Resoconto stilato
grazie al lavoro del nodo di Milano della Rete Lilliput.
RETE LILLIPUT
per un'economia di
giustizia
nodo di Milano
GENOVA 16 -22 luglio
2001
PUBLIC FORUM " UN ALTRO MONDO è
POSSIBILE"
Relazioni tratte da appunti di Amalia
Navoni, Ersilia Monti, Fernanda Favi, Sandra Cangemi della rete Lilliput
nodo di Milano
In corsivo abbiamo messo le iniziative che, a nostro
parere, potrebbero e dovrebbero far parte dell'agenda della rete Lilliput
e di tutto il movimento Social Forum
LUNEDI' 16 LUGLIO
2001 mattina
---Amalia, Anna, Claudia, Ersilia, Fernanda, Sandra,
Simonetta arrivano da Milano alla stazione Brignole e, dopo aver attraversato
con borse e zaini una città semideserta, entrano alle 11,30 nella palestra
della scuola Diaz dove si tiene il Public Forum.
Alle
pareti e al tavolo dei relatori ci sono manifesti con la scritta: VOI G
8 NOI 6.000.000.000 e il disegno di tanti omini stilizzati. Sarà il
gadget più gettonato ---
La sessione tematica LOTTA ALLA POVERTA' E ALLE
DISUGUAGLIANZE è da poco iniziata.
Non siamo in tempo per sentire la
relazione di SABINA SINISCALCHI di Mani Tese; sta concludendo la sua
relazione
KRTASHIVANANDA AVT (PROUTIST UNIVERSAL
INDIA) sul tema
"AUTOSVILUPPO LOCALE":
"noi non appoggiamo questo
sistema economico, abbiamo bisogno di una piattaforma internazionale per creare
una alternativa economica".
--- I lavori del Public Forum partono sotto
una cattiva stella: a nome del Genoa Social Forum, FABIO LUCCHESI annuncia che
una busta esplosiva è stata recapitata in mattinata a una stazione dei
carabinieri di Genova e ha ferito gravemente un carabiniere. Nel pomeriggio
viene disinnescato un ordigno incendiario nei pressi del campo sportivo Carlini
che ospita i centri sociali "disobbedienti" e le tute bianche. Alla frontiera
svizzera sono bloccati da ieri alcuni partecipanti tedeschi al Bicig8. Dulcis in
fundo, il servizio di traduzione simultanea, che era stato promesso, non c'è.
---
MARIO PIANTA economista:
"I MECCANISMI DELLE DISEGUAGLIANZE
GLOBALI"
Uno dei meccanismi di fondo delle disuguaglianze globali è la
mancanza di lavoro: un miliardo di persone non ha lavoro. Secondo dati Oil, il
30% della forza lavoro mondiale è disoccupata o sottoccupata; nei paesi Ocse ci
sono 35 milioni di disoccupati. Le disparità sociali sono sempre più evidenti:
negli USA il 10% più povero possiede il 2% delle ricchezze, il 10% più ricco
possiede il 30% delle ricchezze; in Brasile il 10% più povero possiede l'1%
delle ricchezze, il 10% più ricco possiede il 50% delle ricchezze.
Che cosa
si può fare?
A livello internazionale occorre tutelare il lavoro,
rivendicare salari maggiori per uscire dalla povertà.
A livello nazionale
possiamo:
Partecipare alla campagna SBILANCIAMOCI
lottare per la
CARBON TAX ( tassa sull'inquinamento) e la TOBIN TAX ( tassa sulle transazioni
finanziarie speculative in valuta estera a brevissimo termine).
***
La campagna SBILANCIAMOCI documenta gli errori della politica attuale italiana.
Il Dpef ( Documento di programmazione economica e finanziaria) segue la strada
di un ordine economico mondiale che genera diseguaglianze, povertà, danni
ambientali, vantaggi alle imprese e precarietà per i lavoratori.
La campagna
Sbilanciamoci! (www.lunaria.org/sbilanciamoci),
lanciata un anno fa da più di 30 organizzazioni della società civile, rifà i
conti dello Stato e propone al Dpef misure alternative orientate verso la
promozione dei
diritti sociali, la qualità ambientale, la solidarietà, la
pace.
Le proposte della campagna sono in pareggio: per ogni uscita viene
sempre indicato dove reperire le risorse. Cinque le priorità di quest'anno:
estensione del Reddito Minimo di Inserimento su tutto il territorio
nazionale; piano nazionale per gli asili pubblici; rispetto degli accordi di
Kyoto; aumento delle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo;
cancellazione del debito dei paesi poveri.
Queste misure sono finanziabili e
sostenibili utilizzando le risorse, nell'ordine di 20 miliardi di lire, che
provengono da: bocciatura della Tremonti-bis, introduzione della Tobin Tax
(sulle operazioni finanziarie speculative) e della Carbon Tax (sulle emissioni
di CO2), disarmo e mantenimento della tassa di successione.
Il testo
completo dell'appello di Sbilanciamoci! si trova su
http://www.lunaria.org/docs/finale%2014%20luglio%202001.doc
organizzazione
e coordinamento: Lunaria, via Salaria 89 00198 Roma tel 06.8841880
fax 068841859 e-mail:sbilanciamoci@lunaria.org
MARA
ROSSI (Comunità Papa Giovanni XXIII):
"LA POVERTÀ IN
AFRICA"
Papa Giovanni XXIII è una ong impegnata con 750 volontari in vari
progetti di cooperazione internazionale. Uno di questi è nello Zambia. In 12
anni di lavoro, Mara Rossi è stata testimone della discesa del paese verso
l'estrema povertà: dalla malnutrizione dei bambini alla fame degli adulti, dalla
scomparsa dei piccoli venditori ambulanti alla nascita dei supermercati per le
élites, fino allo smantellamento dei servizi pubblici. Le cause sono molteplici:
1) eredità del colonialismo (forte urbanizzazione, un'economia impostata
sull'estrazione del rame ma non sulla sua trasformazione); 2) governi corrotti;
3) Aids (il 20% dell'intera popolazione è sieropositivo; il 34% dei ragazzi
sotto i 18 anni, che rappresentano la metà delle popolazione, è orfano dei
genitori a causa del contagio. Determinanti per la trasmissione della malattia
non sono solo i comportamenti a rischio, ma anche cause sociali ed
economiche. La prima fonte di povertà sono le politiche neoliberiste
applicate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale attraverso i
piani di aggiustamento strutturale ("una mazzata per gli zambiani"). Sono
istituzioni non credibili fintanto che le decisioni al loro interno sono prese
dai paesi più ricchi. Fortunatamente la società civile dello Zambia è
molto attiva e vi è una forte partecipazione alla Campagna Jubilee
2000.
