Resoconto stilato grazie al lavoro del nodo di Milano della Rete Lilliput.
RETE LILLIPUT
per un'economia di giustizia
nodo di Milano


GENOVA  16 -22 luglio 2001

PUBLIC  FORUM  " UN ALTRO MONDO è POSSIBILE"

Relazioni tratte da  appunti di Amalia Navoni, Ersilia Monti,  Fernanda Favi, Sandra Cangemi della rete Lilliput nodo di Milano
 In corsivo abbiamo messo le iniziative che, a nostro parere,  potrebbero e dovrebbero far parte dell'agenda della rete Lilliput e di tutto il movimento Social Forum


LUNEDI' 16 LUGLIO  2001  mattina

---Amalia, Anna, Claudia, Ersilia, Fernanda, Sandra, Simonetta arrivano da Milano alla stazione Brignole e, dopo aver attraversato con borse e zaini una città semideserta,  entrano alle 11,30 nella palestra della scuola Diaz  dove si tiene il  Public Forum.
 Alle pareti e al tavolo dei relatori ci sono manifesti con la scritta: VOI  G 8  NOI 6.000.000.000 e il disegno di  tanti omini stilizzati. Sarà il gadget più gettonato ---

La sessione tematica LOTTA ALLA POVERTA' E ALLE DISUGUAGLIANZE è da poco iniziata.

Non siamo in tempo per sentire la relazione di  SABINA SINISCALCHI di Mani Tese; sta concludendo  la sua relazione
KRTASHIVANANDA AVT     (PROUTIST UNIVERSAL INDIA) sul tema
"AUTOSVILUPPO LOCALE":
 "noi non appoggiamo questo sistema economico, abbiamo bisogno di una piattaforma internazionale per creare una alternativa economica".

--- I lavori del Public Forum partono sotto una cattiva stella: a nome del Genoa Social Forum, FABIO LUCCHESI annuncia che una busta esplosiva è stata recapitata in mattinata a una stazione dei carabinieri di Genova e ha ferito gravemente un carabiniere. Nel pomeriggio viene disinnescato un ordigno incendiario nei pressi del campo sportivo Carlini che ospita i centri sociali "disobbedienti" e le tute bianche. Alla frontiera svizzera sono bloccati da ieri alcuni partecipanti tedeschi al Bicig8. Dulcis in fundo, il servizio di traduzione simultanea, che era stato promesso, non c'è. ---

MARIO PIANTA  economista:
"I MECCANISMI DELLE DISEGUAGLIANZE GLOBALI"
Uno dei meccanismi di fondo  delle disuguaglianze globali è la mancanza di lavoro: un miliardo di persone non ha lavoro. Secondo dati Oil, il 30% della forza lavoro mondiale è disoccupata o sottoccupata; nei paesi Ocse ci sono 35 milioni di disoccupati. Le disparità sociali sono sempre più evidenti: negli USA il 10% più povero possiede il 2% delle ricchezze, il 10% più ricco possiede il 30% delle ricchezze; in Brasile il 10% più povero possiede l'1% delle ricchezze, il 10% più ricco possiede il 50% delle ricchezze.
Che cosa si può fare?

A livello internazionale occorre tutelare il lavoro, rivendicare salari maggiori per uscire dalla povertà.
A livello nazionale possiamo:
Partecipare alla campagna SBILANCIAMOCI 
lottare per la CARBON TAX ( tassa sull'inquinamento) e la TOBIN TAX ( tassa sulle transazioni finanziarie speculative in valuta estera a brevissimo termine).

***  La campagna SBILANCIAMOCI documenta gli errori della politica attuale italiana. Il Dpef ( Documento di programmazione economica e finanziaria) segue la strada di un ordine economico mondiale che genera diseguaglianze, povertà, danni ambientali, vantaggi alle imprese e precarietà per i lavoratori.
La campagna Sbilanciamoci! (www.lunaria.org/sbilanciamoci), lanciata un anno fa da più di 30 organizzazioni della società civile, rifà i conti dello Stato e propone al Dpef misure alternative orientate verso la promozione dei
diritti sociali, la qualità ambientale, la solidarietà, la pace.
Le proposte della campagna sono in pareggio: per ogni uscita viene sempre indicato dove reperire le risorse. Cinque le priorità di quest'anno: estensione del Reddito Minimo di Inserimento su tutto il territorio
nazionale; piano nazionale per gli asili pubblici; rispetto degli accordi di Kyoto; aumento delle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo; cancellazione del debito dei paesi poveri.
Queste misure sono finanziabili e sostenibili utilizzando le risorse, nell'ordine di 20 miliardi di lire, che provengono da: bocciatura della Tremonti-bis, introduzione della Tobin Tax (sulle operazioni finanziarie speculative) e della Carbon Tax (sulle emissioni di CO2), disarmo e mantenimento della tassa di successione.

Il testo completo dell'appello di Sbilanciamoci! si trova su
http://www.lunaria.org/docs/finale%2014%20luglio%202001.doc
organizzazione e coordinamento: Lunaria, via Salaria 89  00198 Roma  tel 06.8841880 fax 068841859  e-mail:sbilanciamoci@lunaria.org

MARA ROSSI     (Comunità Papa Giovanni XXIII):
"LA POVERTÀ IN AFRICA"
Papa Giovanni XXIII è una ong impegnata con 750 volontari in vari progetti di cooperazione internazionale. Uno di questi è nello Zambia. In 12 anni di lavoro, Mara Rossi è stata testimone della discesa del paese verso l'estrema povertà: dalla malnutrizione dei bambini alla fame degli adulti, dalla scomparsa dei piccoli venditori ambulanti alla nascita dei supermercati per le élites, fino allo smantellamento dei servizi pubblici. Le cause sono molteplici: 1) eredità del colonialismo (forte urbanizzazione, un'economia impostata sull'estrazione del rame ma non sulla sua trasformazione); 2) governi corrotti; 3) Aids (il 20% dell'intera popolazione è sieropositivo; il 34% dei ragazzi sotto i 18 anni, che rappresentano la metà delle popolazione, è orfano dei genitori a causa del contagio. Determinanti per la trasmissione della malattia non sono solo i comportamenti a rischio, ma anche cause sociali ed economiche.  La prima fonte di povertà sono le politiche neoliberiste applicate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale attraverso i piani di aggiustamento strutturale ("una mazzata per gli zambiani"). Sono istituzioni non credibili fintanto che le decisioni al loro interno sono prese dai paesi più ricchi.  Fortunatamente la società civile dello Zambia è molto attiva e vi è una forte partecipazione alla Campagna Jubilee 2000.
Affinché vi sia un cambiamento autentico, dobbiamo:
? Partire da noi stessi: essere, condividere, partecipare
? Cambiare vocabolario: non parlare più di "globalizzazione", ma di "inglobalizzazione" dei modelli e della cultura del nord del mondo negli altri paesi; non di debito estero, ma di credito estero dei paesi poveri verso quelli ricchi; non di carità ma di promozione della giustizia.
? Togliere le decisioni sul debito al G8 e demandarle a un organo imparziale (a questo proposito va ricordato che lo Zambia ha visto cancellato il debito fino al 1993, ma continua a pagare gli interessi su quello contratto successivamente);
       creare una carta dei doveri oltre a quella dei diritti;
      riformare l'ONU; preparare persone che a staffetta coprano incarichi all'interno degli organismi internazionali per metterne a nudo le contraddizioni.
? Adottare uno stile di vita sobrio.

JOHAQUIM PALHARES       (giurista democratico, presidente di ATTAC     BRASILE):
"IL TRIBUNALE SOCIALE MONDIALE"

Occorre istituire un tribunale sociale mondiale con fondamento giuridico nella Carta delle Nazioni Unite e che dipenda dal Consiglio economico-sociale dell'ONU.

Davanti a questo tribunale, formato da persone sia fisiche sia giuridiche, devono essere portati a giudizio tutti gli illeciti del neoliberismo.
Porta ad esempio la crisi energetica brasiliana provocata dal governo Cardoso.      La radice ultima della stessa è stata la privatizzazione dissennata dell'energia elettrica realizzata da Cardoso su pressioni del Fondo Monetario.
 Il governo, per attrarre gli acquirenti,  non ha imposto loro, come condizione, di adeguare una produzione già carente.            Inoltre non ha fatto nulla per mantenere un sistema misto, che avrebbe dato maggiori garanzie agli utenti,      e ha anche accettato l'imposizione delle aziende private di colpire l'aumento del  costo del gas naturale acquistato dalla Colombia dovuto alle fluttuazioni del Real.         Oggi, le imprese minacciano licenziamenti in massa,    in molti quartieri poveri le strade non sono più illuminate e gli utenti stanno facendo centinaia di
cause contro il governo  (che commina multe o addirittura toglie l'erogazione a chi non riduce il consumo del 20%).
 Questo fatto brasiliano dovrebbe essere  il primo "crimine economico" che il costituendo tribunale sociale mondiale sarebbe chiamato a giudicare.
A breve verrà lanciato un documento per la creazione del tribunale sociale mondiale.


 LUNEDI'  16 LUGLIO  2001   pomeriggio ore 15,30 - 19,30

Sessione plenaria generale: QUESTO MONDO NON E' IN VENDITA
introduce SUSAN GEORGE (presidente dell'Osservatorio sulla mondializzazione e vice presidente di ATTAC Francia)               Il mondo è in vendita purtroppo. Il nostro scopo è trovare i metodi con cui si può combattere il neoliberalismo.
Chiunque sia escluso da questo mondo non vale niente.
Il capitalismo non vuole regole, direttive, segue la propria legge. Il G8 non ci ascolta e noi siamo qui perché lo faccia.  Questo è il primo movimento di massa che non vuole nulla per sé stesso, ma che sta chiedendo giustizia per il mondo intero.

WALDEN BELLO  (sociologo filippino, direttore del centro studi FOCUS ON THE GOBAL SOUTH, THAILANDIA)
Parla di Genova come di uno dei nomi legati all'emergere dell'economia capitalista, sei secoli fa; Cristoforo Colombo ha dato l'avvio al capitalismo. Questo è emblematico.
Afferma che sia l'economia, sia la politica globale sono precipitate in una crisi profonda, parlerà delle molteplici crisi di questo ordine mondiale.
CRISI DI LEGITTIMITÀ:  Il processo di globalizzazione lanciato 20 anni fa si poneva lo scopo di diminuire la povertà e le disuguaglianze attraverso la libera circolazione dei capitali.                      Ma questo non si è verificato: ne è una prova la crisi finanziaria dei mercati asiatici del 1997.            Dal 1979 al 1990, nel 20% dei paesi del mondo, la ricchezza è aumentata dal 69 all'83%.                   Per 90 Paesi del 3° mondo gli ultimi 20 anni sono stati un susseguirsi di progetti di aggiustamento strutturali che hanno portato miseria.               Nel 1998-1999 i tre uomini più ricchi del mondo avevano un capitale pari a quello di 600 milioni di persone del Sud del mondo.  Negli ultimi due o tre anni questa crisi di legittimazione ha investito la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l'Organizzazione mondiale del commercio.
CRISI DELL'ORDINE MULTILATERALE MONDIALE: Gli ultimi anni hanno visto l'aumento dell'egemonia statunitense, grazie a istituzioni appositamente create: quelle di Bretton Woods, le Nazioni Unite e il G7. Gli Stati Uniti hanno usato queste istituzioni multilaterali per imporre la propria egemonia. Il modo in cui gli USA hanno abbandonato il protocollo di Kyoto, un accordo internazionale su cui era stato trovato un consenso minimo,  vuol dire che si sta andando verso un sistema unilaterale
CRISI DELLE ALLEANZE MILITARI INTERNAZIONALI:  create perché il mondo accettasse la presenza militare Usa. Oggi notiamo una resistenza a questa presenza militare utilizzata per gli interessi degli Stati Uniti. CRISI DELLA DEMOCRAZIA D'ÉLITE: che ha sempre prodotto diseguaglianze. Lo dimostrano le crisi delle democrazie liberali sia nei Paesi del Sud che in Europa e negli stati Uniti. Una persona mediocre sorretta dalle multinazionali viene eletta alla presidenza negli USA.
CRISI DEL CAPITALISMO:  perché il capitalismo tende a trasformare ogni risorsa in prodotto di scambio. Vi è contrapposizione tra capitalismo ed ecologia, il protocollo  di Kyoto aveva raggiunto il minimo, ora viene messo in discussione
CRISI STRUTTURALE DEL SISTEMA PRODUTTIVO: siamo in un periodo di crisi economica e di superproduttività. Viviamo in un mondo letteralmente pieno di cose, di beni. A causa di queste sei crisi - ha concluso Walden Bello - noi viviamo in un periodo altamente instabile, ma l'establishment globale fa di tutto per nascondere agli occhi del mondo quello che sta accadendo. E' per questo che cercano di farci passare come violenti o come persone che non capiscono i problemi. Ma noi, nonostante le nostre incredibili differenze, siamo un unico movimento: è stato detto a Seattle e ribadito a Praga. Per questo dobbiamo portare avanti questo movimento ma anche fornire delle alternative.
(il sito di Focus On the Global South: www.focusweb.org)

DON ORESTE BENZI    (Comunità PAPA GIOVANNI XXIII DI RIMINI)
Lui non parla della globalizzazione economica, ma DELLA GLOBALIZZAZIONE DEL DOLORE e in particolare quella che riguarda la tratta internazionale degli esseri umani.
Il primo crimine al mondo è il traffico di esseri umani.
Ripete i numeri delle nostre tratte quotidiane: 55 bambini fatti a pezzi in Europa per il traffico degli organi
400 ragazze uccise in Italia nel 2000, sono venute in Italia e hanno trovato la morte 480 ragazze uccise dal 94 al 98,                      200 milioni di schiavi nel mondo (del sesso ed economici).
L'accento va presto sulla prostituzione. Tutti vedono e nessuno parla:Sono 50 mila le prostitute in Italia. Il 48% viene dall'Est (età media 25 anni), il 22% viene dall'Africa (età media 22 anni), il 10% viene dall'America del Sud (età media 30 anni), il 35% delle prostitute dell'Est europeo proviene dall'Albania (età media 15-18 anni); 10 mila ragazze moldave sono arrivate nel 2000 nel nostro Paese, la maggior parte minorenni, età media tra i 15 e i 22 anni.                           Le rotte dall'Est : 1) Asia Caucaso Serbia; 1a) Serbia Ungheria attraverso Austria/Slovenia in Italia; 1b) Serbiae Albania in Italia.
I clienti italiani sono 9 milioni, il giro d'affari ammonta a 50 mila miliardi di lire. Le donne che si prostituiscono in Europa sono 500 mila (65% sulle strade, 29% negli alberghi o negli appartamenti), sono in buona parte schiave.  Le donne albanesi sono trattenute con la minaccia di uccidere i familiari,             le donne africane con la minaccia di sottoporre i familiari a pratiche voodoo.                A LAMBRATE, A MILANO, c'è una compravendita di donne di colore da avviare alla prostituzione: vengono   controllate la dentatura e le parti intime e si stabilisce il prezzo.                  Una ragazza nigeriana può valere 12 mila dollari.
Tutti sanno e stanno zitti.                 Milano è la capitale della prostituzione.            Sulla via Rivoltana, provinciale n.18, una banda di albanesi (con 70 collaboratori anche italiani che affittavano le case alle ragazze) controllava il racket della prostituzione.                    Le ragazze dovevano lavorare 12 ore al giorno e guadagnare da 1 a 2 milioni per notte.                            Chi paga questo enorme commercio sono i poveri tra i più poveri ai quali noi portiamo via tutto quello che hanno.                   I colpevoli sono tra noi, non dobbiamo andarli a cercare lontano.
A Rimini e in tutta la provincia da tre anni non c'è più prostituzione su strada.
Se tutte le questure e i comandi provinciali dei carabinieri si mettessero d'accordo,  tutte queste ragazze sarebbero liberate.
Se lo Stato volesse, nel giro di due o tre mesi la prostituzione sarabbe sconfitta.     Nessuno ha le mani pulite.
Nel suo libro edito da Feltrinelli spiega come si potrebbe fare.
Termina con una frase di Martin Luther King: " NON HO PAURA DELLA CATTIVERIA DEI CATTIVI MA DEL SILENZIO DEGLI ONESTI

Ci vergogniamo di essere milanesi......non possiamo disinteressarci di questo problema.
A Milano ( ci dice Don Oreste Benzi)  è  Don Giorgio Salati che se ne interessa ( via Giambellino 127   tel  02.427267 ).

 LUCIA MARINA DOS SANTOS      (Direzione Movimento SEM TERRA PER LO STATO DI RIO DE JANEIRO)
Il Brasile è un esempio emblematico delle diseguaglianze:          50 milioni di miserabili che vivono con meno di 40$ al mese.             L'1% dei proprietari terrieri possiede il 46% delle terre coltivabili.               4,8milioni di famiglie appartengono al movimento dei Sem Terra,          300 mila famiglie hanno avuto la terra attraverso le lotte,          800 latifondi sono stati occupati e diventati produttivi.
Nel cammino della lotta per la terra massacri, prigionieri, torture.  Il nostro movimento lotta per la terra,               per la riforma agraria, per una società più giusta.
All'interno del modello politico economico odierno noi contadini non riusciremo mai ad ottenere la riforma agraria. Abbiamo bisogno della solidarietà di tutti
Per i Sem Terra l'istruzione è importante quanto la riforma agraria a la salute: sono 120 mila i bambini che frequentano le scuole organizzate dal movimento nelle terre occupate e che lo stato ha riconosciuto.
Esistono anche scuole di formazione al lavoro da cui escono insegnanti, agronomi, infermieri.  Da poco un primo gruppo di giovani si è laureato in pedagogia.
Ha concluso ricordando un giovane di 17 anni Oziel Alves che è stato ucciso mentre gridava Viva la riforma agraria!                     (Il 17 aprile del 1996, a Eldorado dos Carajas nello stato del Parà, la polizia spara su una marcia di contadini e ne uccide 19: a tutt'oggi i responsabili non sono stati condannati).
Vogliamo globalizzare la lotta, la cultura, la conoscenza, la speranza, la volontà di cambiare il mondo.

BECKY  ROSADO     (JUBILEE SOUTH - FILIPPINE):
"LO STRANGOLAMENTO DEL DEBITO"
Jubilee South è una rete di 80 ong presenti in 40 paesi del Sud del mondo. Fa parte della Jubilee 2000 Coalition a cui aderisce la campagna italiana Sdebitarsi
Qual è l'effetto dello strangolamento del debito? Il caso delle Filippine:
1 - Il peso del debito sulle economie nazionali - Dal 1992 il pagamento del servizio del debito (=quote del capitale preso a prestito + interessi) copre il 33% della spesa pubblica delle Filippine. Quest'anno la somma destinata a ripagare il debito è pari alla spesa per l'istruzione e la sanità messe insieme.
2- Il debito illegittimo -   A 15 anni dalla fine della dittatura di Marcos, le Filippine continuano a pagare mille dollari al giorno per ripagare un debito contratto per la costruzione di una centrale nucleare che non ha mai funzionato perché la popolazione non la vuole. Marcos .
Il mercato dei farmaci ha un giro d'affari di 400 milioni di dollari                Gli USA, l'Unione europea e il Giappone, che rappresentano non più del 20% della popolazione mondiale, costituiscono l'80% di questo mercato;          l'Africa ne costituisce solo l'1%.
Negli ultimi 10 anni il mercato dei farmaci è raddoppiato negli Stati Uniti, mentre è rimasto stabile o è declinato in Africa, continente nel quale la popolazione è invece raddoppiata.
 Gli investimenti per la ricerca di nuovi farmaci sono pari a 90 miliardi di dollari all'anno, ma meno del 10% sono pensati per il 90% della popolazione mondiale.              Su 1400 nuovi farmaci,  solo 11 servono a curare malattie tropicali (di questi 5 riguardano il settore veterinario e altri la ricerca militare).

