giustizia ed equità – uno Stato può pensare di mantenere il suo "stile di vita" prendendo da altre nazioni ciò che gli serve, ma volendo portare tutti gli abitanti del nostro pianeta ad un livello dignitoso, dove si può prendere ciò che manca?

Come minimo le nostre società più ricche devono iniziare a ridurre il consumo di materia ed energia usandole con più parsimonia: non farlo significa condannare altri popoli a vivere nell’indigenza, significa rinunciare ad un futuro più sicuro e sereno.

DOBBIAMO CONSUMARE MENO E MEGLIO!

ECCO COSA PUOI FARE CONCRETAMENTE

  1. Compra solo ciò di cui hai effettivamente bisogno.
  2. Ripara gli oggetti rotti e nell’acquisto privilegia gli oggetti riparabili.
  3. Ricicla tutto il possibile (carta, vetro, plastica, fibre naturali, lattine, ferraglie, rifiuti vegetali e animali).
  4. Evita i prodotti con troppi imballaggi.
  5. Preferisci i prodotti biologici; l’agricoltura biologica è infatti l’unica modalità in equilibrio con la natura.
  6. Compra i prodotti del commercio equo-solidale che riconoscono il giusto guadagno ai produttori e rispettano l’ambiente: alcuni li trovi anche nei supermercati col marchio CTM.
  7. Boicotta le imprese che sfruttano il lavoro minorile e/o le risorse dei paesini via di sviluppo.

Fatti un piccolo test: se già segui almeno 4 di questi consigli, sei sulla buona strada per diventare il consumatore/ la consumatrice ideale del Terzo Millennio!

Se vuoi fare di più: fa circolare questo messaggio, scarica dal sito di terre di mezzo la locandina da stampare e affiggere in ufficio e ovunque possa essere letta dal maggior numero di persone

A cura di: Gruppo di Lavoro Tematico Impronta ecologica di Rete Lilliput

Torna su