Affinché vi sia un cambiamento autentico, dobbiamo:
? Partire da noi
stessi: essere, condividere, partecipare
? Cambiare vocabolario: non parlare
più di "globalizzazione", ma di "inglobalizzazione" dei modelli e della cultura
del nord del mondo negli altri paesi; non di debito estero, ma di credito estero
dei paesi poveri verso quelli ricchi; non di carità ma di promozione della
giustizia.
? Togliere le decisioni sul debito al G8 e demandarle a un organo
imparziale (a questo proposito va ricordato che lo Zambia ha visto cancellato il
debito fino al 1993, ma continua a pagare gli interessi su quello contratto
successivamente);
creare una carta dei
doveri oltre a quella dei diritti;
riformare
l'ONU; preparare persone che a staffetta coprano incarichi all'interno degli
organismi internazionali per metterne a nudo le contraddizioni.
? Adottare
uno stile di vita sobrio.
JOHAQUIM
PALHARES (giurista democratico, presidente
di ATTAC BRASILE):
"IL TRIBUNALE SOCIALE
MONDIALE"
Occorre istituire un tribunale sociale mondiale con fondamento
giuridico nella Carta delle Nazioni Unite e che dipenda dal Consiglio
economico-sociale dell'ONU.
Davanti a questo tribunale, formato da
persone sia fisiche sia giuridiche, devono essere portati a giudizio tutti gli
illeciti del neoliberismo.
Porta ad esempio la crisi energetica brasiliana
provocata dal governo Cardoso. La radice ultima
della stessa è stata la privatizzazione dissennata dell'energia elettrica
realizzata da Cardoso su pressioni del Fondo Monetario.
Il governo,
per attrarre gli acquirenti, non ha imposto loro, come condizione, di
adeguare una produzione già
carente.
Inoltre non ha fatto nulla per mantenere un sistema misto, che avrebbe dato
maggiori garanzie agli utenti, e ha anche
accettato l'imposizione delle aziende private di colpire l'aumento del
costo del gas naturale acquistato dalla Colombia dovuto alle fluttuazioni del
Real. Oggi, le imprese
minacciano licenziamenti in massa, in molti quartieri poveri
le strade non sono più illuminate e gli utenti stanno facendo centinaia
di
cause contro il governo (che commina multe o addirittura toglie
l'erogazione a chi non riduce il consumo del 20%).
Questo fatto
brasiliano dovrebbe essere il primo "crimine economico" che il costituendo
tribunale sociale mondiale sarebbe chiamato a giudicare.
A breve verrà
lanciato un documento per la creazione del tribunale sociale mondiale.
LUNEDI' 16 LUGLIO 2001 pomeriggio ore
15,30 - 19,30
Sessione plenaria generale: QUESTO MONDO NON E' IN
VENDITA
introduce SUSAN GEORGE (presidente dell'Osservatorio sulla
mondializzazione e vice presidente di ATTAC
Francia)
Il mondo è in vendita purtroppo. Il nostro scopo è trovare i metodi con cui si
può combattere il neoliberalismo.
Chiunque sia escluso da questo mondo non
vale niente.
Il capitalismo non vuole regole, direttive, segue la propria
legge. Il G8 non ci ascolta e noi siamo qui perché lo faccia. Questo è il
primo movimento di massa che non vuole nulla per sé stesso, ma che sta chiedendo
giustizia per il mondo intero.
WALDEN BELLO (sociologo filippino,
direttore del centro studi FOCUS ON THE GOBAL SOUTH, THAILANDIA)
Parla di
Genova come di uno dei nomi legati all'emergere dell'economia capitalista, sei
secoli fa; Cristoforo Colombo ha dato l'avvio al capitalismo. Questo è
emblematico.
Afferma che sia l'economia, sia la politica globale sono
precipitate in una crisi profonda, parlerà delle molteplici crisi di questo
ordine mondiale.
CRISI DI LEGITTIMITÀ: Il processo di globalizzazione
lanciato 20 anni fa si poneva lo scopo di diminuire la povertà e le
disuguaglianze attraverso la libera circolazione dei
capitali.
Ma questo non si è verificato: ne è una prova la crisi finanziaria dei mercati
asiatici del
1997. Dal 1979
al 1990, nel 20% dei paesi del mondo, la ricchezza è aumentata dal 69
all'83%.
Per 90 Paesi del 3° mondo gli ultimi 20 anni sono stati un susseguirsi di
progetti di aggiustamento strutturali che hanno portato
miseria.
Nel 1998-1999 i tre uomini più ricchi del mondo avevano un capitale pari a
quello di 600 milioni di persone del Sud del mondo. Negli ultimi due o tre
anni questa crisi di legittimazione ha investito la Banca mondiale, il Fondo
monetario internazionale e l'Organizzazione mondiale del commercio.
CRISI
DELL'ORDINE MULTILATERALE MONDIALE: Gli ultimi anni hanno visto l'aumento
dell'egemonia statunitense, grazie a istituzioni appositamente create: quelle di
Bretton Woods, le Nazioni Unite e il G7. Gli Stati Uniti hanno usato queste
istituzioni multilaterali per imporre la propria egemonia. Il modo in cui gli
USA hanno abbandonato il protocollo di Kyoto, un accordo internazionale su cui
era stato trovato un consenso minimo, vuol dire che si sta andando verso
un sistema unilaterale
CRISI DELLE ALLEANZE MILITARI INTERNAZIONALI:
create perché il mondo accettasse la presenza militare Usa. Oggi notiamo una
resistenza a questa presenza militare utilizzata per gli interessi degli Stati
Uniti. CRISI DELLA DEMOCRAZIA D'ÉLITE: che ha sempre prodotto diseguaglianze. Lo
dimostrano le crisi delle democrazie liberali sia nei Paesi del Sud che in
Europa e negli stati Uniti. Una persona mediocre sorretta dalle multinazionali
viene eletta alla presidenza negli USA.