Dobbiamo lanciare appelli  ai governi, a tutti i governi: non possiamo affidarci al mercato, vogliamo prezzi giusti. Il mercato deve essere basato su un principio semplice: i poveri devono pagare poco. Non vogliamo la carità ma un sistema basato sulla giustizia e i bisogni della gente

--- Intorno alle 19,30 un autobus ci porta nel centro cittadino, attraverso via XX Settembre entriamo  in zona rossa. E' un pezzo di città frequentato quasi esclusivamente da poliziotti e da  mezzi blindati miltari di ogni genere. Si stanno allestendo le barriere metalliche che chiuderanno in gabbia i cittadini del  centro città, noi camminiamo per le strade con i nostri zaini e borse senza che nessuno ci fermi.



SUSAN GEORGE        (vicepresidente di Attac Francia)
Un terzo di tutti gli scambi a livello internazionale avviene fra succursali di multinazionali, percentuale che sale al 40% per gli Stati Uniti.
Il WTO è l'organizzazione centrale per la strategia della globalizzazione
Il direttore del WTO dice: Gli USA hanno voluto portare i servizi all'odg e hanno fatto bene. L'Unione Europea diceva: Una attiva partecipazione nel settore dei servizi è cruciale per gli affari. Il GATS è uno strumento a beneficio del mondo degli affari.       Non è casuale che tutti i trattati siano fatti nell'interesse degli affari.
L'accordo sui servizi - GATS-  riguarda 160 voci, fra cui l'istruzione, la cultura, l'ambiente, la sanità, lo sport, l'intrattenimento, ecc.; tutto può ricadere sotto questo accordo tranne questioni attinenti alla sfera militare, religiosa,  alle banche centrali e al potere giudiziario.
Se il WTO riesce a realizzare il suo programma avremo:
indebolimento dei servizi pubblici;       rovina dei piccoli agricoltori;          messa in discussione degli avanzamenti sociali;         impoverimento ulteriore dei paesi poveri;       omogeneizzazione delle culture;              tutela ambientale subordinata ai profitti;          erosione dei diritti dei lavoratori;                limitazioni del potere dei cittadini di far valere i propridiritti.
Servizio postale: c'è stato un tentativo nell'ambito del Nafta di liberalizzare il mercato. Gli Stati Uniti hanno annunciato che utilizzeranno i meccanismi di contenzioso del WTO per penetrare nel mercato europeo dei servizi postali.
Vogliamo norme , regole , ma non queste.
Il primo obiettivo del WTO sarà quello dei servizi pubblici e principalmente il servizio postale.
In novembre nel Quathar tenteranno di far passare questo. A Seattle glielo abbiamo impedito, dobbiamo impedirlo anche a novembre.
Dobbiamo rifiutare di cedere sui servizi pubblici.         Dobbiamo individuare linee politiche di lotta

MAURIZIO MELONI       (RETE LILLIPUT, CAMPAGNA DIRE MAI AL MAI)
 Invita alla cautela nel guardare ai successi della mobilitazione in vista del G8; il rischio è quello di confondere i pur importanti risultati del Genoa Social Forum (primo fra tutti la visibilità mediatica) "con una reale crisi del capitalismo globale e della cultura ad esso sottesa, che in realtà è sempre più egemone".
Al movimento vanno riconosciuti tre  meriti e quattro limiti: tacere gli uni o gli altri sarebbe ingiusto e scorretto.
Fra i meriti:
1) il movimento ha  reso politico ciò che prima era solo tecnico; sigle come Wto, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, poco fa sconosciute ai più, ora fanno parte del bagaglio dell'opinione pubblica.
2) ha   ridato corpo alla partecipazione politica "perché la gente ora sente di poter modificare i grandi processi mondiali";
3) terzo e ultimo merito di questo movimento"è quello di essere diverso da tutti gli altri movimenti del `900, il cui obiettivo primario era la presa di potere a prescindere di come uno era". Questo movimento invita a partire da se stessi, valutare il grado di violenza presente in noi stessi e non dividere il sistema in buoni e cattivi,  non ha organizzazioni di tipo gerarchico,  ma si sviluppa in rete e soprattutto riguarda gli stili di vita di ciascuno.
Ma non meno importanti sono i limiti:
1)a partire da Seattle questo movimento è esploso attraverso i media,  rischia di essere inglobato nei media,  il sistema infatti ingloba velocemente anche esperienze di questo tipo per poi venderle rendendole esse stesse merce.
 2) esiste una forte distanza tra il movimento e le reali vittime della globalizzazione, in primo luogo gli oppressi e i movimenti sindacali, è un movimento etico .
3) è il problema della rappresentanza , "a nome di chi parliamo". Accusiamo il WTO di non avere legittimità politica, anche noi dobbiamo porci il problema di chi rappresentiamo.
Il senso di queste riflessioni: attenzione a non scambiare l'attenzione dei massmedia con effetti politici concreti.    Il sistema esiste da cinque secoli ed ha radici anche dentro di noi, non è un caso che siamo attratti dai media.
(nota di Ersilia: un signore dalla platea risponde però: "Porto Alegre",  come a significare che siamo di gran lunga oltre Seattle, il protestantismo e la fascinazione massmediatica).

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MARTEDI'  17 LUGLIO  2001    mattina

--- Dopo un'abbondante colazione preparataci dalla signora che ci ospita in via Passo dell'acquedotto 4/10 ( è il bed & breakfast di Renata Vallese a prezzi modici - tel 010. 816836 - da tener presente, ) decidiamo di andare al Public Forum a piedi attraverso la zona rossa.          Arriviamo in piazza Ferrari deserta dove il palazzo Ducale risplende al sole  e la bella fontana rinfresca con le sue acque scintillanti.
Si parla con un bottegaio che ci dice " Per chiudersi dentro così vuol dire che hanno la coscienza sporca" ,  un altro genovese: " Cosa vuole , è per sicurezza".  I genovesi incontrati sono molto gentili, ci indicano le varie "crose" cioè le viuzze per abbreviare il percorso.
Fuori dalla zona rossa le vetrine dei negozi non esistono più, sono coperte da assi di legno murate, saldate come i tombini.   Ad ogni angolo e all'inizio di ogni strada nugoli di poliziotti,     celeri che sfrecciano con la sirena spiegata.
Oggi il Public Forum si tiene  a punta Vagno sotto un tendone in riva al mare. Ogni tanto passa una nave, una petroliera e sopra di noi l'elicottero:  sembra un paesaggio surrealistico.
Altri cattivi presagi: viene disinnescato un ordigno collocato in un contenitore per rifiuti alla stazione Porta Principe;         fatti brillare borse, scatoloni, una Peugeot parcheggiata vicino alla prefettura e un furgoncino lasciato nei pressi del Comando provinciale dei carabinieri.                      Perquisiti diversi centri sociali in tutta Italia, fra cui il Pinelli di Genova.                 Bloccati treni inglesi e francesi a Ventimiglia.                  Finti allarmi-bomba si susseguono per tutto il giorno.                      Sono respinte alle frontiere numerose persone sulla base di una direttiva del Ministero degli interni dello scorso anno che consente l'ingresso in Italia per un periodo da 1 a 5 giorni solo ai cittadini extracomunitari che abbiano con sé almeno 522 mila lire.                  Ne fa le spese l'avvocato Oronto Douglas, legale dello scrittore nigeriano Ken Saro Wiwa,  atteso per l'indomani come relatore al Public Forum.                   Suor Patrizia lascia il suo ritiro spirituale contro il G8 a Boccadasse, dove sta conducendo una settimana di digiuno e di preghiera con 300 missionari, per venire a portare la sua solidarietà ai partecipanti del Public Forum.                Nel pomeriggio, gli attivisti italiani della Campagna per la riforma della Banca mondiale riescono a sbloccare la situazione di Oronto Douglas.---

Sessione tematica LA GLOBALIZZAZIONE E IL LAVORO

Introduce LORIS CAMPETTI de IL MANIFESTO che ha ricordato la storia della lotta operaia alla Renault di Vilvoorde e quindi dei tentativi di stabilire legami stabili tra operai francesi, belgi, sloveni.
Nel 1997, la Renault decide di chiudere lo stabilimento belga di Vilvoorde per trasferire la produzione in Spagna e in Slovenia.                 Il 97% dei lavoratori spagnoli viene assunto negli ultimi 5 anni con contratti anomali (lavoro interinale, flessibile, ecc.), i lavoratori sloveni non godono del diritto di sciopero. La battaglia è perdente ma ha indicato come una lotta operaia per essere vincente deve essere sempre più transnazionale. Non sempre le aziende delocalizzano con l'intento di speculare sui minori costi di produzione.  Per esempio, la Fiat ha costruito impianti in Polonia e in Turchia avendo di mira i mercati interni.          Ma la prevista espansione dei consumi non c'è stata e le produzioni locali servono oggi a rifornire i mercati europei. Questo è il motivo della chiusura degli stabilimenti italiani di Arese e di Rivalta.
A Venezia le RSU dei cantieri navali sono riuscite ad imporre contratti uguali per tutti (salari, norme di sicurezza, ecc.) sia per gli operai italiani che per gli operai extracomunitari.
Nello stesso periodo il governo di centrosinistra varava però una legge che liberalizza i contratti per i naviganti. Questo significa che i marinai, molti dei quali extracomunitari, vengono assunti con i contratti del  loro paese.

Un sindacato moderno non può avere  futuro se non assume la globalizzazione come tema centrale. I processi di delocalizzazione portano la produzione dove i diritti sono zero.

RAFFAEL  FREIRE        (esecutivo nazionale Confederacao Unidaria dos Trabachadores -CUT - BRASILE)
Parla delle strategie che segue il sindacato brasiliano di fronte alla globalizzazione.
La resistenza al progetto neoliberista, che ha dato risultati disastrosi, è iniziata in Brasile con le lotte contro la privatizzazione dei servizi pubblici.
L'opposizione sociale, da debole che era, ha assunto una connotazione internazionale con il movimento zapatista,      lo sciopero generale del 1995 in Francia,          i movimenti sociali che si sono susseguiti da Seattle a oggi.        Tre sono le sfide per il sindacato nei prossimi anni:
1. organizzare e difendere i lavoratori precari, i disoccupati, le nuove forme di lavoro;
2. creare alleanze con le associazione e con la società civile;
3. creare delle convergenze che tengano conto della frammentazione politica e ideologica dei lavoratori.
La CUT partecipa all'Alleanza sociale continentale, una rete di ong e di movimenti sociali delle Americhe, e al Forum sociale mondiale di Porto Alegre che cerca di organizzare la resistenza di settori molto diversi che lottano contro la globalizzazione neoliberista.
Se riusciamo ad ampliare questo spazio di convergenza unendo i sindacati, saremo più forti. Il sindacalismo non è finito e continuerà fino a quando ci saranno contraddizioni.

NICOLA NICOLOSI    (CGIL LOMBARDIA)
Non vi nascondo la mia amarezza.          Insieme a tanti altri dirigenti della CGIL abbiamo considerato un errore che la CGIL non sia qui insieme a voi ad organizzare questa manifestazione. Purtroppo siamo una minoranza.        Il fatto che la CGIL non fosse presente a Porto Alegre non ha aiutato ad agganciare il sindacato al movimento internazionale.             La CGIL ha quei ritardi classici tipici di tutto il movimento operaio europeo.                          Il movimento operaio in Italia è in crisi, deve trovare le condizioni per mettersi in relazione con il movimento internazionale.                  Vogliamo portare questi contenuti nel prossimo congresso della CGIL.
C'è anche qualche dato di felicità:
la FIOM ( i metalmeccanici della CGIL) è qui a Genova; nella piattaforma del contratto il primo punto è quello della globalizzazione.          In questi anni abbiamo scelto una politica di eccessiva moderazione, sia dal punto di vista salariale che di condizioni generali del lavoro.            La precarizzazione ha ridotto i diritti e frammentato i lavoratori.                   Nel nostro paese c'è bisogno di redistribuire la ricchezza prodotta troppo concentrata in poche mani,      troppi spazi di flessibilità sono stati lasciati alla controparte.
In questi anni vi è stato un programma di riduzione del potere d'acquisto,
aumentano gli infortuni e i morti sul lavoro.

Occorre ripartire dalla prevenzione contro gli infortuni, rilanciare la politica della riduzione dell'orario di lavoro che il sindacato nel suo insieme, dopo il 1996, ha accantonato.
In autunno ci saranno attacchi allo stato sociale (scuola, sanità, pensioni).            Occorre riportare la politica dei diritti a livello internazionale.                     I ritardi si recuperano entrando in maniera diretta in questi movimenti.
 
PAOLA MORANDIN    (operaia della Electrolux ZANUSSI di Susegana)
Ha fatto la cronistoria, interessante per precisione e per completezza, delle lotte operaie della Zanussi dagli anni Sessanta ad oggi.
 La fabbrica nasce nel dopoguerra per la produzione artigianale di cucine a legna. Si chiama Zoppas e si fa un nome negli anni Sessanta con il boom degli elettrodomestici.            La gestione padronale è paternalista e le assunzioni avvengono attraverso i canali della chiesa e delle parentele.      Ma è alla Zoppas di Treviso, in pieno Veneto bianco, che alla fine degli anni Sessanta, per la prima volta in Italia, si conquista la mezz'ora di mensa retribuita per i lavoratori turnisti, al prezzo di 40 giorni di sciopero a oltranza e decine di attivisti sindacali denunciati o licenziati.                        Negli anni Ottanta arrivano le crisi, cambiano le proprietà,  si passa da Zoppas a Zanussi e alla fine da Zanussi alla svedese Electrolux.  Gli operai passano da 7 mila a poco più di 3 mila, oggi non superano le 2 mila unità.                 La multinazionale Electrolux conta nel mondo 100 mila dipendenti, in Italia impiega 13 mila persone.            Nel 1997 prende avvio una nuova strategia padronale: ridare fiato alle quotazioni in borsa attraverso il taglio degli organici e la nuova tecnica delle "aste internazionali".  Il metodo è semplice,  si chiede al sindacato e ai lavoratori in tutto il mondo quali sacrifici sono disposti a fare per tenere aperto il proprio stabilimento.             I migliori offerenti si aggiudicano l' "asta" a scapito di tutti gli altri.      L'Italia offre le migliori condizioni sia per incentivi economici che per peggioramento delle condizioni di lavoro.                       Lungi dal coordinarsi, i sindacati dei paesi coinvolti litigano e vanno ciascuno per la propria strada.
I lavoratori italiani si oppongono come possono con scioperi spontanei e manifestazioni con l'unico risultato di trovarsi contro il sindacato, la chiesa locale, le istituzioni. 
L'accordo introduce salari d'ingresso per i nuovi assunti, precarietà, aumento dei ritmi di lavoro e minori pause.  E' la fine del modello "partecipativo" che sindacato e Zanussi avevano introdotto nei primi anni Novanta.
La Fiom ha recuperato solo ora, in parte, il rapporto di fiducia con i lavoratori cambiando radicalmente strategia.  Il suo rifiuto a firmare l'accordo sull'introduzione del lavoro a chiamata, rafforzato dalla bocciatura del referendum tra i lavoratori, ha impedito che si creasse un precedente pericoloso per tutti.
 Recentemente la Zanussi ha tentato nuovamente di imporre dei peggioramenti contrattuali sotto il ricatto della chiusura, ma la risposta dei lavoratori è stata immediata (a Rovigo si è scioperato a oltranza per 6 giorni grazie all'autotassazione dei colleghi di Susegana) e le richieste aziendali sono state ritirate, anche perché questa volta l'opinione pubblica era con i lavoratori.                     Ci sono però degli errori di fondo nella pratica sindacale. Manca un'azione concordata fra i lavoratori del gruppo sia in Italia che all'estero.             Se ci fossero risposte comuni in più paesi, l'azienda smetterebbe di creare tensioni, non foss'altro per il danno d'immagine che ne ricaverebbe.              Ma il CAE (Comitato aziendale europeo) non funziona ed è troppo vicino agli interessi dell'azienda.               Spetta al sindacato riformare le istituzioni di rappresentanza internazionale per far sì che siano davvero utili all'insieme dei lavoratori delle multinazionali.               Potenzialmente, i lavoratori se uniti sono più forti delle multinazionali.                             Ci sono altri punti di debolezza: preparazione inadeguata delle RSU, assenza di un progetto generale che leghi i luoghi di lavoro alla società.                 C'è bisogno di una stagione di riscatto del lavoro e per far questo serve un progetto possibilmente sovranazionale.
(Ersilia è in possesso del documento originale letto dall'operaia della Electrolux al Public Forum.  E' da passare allo scanner per farlo circolare)

PIERO BERNOCCHI      (portavoce nazionale DEI COBAS SCUOLA, Network per i diritti sociali)
"C'è chi ha parlato di fine del lavoro. Una sciocchezza. E' come dire che quando il Nilo straripa scompare". I lavori atipici diventano tipici.         5 miliardi di persone sono fuori dal mercato.               In Europa la flessibilità è stata condotta dal centro sinistra,              Berlusconi non avrebbe potuto fare ciò che il centrosinistra ha fatto in questi anni.              Si sta omogeneizzando il lavoro a livello mondiale.                Le nuove forme dello sfruttamento si chiamano precarietà,    flessibilità,       lavoro autonomo, cioè caporalato e      cottimo. "In questo periodo ci si capisce di più con un lavoratore thailandese che non fra di noi lavoratori italiani". La battaglia contro il neoliberismo deve vedere protagonisti i lavoratori. Occorre creare un luogo di rappresentanza per chi non ce l'ha (immigrati, precari, disoccupati), rivendicare salari tedeschi,   welfare olandese,   orari francesi.....

JOELLE CHARONEL      (sindacato autonomo FRANCESE SUD PTT)
Il nuovo movimento sindacale francese nasce nel 1995 con le lotte del settore pubblico e contro la disoccupazione.        Nasce un'associazione specifica dei disoccupati (Assez).              I salariati attendono di avere diritti, occorre uno statuto dei salariati.         Occorre costruire delle reti internazionali che comprendano sindacati, ong, altri organismi, come ha cominciato a fare la Marcia mondiale delle donne, con l'obiettivo comune di rivendicare maggiori salari,      la difesa della sanità e delle pensioni,       la riduzione dell'orario di lavoro, anche se in Francia quest'ultima conquista ha portato  maggiore precarizzazione.

GIORGIO CREMASCHI    (segretario generale FIOM PIEMONTE)
I movimenti partiti da Seattle stanno contaminando il mondo del lavoro molto più di quello che si pensi.
Qualcosa sta cambiando nella mentalità dei lavoratori, poco ancora nei dirigenti sindacali. Ha ricordato lo sciopero dei metalmeccanici del 6 luglio e l'accordo separato firmato da Fim e Uilm. Il padrone dice: "Non sono io ad essere cattivo, è la globalizzazione che mi porta ad essere così".           
Il nemico è la globalizzazione che è nel solo interesse degli imprenditori, che mette i lavoratori in concorrenza fra loro, che crea le "aste al ribasso" e l'esclusione sociale.
Questa globalizzazione non mantiene le promesse che fa: oggi vi sacrificate, ma domani ci sarà la crescita per tutti: NON è VERO!!            L'espansione internazionale della Fiat è uno smantellamento continuo.     Ha investito in Argentina, Brasile, Turchia, India, Corea dove sta smantellando.
Finora il sindacato ha attuato una politica della "riduzione del danno".
Oggi deve perseguire tre nuove strade:
1- lotta - i sindacati europei devono svegliarsi,   riprendere una politica offensiva;
2- nuova unità nel mondo del lavoro a livello internazionale, ma anche in Italia  - Berlusconi varerà presto un decreto che dà agli imprenditori il potere di ricatto sui migranti, legando la concessione del permesso di soggiorno alla stipula di un contratto a termine;
3- Unità dei movimenti - le lotte contro la globalizzazione possono ispirare le lotte del lavoro.
Nel 70 abbiamo copiato dagli studenti le assemblee in orario di lavoro. Oggi impariamo dai movimenti antiglobalizzatori;
4- Alleanze fra i popoli.