CRISI DEL CAPITALISMO: perché
il capitalismo tende a trasformare ogni risorsa in prodotto di scambio. Vi è
contrapposizione tra capitalismo ed ecologia, il protocollo di Kyoto aveva
raggiunto il minimo, ora viene messo in discussione
CRISI STRUTTURALE DEL
SISTEMA PRODUTTIVO: siamo in un periodo di crisi economica e di
superproduttività. Viviamo in un mondo letteralmente pieno di cose, di beni. A
causa di queste sei crisi - ha concluso Walden Bello - noi viviamo in un periodo
altamente instabile, ma l'establishment globale fa di tutto per nascondere agli
occhi del mondo quello che sta accadendo. E' per questo che cercano di farci
passare come violenti o come persone che non capiscono i problemi. Ma noi,
nonostante le nostre incredibili differenze, siamo un unico movimento: è stato
detto a Seattle e ribadito a Praga. Per questo dobbiamo portare avanti questo
movimento ma anche fornire delle alternative.
(il sito di Focus On the
Global South: www.focusweb.org)
DON ORESTE
BENZI (Comunità PAPA GIOVANNI XXIII DI RIMINI)
Lui non
parla della globalizzazione economica, ma DELLA GLOBALIZZAZIONE DEL DOLORE e in
particolare quella che riguarda la tratta internazionale degli esseri
umani.
Il primo crimine al mondo è il traffico di esseri umani.
Ripete i
numeri delle nostre tratte quotidiane: 55 bambini fatti a pezzi in Europa per il
traffico degli organi
400 ragazze uccise in Italia nel 2000, sono venute in
Italia e hanno trovato la morte 480 ragazze uccise dal 94 al
98,
200 milioni di schiavi nel mondo (del sesso ed economici).
L'accento va
presto sulla prostituzione. Tutti vedono e nessuno parla:Sono 50 mila le
prostitute in Italia. Il 48% viene dall'Est (età media 25 anni), il 22% viene
dall'Africa (età media 22 anni), il 10% viene dall'America del Sud (età media 30
anni), il 35% delle prostitute dell'Est europeo proviene dall'Albania (età media
15-18 anni); 10 mila ragazze moldave sono arrivate nel 2000 nel nostro Paese, la
maggior parte minorenni, età media tra i 15 e i 22
anni.
Le rotte dall'Est : 1) Asia Caucaso Serbia; 1a) Serbia Ungheria attraverso
Austria/Slovenia in Italia; 1b) Serbiae Albania in Italia.
I clienti
italiani sono 9 milioni, il giro d'affari ammonta a 50 mila miliardi di lire. Le
donne che si prostituiscono in Europa sono 500 mila (65% sulle strade, 29% negli
alberghi o negli appartamenti), sono in buona parte schiave. Le donne
albanesi sono trattenute con la minaccia di uccidere i
familiari,
le donne africane con la minaccia di sottoporre i familiari a pratiche
voodoo.
A LAMBRATE, A MILANO, c'è una compravendita di donne di colore da avviare alla
prostituzione: vengono controllate la dentatura e le parti intime e
si stabilisce il
prezzo.
Una ragazza nigeriana può valere 12 mila dollari.
Tutti sanno e stanno
zitti.
Milano è la capitale della
prostituzione.
Sulla via Rivoltana, provinciale n.18, una banda di albanesi (con 70
collaboratori anche italiani che affittavano le case alle ragazze) controllava
il racket della
prostituzione.
Le ragazze dovevano lavorare 12 ore al giorno e guadagnare da 1 a 2 milioni per
notte.
Chi paga questo enorme commercio sono i poveri tra i più poveri ai quali noi
portiamo via tutto quello che
hanno.
I colpevoli sono tra noi, non dobbiamo andarli a cercare lontano.
A Rimini e
in tutta la provincia da tre anni non c'è più prostituzione su strada.
Se
tutte le questure e i comandi provinciali dei carabinieri si mettessero
d'accordo, tutte queste ragazze sarebbero liberate.
Se lo Stato
volesse, nel giro di due o tre mesi la prostituzione sarabbe
sconfitta. Nessuno ha le mani pulite.
Nel suo libro
edito da Feltrinelli spiega come si potrebbe fare.
Termina con una frase di
Martin Luther King: " NON HO PAURA DELLA CATTIVERIA DEI CATTIVI MA DEL SILENZIO
DEGLI ONESTI
Ci vergogniamo di essere milanesi......non possiamo
disinteressarci di questo problema.
A Milano ( ci dice Don Oreste
Benzi) è Don Giorgio Salati che se ne interessa ( via Giambellino
127 tel 02.427267 ).
LUCIA MARINA DOS
SANTOS (Direzione Movimento SEM TERRA PER LO STATO
DI RIO DE JANEIRO)
Il Brasile è un esempio emblematico delle
diseguaglianze: 50 milioni
di miserabili che vivono con meno di 40$ al
mese.
L'1% dei proprietari terrieri possiede il 46% delle terre
coltivabili.
4,8milioni di famiglie appartengono al movimento dei Sem
Terra, 300 mila famiglie
hanno avuto la terra attraverso le
lotte, 800 latifondi sono
stati occupati e diventati produttivi.
Nel cammino della lotta per la terra
massacri, prigionieri, torture. Il nostro movimento lotta per la
terra,
per la riforma agraria, per una società più giusta.
All'interno del modello
politico economico odierno noi contadini non riusciremo mai ad ottenere la
riforma agraria. Abbiamo bisogno della solidarietà di tutti
Per i Sem Terra
l'istruzione è importante quanto la riforma agraria a la salute: sono 120 mila i
bambini che frequentano le scuole organizzate dal movimento nelle terre occupate
e che lo stato ha riconosciuto.