SERGUEI KHRAMOV         (presidente della FEDERAZIONE SINDACALE RUSSA SOTSPROF)
E' la prima volta che un sindacato russo prende parte a iniziative di questo genere.
 Nel nostro paese i liberali hanno fatto molte concessioni al FMI ma i soldi non sono arrivati.
 Hanno fatto di noi un paese da esperimento: minore stato sociale, riduzione dei diritti dei lavoratori.
Il 5 luglio scorso si è discusso in parlamento una legge che istituisce un nuovo codice del lavoro.
 Se verrà approvata, ogni lavoratore si troverà a dover affrontare da solo il padrone, potrà essere pagato in natura,  ci sarà l'assoluta libertà di licenziare.                            Fortunatamente, negli ultimi anni si sono formate nuove sigle sindacali che lottano per maggiori diritti e aumenti salariali.                Il governo cerca di ostacolare i sindacati indipendenti mettendo in discussione il loro diritto di rappresentare i lavoratori e di proclamare lo sciopero.                Nonostante questo siamo riusciti a organizzare un picchetto di 3 mila persone davanti al parlamento russo.             Contiamo su un forte sostegno da parte della società civile (il 42% dei deputati russi ci ha appoggiato nella nostra battaglia). Purtroppo il governo è riuscito a comprare una parte dei dirigenti del sindacato indipendente.               Noi però siamo convinti di poter vincere la nostra battaglia.

PEDRINI       (rappresentante Confederazione unitaria di base (CUB))
La Cub nasce nel 1991-1992 in opposizione alla legge sui licenziamenti collettivi,        sulla cancellazione della scala mobile,        sui contratti a tempo determinato, e in seguito in opposizione all'outsourcing (trasferimento di unità di personale nel settore esternalizzato).          Il nuovo contratto collettivo dei metalmeccanici destina il 30% del personale al precariato.            La Xerox ha licenziato il 10% dei lavoratori dopo che l'alta dirigenza ha fatto scendere il valore delle azioni da 60 a 4 dollari attraverso sconsiderate manovre speculative di borsa.

OPERAIO DANONE
Battersi oggi contro i licenziamenti è una battaglia dura. I lavoratori francesi della Danone hanno chiesto al sindacato di organizzare una battaglia collettiva in Europa contro i licenziamenti della multinazionale, ma è stato difficile poter incontrare i lavoratori italiani. Solo ieri abbiamo incontrato per la prima volta i lavoratori della Saiwa-Locatelli.  A settembre è previsto un incontro delle 40 fabbriche europee oggetto di piani di ristrutturazione.  Ci serve una maggiore collaborazione con il sindacato. I lavoratori della Danone chiedono alla società civile di boicottare i prodotti Danone e di diffondere la conoscenza di questa iniziativa.
Non preoccupatevi dei minori guadagni e dei possibili licenziamenti, perché la Danone,  nonostante l'aumento in questi anni dei suoi profitti,  sta ugualmente licenziando.

Dobbiamo mettere in atto il boicottaggio, è un nuovo strumento per stabilire un'alleanza tra il movimento contro la globalizzazione capitalistica e il movimento operaio
 ( In Italia questa alleanza, sempre cercata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo e dal coordinamento Lombardo Nord Sud del mondo,  è avvenuta solo in piccola parte).

GIUSEPPE BRONZINI       (MAGISTRATURA DEMOCRATICA, Attac)
Occorre battersi in Europa per ottenere l'introduzione di garanzie politico-giuridiche per i lavoratori precari.  Per esempio: 1) salario sociale; 2) diritto alla formazione permanente e continua; 3) diritto alla non discriminazione (contro la costituzione di una classe lavoratrice stabilmente precaria).

Il boicottaggio è una forma di lotta che può essere impiegata efficacemente a livello internazionale. Occorre ragionare sulla costituzione di un Tribunale Russell dei core labour rights dell'Oil che abbia il potere di comminare sanzioni alle imprese e, in caso di condanna, imporre il boicottaggio.

HORST SCHMITTENER        (segreteria nazionale IG Metal, GERMANIA)
C'è bisogno di un nuovo movimento sociale internazionale che si batta per l'uguaglianza, lo sviluppo sostenibile, l'ambiente, la difesa del reddito reale. Occorre elaborare una politica sociale che privilegi un sistema economico che sviluppa occupazione.  Noi in Germania abbiamo a cuore lo sviluppo sostenibile.
I sindacati europei hanno obiettivi comuni, ma si differenziano nell'analisi politica. Occorre favorire una maggiore unità sindacale internazionale e rapporti di collaborazione con le associazioni e con i disoccupati.  Importante è stato l'incontro nel marzo scorso a Bangkok fra sindacati e le organizzazioni non governative
CHI SE NON NOI, QUANDO SE  NON ORA  dobbiamo accomunare gli obiettivi e le lotte.

ANTONINO     ( rappresentante dei LAVORI SOCIALMENTE UTILI, Cobas)
In Italia ci sono 150.000 lavoratori socialmente utili, in gran parte persone licenziate dalle fabbriche e disoccupati di lunga durata. La loro retribuzione è di 850 mila lire al mese senza contributi previdenziali né diritti sindacali. In virtù del trattato di Maastricht le pubbliche amministrazioni hanno scelto la strada dell'esternalizzazione del lavoro, riducendo gli organici, ma anche la qualità dei servizi. Ci sono 17.000 lavoratori socialmente utili nelle scuole ( bidelli, applicati di segreteria), mentre ci sarebbero posti vacanti in organico per 50 mila persone. Il costo dell'assunzione diretta sarebbe minore, ma il posto fisso non deve esistere per pure ragioni ideologiche. Occorre batterci per forme di reddito di cittadinanza.

KALIVIS ALECOS       (vicepresidente della G.S.E.E. - GREEK CONFEDERATION OF LABOUR)
Occorre un'alleanza stabile tra sindacati, movimenti, intellettuali per mettere a punto una nuova agenda contro il neoliberismo. Dopo 3 scioperi generali  contro la riforma dello stato sociale, il governo greco ha dovuto ritirare il provvedimento.

GIGI  MALABARBA       (senatore PRC, ex Cobas Alfa Romeo)
Fortunatamente alcuni sindacati si lasciano coinvolgere dal movimento antiglobalizzazione. Io lo chiamo un nuovo movimento operaio che deve lasciarsi influenzare dalla critica ambientalista, dalla critica femminista,
basta con il vecchio "sviluppismo" operaio.  Dobbiamo imparare dagli operai della Danone che è lotta di fabbrica tanto lo sciopero quanto lo strumento del boicottaggio che propone il movimento antiglobalizzazione.
In autunno occorre dare sostegno alle lotte della Fiom,
ma anche costruire la piattaforma contrattuale insieme al movimento antiglobalizzazione.

Loris Campetti conclude con il ricordare
 l'impegno contro la legge sui migranti allo studio del governo Berlusconi e  l'impegno a sostenere i boicottaggi come nuova arma di lotta.



MARTEDI' 17 LUGLIO  2001      POMERIGGIO

Sessione tematica: A CHI SERVE LA LIBERALIZZAZIONE DEL COMMERCIO?  IL PUNTO SULLA PROSSIMA SESSIONE DEL WTO

Introduce e coordina WALDEN BELLO
Il WTO invece di essere un'organizzazione per lo sviluppo, impedisce lo sviluppo della gente povera del mondo.

STAR HAWK      (femminista americana)
In tutto il mondo sono principalmente le donne e i bambini che soffrono a causa della globalizzazione. Privatizzazione dei servizi: sono principalmente le donne che soffrono , che perdono accesso a questi servizi.
Quando parliamo di impatto sull'ambiente, mancanza di acqua, sono le donne che devono andare a cercare e ad accapparrarsi l'acqua.
Siamo qui per far vedere le nostre proposte al cambiamento.
Vogliamo un  mondo che abbia a cuore l'interesse dei bambini e delle donne. Noi donne dobbiamo esprimere la nostra creatività, domani faremo un incantesimo, balleremo e canteremo anche in mezzo alla battaglia.

SUSAN GEORGE        (vicepresidente di Attac Francia)
Un terzo di tutti gli scambi a livello internazionale avviene fra succursali di multinazionali, percentuale che sale al 40% per gli Stati Uniti.
Il WTO è l'organizzazione centrale per la strategia della globalizzazione
Il direttore del WTO dice: Gli USA hanno voluto portare i servizi anno riconosciuti tre  meriti e quattro limiti: tacere gli uni o gli altri sarebbe ingiusto e scorretto.
Fra i meriti:
1) il movimento ha  reso politico ciò che prima era solo tecnico; sigle come Wto, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, poco fa sconosciute ai più, ora fanno parte del bagaglio dell'opinione pubblica.
2) ha   ridato corpo alla partecipazione politica "perché la gente ora sente di poter modificare i grandi processi mondiali";
3) terzo e ultimo merito di questo movimento"è quello di essere diverso da tutti gli altri movimenti del `900, il cui obiettivo primario era la presa di potere a prescindere di come uno era". Questo movimento invita a partire da se stessi, valutare il grado di violenza presente in noi stessi e non dividere il sistema in buoni e cattivi,  non ha organizzazioni di tipo gerarchico,  ma si sviluppa in rete e soprattutto riguarda gli stili di vita di ciascuno.
Ma non meno importanti sono i limiti:
1)a partire da Seattle questo movimento è esploso attraverso i media,  rischia di essere inglobato nei media,  il sistema infatti ingloba velocemente anche esperienze di questo tipo per poi venderle rendendole esse stesse merce.
 2) esiste una forte distanza tra il movimento e le reali vittime della globalizzazione, in primo luogo gli oppressi e i movimenti sindacali, è un movimento etico .
3) è il problema della rappresentanza , "a nome di chi parliamo". Accusiamo il WTO di non avere legittimità politica, anche noi dobbiamo porci il problema di chi rappresentiamo.
Il senso di queste riflessioni: attenzione a non scambiare l'attenzione dei massmedia con effetti politici concreti.    Il sistema esiste da cinque secoli ed ha radici anche dentro di noi, non è un caso che siamo attratti dai media.
(nota di Ersilia: un signore dalla platea risponde però: "Porto Alegre",  come a significare che siamo di gran lunga oltre Seattle, il protestantismo e la fascinazione massmediatica).

ANGELO STEFANINI      (LILA)
Gli accordi commerciali del WTO hanno effetti sulla salute e ciò deriva dai principi stessi su cui si basano gli accordi:
? I prodotti commerciati devono essere considerati tutti uguali a prescindere dai metodi di produzione. Per esempio, prodotti che contengono ormoni, ogm o antibiotici, oppure merci che sono state fabbricate senza rispettare i diritti del lavoro o la sicurezza devono essere considerati prodotti "simili" ad altri ottenuti secondo criteri di eticità.
? Nel risolvere i contenziosi fra i paesi nel campo della salute e della sicurezza devono prevalere le misure meno restrittive per il commercio, per esempio i codici di condotta volontari sono da preferirsi a regole obbligatorie, l'etichettatura deve avere preminenza rispetto a interventi normativi, come la tassazione o il divieto di importazione.
? L'art. 20 del Gatt  stabilisce che i governi possono adottare misure "necessarie a proteggere la salute e la vita degli esseri umani, degli animali e delle piante". Tuttavia, non viene chiarito che cosa si debba intendere per misure necessarie e l'interpretazione di questa norma viene demandata a un organo di burocrati formato da 3-5 tecnici che decide a porte chiuse.
Effetti diretti sulla salute hanno gli accordi SPS (sanitary and phitosanitary measures),  Trips (trade-related aspects of intellectual property rights), Gats (general agreement on trade in services):
? TRIPS: fissa degli standard minimi di protezione di tutte le forme di proprietà intellettuale: brevetti, copyright, marchi, design industriale, licenze.  L'adozione dei Trips è stata fortemente voluta dalle industrie statunitensi. Le ripercussioni più evidenti sulla salute riguardano le politiche per la produzione dei farmaci, i diritti di sfruttamento dei brevetti, i costi dei farmaci, i limiti imposti all'intervento pubblico. I contenziosi recenti con la Thailandia, il Sud Africa, il Brasile ne sono un esempio.
? GATS: mira a facilitare il commercio internazionale dei servizi ponendo forti limiti al processo di controllo democratico.  L'accordo era in agenda nel fallito vertice del WTO a Seattle nel 1999. Il suo campo d'azione è totale: salute pubblica, istruzione, energia, erogazione dell'acqua, ecc.  Effetti: privatizzazioni generalizzate, riduzione della spesa pubblica per i servizi primari, restrizioni alla fruizione delle cure mediche.
? SPS: riguarda l'applicazione di misure sanitarie in relazione alla sicurezza alimentare e alla salute degli animali e delle piante. Prescrive l'adozione di standard internazionali per fissare per esempio limiti all'uso di sostanze tossiche, come gli antibiotici, nei cibi, ma è un accordo commerciale e non sanitario. 
      I paesi membri vengono incoraggiati a dare applicazione agli standard internazionali, ma il problema è chi ha elaborato gli standard.          Per esempio, alla stesura del Codex Alimentarius della FAO partecipano rappresentanti del settore privato e ciò pone forti dubbi sull'imparzialità delle decisioni assunte.         A Rio De Janeiro L'ONU aveva ribadito che quando un prodotto minaccia la salute umana o l'ambiente, bisogna impedirne l'uso anche se non ci sono prove, l'SPS inverte tutto: è lasciato al Paese che muove obiezioni dimostrare che il prodotto è dannoso, cioè il WTO non ammette il principio di precauzione.

Preoccupazione: i nostri governanti e i tecnici non sono ben istruiti su questi temi, quindi noi dobbiamo sensibilizzare ed informare su questi temi

EDUARDO MISSONI             (presidente della ASSOCIATION OF DEVELOPMENT COOPERATION OPERATORS, ex presidente del gruppo di esperti sulla salute del G8)
E' uscito dal gruppo sulla salute del G8 nel quale rappresentava il governo italiano,  quando ha capito che avrebbe fatto gli interessi delle multinazionali.
IL G8 PROPONE L'ISTITUZIONE DI UN FONDO MONDIALE PER LA SALUTE E LA LOTTA ALL'AIDS (GLOBAL FUND): 10-20 MILIARDI DI DOLLARI ALL'ANNO PER UN PERIODO DI 10 ANNI DA DESTINARE ALL'ACQUISTO DI FARMACI CONTRO ALCUNE MALATTIE INFETTIVE. Il fondo si avvarrebbe di una donazione iniziale di 500 milioni di dollari da parte di mille multinazionali.
Osservazioni:
? Il fondo è del tutto insufficiente. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan, ideatore del fondo, chiedeva 7-10 miliardi di dollari solo per la lotta all'Aids.  Gli aiuti allo sviluppo rappresentano attualmente lo 0,22% del PIL dei paesi Ocse, una cifra lontana dall'obiettivo dello 0,7% enunciato da tempo immemorabile. In questo quadro il fondo rappresenta una goccia nell'oceano.
? Le donazioni delle multinazionali sono pura carità pelosa che garantirà un alto ritorno di immagine. Ben più efficace sarebbe un contributo in termini di riduzione dei prezzi dei farmaci, delle tecnologie e dei servizi; oppure l'adozione di più elevati standard sociali e ambientali unita al rispetto dei diritti umani. Inoltre, l'introduzione di meccanismi di tassazione sulle speculazioni, come la Tobin Tax, garantirebbe un flusso costante di risorse economiche.
? Il fondo sarebbe governato da un "organismo indipendente" esterno alle Nazioni Unite nel quale siederanno anche le industrie private e la Banca Mondiale, quest'ultima amministrerebbe il fondo e fisserebbe i criteri della sua gestione. 
? Se non si correggono i meccanismi strutturali che sono causa delle crescenti diseguaglianze e le politiche che hanno effetti negativi sulla salute, nessun fondo per quanto cospicuo potrà far fronte nel lungo termine alla povertà e alle malattie.


MARIO AGOSTINELLI     ( segretario generale CGIL LOMBARDIA ex )
Durante lo sciopero della Fiom del 6 luglio, in piazza del Duomo a Milano, 70.000 lavoratori tra loro non in comunicazione e non educati alla globalizzazione rispondevano alla globalizzazione.
E' sbagliato che le confederazioni non siano qui in modo ufficiale.
La Lombardia ha di fronte a sé l'esempio non edificante della liberalizzazione della sanità.
Tre considerazioni
1 - dietro la liberalizzazione del commercio ci sono persone e processi produttivi. Le differenze non riguardano solo la retribuzione salariale, ma anche i diritti sociali.           Quando in Italia si passò dai diritti individuali ai diritti sociali arrivarono le bombe. ( anni 70).                Questo movimento chiede diritti sociali partecipati ecco che arrivano le bombe.            Noi per primi dobbiamo esorcizzarle.
2 - La produzione e il consumo sono sempre stati collegati.        La globalizzazione ha rotto il legame tra produttori e consumatori.           Questo movimento vuole rimettere in comunicazione produttori e consumatori
3 - una gran parte dell'attività produttiva non riguarda più il commercio di beni ma parti della nostra vita: corpo, musica, tempo libero, servizi
Per queste tre ragioni nuove,     il sindacato e il lavoro non può più essere nazionale ma deve internazionalizzarsi
Oggi si presta poca attenzione alla cultura dell'impresa;  l'impresa per competere ha necessità di distruggere l'ambiente,    mentre il lavoro ha una necessità opposta.
Occorre dare il sostegno pieno al movimento,       far crescere un'idea delle istituzioni che impedisca all'impresa di invadere il campo della società



MARTEDÌ  17 LUGLIO  2001   pomeriggio

 sessione  in contemporanea   QUALI MECCANISMI PER UNA DEMOCRAZIA GLOBALE

coordina una rappresentante del Tavolo per la Pace:
gli interventi, superficialmente appaiono slegati, ma sono esempi, in alcuni casi concreti, di quanto si può fare e si fa; l'eterogeneità è data anche dal fatto che questo tema è il filo rosso che collega i vari temi e la ragione per cui siamo a Genova; traspare come i vari Stati hanno opinioni diverse su come governare il mondo

NICOLA BOULLARD     (FOCUS ON THE GLOBAL SOUTH):
Avrebbe dovuto parlare di WTO ma si sente obbligata a parlare di quello che sta succedendo qui e porta la propria testimonianza di quanto ha visto girando a piedi per le strade di Genova: lo stato di guerra è già  dichiarato e ciò che vediamo è l'impossibilità della democrazia.          Stanno usando tutti i sistemi per impedire di parlare e di parlarci.          Non abbiamo alcun mezzo per controllare chi sembra giocare con le nostre vite. Lottiamo per avere democrazia ma forse stiamo cercando nel posto sbagliato.
Non possiamo affrontare un progetto di democrazia se prima non affrontiamo questa mancanza di democrazia e questo tipo di esercizio del potere.
La democrazia presume spazio dove ci si possa esprimere ma per la maggior parte delle popolazioni questo spazio non c'è perchè nemmeno i loro governi hanno la possibilità di averlo.
La democrazia è quindi una favola che ci raccontiamo per addormentarci , dobbiamo invece parlare di lotta per
1     la  de-costruzione e la de-globalizzazione del sistema
2     la  ri-costruzione e  l'internazionalizzazione della solidarietà
Non solo, bisogna capire bene chi sono gli oppressi e anche chi sono gli oppressori
L'elite globale non parla più di democrazia ma di "good governance" e usa la parola democrazia per indicare il diritto di espressione.                  Silvio Berlusconi ci ha fatto un favore mostrando al mondo come funziona il potere  e noi nei prossimi giorni avremo la possibilità di mostrare come creatività e non violenza possono rispondere

FRANCO PRAUSSELLO    ( UNION OF THE EUROPEAN FEDERALIST)
La moltiplicazione dei modi di produzione e la mondializzazione del mercato presenta grandi opportunità e grandi pericoli perchè a livello mondiale non ci sono regole quindi non si può parlare di mercato ma di giungla e di fallimento del mercato.
A livello nazionale esistono dei sistemi di controllo, si tratta di trasferirli a livello mondiale.
Gli organismi attualmente esistenti a livello mondiale non sono sufficienti e la cooperazione esiste solo a livello di mero volontariato degli stati.
Una via concreta a livello intermedio può essere costituita dai trattati regionali  (comunità europea, mercosur, nafta etc..) che possono essere uno strumento parziale di controllo delle politiche di globalizzazione.
Il modello europeo, limitato per molti aspetti (Shengen è una presa in giro) , e molto avanzato per altri  (es. diminuzione del dislivello N/S  e porta ad es. l'Irlanda)  è il solo potere che può contrastare le politiche degli U.S.A. (vedi tutte le contestazioni sulle differenti posizioni a proposito di Kyoto).