Esistono anche scuole di formazione al
lavoro da cui escono insegnanti, agronomi, infermieri. Da poco un primo
gruppo di giovani si è laureato in pedagogia.
Ha concluso ricordando un
giovane di 17 anni Oziel Alves che è stato ucciso mentre gridava Viva la riforma
agraria!
(Il 17 aprile del 1996, a Eldorado dos Carajas nello stato del Parà, la polizia
spara su una marcia di contadini e ne uccide 19: a tutt'oggi i responsabili non
sono stati condannati).
Vogliamo globalizzare la lotta, la cultura, la
conoscenza, la speranza, la volontà di cambiare il mondo.
BECKY
ROSADO (JUBILEE SOUTH - FILIPPINE):
"LO
STRANGOLAMENTO DEL DEBITO"
Jubilee South è una rete di 80 ong presenti in 40
paesi del Sud del mondo. Fa parte della Jubilee 2000 Coalition a cui aderisce la
campagna italiana Sdebitarsi
Qual è l'effetto dello strangolamento del
debito? Il caso delle Filippine:
1 - Il peso del debito sulle economie
nazionali - Dal 1992 il pagamento del servizio del debito (=quote del capitale
preso a prestito + interessi) copre il 33% della spesa pubblica delle Filippine.
Quest'anno la somma destinata a ripagare il debito è pari alla spesa per
l'istruzione e la sanità messe insieme.
2- Il debito illegittimo
- A 15 anni dalla fine della dittatura di Marcos, le Filippine
continuano a pagare mille dollari al giorno per ripagare un debito contratto per
la costruzione di una centrale nucleare che non ha mai funzionato perché la
popolazione non la vuole. Marcos .
Il mercato dei farmaci ha un giro d'affari
di 400 milioni di
dollari
Gli USA, l'Unione europea e il Giappone, che rappresentano non più del 20% della
popolazione mondiale, costituiscono l'80% di questo
mercato; l'Africa ne
costituisce solo l'1%.
Negli ultimi 10 anni il mercato dei farmaci è
raddoppiato negli Stati Uniti, mentre è rimasto stabile o è declinato in Africa,
continente nel quale la popolazione è invece raddoppiata.
Gli
investimenti per la ricerca di nuovi farmaci sono pari a 90 miliardi di dollari
all'anno, ma meno del 10% sono pensati per il 90% della popolazione
mondiale.
Su 1400 nuovi farmaci, solo 11 servono a curare malattie tropicali (di
questi 5 riguardano il settore veterinario e altri la ricerca
militare).
Dobbiamo lanciare appelli ai governi, a tutti i governi:
non possiamo affidarci al mercato, vogliamo prezzi giusti. Il mercato deve
essere basato su un principio semplice: i poveri devono pagare poco. Non
vogliamo la carità ma un sistema basato sulla giustizia e i bisogni della
gente
--- Intorno alle 19,30 un autobus ci porta nel centro cittadino,
attraverso via XX Settembre entriamo in zona rossa. E' un pezzo di città
frequentato quasi esclusivamente da poliziotti e da mezzi blindati miltari
di ogni genere. Si stanno allestendo le barriere metalliche che chiuderanno in
gabbia i cittadini del centro città, noi camminiamo per le strade con i
nostri zaini e borse senza che nessuno ci fermi.
SUSAN
GEORGE (vicepresidente di Attac
Francia)
Un terzo di tutti gli scambi a livello internazionale avviene fra
succursali di multinazionali, percentuale che sale al 40% per gli Stati
Uniti.
Il WTO è l'organizzazione centrale per la strategia della
globalizzazione
Il direttore del WTO dice: Gli USA hanno voluto portare i
servizi all'odg e hanno fatto bene. L'Unione Europea diceva: Una attiva
partecipazione nel settore dei servizi è cruciale per gli affari. Il GATS è uno
strumento a beneficio del mondo degli
affari. Non è casuale che tutti i trattati
siano fatti nell'interesse degli affari.
L'accordo sui servizi - GATS-
riguarda 160 voci, fra cui l'istruzione, la cultura, l'ambiente, la sanità, lo
sport, l'intrattenimento, ecc.; tutto può ricadere sotto questo accordo tranne
questioni attinenti alla sfera militare, religiosa, alle banche centrali e
al potere giudiziario.
Se il WTO riesce a realizzare il suo programma
avremo:
indebolimento dei servizi
pubblici; rovina dei piccoli
agricoltori; messa in
discussione degli avanzamenti
sociali; impoverimento ulteriore
dei paesi poveri; omogeneizzazione delle
culture;
tutela ambientale subordinata ai
profitti; erosione dei
diritti dei
lavoratori;
limitazioni del potere dei cittadini di far valere i propridiritti.
Servizio
postale: c'è stato un tentativo nell'ambito del Nafta di liberalizzare il
mercato. Gli Stati Uniti hanno annunciato che utilizzeranno i meccanismi di
contenzioso del WTO per penetrare nel mercato europeo dei servizi
postali.
Vogliamo norme , regole , ma non queste.
Il primo obiettivo del
WTO sarà quello dei servizi pubblici e principalmente il servizio postale.
In
novembre nel Quathar tenteranno di far passare questo. A Seattle glielo abbiamo
impedito, dobbiamo impedirlo anche a novembre.
Dobbiamo rifiutare di cedere
sui servizi pubblici. Dobbiamo
individuare linee politiche di lotta
MAURIZIO
MELONI (RETE LILLIPUT, CAMPAGNA DIRE MAI AL
MAI)
Invita alla cautela nel guardare ai successi della mobilitazione
in vista del G8; il rischio è quello di confondere i pur importanti risultati
del Genoa Social Forum (primo fra tutti la visibilità mediatica) "con una reale
crisi del capitalismo globale e della cultura ad esso sottesa, che in realtà è
sempre più egemone".
Al movimento vanno riconosciuti tre meriti e
quattro limiti: tacere gli uni o gli altri sarebbe ingiusto e scorretto.
Fra
i meriti:
1) il movimento ha reso politico ciò che prima era solo
tecnico; sigle come Wto, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, poco
fa sconosciute ai più, ora fanno parte del bagaglio dell'opinione pubblica.
2) ha ridato corpo alla partecipazione politica "perché la gente
ora sente di poter modificare i grandi processi mondiali";
3) terzo e ultimo
merito di questo movimento"è quello di essere diverso da tutti gli altri
movimenti del `900, il cui obiettivo primario era la presa di potere a
prescindere di come uno era". Questo movimento invita a partire da se stessi,
valutare il grado di violenza presente in noi stessi e non dividere il sistema
in buoni e cattivi, non ha organizzazioni di tipo gerarchico, ma si
sviluppa in rete e soprattutto riguarda gli stili di vita di ciascuno.
Ma non
meno importanti sono i limiti:
1)a partire da Seattle questo movimento è
esploso attraverso i media, rischia di essere inglobato nei media,
il sistema infatti ingloba velocemente anche esperienze di questo tipo per poi
venderle rendendole esse stesse merce.
2) esiste una forte distanza tra
il movimento e le reali vittime della globalizzazione, in primo luogo gli
oppressi e i movimenti sindacali, è un movimento etico .
3) è il problema
della rappresentanza , "a nome di chi parliamo". Accusiamo il WTO di non avere
legittimità politica, anche noi dobbiamo porci il problema di chi
rappresentiamo.
Il senso di queste riflessioni: attenzione a non scambiare
l'attenzione dei massmedia con effetti politici concreti. Il
sistema esiste da cinque secoli ed ha radici anche dentro di noi, non è un caso
che siamo attratti dai media.
(nota di Ersilia: un signore dalla platea
risponde però: "Porto Alegre", come a significare che siamo di gran lunga
oltre Seattle, il protestantismo e la fascinazione
massmediatica).
---
MARTEDI'
17 LUGLIO 2001 mattina
--- Dopo un'abbondante
colazione preparataci dalla signora che ci ospita in via Passo dell'acquedotto
4/10 ( è il bed & breakfast di Renata Vallese a prezzi modici - tel 010.
816836 - da tener presente, ) decidiamo di andare al Public Forum a piedi
attraverso la zona rossa.
Arriviamo in piazza Ferrari deserta dove il palazzo Ducale risplende al
sole e la bella fontana rinfresca con le sue acque scintillanti.
Si
parla con un bottegaio che ci dice " Per chiudersi dentro così vuol dire che
hanno la coscienza sporca" , un altro genovese: " Cosa vuole , è per
sicurezza". I genovesi incontrati sono molto gentili, ci indicano le varie
"crose" cioè le viuzze per abbreviare il percorso.
Fuori dalla zona rossa le
vetrine dei negozi non esistono più, sono coperte da assi di legno murate,
saldate come i tombini. Ad ogni angolo e all'inizio di ogni strada
nugoli di poliziotti, celeri che sfrecciano con la
sirena spiegata.
Oggi il Public Forum si tiene a punta Vagno sotto un
tendone in riva al mare. Ogni tanto passa una nave, una petroliera e sopra di
noi l'elicottero: sembra un paesaggio surrealistico.
Altri cattivi
presagi: viene disinnescato un ordigno collocato in un contenitore per rifiuti
alla stazione Porta Principe;
fatti brillare borse, scatoloni, una Peugeot parcheggiata vicino alla prefettura
e un furgoncino lasciato nei pressi del Comando provinciale dei
carabinieri.
Perquisiti diversi centri sociali in tutta Italia, fra cui il Pinelli di
Genova.
Bloccati treni inglesi e francesi a
Ventimiglia.
Finti allarmi-bomba si susseguono per tutto il
giorno.
Sono respinte alle frontiere numerose persone sulla base di una direttiva del
Ministero degli interni dello scorso anno che consente l'ingresso in Italia per
un periodo da 1 a 5 giorni solo ai cittadini extracomunitari che abbiano con sé
almeno 522 mila
lire.
Ne fa le spese l'avvocato Oronto Douglas, legale dello scrittore nigeriano Ken
Saro Wiwa, atteso per l'indomani come relatore al Public
Forum.
Suor Patrizia lascia il suo ritiro spirituale contro il G8 a Boccadasse, dove
sta conducendo una settimana di digiuno e di preghiera con 300 missionari, per
venire a portare la sua solidarietà ai partecipanti del Public
Forum.
Nel pomeriggio, gli attivisti italiani della Campagna per la riforma della Banca
mondiale riescono a sbloccare la situazione di Oronto
Douglas.---
Sessione tematica LA GLOBALIZZAZIONE E IL
LAVORO
Introduce LORIS CAMPETTI de IL MANIFESTO che ha ricordato la
storia della lotta operaia alla Renault di Vilvoorde e quindi dei tentativi di
stabilire legami stabili tra operai francesi, belgi, sloveni.
Nel 1997, la
Renault decide di chiudere lo stabilimento belga di Vilvoorde per trasferire la
produzione in Spagna e in
Slovenia.
Il 97% dei lavoratori spagnoli viene assunto negli ultimi 5 anni con contratti
anomali (lavoro interinale, flessibile, ecc.), i lavoratori sloveni non godono
del diritto di sciopero. La battaglia è perdente ma ha indicato come una lotta
operaia per essere vincente deve essere sempre più transnazionale. Non sempre le
aziende delocalizzano con l'intento di speculare sui minori costi di
produzione. Per esempio, la Fiat ha costruito impianti in Polonia e in
Turchia avendo di mira i mercati
interni. Ma la prevista
espansione dei consumi non c'è stata e le produzioni locali servono oggi a
rifornire i mercati europei. Questo è il motivo della chiusura degli
stabilimenti italiani di Arese e di Rivalta.
A Venezia le RSU dei cantieri
navali sono riuscite ad imporre contratti uguali per tutti (salari, norme di
sicurezza, ecc.) sia per gli operai italiani che per gli operai extracomunitari.
Nello stesso periodo il governo di centrosinistra varava però una legge che
liberalizza i contratti per i naviganti. Questo significa che i marinai, molti
dei quali extracomunitari, vengono assunti con i contratti del loro
paese.