SAMUELE PII       (JEUNESSE EUROPEENNE FEDERALISTE)
La sospensione dei patti di Shengen non è un caso: gli stati nazionali sono i nostri nemici perchè chi ha il governo nazionale non vuole un potere sovranazionale.

un rappresentante di GLOBALISE RESISTANCE IRELAND
Perchè l'Irlanda ha detto "no" al trattato di Nizza
(il suo intervento era programmato più tardi ma parla prima perchè 800 suoi connazionali sono blocatti in frontiera e hanno richiesto il suo intervento per sbloccare la situazione)
Il governo (partiti di maggioranza) e la chiesa volevano aderire al trattato di Nizza, solo due partiti della sinistra e il G.R.I. erano contro;     da qui lo stupore per la vittoria del no al referendum.
Si è cercato di attribuire il risultato a xenofobia e ignoranza dell'importanza del trattato.
Invece è stata proprio l'efficacia della campagna di informazione sul significato del trattato che ha convinto la popolazione a dire no. In particolare per i seguenti motivi:
- la militarizzazione dell'U.E. e un avvicinamenteo alla NATO avrebbe significato per l'Irlanda, paese neutrale, impegnare 60.000 militari volontari
- l' art.1.3.13 impone la liberalizzazione del commercio alle 47 principali multinazionali e ha riferimenti specifici a GATS; TRIPS, WTO favorevoli a una progressiva privatizzazione di sanità, trasporti, scuola , etc..
Finisce facendo notare che il supposto miglioramento dell'economia irlandese, a cui si riferiva l'intervento di Praussello, esiste solo sulla carta; di fatto i senza tetto hanno raggiunto la cifra di 150.000 e la gente non può più permettersi le cure mediche.

CLAUDIA SALA    (LILA)       ARNAUD SIMON   (network per lotta AIDS)
In Unione Europea i malati di Aids si sono associati in modo da formare gruppi di pressione nei confronti dell'amministrazione pubblica e riuscire così ad ottenere di accedere a terapie che aprono nuovi modi di vita e possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.
Si sta cercando di sostenere questo modo di agire anche nei paesi più poveri dove certe sperimentazioni poco o nulla rispettose dei diritti della persona sono di fatto l'unica possibilità di accedere a qualche tipo di cura.

UMBERTO ALLEGRETTI
Anche se i poteri decisionali tendono a spostarsi dal nazionale a livelli più alti , gli Stati hanno ancora molta importanza.
La nazione non ha più poteri a livello di economia,  ma ne ha ancora a livello di servizi sociali (anche se poi non ci sono soldi!),  di polizia (le multinazionali ne richiedono specificamente i servizi per la sicurezza).
Prospetta una rete di relazioni di poteri, un potenziamento delle municipalità e la pericolosità di un governo mondiale centrale.
Porto Alegre ha rifiutato di fare subito un piano organico per ora, partendo dalla certezza che un altro mondo è possibile, si può solo cercare di innestare proposte democratiche pensando prima alle strutture che all'organizzazione.
Dobbiamo democratizzare la politica estera dell'Italia creando dialettica col governo e i partiti per non chiuderci in noi stessi.

GIULIO MARCON    (ICS)
propone l'iniziativa del tavolo della pace : marcia Perugia-Assisi  il 14 ottobre  ha per tema :cibo, acqua, lavoro per tutti

un rappresentante del PARTITO SOCIALISTA IRLANDESE
Corregge quanto detto da Praussello a proposito dell' Irlanda e della diminuzione del divario N/S grazie ai trattati tra nazioni ; il PIL  non è lo specchio della situazione reale sottolineando che, tra i paesi industrializzati,  solo gli USA hanno, in proporzione,  più analfabeti dell' Irlanda.
Fa anche una critica alla Tobin Tax ricordando di quando Mitterand, in Francia, ha tentato di introdurre una tassazione dei capitali ; in tale occasione gli imprenditori hanno fatto una serrata ed esportato velocemnete i capitali all'estero costringendo il governo a rivedere il tutto.

--- Alla sera Amalia, Ersilia, Fernanda, Sandra, Simonetta ( Claudia è tornata a Milano mentre Anna è occupata  con i gruppi di affinità) vanno  a cenare nella trattoria della  famosa Maria in vico Testadoro, 14  dove i prezzi sono veramente  bassi.                      Peccato che arriviamo tardi e le specialità genovesi sono terminate.
La trattoria si trova nella zona rossa quindi da domani sarà chiusa.


MERCOLEDI' 18 LUGLIO  2001     mattina

--- Stamattina la zona rossa è sbarrata. Non si può proprio attraversarla. Dobbiamo aggirarla. I poliziotti, carabinieri, mezzi blindati sono davvero tanti, sembra di essere in guerra.
Buste esplosive vengono inviate a Emilio Fede e alla Benetton. Due proiettili con le foto di Agnoletto e Casarini vengono recapitati al sindaco di Genova.                A Milano viene incendiata un'agenzia di lavoro interinale.        Un ordigno viene disinnescato a Bologna.               Agnoletto viene applaudito nell'incontro organizzato a Genova dai sindacati confederali nel quale è intervenuto per criticare la scelta di non partecipare alla manifestazione di sabato 21 luglio. ---

Sessione tematica IL DEBITO ECOLOGICO E SOCIALE DEL NORD DEL MONDO
Coordina JAROSLAVA COLAJACOMO  ( CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE)

AURORA DONOSO       (ACCION ECOLOGICA, ECUADOR)
Fra i maggiori finanziatori del "Plan Colombia" ci sono le imprese petrolifere.
 L'obiettivo non è solo l'eliminazione del narcotraffico, ma anche il controllo delle risorse naturali, come l'acqua e la biodiversità [Plan Colombia= piano per la militarizzazione e il controllo del territorio colombiano attuato dagli Stati Uniti d'intesa con il governo colombiano e con il sostegno economico di FMI e BM sotto l'apparenza di un programma rivolto all'eliminazione delle coltivazioni di coca e alla lotta contro la guerriglia].
In Ecuador l'80% della popolazione non ha lavoro o svolge lavori precari.          Negli ultimi mesi sono emigrate circa 400 mila persone.                 Il denaro delle rimesse occupa il secondo posto nelle entrate pubbliche, mentre le élites esportano denaro verso i paradisi fiscali.                  Con i finanziamenti del FMI si vuole costruire un oleodotto di cui Agip è uno dei soci, ma i danni ambientali dello sfruttamento petrolifero resteranno a noi.  Abbiamo molto cibo e numerose varietà vegetali,            ma ci stanno togliendo la sovranità alimentare attraverso gli aiuti alimentari, spesso contaminati da ogm: ecco un modo per creare povertà.
 Non è vero che i paesi del Sud del mondo sono poveri, sono ricchi di risorse naturali, di cultura, di tradizioni, ma sono duramente colpiti dalle politiche internazionali.
La soluzione deve passare attraverso le economie solidali. Traiamo forte ispirazione e speranza dai movimenti dei Sem Terra, degli zapatisti, degli indigeni ecuadoregni, dai movimenti antiglobalizzazione.
 I nostri paesi sono titolari di un credito ecologico verso il Nord del mondo e per ottenerne il riconoscimento abbiamo creato l'Alleanza dei popoli del sud.

Vi chiediamo di aiutarci con campagne di boicottaggio o di pressione verso le imprese petrolifere e del legname.         Noi chiediamo una moratoria sullo sfruttamentamento petrolifero nei paesi del Sud del mondo,          il rispetto delle comunità locali,          il risarcimento dei danni ambientali,           il sostegno alle popolazioni migranti.
L'Italia ha un grande credito bilaterale con l'Ecuador, dobbiamo lottare per la cancellazione.

TITI SOENTORO      (SOLIDARITAS PEREMPUAN, INDONESIA)
Parla della distruzione delle foreste che colpisce il suo paese, l'Indonesia: 7 mila isole, 190 milioni di ettari di terra coperti per il 78% da foresta pluviale.
Inizia con un racconto veritiero: Siamo nell'isola di Sumatra. Una famiglia ,papà, mamma e tre figli vive vicino a un fiume. Il capofamiglia faceva il traghettatore, pescava e vendeva  pesci.  Lì vicino si installa una cartiera sostenuta dalla SACE italiana. La vita recentemente è cambiata: il pesce scomparso, verdura non più buona, aria puzzolente, acqua maleodorante, problemi dermatologi. Questa situazione ha obbligato il capofamiglia a tagliare alberi della foresta che vende alla cartiera. Così la foresta si impoverisce.
Le cartiere inquinano, le foreste diminuiscono mentre sono importanti per la varietà delle specie. Le foreste pluviali, risorsa importante dell'Indonesia e del pianeta, stanno scomparendo alla velocità di 2,4 milioni di ettari l'anno ( una superficie pari al Belgio).         Molte attività economiche hanno distrutto le foreste (industria della carta, della palma da olio, del legname).       E' un mercato importante per il Nord.         Dal 1980 il settore cartiero, finanziato da grandi banche internazionali, è cresciuto del 700% senza che nessuno si preoccupasse di stabilire se c'era legname di rotazione a sufficienza o se si sarebbe intaccata la foresta e a che ritmo.           La coltivazione della palma da olio, che serve l'industria alimentare e chimica, è passata da 600 mila ettari nel 1985 a 3 milioni di ettari nel 1989.
 I maggiori clienti sono Unilever, Henkel, Cargil, Procter&Gamble.
La crisi economica recente ha spinto l'Indonesia nel debito. Ora si prevede di allungare la durata di concessione dello sfruttamento delle foreste alle aziende che le distruggono.            Tutte queste attività nella foresta hanno un impatto sugli indigeni;               terre espropriate da imprese minerarie;              il governo nega i diritti degli indigeni alla terra adducendo necessità di sviluppo della nazione.             Le forze dell'ordine sono contro le popolazioni indigene.            Ci sono violazioni sistematiche dei diritti umani.
Come risolvere il degrado ambientale?

 Occorre:
1) riconoscere il diritto alla terra agli indigeni;
2) obbligare le istituzione internazionali a confrontarsi con le popolazioni locali e a realizzare studi di impatto ambientale;
3) negli ultimi anni i crediti concessi da agenzie di credito all'esportazione sono quasi triplicati. Siamo contrari a che il debito privato venga assunto dalle istituzioni pubbliche; i progetti finanziati dalle agenzie di credito all'esportazione devono essere approvati dalle popolazioni locali. Abbiamo bisogno della vostra collaborazione.
Ps SACE: organizzazione pubblica italiana che garantisce le attività delle industrie italiane all'estero.
E' un'organizzazione che va controllata perché stanzia miliardi per garantire l'attività di industrie italiane all'estero che spesso sono causa di degrado ambientale ( grandi dighe, cartiere......)

SHAMALI GUTTAL        (FOCUS ON THE GLOBAL SOUTH)
LE GRANDI DIGHE:       un debito non riparabile perché i danni che procurano sono incalcolabili.
Le grandi dighe sono alte almeno 15 metri e sono costruite per scopi diversi: produzione di energia elettrica, irrigazione, raccolta di acqua ma sono anche  portatrici di devastazioni ambientali e sociali.
Nel XX secolo sono diventate simbolo di modernità e di sviluppo e chi combatte contro le grandi dighe, combatte contro un certo tipo di modernità.
L'86% dei fiumi del mondo è sbarrato da una diga,        80 milioni sono le persone sfollate.              Negli ultimi 30-40 anni ci sono state forti lotte popolari per il riconoscimento della violazione dei diritti umani. 
Esiste una commissione internazionale che studia l'impatto delle grandi dighe e il suo ultimo rapporto ne mette in luce gli aspetti  negativi, al punto che la Banca Mondiale non ha più sostenuto la commissione.
 I finanziamenti per la costruzione delle grandi dighe vengono dalla BM, dalle agenzie di finanziamento bilaterale e unilaterale (in modo particolare statunitensi, inglesi e francesi ).                           La BM ha fornito fino a 2 miliardi di dollari, altre banche fino a 4 miliardi.                      Le grandi istituzioni hanno portato dalla loro i paesi del Sud del mondo, formando tecnici, creando commissioni e agenzie per la conservazione dell'ambiente.
 Ma dagli anni '90 il grosso dei finanziamenti viene dalle banche private poiché le proteste hanno fatto retrocedere le grandi istituzioni, in questo modo le agenzie di credito all'esportazione diventano titolari degli investimenti.
I costi delle grandi dighe: Un fiume è un ecosistema complesso e oamericani (Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua) e che prevede la costruzione in grande stile di una serie di infrastrutture e attività industriali: strade, ferrovie, aeroporti, porti marittimi, centrali idroelettiche, sfruttamento di giacimenti petroliferi.
L'obiettivo è quello di creare un ambiente favorevole al transito delle merci statunitensi da costa a costa e verso il Pacifico, servizio che il Canale di Panama non è più in grado di garantire.
Inoltre, si verrebbe a creare un'immensa area di libero commercio in cui troverebbero ospitalità svariate industrie statunitensi, fra cui le grandi industrie agroalimentari.               L'avvio del progetto prevede il trasferimento di popolazioni indigene nel sud del Messico verso le città.           In questa regione, dove si trova il 25% delle riserve d'acqua del paese,    si vogliono costruire 73 dighe;       c'è uranio, petrolio, biodiversità ricchissima.                   L'idea è arrivare all'area del "megadollaro" in contrapposizione all'area asiatica dominata dal Giappone.
Motori del progetto sono la Banca Mondiale e la Banca di sviluppo interamericana.
Altrettanto devastante è il "PLAN COLOMBIA".
Il narcotraffico controlla il 42% del territorio colombiano;        intervenendo militarmente nel paese gli Stati Uniti vogliono garantirsi una porta di accesso all'America Latina con l'obiettivo di indebolire il Mercosur,          e con questo il Brasile, e avere così mano libera in Amazzonia.                   Entrambi i piani sono legati alla necessità degli Stati Uniti di espandere la loro economia.              In più, queste regioni sono ricche di petrolio e proprio in questi tempi la California, la sesta economia del mondo,  sta attraversando una grave crisi energetica.
Bush dice che le risorse energetiche del Messico appartengono all'America ed è per questo che ha creato un progetto panamericano con al centro lo sfruttamento del petrolio che serve solo al suo paese.
Due mesi fa in Chiapas 109 organizzazioni non governative si sono riunite per dar vita a una rete contro il Progetto Puebla-Panama.

Il progetto Colombia ha un forte appoggio dell'UE quindi dovete interessarvi e appoggiare le richieste dei popoli dell'America Latina.


CHARITO BASA         (PHILIPPINE WOMEN'S COUNCIL, FILIPPINE)
Le Filippine hanno un debito estero di 69 miliardi di dollari;             il 33% della spesa pubblica è assorbita dal pagamento del servizio del debito estero.            Le Filippine sono una terra d'emigrazione.            La prima ondata è partita alla fine dell'Ottocento quando i filippini sono stati chiamati a sostituire la manodopera in sciopero nelle piantagioni delle Hawaii.                                La seconda emigrazione ha luogo verso gli Stati Uniti alla fine della seconda guerra mondiale in virtù della presenza nel paese di una base militare americana. 
A partire dagli anni '70 il paese si impoverisce a causa del potere dittatoriale di Marcos, mentre i profitti delle multinazionali statunitensi e giapponesi non vengono reinvestiti nel paese.                    Attualmente ci sono 7 milioni di filippini in 120 paesi del mondo.              Un gran numero è costituito da donne che lavorano come domestiche.         Sono le "serve della globalizzazione",            si occupano del lavoro di cura per le ricche famiglie occidentali avendo dovuto lasciare i propri figli e i propri genitori anziani in patria.
Sono 500 mila le donne filippine immigrate nell'Unione Europea.             In Italia la comunità filippina, per numero è la terza comunità di immigrati,  conta 72 mila persone di cui il 70% sono donne.


ORONTO DOUGLAS            AVVOCATO NIGERIANO DIFENSORE DI KEN SARO WWA
Oronto Douglas è uno dei legali che ha cercato di difendere lo scrittore e ambientalista Ken Saro Wiwa, condannato a morte nel 1995 dalla dittatura militare nigeriana per aver sostenuto la battaglia del popolo Ogoni contro la devastazione ambientale causata dalla Shell nel delta del Niger.
Ieri Douglas era stato fermato alla frontiera dagli olandesi perché non in possesso delle 500.000 che sono d'obbligo per un extracomunitario.

C'è una lezione che ho imparato dal mio fermo alla frontiera olandese: essere poveri è un crimine che può costare la galera.
Non c'è confine fra Nord e Sud del mondo, chi tace di fronte alle ingiustizie appartiene al Nord a qualunque latitudine viva.
E' tempo che la gente del Nord si decida ad eliminare questa ingiustizia.
Secondo me è stata una scusa per fermarmi, la volontà era di non lasciarmi venire in Italia a parlare.
Ringrazio gli amici della riforma per la Banca Mondiale e il GSF di avermi invitato.
Con voi vorrei fare il punto della situazione: dove siamo, dove andiamo
Noi del Sud abbiamo avuto 400 anni di ingiustizie ininterrotte, di colonialismo, di alleanze di multinazionali.
Le ingiustizie nel Sud provengono dal Nord.
Oronzo  denuncia oggi un altro scempio ecologico, quello provocato nel suo paese da un'altra impresa petrolifera, l' italiana Agip.          In collusione con le autorità nigeriane, Agip inquina la terra e i fiumi,        provoca morti,              mette le comunità locali una contro l'altra,            tiene in esercizio impianti colabrodo,       non effettua manutenzioni.                             Le comunità del delta del Niger sono state esprorpriate del loro diritto al controllo delle risorse naturali.                           Hanno accumulato un credito ecologico verso imprese come l'Agip e paesi come l'Italia la cui restituzione deve concretizzarsi nel ripristino dei sistemi ecologici distrutti.
Va sradicato l'albero dell'ingiustizia con manifestazioni di collera, di rabbia.
In Nigeria nel 1995  il 30% era povero,       nel 2000 oltre il 70% vive sotto la soglia di povertà.
Quando le autorità nigeriane uccidono, sono spinte dalle multinazionali e l'Agip italiana è tra queste.
Le multinazionali si sono macchiate di delitti verso l'umanità ma nessuno le ha incriminate e il castigo non è stato ancora inflitto.
La gente comune che sta zitta fa parte di quel Nord che fa ingiustizia contro l'ambiente, contro le popolazioni.....
Tutti dobbiamo collaborare per la costruzione di un nuovo ordine economico mondiale basato sulla fiducia reciproca fra cittadini del Sud e del Nord del mondo.       
Il G8 non può risolvere la povertà perché protegge il potere, la prosperità, i mezzi di distruzione dell'umanità.
Noi non  vogliamo beneficienza ma progresso, giustizia sociale.
Il G8 è una festa tra di loro per difendere i loro privilegi.            Le istituzioni come la Banca Mondiale, il Fondo monetario Internazionale escono rafforzati da questi summits
Il 29 luglio la televisione italiana manderà in onda un documentario girato sul delta del Niger che testimonia i danni causati dall'impresa italiana. ( Amalia l'ha registrato)
Miei suggerimenti ( di Douglas):
---- sosteniamo le richieste di supporto delle comunità del delta del Niger.
Questo mare bellissimo è diritto di tutti gli italiani, non lo devono inquinare, l'aria è data da Dio, gli Italiani hanno diritto ad avere l'aria pulita. L'Italia però non deve rubare le risorse altrui come sta facendo l'Agip in Nigeria.
---- globalizziamo le risorse, la giustizia
----le multinazionali devono ripristinare le zone che sono state danneggiate, hanno un debito ecologico nei nostri confronti.
----la gente deve protestare perché chi ha fatto i danni deve riparare i danni non solo in forma monetaria, ma anche in forma reale
---- Dobbiamo metterci insieme per dire no al dominio delle multinazionali (chi controlla le corporazioni sono pochi, noi siamo tanti), dobbiamo abbattere le barriere del privilegio.
Chiediamo ai cittadini italiani di avviare una campagna di pressione nei confronti dell'Agip affinché vengano riparati i danni ambientali provocati dallo sfruttamento petrolifero e venga ripristinata la giustizia.
(ci sarà nel pomeriggio un incontro di approfondimento sull'attività dell'Agip in Nigeria e in Ecuador)

Bollettino di guerra: a Milano bomba ritrovata alla Rinascente prima di esplodere

MERCOLEDÌ  18 LUGLIO  2001   ore 15           conferenza stampa

Coordina ORONZO DOUGLAS
Bush dice che coloro che protestano sono nemici dei poveri,  contesto questa affermazione:
la povertà non può più essere ridotta a carità.
La povertà può essere cancellata se un flusso di giustizia andrà in giro per il mondo.          Se non si protesta sulla questione razziale,    i neri non avranno mai giustizia.
Contraddizione del G8 sul fondo: in Africa non vi è solo l'Aids come grande malattia,   vi è anche la malaria e la TBC,  ma l'Aids è transnazionale quindi può arrivare anche nei paesi del Nord,  ecco quindi la loro preoccupazione.         
La stessa questione vale sui cambiamenti climatici: non sono sufficienti delle restrizioni, occorre cambiare stile di vita.
Invito a manifestare in maniera pacifica per la giustizia.
La società Agip sta contribuendo al fondo per l'AIds con 500.000 dollari.           Migliaia di persone muoiono in Nigeria di malaria, non ha mai dato un dollaro.           Gli Ogoni stanno soffrendo e morendo in Nigeria per la violenza di stato e delle multinazionali, ma la stampa non è venuta in Nigeria.

JOSE' BOVE'    (CONFÉDÈRATION PAYSANNE EUROPÉENNE)
Il vostro primo ministro è malato di schizofrenia, sostiene che vuole discutere con i manifestanti, ma io ho visto tanti poliziotti.         Il popolo di Genova oggi è quello di Porto Alegre,     è il popolo della speranza.
Bush è un bugiardo, appoggiando le mutinazionali, è lui che sta creando fame e miseria, però anche i governi europei sono complici.          Spero che presto queste persone compaiano davanti al Tribunale.
L'OMC e la Nato sono due organizzazioni che organizzano la rapina,        Genova è la preparazione del Kathar.
Per noi contadini l'agricoltura è importante: oggi più del 60% nel mondo sono contadini.
Imponendo la logica delle multinazionali si vuole sopprimere l'agricoltura che dà da mangiare al Pianeta.
La sovranità alimentare è un diritto dell'umanità. E'' inaccettabile che 5 o 6 mutinazionali impongano brevetti. Non è sufficiente che si facciano manifestazioni.
Ciascuno deve entrare nella lotta. Oggi nei nostri Paesi stanno sperimentando gli OGM, venite a strappare le piantagioni OGM.
E' di due anni fa l'iniziativa contro la carne agli ormoni, oggi la situazione è la stessa di due anni fa, continua l'embargo .
Due date da ricordare: il 12 agosto in Francia ore 11 manifestazione contro M Donalds   
il 9 novembre a Roma manifestazione in occasione del vertice FAO .  Battersi contro leggi ingiuste è un atto legittimo

EVELY BONAFINI    MADRE DI PLAZA DE MAYA
Noi madri sono 24 anni che lottiamo.        Questi G8 sono assassini,      hanno fatto scomparire i nostri figli per fare questi crimini.      Senza rivoluzione non c'è giustizia.        Siamo convinte che stiamo portando avanti la rivoluzione dei nostri figli, non so se vedremo i frutti, ma continueremo.

DON LUIGI CIOTTI     (GRUPPO ABELE)
Sono qui per dir che noi non ci  riconosciamo con quella giustizia e legalità che viene propagandata.. Non si può costruire giustizia senza verità.
Sono 2192 gli immigrati morti fra il 1993 e il 2000 nel tentativo di raggiungere l'Europa.  Nel canale di Otranto sono morte affogate 600 persone negli ultimi 7 anni.
L'Italia è l'unico paese in Europa che non abbia ancora approvato una legge sul diritto di asilo.      In Italia, Grecia e Lussemburgo occorrono 10 anni di attesa per avere la cittadinanza.
I centri di permanenza temporanea sono luoghi di non diritto
Ma l'Italia è anche il paese che si classifica al terzo posto nella produzione di armi  leggere,    il 65% di queste viene esportato nei paesi del Sud del mondo, proprio quei paesi ai quali i nostri governi dicono di voler cancellare il debito. 
Gli investimenti in armamenti sono aumentati l'anno scorso del 41% .
Oggi è un anniversario: il 18 luglio 1998  139 paesi firmarono per la tutela dei diritti umani, perché la legge sia esecutiva occorrono 60 firme: solo 38 hanno ratificato. Clinton aveva ratificato, ma Bush è contro.
Mentre noi discutiamo le mafie si sono globalizzate. Tre isolotti di Caracas hanno 100 casinò, 200 banche dove un terzo del denaro sporco viene riciclato e non si interviene.
La povertà non è condizione naturale, è conseguenza di ingiustizia. Noi vogliamo sostenere l'altro a partire dalla sua libertà.
Io sono preoccupato della povertà dei ricchi, della loro  povertà culturale.
Occorre prendere le distanze da quell'orizzonte dove conta l'immagine.           Noi diciamo di essere inadeguati a quell'orizzonte culturale.  
Anche la chiesa cattolica deve fare una scelta di campo e schierarsi dalla parte della giustizia e citando il Vangelo, afferma che quando le regole economiche diventano meccanismi che creano ingiustizie e sofferenze, allora bisogna scacciare i mercanti dal tempio.    
La polizia ha trovato un'altra bomba a Genova.        Il rumore di queste bombe fa comodo a chi vuole coprire i nostri ragionamenti.

Esponente di ATTAC
Occorre proseguire la battaglia sulla Tobin Tax a settembre, lo dico anche ai parlamentari qui presenti: Martone, Cento, Malabarba

MARTONE
Come parlamentare dei Verdi mi  impegno contro la Banca Mondiale e il FMI,  e per ribadire il diritto degli Stati a controllare l'economia

Esponente dell'EQUADOR
Questi G8 sono un gruppo di schizofrenici, da un lato generano la povertà, dall'altro fanno elemosina.
I paesi del terzo mondo sono ricchi in biodiversità, cultura,  risorse naturali, tradizioni.        Proprio per avere tutte queste ricchezze siamo stati saccheggiati.
E' l'estrazione petrolifera responsabile del cambiamento del clima.
Occorre chiedere risarcimento all'Agip che ha distrutto l'Amazzonia e pretende l'impunità. In Equador occorre boicottare il nuovo oledotto dell'Agip               Boicottare l'Agip

MERCOLEDI'  18 LUGLIO 2001    ore 15,30- 19,30

Sessione tematica      LE NOSTRE ALTERNATIVE ALLA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA

TONINO PERNA  presidente parco dell'Aspromonte
In Italia sono nati movimenti alternativi.
Il Commercio Equo e solidale non è solo Bottega, ma luogo di incontro.

Dobbiamo difendere l'economia locale o con il baratto ( strada intrapresa dalla Russia) o con una propria moneta per avere autonomia.     La moneta era nata come metodo di scambio.

Il denaro è la vera droga, dobbiamo creare comunità per recuperare i tossicodipendenti dal denaro.     Noi in Calabria possiamo offrire a Berlusconi un soggiorno gratis

NICOLA BOULLARD
Vogliamo la cancellazione del debito.        La BM ha detto che non si può cancellare il debito perché farebbe crollare il sistema.      A loro non piacciono le nostre alternative.
Deglobalizzazione= avere a che fare con le realtà economiche che abbiamo.    Non dobbiamo presentare un sistema economico alternativo
Vogliamo che le scelte di mercato non dipendano dal mercato

Creare cooperative che escludono multinazionali

GIORGIO DAL FIUME    esponente di CTM ( Cooperatva Terzo Mondo)
Sono orgoglioso di essere qui, in riva al mare mentre gli 8 si sono chiusi in gabbia
Il Commercio Equo e Solidale
- È un impatto concreto sul Sud del mondo ,  paghiamo le banane 5 volte più di Chiquita
- È una relazione tra pari, continua, progettuale
- Dietro i  prodotti ci sono le Botteghe 300 in Italia, 3000 nel mondo
- La Bottega è un luogo che fa partecipazione, vendiamo un modello di sviluppo, un approccio di essere, uno stile di vita
- La nostra azione è mirata non solo al Sud,    ma si dota di un'anima politica.     Qui a Genova nel Centro storico la Bottega è aperta,     le altre Botteghe italiane sono chiuse per partecipare alla manifestazione di Genova

GIANNI TOGNONI      presidente TRIBUNALE  PERMANENTE DEI DIRITTI DEI POPOLI
Per la prima volta si dichiara non riconducibile ai diritti dei popoli il crimine economico.
Milosevich, Pinochet, Menem si possono condurre davanti al Tribunale perché hanno violato i diritti classici, mentre la modernità "economica" è troppo complessa per essere giudicata
Trappola da evitare:  i fondi annegano il diritto.      I 4.000 miliardi del fondo sono le spese in eccesso dei farmaci, gli aiuti sono un imbroglio
Si nega che la salute sia un diritto,      il diritto è scritto nella Costituzione

HELEN          esponente CAMPAGNA PER L'ACCESSO AI FARMACI FONDAMENTALI
Non ci sono incentivi alla ricerca, si soddisfano i bisogni del Nord e non quelli del Sud.      Tra 5 anni non ci sarà distinzione tra prodotti comuni e prodotti brevettati.      L'India dovrà adeguarsi.        Loro dicono che il problema non è nei prezzi, mentre la gente potrebbe essere curata,  ma non è possibile per via dei prezzi.
In Tailandia si  fabbricano farmaci a poco prezzo, ma le produzioni locali non si potranno più fare per via dei brevetti.
Occorre aumentare l'attenzione mediatica :        il diritto alla salute è più importante del diritto al brevetto.
 Non ci dovrebbe essere nessuna regola del WTO che vada contro il diritto alla salute.
Dobbiamo trovare l'equilibrio tra micro e macroeconomia.           Vogliamo una democrazia economica, coloro che controllano l'economia controllano tutto
Promuovere un nuovo sistema economico a beneficio di tutti

FRANCUCCIO GESUALDI       responsabile CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
Stiamo mettendo in discussione la globalizzazione e l'intero sistema economico che esiste da 500 anni. Indichiamo una prospettiva diversa, delle linee, dobbiamo mettere in discussione i dogmi
Loro dicono: è indispensabile la crescita del commercio internazionale per lo sviluppo
Noi diciamo: ciò è un inganno, la povertà è iniziata con il commercio internazionale sfruttando la manodopera,
Dal 1950 ad oggi il commercio è aumentato 20 volte, così pure la povertà.
Il commercio deve essere basato su criteri di equità
L'economia  deve servire gli interessi della gente.       Occorre
1- ridurre al minimo il commercio internazionale        Non bisogna più lavorare per il mercato         I meccanismi commerciali devono salvaguardare i prezzi, ogni volta che i  prezzi diminuiscono, i contadini si impoveriscono
2- questo pianeta è l'unico. Prima dei manufatti abbiamo bisogno di acqua, di aria    Stringere trattati  per salvaguardare i beni comuni      Sta rispuntando il nucleare perché il petrolio finisce                  Impedire tecnologie ( OGM....)            Siamo l'unica razza che non si preoccupa dei propri figli.      La prossima guerra sarà per l'acqua.
Noi siamo gli opulenti: questa protesta mette in discussione il nostro modello di sviluppo   I grassoni devono fare la cura dimagrante    Rinunciare a eccessi di consumo a livello individuale e collettivo.  
No economia di espansione    SI sobrietà,  piena occupazione
I partiti di sinistra devono proiettarsi nell'ottica della mondialità
Come fare per traghettare questo nostro sistema?
Il mare è tempestato ma loro andranno avanti.
Noi dobbiamo mettere in atto una strategia su 3 strade:
1- disarmare i centri di potere come l' OMC.                     Nel Katar il negoziato sui servizi e investimenti non deve andare in porto         fare pressione sui nostri governanti,        una campagna europea
2- tentare di eliminare gli aspetti più nefasti        concentriamoci sulla Tobin Tax
3 spingere per i trattati sul clima

FULVIA BANDOLI     responsabile DS AMBIENTE
Il microcredito ha aperto esperienze in 170 Paesi,  i piccoli prestiti vengono affidati soprattutto alle donne

Rappresentante DONNE AFRICANE
Il microcredito viene ripagato e  spesso può impoverire
La situazione attuale africana ha crescita sotto zero.         Il nostro problema è il pagamento degli interessi sul debito.           Dopo la  cancellazione del debito noi africani potremo progettare le nostre strategie per il  futuro.
Non ci danno tempo per dire la nostra opinione.                 Noi africani dobbiamo cercare le alternative e le soluzioni.


MERCOLEDI' 18 LUGLIO  2001  ORE  16

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO SULL'ATTIVITA' DELL'AGIP IN NIGERIA ED ECUADOR A CURA DELLA CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE

ORONTO DOUGLAS     (AVVOCATO, NIGERIA)
Il comportamento delle multinazionali in Nigeria è caratterizzato da arroganza, corruzione, sfruttamento, saccheggi, violazione dei diritti umani.
L'Agip, come parte del gruppo Eni, ha donato 500 mila dollari al fondo contro l'HIV che il G8 lancerà, ma nel delta del Niger è direttamente responsabile della morte di 15 persone.             Ha fomentato un conflitto sanguinoso fra due comunità locali andando da entrambe a dire che sul loro territorio aveva trovato petrolio.       Ne è nata una gara per il controllo delle risorse.            L'Agip presta elicotteri e navi all'esercito per operazioni di repressione all'interno delle comunità.            Squadre paramilitari assoldate dalle compagnie petrolifere seminano il terrore nei villaggi.               Per quanto riguarda l'impatto ambientale,  Agip è conosciuta come la peggiore delle compagnie petrolifere nel delta del Niger.                   Ci sono casi evidenti di inquinamento delle acque e dei suoli a causa della fuoriuscita di petrolio dalle condutture.             E' successo anche nella nostra comunità; abbiamo portato il caso in tribunale nel 1994 senza poterlo risolvere.           Il caso non è stato ancora dibattuto, sono stati spesi molti soldi, Agip sa che ci dissangueremo senza riuscire a ottenere giustizia.                 Agip applica in Nigeria standard ben diversi da quelli che applica nei paesi occidentali.            Dopo disastri ambientali come quello provocato dalla Exxon Valdez, per esempio, si è investito molto in operazioni di bonifica, da noi no, l'inquinamento resta lì.                 Gli standard sono molto bassi e fraudolenti anche da parte di Shell, ma loro sono più abili di Agip nel dimostrare che non è così.              Le comunità del delta non chiedono il vostro aiuto, ma di poter lavorare insieme perché i nostri destini sono intrecciati.          La nostra proposta è una moratoria di 5 anni delle attività petrolifere.            Per Agip si tratta di un dovere morale dato che è ancora in parte controllata dallo stato, cioè dai cittadini.           Se poi consideriamo, come dice la nostra gente, che in Italia c'è il papa, l'obbligo è ancora maggiore.        Solo quando le si colpiscono nei profitti e nell'immagine le multinazionali cambiano.                Per esempio la Shell fu espulsa dalla Nigeria nel 1993 dopo una campagna di denuncia e allora pubblicò un annuncio per dire che avrebbe cambiato comportamento.             Occorre che la società civile del Nord faccia sentire la sua voce e si assuma una responsabilità diretta.               Se riusciamo a mostrare alla gente comune italiana le ingiustizie che vengono perpetrate nel delta del Niger,     forse le cose cominceranno a cambiare. [dall'articolo di Marina Forti sul Manifesto del 19.7.01: In Nigeria, nel delta del Niger "l'Agip partecipa al più grande progetto attualmente in sviluppo, l'impianto Bonny Island Lng per la liquefazione del gas naturale (costa 3,8 miliardi di dollari)"]

AURORA DONOSO    (ACCION ECOLOGICA, ECUADOR)
In Ecuador l'Agip è consorziata con l'Arco europea.        Nei confronti di quest'ultima ci sono già state denuncie e pressioni da parte delle comunità locali per persecuzioni nei confronti dei leader delle comunità stesse.       L'Agip non viene ancora chiamata in causa e per questo tace.             Ho un video in italiano sull'operato di Agip in Ecuador.     I suoi abusi sono numerosi:
? Distruzione della foresta tropicale dell'Ecuador.      Già mille ettari di foresta sono scomparsi per consentire le esplorazioni per un nuovo progetto petrolifero.
? Scarico di sostanze tossiche direttamente nei fiumi e nel terreno.
? Inquinamento sonoro causato dalle esplosioni.
? I lavoratori che si sono trasferiti nelle zone di esplorazione distruggono a loro volta l'ambiente perché non lo conoscono.    Per esempio, usano esplosivi per pescare.
? Agip è intervenuta nella vita delle comunità indigene e ha trovato il modo di causare divisioni.
? Sono già stati costruiti 136 km di oleodotto che attraversa foreste ancora intatte, riserve ecologiche e zone coltivate e abitate.
? I suoli hanno subito processi di erosione per via della presenza di infrastrutture: piattaforme di perforazione, strade, impianti, ecc.
Alcuni manager dell'Agip si sono dati alla carriera politica, uno è diventato ministro per l'energia e ha concluso un accordo per l'aumento delle tariffe [elettriche?]; malgrado questo Agip ha dichiarato che era in perdita per non pagare le tasse.            Oggi l'Agip partecipa a un nuovo progetto, un oleodotto per il trasporto di petrolio greggio, che attraverserà il paese da est a ovest, dall'Amazzonia alla costa del Pacifico, per 500 km.         Il nuovo oledodotto segue il percorso del precedente che era un colabrodo e ha già inquinato molti territori.    
Il consorzio che si è formato fra Agip, Rexon (Argentina), Occidental (USA), Techint (Argentina) e altre imprese, afferma che verranno usati sistemi sofisticati e non ci sarà altro inquinamento.             L'oleodotto passa per 96 falde sismiche,   4 vulcani attivi e  11 riserve naturali.                 Noi ci opponiamo a questo progetto che risponde solo alle necessità energetiche degli Stati Uniti attraverso l'appropriazione delle riserve naturali dei paesi del Sud, mira ad abbassare il prezzo del petrolio e favorire la penetrazione delle multinazionali.             Abbiamo lanciato una campagna di pressione.        Il FMI ha vincolato la concessione di prestiti alla costruzione dell'oleodotto, il governo dell'Ecuador lo ha dichiarato priorità nazionale, il che significa che farà intervenire l'esercito per proteggerlo.      L'oleodotto corre nella parte nord del paese a ridosso con le zone interessate dal Plan Colombia.
Vi chiediamo di attuare delle iniziative per bloccare i finanziamenti che l'Agip potrà ricevere in Italia per questo progetto e denunciarne la pericolosità.