Un sindacato moderno non può avere futuro se non assume la
globalizzazione come tema centrale. I processi di delocalizzazione portano la
produzione dove i diritti sono zero.
RAFFAEL
FREIRE (esecutivo nazionale
Confederacao Unidaria dos Trabachadores -CUT - BRASILE)
Parla delle strategie
che segue il sindacato brasiliano di fronte alla globalizzazione.
La
resistenza al progetto neoliberista, che ha dato risultati disastrosi, è
iniziata in Brasile con le lotte contro la privatizzazione dei servizi pubblici.
L'opposizione sociale, da debole che era, ha assunto una connotazione
internazionale con il movimento zapatista, lo
sciopero generale del 1995 in
Francia, i movimenti
sociali che si sono susseguiti da Seattle a
oggi. Tre sono le sfide per il
sindacato nei prossimi anni:
1. organizzare e difendere i lavoratori precari,
i disoccupati, le nuove forme di lavoro;
2. creare alleanze con le
associazione e con la società civile;
3. creare delle convergenze che tengano
conto della frammentazione politica e ideologica dei lavoratori.
La CUT
partecipa all'Alleanza sociale continentale, una rete di ong e di movimenti
sociali delle Americhe, e al Forum sociale mondiale di Porto Alegre che cerca di
organizzare la resistenza di settori molto diversi che lottano contro la
globalizzazione neoliberista.
Se riusciamo ad ampliare questo spazio di
convergenza unendo i sindacati, saremo più forti. Il sindacalismo non è finito e
continuerà fino a quando ci saranno contraddizioni.
NICOLA
NICOLOSI (CGIL LOMBARDIA)
Non vi nascondo la mia
amarezza. Insieme a tanti
altri dirigenti della CGIL abbiamo considerato un errore che la CGIL non sia qui
insieme a voi ad organizzare questa manifestazione. Purtroppo siamo una
minoranza. Il fatto che la CGIL non
fosse presente a Porto Alegre non ha aiutato ad agganciare il sindacato al
movimento
internazionale.
La CGIL ha quei ritardi classici tipici di tutto il movimento operaio
europeo.
Il movimento operaio in Italia è in crisi, deve trovare le condizioni per
mettersi in relazione con il movimento
internazionale.
Vogliamo portare questi contenuti nel prossimo congresso della CGIL.
C'è
anche qualche dato di felicità:
la FIOM ( i metalmeccanici della CGIL) è qui
a Genova; nella piattaforma del contratto il primo punto è quello della
globalizzazione. In questi
anni abbiamo scelto una politica di eccessiva moderazione, sia dal punto di
vista salariale che di condizioni generali del
lavoro. La
precarizzazione ha ridotto i diritti e frammentato i
lavoratori.
Nel nostro paese c'è bisogno di redistribuire la ricchezza prodotta troppo
concentrata in poche mani, troppi spazi di
flessibilità sono stati lasciati alla controparte.
In questi anni vi è stato
un programma di riduzione del potere d'acquisto,
aumentano gli infortuni e i
morti sul lavoro.
Occorre ripartire dalla prevenzione contro gli
infortuni, rilanciare la politica della riduzione dell'orario di lavoro che il
sindacato nel suo insieme, dopo il 1996, ha accantonato.
In autunno ci
saranno attacchi allo stato sociale (scuola, sanità,
pensioni).
Occorre riportare la politica dei diritti a livello
internazionale.
I ritardi si recuperano entrando in maniera diretta in questi
movimenti.
PAOLA MORANDIN (operaia della
Electrolux ZANUSSI di Susegana)
Ha fatto la cronistoria, interessante per
precisione e per completezza, delle lotte operaie della Zanussi dagli anni
Sessanta ad oggi.
La fabbrica nasce nel dopoguerra per la produzione
artigianale di cucine a legna. Si chiama Zoppas e si fa un nome negli anni
Sessanta con il boom degli
elettrodomestici.
La gestione padronale è paternalista e le assunzioni avvengono attraverso i
canali della chiesa e delle parentele. Ma è alla
Zoppas di Treviso, in pieno Veneto bianco, che alla fine degli anni Sessanta,
per la prima volta in Italia, si conquista la mezz'ora di mensa retribuita per i
lavoratori turnisti, al prezzo di 40 giorni di sciopero a oltranza e decine di
attivisti sindacali denunciati o
licenziati.
Negli anni Ottanta arrivano le crisi, cambiano le proprietà, si passa da
Zoppas a Zanussi e alla fine da Zanussi alla svedese Electrolux. Gli
operai passano da 7 mila a poco più di 3 mila, oggi non superano le 2 mila
unità.
La multinazionale Electrolux conta nel mondo 100 mila dipendenti, in Italia
impiega 13 mila
persone. Nel
1997 prende avvio una nuova strategia padronale: ridare fiato alle quotazioni in
borsa attraverso il taglio degli organici e la nuova tecnica delle "aste
internazionali". Il metodo è semplice, si chiede al sindacato e ai
lavoratori in tutto il mondo quali sacrifici sono disposti a fare per tenere
aperto il proprio
stabilimento.
I migliori offerenti si aggiudicano l' "asta" a scapito di tutti gli
altri. L'Italia offre le migliori condizioni sia
per incentivi economici che per peggioramento delle condizioni di
lavoro.
Lungi dal coordinarsi, i sindacati dei paesi coinvolti litigano e vanno ciascuno
per la propria strada.
I lavoratori italiani si oppongono come possono con
scioperi spontanei e manifestazioni con l'unico risultato di trovarsi contro il
sindacato, la chiesa locale, le istituzioni.
L'accordo introduce
salari d'ingresso per i nuovi assunti, precarietà, aumento dei ritmi di lavoro e
minori pause. E' la fine del modello "partecipativo" che sindacato e
Zanussi avevano introdotto nei primi anni Novanta.
La Fiom ha recuperato
solo ora, in parte, il rapporto di fiducia con i lavoratori cambiando
radicalmente strategia. Il suo rifiuto a firmare l'accordo
sull'introduzione del lavoro a chiamata, rafforzato dalla bocciatura del
referendum tra i lavoratori, ha impedito che si creasse un precedente pericoloso
per tutti.