JAROSLAVA COLAJACOMO   (CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE)
L'Agip si comporta allo stesso modo anche in Val d'Agri  in Basilicata.         Anche lì ci sono gravi problemi di impatto ambientale,      si sono verificati incidenti che hanno dato luogo all'inquinamento di falde acquifere. L'oleodotto correrà nelle vicinanze di un fiume che porta acqua in Basilicata e in Puglia.      Per costruire i pozzi,  le riserve naturali previste dal 1991 non vengono istituite.            Il parco della Val d'Agri non viene realizzato per lo stesso motivo.


MERCOLEDÌ 18  LUGLIO   2001   ore 16

 sessione in contemporanea    IL CIBO NON E' MERCE

Introduce G.FABBRIS dell'associazione M:Mancino

JOAO VIEIRA      (CONFÉDÈRATION PAYSANNE EUROPÉENNE)
L'attuale modello di produzione agricola è stato pensato per gli interessi della grande distribuzione e degli imprenditori agricoli ,  conseguenza: è aumentata la fame nel mondo.
Non è vero che il mercato agricolo si autoregola.
Bisogna affermare il diritto di ogni paese a produrre il proprio cibo e per questo è necessario uscire da questi accordi commerciali e non permetterre agli imperi agroalimentari di usare il cibo come arma contro di noi

BENCIOLINI       (ASSOCIAZIONE RURALE ITALIANA)
Si definisce non agricoltore ma contadino cioè una persona che nel suo lavoro quotidiano affronta la diversità e la conservazione dell'esistente;    il contadino fa un lavoro di resistenza e il lavoro contadino forma cultura.
Come associazione chiedono strumenti per capire ed essere informati.

G. DONADELLO     (LEGAMBIENTE)
Presenta la campagna MANGIMI PULITI.
Dà alcuni dati: a livello mondiale si tende ad allevare una sola razza di polli che ha bisogno di soli 5kg di mangime  per raggiungere in 38 gg. il peso di 2,5kg.
La soia è monopolio degli USA  ed è il cibo del futuro , ovviamente nella sua forma OGM.
I produttori di mangimi sono 722 e solo 4 hanno aderito alla campagna

ALEX TRIANTA     (AIAB)
Il biologico corre il rischio di cadere nel solito circuito di prezzi alti al consumatore e bassi al produttore
Occorre una tutela dell'ambiente e delle sue diversità sia al Sud che al Nord.
Si rischia di non poter garantire l'assenza di OGM nemmeno nel biologico.

FRANCARDO    ( medico teosofo steineriano dell'associazione nazionale consumatori biologici-biodinamici, marchio DEMETER)
Steiner ha predetto la mucca pazza . Considerare gli animali come macchine ne consegue di avere degli esseri malati.       La vera prevenzione è una alimentazione sana con un'agricoltura sana.     Paradosso: lo svilupppo economico porta una perdita di salute e di fertilità.

PECORARO SCANIO     (VERDI)
Propone massima alleanza tra produttori e consumatori .
Ricorda che a novembre a Roma ci sarà il convegno della FAO  di cui una sessione  dovrebbe occuparsi dello sviluppo rurale. 

MARINA DOS SANTOS         (MOVIMENTO SEM TERRA)
Vengo dal Brasile,  uno dei paesi più belli del mondo ma dove c'è la maggior disuguaglianza del mondo.
 4,8 milioni sono ricchissimi e 50milioni  vivono con meno di 40$  al mese.
I 50 milioni     lottano  per la sovranità alimentare cioè per il diritto a  produrre il proprio cibo e per la riforma agraria ;           si impegnano a ricostruire una società contadina solidale e sostenibile;
                        vogliono produrre cibo sano per sé  e per tutti,  si battono per la difesa della diversità.

R. MUSATTI        (RIFONDAZIONE COMUNISTA)
Si sta arrivando a una nuova forma di latifondismo .       Occorre essere uniti nella lotta.        Rif. Com e Verdi aderiscono all'associazione nazionale per la riforma contadina

BALDARELLI   ( responsabile  D.S per l'agricoltura.)
- viene fischiato, insultato e minacciato da buona parte del pubblico che  non gli riconosce il diritto di parlare,
interviene il  moderatore  a spiegare che la sua presenza può essere utile alle  associazioni contadine presenti e dopo un'accesa discussione gli si  permette di fare un brevissimo intervento sull'importanza delle cooperative

NICHOLSON   VIA CAMPESINA
 Lottano per la sovranità alimentare.    Propone un controvertice a Roma per novembre , Infatti il 5  novembre ci sarà il meeting  della  FAO   e il  9 nov. La riunione del  FMC

JOSÈ BOVÈ     (CONFÉDÈRATION PAYSANNE EUROPÉENNE)
il movimento e il sindacato incominciano ad essere indipendenti dai  partiti.        Nel momento in cui C.F. ha iniziato ad agire direttamente, distruggendo i  campi di O.G.M.,     la popolazione ha risposto rifiutando i cibi prodotti  così .        Anche se c'è maggior consapevolezza la lotta non è finita perché  non c'è una regolamentazione degli o.g.m. e la distruzione dei campi deve continuare  e intensificarsi.          Bisogna che non ci siano santuari  e occorre  che le tasse finanzino la politicxa agricola comunitaria.         Propone  l'obiezione fiscale,  il  rifiuto delle riforme ma cambiamento che deve avere  per cardini
1° che nessun contadino e/o fattoria sparisca
 2° capacità di produrre a sufficienza per la comunità europea senza  intaccare il sud
Occorre chiedere ai partiti se si schierano a favore del mantenimento dei  sostegni all'esportazione
 I governi si oppongono a parole agli o.g.m. ma di fatto non prendono  posizione.
La comunità europea può essere autosufficiente dal punto di vista  alimentare     Occorre azzerare il debito e riorientare gli aiuti ai paesi in via di  sviluppo
Invito a partecipare alla manifestazione  a Roma per il 9 novembre  e,  prima , il 12 agosto a Millot.

Dopo il suo intervento Bovè si allontana ed è assediato dai giornalisti .   Si allontana anche la maggioranza del pubblico  che facendo rumore a lato  rende difficile ascoltare gli altri interventi e si perde la possibilità
 di capire che c'è una via campesina italiana che si sta formando

ONORATI     (CROCEVIA)
 
Esponente ASSOCIAZIONE CONSUMATORI ITALIANI
L'associazione aderisce alla manifestazione di sabato    
 Occorre cambiare cambiando dal nord

MANTOVANI    (ASCI)
offre l'apporto della propria associazione per studiare una riforma  agricola ; sostiene la necessità di educare i giovani ad un economia  rurale e di riappropriarsi del rapporto con la terra

BERTANA     ( FONDATORE DI ALCE NERO-AMAB)
 La politica delle multinazionali tipo Nestlè mette in pericolo il biologico

IVAN VERY      (VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ)
 Hanno ottenuto che gli USA si riportino via le sementi poichè la sentenza  definitiva stabilisce che anche le quantità  infinitesimali di OGM  presenti nel carico,  violanoi le nostre leggi
Altra vittoria:  al secondo punto del g8 ci saranno proprio gli OGM

BRAMBILLA       PRODUTTORE AGRICOLO BIOLOGICO

CRISTINA  (IFOAM) 
l'agricoltura biologica ci dice che un altro mondo  è possibile

CIPOLLA        CEPES  - PALERMO
Problema acqua


GIOVEDI' 19 LUGLIO   2001    MATTINA

Sessione speciale: TRIBUNALE SUI GRANDI CRIMINI DI QUESTO ORDINE MONDIALE

JOSE' BOVE'    (CONFÉDÈRATION PAYSANNE EUROPÉENNE)
Nell'incontro dell'ottobre scorso a Bangalore, in India, le organizzazioni che aderiscono a Via Campesina hanno stabilito le seguenti priorità nelle proprie rivendicazioni:
? Sovranità alimentare (per esempio abolizione delle sovvenzioni all'export agricolo da parte dei paesi ricchi)
? Sicurezza alimentare
? Rispetto della biodiversità e rifiuto dei brevetti sulla materia vivente

Appuntamenti: 1) il 12 agosto a Millot dove Confédération Paysanne riproporrà un'azione contro un McDonald's; 2) il 9 novembre a Roma per una grande manifestazione in occasione dell'incontro internazionale della FAO sulla sicurezza alimentare, il 9 novembre è anche la giornata di inizio del vertice del WTO in Qatar.

VITTORIO AGNOLETTO     (LILA)
Usa qualche minuto del tempo a sua disposizione per criticare la stampa che racconta bugie.
 Il 95% dei 40 milioni di sieropositivi nel mondo non ha accesso ai farmaci, alcuni dei quali sarebbero in grado di allungare la vita dei malati di 17 anni, un tempo sufficiente per trovare nuove terapie.                   La ricerca incide sui costi delle aziende farmaceutiche solo per il 20%, mentre per le azioni di lobbying  verso i  governi e il mondo medico viene speso il 30-40%.              L'anno scorso la Glaxo Wellcome ha aumentato i suoi profitti del 16%.   Le aziende farmaceutiche sono quelle che distribuiscono agli azionisti i dividendi più alti.            In base agli art. 6 e 31 degli accordi Trips, i paesi poveri hanno il diritto di produrre farmaci indispensabili in loco seppur dietro il pagamento di royalties alle aziende farmaceutiche che detengono il  brevetto (della durata di 20 anni), o di acquistare i farmaci tutelati da brevetto sul mercato estero dove viene venduto al prezzo inferiore.             La battaglia del Sud Africa per poter produrre tali farmaci è stata vinta per questo e perchè ci si è mossi in tutto il mondo e in modo variegato.         In Inghilterra, per esempio, i cittadini hanno disdetto le polizze di alcune compagnie di assicurazione che, in ba se alla legge inglese sulla trasparenza, risultavano essere azioniste della Glaxo Wellcome.         Questa è una vittoria ma il problema non è risolto.           Mandela ha rifiiutato i farmaci che venivano offerti dalle multinazionali a basso prezzo perchè non voleva carità ma giustizia.            E il problema non si risolverà finchè non ci sarà giustizia.
SPERIMENTAZIONE DEI FARMACI: nel sud del mondo non viene rispettata la convenzione di Helsinki sull'etica nella ricerca biomedica.              Viene citato il caso di una sperimentazione effettuata nel 1996 in Costa d'Avorio dalla Glaxo Wellcome su due gruppi di donne sieropositive a cui è stato taciuto il diritto di continuare a ricevere gratuitamente per il resto della vita le medicine che erano risultate efficaci, così come è previsto dalla convenzione di Helsinki.                   Siamo legittimati a combattere per l'eticità delle sperimentazioni di farmaci nel sud del mondo solo se ci  facciamo anche carico della responsabilità che in molti paesi questo è l'unico modo per le persone povere di acceder a un qualche tipo di cura.

NICOLETTA DENTICO     (MEDICI SENZA FRONTIERE)
14 milioni di persone all'anno muoiono nel mondo per malattie curabili.                 E' il crimine di chi impedisce l'accesso ai
farmaci, anche se i farmaci sono solo una parte della cura.                 La lotta per i farmaci è solo il mezzo per arrivare a parlare di diritto alla salute.                Non esiste ancora una forma giuridica che configuri il "crimine economico".             Secondo stime dell'OMS,     muoiono ogni anno nel mondo: 2,5 milioni di persone per diarrea,       4 milioni per malattie respiratorie,          3,9 milioni per polmonite,           1,5 milioni di bambini per morbillo e varicella,       1 milione per malaria,          3 milioni per AIDS,            1,5 milioni per tubercolosi (negli ultimi due casi la fascia di età è fra i 15 e i 39 anni).                 Ritornano malattie che sembravano scomparse, come la malattia del sonno che colpisce 500 mila persone nell'Africa subsahariana e a cui sono esposte 60 milioni di persone.         L'accordo sui Trips non piace a Medici Senza Frontiere, ma esistono degli articoli che hanno permesso al Sud Africa e al Brasile di vincere la loro battaglia per la disponibilità di farmaci a basso costo. Sfidiamo le aziende farmaceutiche sul loro terreno.
  
DENNIS BRUTUS      (WORLD BANK BOYCOTT CAMPAIGN, SUD AFRICA)
E' stato prigioniero politico con Nelson Mandela nel Sud Africa dell'apartheid.           Propone uno strumento concreto d'azione, il "WORLD BANK BONDS BOYCOTT",  ovvero come mandare in fallimento la Banca Mondiale.            L'80% delle risorse della Banca Mondiale provengono dal prestito obbligazionario sottoscritto da fondi comuni di investimento (quindi da privati cittadini), università, chiese, sindacati, istituzioni pubbliche. L'emissione di obbligazioni ha fruttato l'anno scorso alla BM 600 milioni di dollari.      E' stata avviata una campagna di informazione sia in Sud Africa sia negli Stati Uniti con ottimi risultati.           Sono state contattate chiese e sindacati.         I fondi etici sudafricani hanno dichiarato che non avrebbero investito nella BM.        Alcune categorie sindacali negli Stati Uniti  (Communications workers union, Union of the government employees) hanno deciso di non investire nella BM,         lo stesso hanno fatto le città di San Francisco, Oakland e Berkeley.          Sono stati presi contatti con gli studenti univesitari americani perché sia forte la pressione verso gli organi accademici (ben 150 università statunitensi avevano partecipato al boicottaggio del Sud Africa all'epoca dell'apartheid facendo venir meno investimenti per 3 miliardi di dollari).              La Campagna per il boicottaggio della Banca Mondiale ha pubblicato un opuscolo che purtroppo non era disponibile nei giorni del Public Forum.             Tutto ciò che c'è da sapere si trova nel sito: www.asled.net dell'organizzazione AC Europe di Amsterdam che cura la campagna per l'Europa.            Dennis Brutus termina scaldando la platea al grido ritmato di: "We are going to bankrupt the World Bank".

E' un'iniziativa interessante che può coinvolgere i cittadini nel loro ruolo di risparmiatori. Bisognerebbe capire in che modo e in che misura istituzioni, banche e fondi di investimento finanziano in Italia la Banca Mondiale.

AURORA DONOSO    (ACCION ECOLOGICA, ECUADOR)
E' noto chi rapina le risorse, si tratta ora di giudicarli.         Si sa come FMI e BM facilitino l'ingresso delle multinazionali in Ecuador per sfruttarne le risorse.               La prossima guerra riguarderà l'acqua.          Texaco e Agip stanno costruendo un nuovo oleodotto che avvelenerà la falda acquifera di un bel pezzo di Amazzonia.

Ci chiede il nostro sostegno alla loro lotta perchè l'oleodotto non si faccia.


SABATO 21 LUGLIO 2001 MATTINA

SESSIONE TEMATICA: IL DEBITO FINANZIARIO

Venerdì 20 luglio, giorno delle piazze tematiche e dell'assedio alla zona rossa, muore Carlo Giuliani, colpito da un proiettile esploso dall'interno di una camionetta dei carabinieri.          FABIO LUCCHESI annuncia che si sono perse le tracce di due pullman di Forza Nuova che sarebbero arrivati a Genova nei giorni precedenti.            Non abbiamo ancora la consapevolezza del destino che attende centinaia di persone che sono finite o che finiranno in carcere attraverso l'inferno della caserma di Bolzaneto.              Il massacro nella scuola Diaz non si è ancora consumato.
 
EDMILSON BRITO RODRIGUEZ         (SINDACO DI BELÈM  DO PÀRA - Brasile)
Lo stato del Para in cui  si trova la città di Belem  in Brasile è grande quanto due Francie,           il 66,5% della popolazione vive nelle aree urbane, lo stato è al servizio del  latifondo.              Non sono ancora stati individuati i responsabili della morte di 19 contadini Sem Terra uccisi dalla polizia cinque anni fa mentre partecipavano a una manifestazione pacifica.        Sono qui a Genova perché il futuro dell'umanità sia un futuro di giustizia.                   A Belem stiamo sperimentando un modello di bilancio partecipativo che coinvolge la popolazione.
Nel 1999 abbiamo organizzato il primo incontro americano per l'umanità e quest'anno siamo stati al Forum sociale mondiale di Porto Alegre.         Belem si trova in un punto strategico degli interessi neoliberali in Amazzonia,     nel crocevia di sperimentazione del Plan Colombia, che prevede il controllo militare di un vasto territorio del Sudamerica,        e nella zona di sfruttamento delle risorse amazzoniche, che sono l'obiettivo del piano ALCA (trattato di libero commercio per l'America latina) voluto dagli Stati Uniti.           D'accordo con il governo brasiliano gli Stati Uniti stanno impostando un programma di controllo assoluto, aereo e terrestre, dell'Amazzonia [come dirà Riccardo Petrella, il debito insoluto porterà allo scambio con l'Amazzonia].

Un esponente della CONFEDERAZIONE DELLE POPOLAZIONI INDIGENE DELL'ECUADOR (CONAIE)
Il pagamento del servizio del debito estero assorbe il 54% della spesa pubblica dell'Ecuador.
 L'80% della popolazione vive in povertà.           Dopo l'ultima rivolta indigena, siamo riusciti a firmare con il governo un accordo su 21 punti.          Il 18 luglio scorso, a Quito, abbiamo costituito un tribunale di giustizia popolare per giudicare i grandi beneficiari del debito estero e stiamo raccogliendo informazioni per costituire una banca dati che serva a capire dove sono andati a finire i loro capitali.              Abbiamo in progetto la creazione di un tribunale di giustizia popolare internazionale (sul debito, l'arricchmento illecito, la miseria, l'ambiente).
Per i popoli indigeni esiste un "debito coloniale" e un "debito ecologico" che vogliamo ci vengano riconosciuti.
Il debito estero è andato a beneficio delle élites ed è giusto che siano loro a ripagarlo.            Vogliamo creare una riforma giuridica dello stato per far sì che il debito estero non aumenti e che ci siano controlli rispetto a chi fa investimenti e dove.          Abbiamo deciso di aderire allo "scambio del debito" avendo chiaro che è solo un palliativo.              Abbiamo dialogato con FMI, BM e Club di Parigi e gli abbiamo fatto arrivare le nostre proposte.            Il movimento indigeno sta organizzando lotte in tutta l'America Latina, in Ecuador è un movimento riconosciuto e ascoltato.

JURGEN KAISER    (JUBILEE 2000, GERMANIA)
La prima grande manifestazione contro la Banca Mondiale si è tenuta nel 1988 a Berlino.           Le politiche sul debito vengono decise in incontri esclusivi di élites del Nord del mondo a cui i paesi debitori non sono ammessi.
I paesi debitori sono gli unici a non avere la possibilità di rivolgersi a organismi di mediazione imparziali.
Jubilee 2000 si pone l'obiettivo       di creare un arbitrato internazionale imparziale sulla questione del debito che deve vedere unite le campagne del Nord e del Sud del mondo,        e di eliminare i club dei paesi creditori.

SUSANNA CHU        (CENTRO DERECHOS ECONOMICOS Y SOCIALES ECUADOR)
La mancanza di politiche di prevenzione causa la morte di 25 bambini al giorno in Ecuador.            Un milione di persone, il 15% della popolazione attiva, sono emigrate.            L'eccessivo sfruttamento delle risorse petrolifere,  con cui si pensa di poter pagare il debito estero, provoca devastazione ambientale e danni alle popolazioni indigene.          Chiediamo un processo di sdebitamento trasparente e giusto e che i    responsabili dei crimini contro i diritti umani siano chiamati a rispondere in un tribunale internazionale.

BERNARDINO MANDLATE        (CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE EVANGELICHE)
Occorre sensibilizzare le persone che frequentano le chiese perché non si può essere cristiani oggi senza riconoscere l'esistenza di problemi economici e ambientali.
 Nell'Est europeo fino al 1989 erano 14 milioni le persone che vivevano con non più di 4 dollari al giorno, oggi sono diventate 147 milioni.                In Thailandia dopo la crisi finanziaria del 1997-98, i suicidi sono aumentati del 50%.              Il dipartimento giustizia pace e salvaguardia del creato del consiglio ecumenico elabora e distribuisce documenti sulla cancellazione del debito e sull'ingiustizia economica.

ALESSANDRO ..... (JUBILEE MOVEMENT INTERNATIONAL [)
Mancano risposte chiare da parte nostra: siamo d'accordo sullo "scambio del debito" proposto da Bush, cioè trasformare i prestiti in sussidi?          L'idea è accettata da Jubilee 2000 ma non da Jubilee South.  Alcune organizzazioni aderenti al movimento per la cancellazione del debito non parteciperanno alla manifestazione di oggi   [forse si riferisce alla campagna promossa dalla CEI],    invece dobbiamo mostrare che non abbiamo paura.

Esponente    BHOPAL GROUP FOR INFORMATION AND ACTION
Dal dicembre 1984, 20 mila persone sono morte a Bhopal in uno dei più gravi disastri industriali della storia causato dalla fuoriuscita di 4mila diversi tipi di sostanze tossiche da una fabbrica della Union Carbide.              Decine di migliaia di persone sono ancora seriamente ammalate e attendono giustizia.           Gli indennizzi sono stati limitati per numero e per entità: i feriti più gravi hanno ricevuto 300 dollari,        le famiglie dei morti 2mila dollari.              Il costo per la multinazionale americana è stato pari a 48 cents per azione.           Intorno alla fabbrica sono stati sotterrati 5 mila metri cubi di sostanze tossiche, ma la Banca Mondiale non vuole concedere 200 milioni di dollari per bonificare il terreno.                  Il governo indiano protegge gli interessi delle multinazionali: medicine e ricoveri sono stati contestati, il governo non vuole presentare una richiesta di estradizione per i dirigenti della Union Carbide colpevoli del disastro.            La Union Carbide, a sua volta, dice che è acqua passata, adesso fa parte della Dow Chemicals e quest'ultima rifiuta di riconoscere come propria la responsabilità di quanto è accaduto.
Vi chiediamo di sostenere la nostra campagna facendo pressione sugli uffici italiani di Dow Chemical e sulle ambasciate o consolati indiani.
(www.bhopal.net, www.bhopal.org, www.bhopalexpress.com; justiceinbhopal@yahoo.co.in)

RICCARDO PETRELLA (Università di Lovanio)
Il debito è la negazione dei diritti umani e sociali.             Il debito è già stato pagato tre volte ed è colpa delle politiche economiche internazionali degli anni '60 e '70, non delle popolazioni.           Sono le élites locali che ne beneficiano.           Il debito sta permettendo a qualcuno di impadronirsi delle risorse naturali della terra.    

   Noi non vogliamo limitarci a chiedere l'annullamento del debito, vogliamo che sia istituito un tribunale internazionale per giudicare i crimini umani perpetrati attraverso il debito.           
 Il prossimo Forum mondiale di Porto Alegre può diventare il momento di costruzione di questo tribunale. Dobbiamo entrare nella logica della restituzione di ciò di cui ci siamo appropriati.


MARTEDÌ 17 LUGLIO    ORE 12
  SESSIONE PUBLIC FORUM DI GENOVA: QUALI SPAZI PUBBLICI PER IL SAPERE?
MARIA ROSA CUTILLO, MANI TESE
L'anno scorso a Dakar si è tenuto un vertice mondiale sull'istruzione, per verificare quali degli obiettivi che ci si era posti dieci anni prima al vertice di Jonsen (?) - accesso universale alla scuola per tutti i bambini entro il 2000, riduzione dell'analfabetismo tra gli adulti - erano stati raggiunti. Qualche progresso c'è stato, ma ben inferiori a quelli programmati. Secondo i dati dell'Unesco, ci sono ancora almeno 113 milioni di bambini che non hanno accesso all'istruzione primaria (il 60% di questi sono bambine, il 97% vive nei paesi del Terzo mondo). L'area più penalizzata è quella dell'Africa subsahariana: in media, la percentuale del proprio budget che questi paesi destinano all'istruzione si aggira intorno all'1,7%. Il rapporto numerico tra insegnanti e allievi varia, nel mondo, da 9 a 72/1; i rapporti più elevati sono in Africa e Asia meridionale e occidentale.  Solo il 75% degli insegnanti è diplomato. Gli analfabeti adulti sono nel mondo circa 800 milioni, di cui i due terzi donne. In Asia meridionale, solo il 60% degli uomini eil 30% delle donne sono alfabetizzati. Abbiamo 130 milioni di bambini analfabeti: questa cifra corrisponde a quella dei bambini sfruttati sul lavoro in maniera vergognosa, secondo le stime dell'OIL.
Il 45% della popolazione analfabeta del mondo si trova in India, Pakistan e Bangladesh, stati che investono in tutto 1.6 miliardi di dollari per l'istruzione, ma ben 13.6 miliardi di dollari per le armi.  Occorre un impegno preciso della società civile, che deve fare pressione sui governi affinché questi cambino le loro priorità.         121 governi del mondo (esclusi Usa e Somalia) hanno sottoscritto la convenzione dei diritti dei bambini, che comporta per loro impegni molto precisi.  L'anno scorso a Dakar i governi si sono impegnati a eliminare il gap di genere nell'accesso all'istruzione e a raggiungere l'istruzione universale entro il 2015.       La Global Campaign si impegna a monitorare queste azioni e il raggiungimento di questi obiettivi.
Secondo Kailash Satyarti basterebbero 7 miliardi di dollari in più all'anno (un quarto di quanto gli europei spendono in cosmetici ogni anno, l'equivalente di quanto si spende nel mondo per le armi in 4 giorni) per garantire l'istruzione universale infantile.
MARCO REVELLI,   docente di sociologia all'Università del Piemonte , Attac Italia Il G8 mi ricorda gli incontri dei sovrani in decadenza alla fine dell'800, che ostentavano i loro privilegi e potevano ancora far impiccare qualche dissidente, ma non erano più in grado di controllare il mondo.       Se non ci fosse questo movimento, sui giornali leggeremmo solo, probabilmente, dei menu dei pranzi di gala e delle toilette delle first lady.
Ma veniamo alla questione centrale.
Cos'è la globalizzazione?
Al di là della retorica, credo sia soprattutto una rivoluzione spaziale, cioè una trasformazione radicale dello spazio sociale, una modificazione profonda della nostra percezione dello spazio. Non sono state molte le rivoluzioni di questo tipo nella storia umana.
La prima risale al neolitico, all'invenzione dell'agricoltura e la conseguente sedentarizzazione. La seconda alla fine del 1400: le scoperte geografiche, l'esplorazione dell'intero pianeta e la sua rappresentazione.  La terza è stata la costruzione dello stato-nazione.  La quarta è questa: la compressione dello spazio, la costruzione di uno spazio globale capace di influenzare la nostra vita quotidiana, i nostri comportamenti, di incorporare tutto.
E anche la trasformazione della qualità dello spazio, che è il frutto di una grande rivoluzione tecnologica: l'innovazione tecnologica delle comunicazioni e dei trasporti: dalle autostrade alle comunicazioni telefoniche, dagli arei ai satelliti e alle dirette mondiali.  Ma si tratta di uno spazio distorto, che rende vicinissimi Tokyo e New York e lontanissima Dakar; e lontanissimo il centro di Dakar dalla sua periferia. E' uno spazio costruito sulla base dei flussi di denaro.      
    Le nuove distanze non sono determinate dalla natura ma dagli economisti, , dalle loro scelte, e soprattutto dalle loro scelte economiche.
Un esempio: i telefoni.      Negli Usa abbiamo 164 milioni di telefoni più 34 milioni di cellulari per una popolazione di 274 milioni di persone: fa un telefono ogni 1.3 persone.             In Svizzera abbiamo 4.5 milioni di telefoni e un milione di cellulari per sette milioni di persone, il che equivale a un telefono ogni 1.1 persone.
In Italia arriviamo a un telefono per abitante, tra fissi e cellulari.
In India, quasi 1 miliardo di persone, i telefoni sono solo 12 milioni,
abbiamo un telefono ogni 120 abitanti.                     In Nigeria, uno
ogni 466 abitanti,        in Rwanda, uno ogni 600 persone.  In pratica, si
tratta di una rete densissima al centro, ma molto rarefatta alla periferia.  Il consumo procapite di energia nel mondo dà la misura di queste nuove distanze: negli Usa ogni abitante consuma 12.663 chilowattore al giorno, con un'emissione di CO2 procapite di 20,8 tonnellate all'anno.  In Italia siamo a 4.800 chilowattore e a un'emissione di 33,4 tonnelate all'anno.
India: 448 kwore (un trentesimo degli Usa, un decimo dell'Italia),      in Rwanda 34 (un quattrocentesimo degli Usa), con un'emissione di CO2 di 1,1 tonnellate all'anno procapite.
Ma sono forse i dati sull'accesso a Internet a dare più di tutti la misura delle nuove distanze: il 26,3% degli utenti sono americani, il 20% appartiene agli altri paesi "sviluppati", una percentuale consistente è dell'Asia dell'est, solo lo 0,1% però risiede nell'Africa subsahariana e lo 0,04 nell'Asia del Sud.      In Zambia ci sono solo 200 utenti,  in Congo 100, in Burundi 75, in Nigeria 200 (su 80 milioni di abitanti),  in Rwanda 100, in Togo 300, in Sierra Leone 50,    in Somalia e in Liberia zero.
Questo è lo spazio scelto e deciso dagli uomini.            E' uno spazio pubblico?
E' cioè uno spazio di incontro, di discussione, di contaminazione, di conoscenza critica?
No, quello prodotto in questo modo è soprattutto uno spazio di omologazione, che seleziona il contenuto dei messaggi, semplifica le lingue (il 50 delle comunicazioni è in inglese, solo l'8,9 in cinese).      Quello che circola in rete è soprattutto il business, l'informazione finanziaria, la riorganizzazione dei sistemi produttivi.  E' uno spazio di astrazione delle cose concrete, di produzione e consumo.  All'inizio la rete era diversissima, non era piegata al profitto: si comunicava in pochi, ma liberamente.     Poi è cominciata la colonizzazione da parte dell'economia, circa 10 anni fa: dalla creazione dei grandi portali al tentativo di Bill Gates di trasformare tutta la rete in un ambiente Windows.       Oggi nella rete circolano essenzialmente quei saperi che possono essere messi al servizio della produzione, in particolare di quell'economia che spia nell'intimo della collettività per trasformarla in business.
Ma non è detto che le cose debbano andare così.          Occorre lavorare:
1) SULLA SCUOLA, che è l'istituzione più a rischio: rischia infatti di essere messa al lavoro nell'economia totale (la riforma dell'università, all'insegna dell'economicizzazione, insegna). Ma la scuola è anche il luogo concreto dell'incontro e dell'apprendimento. Si può stabilire un patto tra docenti e studenti che credono nel senso critico.
2) SUI BREVETTI, cioè il meccanismo con cui le risorse intellettive vengono rese di proprietà di qualcuno, in cui tutta la società viene messa al lavoro.   E' questa l'intuizione che ha permesso alla new economy di crescere.     Questo meccanismo ha nella logica del brevetto la sua chiave.
I contratti dei dipendenti della Microsoft prevedono una clausola che li
impegna - in caso di licenziamento - a non lavorare per aziende
concorrenti per 12 mesi: è considerato questo il periodo in cui le loro
idee diventano obsolete.    Il potere creativo e innovativo delle idee dura
quindi un anno.          Ma i brevetti ne possono durare 25.
3) SUI MIGRANTI. I saperi circolano anche sulle gambe delle persone, non soltanto attraverso i bit. Abbattere le frontiere vuol dire costruire davvero uno spazio pubblico globale di  contaminazione dei saperi e di incontro.

PIERLUIGI SULLO,        CARTA
Cosa succederà dopo Genova?
 Se nascerà una struttura permanente proporrò che si chiami Forum Sociale Italia. Come dice Toni Negri, l'inglese è la lingua dell'impero. La Terza Università di Roma ha inaugurato come attrazione per gli studenti un corso di peacekeeper.
Questo aneddoto è emblematico di due questioni connesse con la globalizzazione.
Si creano i problemi e poi si inventa una tecnica per risolverli; questa tecnica viene nominata in inglese.
Altre storielle significative. Un giovane avvocato di Sydney ha presentato una richiesta per una sua invenzione con un complicato nome in inglese.   Il brevetto gli è stato rilasciato, e solo a quel punto lui ha rivelato che si trattava della ruota.     Giorni fa il presidente messicano Fox, ex manager Coca Cola, ha protestato con la WTO perché la Dupont aveva depositato una domanda di brevetto anche in Europa (dopo averlo ottenuto in Usa) su un tipo di mais usato da millenni in America Centrale.  A me Genova fa venire in mente un carcere di massima sicurezza, dove però i prigionieri sono loro.         Non c'è bisogno di dilungarsi sulle cattiverie della globalizzazione, anche perché si potrebbe arrivare all'errata conclusione che se gli occidentali smettessero di deodorarsi gli africani potrebbero avere l'acqua potabile.       Non credo che il problema sia solo quello della redistribuzione, anche se certamente dobbiamo cambiare stile di vita. Credo che questo sistema vada proprio reinventato.
Mesi fa Carta ha organizzato un cantiere sui saperi della globalizzazione (il documento si trova nel sito di Carta) e da quell'incontro mi è rimasta in mente un'espressione di Riccardo Petrella: "dobbiamo costruire l'università del bene comune".      L'ex governo di centro sinistra ha pensato bene di accompagnare i processi di globalizzazione cercando di "ingentilirli": si può dire che siamo nella situazione paradossale di dover essere grati al governo di destra per la caduta di questa ipocrisia.           La messa in vendita del sapere è stata iniziata dal ministro Berlinguer, ex comunista.
L'espressione di Petrella ha il pregio di rovesciare i termini del
problema.       Attac è un movimento di autoeducazione popolare orientato
all'azione.     Il presidente di Attac Francia l'ha spiegata così: "In
Francia all'inizio del secolo scorso esisteva un grande movimento di scuole popolari".       Esisteva anche in Italia, grazie al movimento operaio nascente, che ha dato la luce alle società di mutuo soccorso,  alle camere del lavoro e anche alle scuole popolari. Un filosofo anarchico inglese ha dimostrato che questo tipo di sistema scolastico era molto migliore di quello organizzato dallo stato.
La parola comunità è molto sospetta per la cultura di sinistra.      Ma la situazione oggi non è molto diversa da quella degli inizi del 900, anche se oggi ci manca, rispetto ad allora, la speranza nel progresso.  Possiamo però cominciare a scavare le fondamenta di un sistema educativo altro, molto diverso da quello ormai messo sul mercato.
MAGNUS VELT, EXIT (SINDACATI NAZIONALI EUROPEI)
Siamo molto preoccupati per i negoziati sui servizi (Gats) nell'ambito della Wto.
Sono soprattutto Usa e Australia a voler mettere sul mercato globale i servizi. La cosa avrebbe due conseguenze molto pericolose:
1) un sistema scolastico privato globale sarebbe in qualunque caso a favore dei paesi del Nord (della loro cultura, della loro visione del mondo) e non certo di quelli poveri: i saperi locali, il sapere popolare in questo modo verranno spazzati via 2) negli Stati Uniti il sapere è già sul mercato, in Europa no.       Nel momento in cui verranno aperte le frontiere qualsiasi scuola privata avrà diritto agli stessi fondi e alle stesse facilitazioni, da parte dello Stato, delle scuole pubbliche.        La scelta potrebbe anche essere quella di non dare più fondi a nessuno.
Occorre opporsi con tutti i mezzi a questo cambiamento.      Siamo in contatto con scuole e università di tutto il mondo per organizzare l'opposizione.
I negoziati cominceranno in novembre in Qatar e saranno condotti dai ministri per il  commercio, non da quelli dell'istruzione.     Su questi temi stiamo cercando di informare tutti quelli che si occupano di istruzione.

DOMENICA 22 LUGLIO, MATTINA
SESSIONE SPECIALE G-OCCHIO
WALDEN BELLO
Il rapporto del movimento con le frange di provocatori è un problema molto delicato che dovremo affrontare.
 Dobbiamo preservare l'integrità del movimento, non possiamo perdere militanti per questo motivo.
È stato molto commovente venire qui a Genova. Se c'è qualcosa di positivo nella globalizzazione è il fatto che ci ha permesso di incontrarci, il fatto che ha reso il nostro movimento un movimento globale.  Abbiamo un futuro comune e la costruzione di questo futuro è iniziata.
RICCARDO PETRELLA
La rabbia esiste ed è legittima, perché la violenza è strutturale in questa società. L'apartheid globale c'è, c'è la manipolazione delle coscienze. Se è vero che qui in questi giorni molti hanno perso la loro verginità democratica, non dobbiamo perdere però il nostro sistema immunitario come cittadini, quello che ci fa reagire all'ingiustizia.  L'inchiesta su tutto quello che ha fatto in questi giorni la polizia deve essere svolta.
Oggi il tentativo è quello di delegittimare il movimento classificandolo come "geneticamente violento", quindi di criminalizzarlo, dopo aver tentato, in precedenza, di ridicolizzarlo.
Perché?        Perché noi abbiamo messo in crisi la loro idea di
globalizzazione,    le abbiamo tolto credito.           In pochi anni
abbiamo ottenuto due successi: primo, abbiamo bloccato il MAI, che era il compimento assoluto, il primo pilastro, la liberalizzazione totale del capitale, della finanza; secondo, abbiamo bloccato il Millennium Round, il secondo pilastro, la liberalizzazione totale del commercio.
Dicono che la globalizzazione è un fatto "naturale", è un progresso; dicono che è nell'ordine della storia andare verso una società senza frontiere. Di conseguenza, è ovvio, chi è contro la globalizzazione è contro il progresso, anzi, peggio, contro i processi naturali della storia.
Ma noi sappiamo che la globalizzazione è basata di fatto sull'egemonia degli Stati Uniti.
La globalizzazione in realtà è un'americanizzazione.  Il 72% degli americani, intervistati in un sondaggio, alla domanda "cos'è la globalizzazione?" rispondono: "la globalizzazione siamo noi".  E il 70% degli asiatici dicono "la globalizzazione è americanizzazione".  Quindi, ogni tentativo di lotta contro l'attuale globalizzazione è in realtà un tentativo di destabilizzare l'economia americana.         Putin ha accettato che lo scudo antimissile sia uno strumento di difesa del mondo perché in realtà non è un democratico.           Il governo italiano ha fatto finta di dialogare e poi ha lasciato mano libera alla polizia.
A WAshington, al vertice FMI di settembre, verrà giocato lo stesso gioco.  Bisogna continuare la pressione, non cedere ora, non farci intrappolare nell'alibi della violenza, non farci fermare dal fatto che non siamo riusciti a controllare una minoranza.
Al prossimo forum di Porto Alegre dobbiamo essere 500mila. E dobbiamo fare di Porto Alegre uno dei momenti fondamentali della storia della costruzione del ventunesimo secolo.
Il G8,    grazie alla complicità di alcuni intellettuali che si sono
venduti, finge di adottare alcuni nostri obiettivi, di essere sensibile a
certi temi istituendo il Fondo per la salute e adottando la teoria del
conservatorismo compassionevole.         Compassione per i poveracci che
non ce
l'hanno fatta.        Sono tre miliardi di persone, quelli che vivono con
meno di due dollari al giorno: sono loro i perdenti.          Ma il Fondo
per la salute non tocca i principi del libero mercato, né quelli del brevetto dei farmaci.
E' un fondo finanziato con le tasse indirette (non con quelle dirette, che toccano gli interessi dei ricchi), quindi saremo noi a finanziare quello che di fatto sarà un allargamento del mercato delle grandi industrie farmaceutiche.         E il Fondo contro il Digital Divide?
L'economia della conoscenza creerà ulteriori disuguaglianze.          Come
si combattono? Ruggiero dice: portiamo i cellulari in Africa.     300
milioni di dollari per portare i computer in scuole che non hanno nemmeno i materiali fondamentali: questo è il programma delle NU "African digitalization schools".
Dobbiamo lavorare per costruire il nostro ordine del giorno.  Dobbiamo creare un rapporto con le istituzioni e rafforzare le nostre capacità di proposizione politica.
1) Bisogna lavorare sulle narrazioni, sull'ideologia, sui valori dominanti, come la competitività, che influenza anche noi.      Dunque, reinventar la narrazione del mondo.
 Cosa significano parole come solidarietà, giustizia, umanità, nazione, consumo, rappresentanza politica, socialismo?       
Tutti questi concetti sono stati inquinati dal sistema dominante e dalla sua ideologia.
Bisogna lottare contro WTO, FMI, BM, contro i diritti di proprietà intellettuale e l'omologazione mondiale degli standard dei prodotti (ISO).  Bisogna dimostrarne l'illegittimità.
3) Infine, bisogna creare delle alternative concrete.     Strumenti come il bilancio partecipativo, le monete locali, le economie locali, l'agricoltura locale.