Recentemente la Zanussi ha tentato nuovamente di imporre
dei peggioramenti contrattuali sotto il ricatto della chiusura, ma la risposta
dei lavoratori è stata immediata (a Rovigo si è scioperato a oltranza per 6
giorni grazie all'autotassazione dei colleghi di Susegana) e le richieste
aziendali sono state ritirate, anche perché questa volta l'opinione pubblica era
con i
lavoratori.
Ci sono però degli errori di fondo nella pratica sindacale. Manca un'azione
concordata fra i lavoratori del gruppo sia in Italia che
all'estero.
Se ci fossero risposte comuni in più paesi, l'azienda smetterebbe di creare
tensioni, non foss'altro per il danno d'immagine che ne
ricaverebbe.
Ma il CAE (Comitato aziendale europeo) non funziona ed è troppo vicino agli
interessi
dell'azienda.
Spetta al sindacato riformare le istituzioni di rappresentanza internazionale
per far sì che siano davvero utili all'insieme dei lavoratori delle
multinazionali.
Potenzialmente, i lavoratori se uniti sono più forti delle
multinazionali.
Ci sono altri punti di debolezza: preparazione inadeguata delle RSU, assenza di
un progetto generale che leghi i luoghi di lavoro alla
società.
C'è bisogno di una stagione di riscatto del lavoro e per far questo serve un
progetto possibilmente sovranazionale.
(Ersilia è in possesso del documento
originale letto dall'operaia della Electrolux al Public Forum. E' da
passare allo scanner per farlo circolare)
PIERO
BERNOCCHI (portavoce nazionale DEI COBAS SCUOLA,
Network per i diritti sociali)
"C'è chi ha parlato di fine del lavoro. Una
sciocchezza. E' come dire che quando il Nilo straripa scompare". I lavori
atipici diventano tipici. 5
miliardi di persone sono fuori dal
mercato.
In Europa la flessibilità è stata condotta dal centro
sinistra,
Berlusconi non avrebbe potuto fare ciò che il centrosinistra ha fatto in questi
anni.
Si sta omogeneizzando il lavoro a livello
mondiale.
Le nuove forme dello sfruttamento si chiamano precarietà,
flessibilità, lavoro autonomo, cioè
caporalato e cottimo. "In questo periodo ci si
capisce di più con un lavoratore thailandese che non fra di noi lavoratori
italiani". La battaglia contro il neoliberismo deve vedere protagonisti i
lavoratori. Occorre creare un luogo di rappresentanza per chi non ce l'ha
(immigrati, precari, disoccupati), rivendicare salari tedeschi,
welfare olandese, orari francesi.....
JOELLE
CHARONEL (sindacato autonomo FRANCESE SUD
PTT)
Il nuovo movimento sindacale francese nasce nel 1995 con le lotte del
settore pubblico e contro la
disoccupazione. Nasce un'associazione
specifica dei disoccupati
(Assez).
I salariati attendono di avere diritti, occorre uno statuto dei
salariati. Occorre costruire
delle reti internazionali che comprendano sindacati, ong, altri organismi, come
ha cominciato a fare la Marcia mondiale delle donne, con l'obiettivo comune di
rivendicare maggiori salari, la difesa della
sanità e delle pensioni, la riduzione
dell'orario di lavoro, anche se in Francia quest'ultima conquista ha
portato maggiore precarizzazione.
GIORGIO
CREMASCHI (segretario generale FIOM PIEMONTE)
I movimenti
partiti da Seattle stanno contaminando il mondo del lavoro molto più di quello
che si pensi.
Qualcosa sta cambiando nella mentalità dei lavoratori, poco
ancora nei dirigenti sindacali. Ha ricordato lo sciopero dei metalmeccanici del
6 luglio e l'accordo separato firmato da Fim e Uilm. Il padrone dice: "Non sono
io ad essere cattivo, è la globalizzazione che mi porta ad essere
così".
Il
nemico è la globalizzazione che è nel solo interesse degli imprenditori, che
mette i lavoratori in concorrenza fra loro, che crea le "aste al ribasso" e
l'esclusione sociale.
Questa globalizzazione non mantiene le promesse che
fa: oggi vi sacrificate, ma domani ci sarà la crescita per tutti: NON è
VERO!!
L'espansione internazionale della Fiat è uno smantellamento
continuo. Ha investito in Argentina, Brasile, Turchia,
India, Corea dove sta smantellando.
Finora il sindacato ha attuato una
politica della "riduzione del danno".
Oggi deve perseguire tre nuove
strade:
1- lotta - i sindacati europei devono svegliarsi,
riprendere una politica offensiva;
2- nuova unità nel mondo del lavoro a
livello internazionale, ma anche in Italia - Berlusconi varerà presto un
decreto che dà agli imprenditori il potere di ricatto sui migranti, legando la
concessione del permesso di soggiorno alla stipula di un contratto a
termine;
3- Unità dei movimenti - le lotte contro la globalizzazione possono
ispirare le lotte del lavoro.
Nel 70 abbiamo copiato dagli studenti le
assemblee in orario di lavoro. Oggi impariamo dai movimenti
antiglobalizzatori;
4- Alleanze fra i popoli.
SERGUEI
KHRAMOV (presidente della
FEDERAZIONE SINDACALE RUSSA SOTSPROF)
E' la prima volta che un sindacato
russo prende parte a iniziative di questo genere.
Nel nostro paese i
liberali hanno fatto molte concessioni al FMI ma i soldi non sono arrivati.
Hanno fatto di noi un paese da esperimento: minore stato sociale,
riduzione dei diritti dei lavoratori.
Il 5 luglio scorso si è discusso in
parlamento una legge che istituisce un nuovo codice del lavoro.
Se
verrà approvata, ogni lavoratore si troverà a dover affrontare da solo il
padrone, potrà essere pagato in natura, ci sarà l'assoluta libertà di
licenziare.
Fortunatamente, negli ultimi anni si sono formate nuove sigle sindacali che
lottano per maggiori diritti e aumenti
salariali.