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IL RESOCONTO DEL PUBLIC FORUM DI GENOVA 16-19 LUGLIO DI CLAUDIA FANTI (PER L'AGENZIA DI NOTIZIE ADISTA)
L'impressione è quella di trovarsi in un Paese sotto regime militare: è, la Genova che ospita il Vertice degli otto "grandi", una città blindata, militarizzata, praticamente in stato di assedio (polizia, carabinieri e guardia di finanza a ogni angolo, i varchi della zona rossa chiusi da grate metalliche di 5 metri di altezza, negozi chiusi, strade deserte, perquisizioni e controlli).  Ma negli spazi della cittadella di Punta Vagno, dove si svolge, dal 16 al 22 luglio, il Public Forum organizzato dal Genoa Social Forum, la realtà cambia completamente aspetto, quasi a mostrare, già solo con questo, quanto sia appropriato lo slogan (ripreso dal Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre dello scorso gennaio) "Un altro mondo è possibile". Tuttavia, appena aperto (pochi minuti dopo l'inizio della prima sessione tematica sulla "lotta alla povertà e alle disuguaglianze"), il Public Forum si è subito trovato di fronte a una difficile sfida: quella di portare la voce del popolo anti-globalizzazione al di sopra del rumore della bomba esplosa alla stazione dei carabinieri vicina a Brignole. "Una bomba contro il movimento", ha subito dichiarato il Genoa Social Forum, denunciando il rischio di un rilancio della strategia della tensione e rinnovando l'appello a partecipare alle manifestazioni pacifiche e di massa del 19, del 20 e del 21 luglio: "se qualcuno (non importa chi) avesse voluto programmare un modo per spostare l'attenzione dai nostri argomenti e dalle nostre proposte coprendo con l'esplosione di una bomba le nostre parole - ha commentato Fabio Lucchesi della Rete di Lilliput - non avrebbe potuto scegliere momento più esatto". Argomenti e proposte si sono comunque, a dispetto di tutto, fatti strada, a conferma dell'esistenza di un dibattito quale "non si era mai visto da molti anni" in Italia. Si poneva come obiettivo, il Public Forum, quello di dare massimo risalto e visibilità esterna ai temi e alle proposte alternative al G8, ponendo l'accento su "esperienze e testimonianze di riscatto e di resistenza di base". Il tutto secondo il "modello Porto Alegre", con plenarie generali, plenarie tematiche ed eventi autogestiti, oltre a concerti e spettacoli serali. 200 i relatori invitati al Forum, di cui più di 50 provenienti dal Sud del mondo.
"Questo mondo non è in vendita"
Protagonisti della prima plenaria generale, sul tema "Questo mondo non è in vendita", Susan George dell'Osservatorio sulla mondializzazione, Walden Bello del Focus on the Global South, Marina Dos Santos del Movimento dei Senza Terra (Mst) del Brasile.  A indicare l'enormità della sfida, ci ha pensato subito Susan George: il mondo - ha detto - in realtà "è in vendita", come dimostra il fatto che ogni risorsa sia trasformata in merce di scambio, e che "chiunque sia escluso da tale logica non valga assolutamente niente".  Tuttavia, il modello capitalistico che sembrava trionfante mostra segni inconfondibili di cedimento, segni di una crisi - sottolinea nel suo intervento Walden Bello - dai molteplici aspetti: una crisi, prima di tutto, di legittimità, ma anche una crisi dell'ordine multilaterale globale, giacché l'indiscussa supremazia Usa sugli organismi internazionali indica con ogni evidenza la nascita di un sistema unilaterale; crisi delle alleanze militari internazionali, perché cresce la resistenza alla presenza militare statunitense (come mostra l'isolamento di Bush sul progetto dello scudo spaziale); crisi della democrazia liberale, sempre più avviata verso una plutarchia; la crisi creata dalla contrapposizione tra economia ed ecologia; la crisi strutturale, infine, del sistema produttivo, segnato da una fase di enorme recessione economica.  E se l'élite "ha paura che la crisi di legittimità possa trasformarsi in crisi di egemonia", il popolo anti-globalizzazione non le darà tregua: "dovunque i grandi decidano di riunirsi - ha dichiarato Marina Dos Santos - noi saremo lì". Ed è stato proprio l'intervento della dirigente del Mst il più applaudito della giornata. Un appassionato e vibrante appello ad una grande alleanza "per superare tutto ciò che rappresenta il capitalismo" e "costruire un mondo che abbia l'essere umano e la natura al centro delle sue aspirazioni". Un mondo senza più fame: quella contro cui sono costretti a lottare i 50 milioni di brasiliani che vivono al di sotto della soglia della povertà, con meno, cioè, di 40 dollari al mese ("quasi un'Italia intera", ha commentato Marina Dos Santos). Un mondo senza più le disuguaglianze di cui il Brasile offre un non invidiabile esempio: l'1% dei proprietari che possiede quasi la metà delle terre coltivabili del Paese e 4.8 milioni di famiglie senza terra. Un mondo senza più violenza: quella che ha spezzato la vita di Oziel Alvez, 17 anni, una delle vittime del massacro di Eldorado de Carajàs. "La polizia - lo ricorda Marina Dos Santos al termine del suo intervento - lo aveva ne? Il capitale - ha spiegato Bernocchi -
ha bisogno di un'assoluta
flessibilizzazione per compensare il mancato allargamento dei mercati su cui
pure aveva scommesso: in
realtà, su 6 miliardi di abitanti, 5 ne sono rimasti fuori, senza alcuna
possibilità non solo di vendere, ma
anche di comprare. Cosicché vi sono nel mondo "sempre più vendite e sempre
meno compratori". È
stato il centrosinistra - ha dichiarato Bernocchi - a gestire la
flessibilità e ad aprire così la strada a
Berlusconi: "la barriera è stata rotta e ora bisogna ricominciare tutto da
capo". Ma sotto accusa sono
tutti i governi di centro-sinistra, che "hanno assunto il liberismo - ha
dichiarato il giornalista del
"manifesto" Loris Campetti - come unico orizzonte possibile, tentando di
governarlo e di limitarne gli
effetti". Critiche, e autocritica, anche nei confronti della Cgil: un
errore - ha dichiarato Nicola Nicolosi
- la mancata adesione ufficiale a Genova; troppi gli spazi di flessibilità concessi alla controparte; sbagliata la strada, "che non è propria" della Cgil, della moderazione.
Presente ufficialmente, invece, la
Fiom, forte del successo ottenuto con lo sciopero contro l'accordo separato e di una consapevolezza nuova della possibilità di lottare contro una globalizzazione che - ha dichiarato Cremaschi -"ha l'esclusione nel Dna", ed è "il metodo più scientifico trovato dal capitalismo per sfruttare i lavoratori".
Ma è arrivata l'ora, per il movimento sindacale europeo, di riprendere la lotta, superando gli accordi di vertice e una politica di riduzione del danno, in una nuova unità con il terzo e quarto mondo (ma anche con gli immigrati, contro i quali rischiano di abbattersi le iniziative di legge della destra) e in direzione di un'alleanza tra tutti i popoli.
Fermare l'Omc
È l'Organizzazione Mondiale del Commercio il nemico più temuto dal popolo anti-globalizzazione. Se l'Omc riuscisse a realizzare il suo disegno di liberalizzazione completa dei mercati, ha spiegato Susan George, "sarebbe il primo organismo in grado di imporre le sue decisioni al mondo intero" (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale hanno "limitato" il loro potere al Sud del mondo). E le conseguenze, per l'umanità, sarebbero devastanti: distruzione dei servizi pubblici, definitiva rovina dei piccoli agricoltori, annullamento delle conquiste avvenute, ulteriore impoverimento dei Paesi poveri, ulteriore omogeneizzazione della cultura, ulteriore erosione dei diritti del lavoro e dei salari, devastazione ancora più grave dell'ambiente. Ciò che rende così pericolosa l'Omc è, secondo Susan George, la sua natura di "tavolo permanente i cui membri si impegnano a negoziare per sempre in una sola direzione". E su ambiti sempre più numerosi, a cominciare da quelli, centrali nel prossimo round negoziale, dell'agricoltura, dei diritti intellettuali e dei servizi: salute, educazione, ambiente, cultura, sport e spettacoli. Tanto che, afferma Susan George, le uniche aree che ancora sfuggono alle sue mire sono la sicurezza, l'apparato giudiziario e la religione.
Rispetto dei diritti, non carità
Proprio la salute è al centro dell'agenda degli otto "grandi" riuniti a Genova, che si fanno forti del cosiddetto Fondo Globale per la lotta all'Aids (annunciato dalla presidenza italiana del G8 e sostenuto da Kofi Annan) per poter dire, come fa il ministro Ruggero, che il G8 ha in fondo gli stessi obiettivi dei contestatori. E cosa significhi tale Fondo lo ha spiegato bene Eduardo Missoni, che proprio a causa di esso ha dato le dimissioni da presidente del gruppo di esperti sanitari del G8 ("non me la sentivo più di lavorare - ha detto - nel cervello del mostro"). Un Fondo a cui le multinazionali sono invitate a contribuire con una donazione di 500 milioni di dollari ciascuna - carità pelosa, ha commentato Missoni - ricevendo in cambio un posto nel consiglio di amministrazione incaricato di gestire il Fondo, a fianco dei governi donatori, degli organismi internazionali, ma non dei Paesi poveri, a quanto pare senza rappresentanza nel Consiglio.  "Un conflitto di inciare da quella legata al petrolio, proprio mentre si combatte in Ecuador una battaglia contro la costruzione di un oleodotto di 500 chilometri a cui partecipa anche la nostra Agip, che Aurora Donoso ha invitato a boicottare. E, insieme al boicottaggio, una proposta: quella di lanciare una campagna per la moratoria dell'espansione dell'attività petrolifera nel Sud del mondo.
Numerose le testimonianze sull'enorme entità del debito ecologico e sociale del Nord del mondo: quella di Titi Soentoro sulla distruzione delle foreste indonesiane che procede a un ritmo di 2.4 milioni di ettari l'anno (un'estensione pari a quella del Belgio); quella di Shamali Guttal sugli immani costi ambientali ed umani - un "debito non ripagabile" - delle grandi dighe finanziate dalla Banca Mondiale e dai Paesi del Nord; quella di Charito Basa sui costi sociali dell'immigrazione delle donne filippine, "serve della globalizzazione".
Una durissima la denuncia contro l'Agip - per le sue responsabilità nella devastazione ambientale prodotta in Nigeria e per la sua collusione con la politica criminale del governo - è venuta anche dal nigeriano Oronto Douglas (ex avvocato di Ken Saro Wiwa, il leader del popolo Ogoni ucciso per la sua lotta contro le multinazionali nel delta del Niger), arrivato a Genova dopo essere stato bloccato per ore alla frontiera olandese, perché - questa la scusa ufficiale - non aveva abbastanza denaro con sé ("non sapevo - ha detto - che non avere soldi fosse un reato"). Se il G8 - ha affermato Douglas - ha a cuore esclusivamente la difesa dei propri privilegi, ed è disposto al massimo a qualche atto di beneficenza, i popoli devono condurre una lotta comune per il controllo delle risorse naturali - l'acqua, l'aria, la terra - da parte delle comunità locali, in direzione di "una globalizzazione della giustizia e di una localizzazione delle risorse".
Dalla globalizzazione alla localizzazione
"Quale alternativa proponete?", sono soliti chiedere i difensori del modello
neoliberista al popolo dei
contestatori. Ma esiste un'alternativa? Le migliaia di iniziative dal basso
sono in grado di incidere sui
grandi numeri? È a questi interrogativi che ha cercato di rispondere la
plenaria generale del Forum su
"Le nostre alternative alla globalizzazione economica", a cui hanno
partecipato, tra gli altri, il
presidente del tribunale per i diritti dei popoli Gianni Tognoni, Nicola
Bullard del Focus on the global
South, Francuccio Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, la
responsabile ambiente dei Ds
Fulvia Bandoli, aspramente (e non molto democraticamente) contestata da una
frangia del pubblico,
così come avvenuto per altri esponenti delle forze politiche di
centro-sinistra, compreso l'ex ministro
Pecoraro Scanio.
Già Umberto Allegretti, nella sessione dedicata ai meccanismi della democrazia globale, aveva sottolineato l'indicazione emersa dal Forum sociale mondiale di Porto Alegre di non pretendere subito di offrire un progetto organico e complessivo alternativo al modello neoliberista, bensì di presentare un inventario di proposte. Allo stesso modo Nicola Bullard, sottolineando la necessità di "non cadere nella trappola di voler sostituire un'ideologia monoteista con un'altra", ha posto l'accento sulle "moltissime alternative a disposizione" - sui temi del debito estero, del commercio internazionale, dei paradisi fiscali, dei flussi finanziari - tutte respinte dall'élite al potere con la motivazione che, accogliendole, "crollerebbe tutto il sistema".
Secondo la Bullard, è la strada della deglobalizzazione che occorre seguire, riorientando la produzione verso il mercato interno, per superare la dipendenza dai mercati esteri e dagli investimenti, redistribuendo il reddito e la terra, spostando l'accento dall'obiettivo della crescita a quello dell'uguaglianza. Secondo Francuccio Gesualdi, è contro l'intera impostazione del modello economico che occorre combattere e non solo contro "l'ultima pennellata" fornita dalla globalizzazione. In discussione, cioè, va posto "il dogma fondamentale" che vede come obiettivo primario la crescita del commercio internazionale, perché "quando l'economia si orienta verso l'esportazione la gente diventa solo manodopera da sfruttare". Le economie, al contrario, "devono essere strutturate per servire le esigenze delle persone nel luogo in cui vivono", riducendo il commercio internazionale al minimo indispensabile e riorientandolo - prima di tutto attraverso meccanismi di stabilizzazione dei prezzi e della produzione - in modo da garantire i piccoli produttori. Occorre passare, secondo Gesualdi, "da un'economia di espansione a un'economia del limite", rivedendo drasticamente stili di vita individuali e collettivi, in direzione di una maggiore sobrietà. E garantendo, al tempo stesso, altre due condizioni essenziali: piena occupazione e accesso universale ai servizi. "È una strada che nessuno conosce - afferma Gesualdi - ma che è giunto il momento di intraprendere". Partendo da tre obiettivi immediati: impedire ad ogni costo il rilancio del nuovo round negoziale dell'Omc; introdurre la Tobin Tax (su cui Attac Italia ha annunciato una campagna per un disegno di legge di iniziativa popolare) e premere affinché i trattati internazionali, a cominciare da quello sul clima, seguano "la nostra direzione".
Di localizzazione ha parlato anche José Bovè, della Confederation Paysanne, indicando la necessità di un'agricoltura in grado di rispondere ai fabbisogni delle persone là dove esse abitano. Contro le regole dell'Omc ("sistema perverso di controllo" che, afferma Bovè, obbliga i Paesi a importare prodotti a prezzi più bassi di quelli locali, mandando in rovina i piccoli produttori), contro la politica di sovvenzioni alle esportazioni seguita dai Paesi ricchi, la coalizione mondiale di organizzazioni contadine nota come Via Campesina avanza - sottolinea Bovè - tre controproposte, tre principi-guida: la sovranità alimentare, intesa come diritto dei popoli a nutrire se stessi a partire dalla propria agricoltura (tutelandosi alle frontiere con dazi doganali sulle esportazioni); sicurezza alimentare, e cioè la difesa della qualità dei prodotti; rispetto della biodiversità.
Non basta una scelta di campo
"Non è la stessa cosa parlare di giustizia dall'alto delle nostre sicurezze economiche o nel mezzo della povertà, della fame, della disoccupazione". Ha esordito così don Luigi Ciotti, il più applaudito, forse, tra tutti i relatori del Forum. Un intervento di denuncia, il suo, contro "l'omicidio premeditato" condotto dalla "fortezza Europa" contro immigrati e rifugiati, dallo stretto di Gibilterra al canale di Otranto, e contro i diversi scandali offerti dal nostro Paese: l'assenza di una legge sull'asilo politico, i dieci anni di attesa (contro i 5 degli altri Paesi) per ottenere la cittadinanza, i centri di detenzione temporanea ("luoghi di non diritto"). È schizofrenico, ha continuato Ciotti, condonare i debiti dei Paesi poveri e al tempo stesso intensificare il commercio di armi (l'Italia è il sesto Paese produttore di armamenti). "Noi siamo qui - ha dichiarato - ad esprimere una solidarietà che sia prolungamento della giustizia e che parta dalla libertà degli altri e non dalla loro povertà".
E, alla sua Chiesa, Ciotti ricorda:
"non basta fare una scelta di campo, perché poi bisogna esserci nel campo".  E lo dice ricordando "il coraggio di Gesù di cacciare i mercanti dai templi".
Siamo tutti clandestini
Si attendevano non più di 15-20 mila persone. Ne sono venute oltre 50.000 per partecipare al corteo dei migranti: un corteo allegro, pacifico e coloratissimo, ricco di creatività e di ironia. E con una profusione di mutande, a sbeffeggiare Berlusconi con il suo divieto di stendere i panni durante il vertice: mutande fatte sventolare dalle finestre dai genovesi solidali con i manifestanti, disegnate negli striscioni, portate al corteo appese a un filo. Un corteo per la difesa dei diritti dell'umanità, per ribadire che "siamo tutti clandestini", per ricordare, come ha fatto l'economista filippino Walden Bello, che "il futuro non è con Bush, non è con il G8: il futuro è dalla nostra parte.













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