Il governo cerca di ostacolare i sindacati indipendenti mettendo in discussione
il loro diritto di rappresentare i lavoratori e di proclamare lo
sciopero.
Nonostante questo siamo riusciti a organizzare un picchetto di 3 mila persone
davanti al parlamento
russo.
Contiamo su un forte sostegno da parte della società civile (il 42% dei deputati
russi ci ha appoggiato nella nostra battaglia). Purtroppo il governo è riuscito
a comprare una parte dei dirigenti del sindacato
indipendente.
Noi però siamo convinti di poter vincere la nostra
battaglia.
PEDRINI (rappresentante
Confederazione unitaria di base (CUB))
La Cub nasce nel 1991-1992 in
opposizione alla legge sui licenziamenti
collettivi, sulla cancellazione della
scala mobile, sui contratti a tempo
determinato, e in seguito in opposizione all'outsourcing (trasferimento di unità
di personale nel settore
esternalizzato). Il nuovo
contratto collettivo dei metalmeccanici destina il 30% del personale al
precariato. La
Xerox ha licenziato il 10% dei lavoratori dopo che l'alta dirigenza ha fatto
scendere il valore delle azioni da 60 a 4 dollari attraverso sconsiderate
manovre speculative di borsa.
OPERAIO DANONE
Battersi oggi contro i
licenziamenti è una battaglia dura. I lavoratori francesi della Danone hanno
chiesto al sindacato di organizzare una battaglia collettiva in Europa contro i
licenziamenti della multinazionale, ma è stato difficile poter incontrare i
lavoratori italiani. Solo ieri abbiamo incontrato per la prima volta i
lavoratori della Saiwa-Locatelli. A settembre è previsto un incontro delle
40 fabbriche europee oggetto di piani di ristrutturazione. Ci serve una
maggiore collaborazione con il sindacato. I lavoratori della Danone chiedono
alla società civile di boicottare i prodotti Danone e di diffondere la
conoscenza di questa iniziativa.
Non preoccupatevi dei minori guadagni e dei
possibili licenziamenti, perché la Danone, nonostante l'aumento in questi
anni dei suoi profitti, sta ugualmente licenziando.
Dobbiamo
mettere in atto il boicottaggio, è un nuovo strumento per stabilire un'alleanza
tra il movimento contro la globalizzazione capitalistica e il movimento
operaio
( In Italia questa alleanza, sempre cercata dal Centro Nuovo
Modello di Sviluppo e dal coordinamento Lombardo Nord Sud del mondo, è
avvenuta solo in piccola parte).
GIUSEPPE
BRONZINI (MAGISTRATURA DEMOCRATICA,
Attac)
Occorre battersi in Europa per ottenere l'introduzione di garanzie
politico-giuridiche per i lavoratori precari. Per esempio: 1) salario
sociale; 2) diritto alla formazione permanente e continua; 3) diritto alla non
discriminazione (contro la costituzione di una classe lavoratrice stabilmente
precaria).
Il boicottaggio è una forma di lotta che può essere impiegata
efficacemente a livello internazionale. Occorre ragionare sulla costituzione di
un Tribunale Russell dei core labour rights dell'Oil che abbia il potere di
comminare sanzioni alle imprese e, in caso di condanna, imporre il
boicottaggio.
HORST SCHMITTENER
(segreteria nazionale IG Metal, GERMANIA)
C'è bisogno di un nuovo movimento
sociale internazionale che si batta per l'uguaglianza, lo sviluppo sostenibile,
l'ambiente, la difesa del reddito reale. Occorre elaborare una politica sociale
che privilegi un sistema economico che sviluppa occupazione. Noi in
Germania abbiamo a cuore lo sviluppo sostenibile.
I sindacati europei hanno
obiettivi comuni, ma si differenziano nell'analisi politica. Occorre favorire
una maggiore unità sindacale internazionale e rapporti di collaborazione con le
associazioni e con i disoccupati. Importante è stato l'incontro nel marzo
scorso a Bangkok fra sindacati e le organizzazioni non governative
CHI SE NON
NOI, QUANDO SE NON ORA dobbiamo accomunare gli obiettivi e le
lotte.
ANTONINO ( rappresentante dei LAVORI
SOCIALMENTE UTILI, Cobas)
In Italia ci sono 150.000 lavoratori socialmente
utili, in gran parte persone licenziate dalle fabbriche e disoccupati di lunga
durata. La loro retribuzione è di 850 mila lire al mese senza contributi
previdenziali né diritti sindacali. In virtù del trattato di Maastricht le
pubbliche amministrazioni hanno scelto la strada dell'esternalizzazione del
lavoro, riducendo gli organici, ma anche la qualità dei servizi. Ci sono 17.000
lavoratori socialmente utili nelle scuole ( bidelli, applicati di segreteria),
mentre ci sarebbero posti vacanti in organico per 50 mila persone. Il costo
dell'assunzione diretta sarebbe minore, ma il posto fisso non deve esistere per
pure ragioni ideologiche. Occorre batterci per forme di reddito di
cittadinanza.
KALIVIS ALECOS
(vicepresidente della G.S.E.E. - GREEK CONFEDERATION OF LABOUR)
Occorre
un'alleanza stabile tra sindacati, movimenti, intellettuali per mettere a punto
una nuova agenda contro il neoliberismo. Dopo 3 scioperi generali contro
la riforma dello stato sociale, il governo greco ha dovuto ritirare il
provvedimento.
GIGI MALABARBA
(senatore PRC, ex Cobas Alfa Romeo)
Fortunatamente alcuni sindacati si
lasciano coinvolgere dal movimento antiglobalizzazione. Io lo chiamo un nuovo
movimento operaio che deve lasciarsi influenzare dalla critica ambientalista,
dalla critica femminista,
basta con il vecchio "sviluppismo" operaio.
Dobbiamo imparare dagli operai della Danone che è lotta di fabbrica tanto lo
sciopero quanto lo strumento del boicottaggio che propone il movimento
antiglobalizzazione.
In autunno occorre dare sostegno alle lotte della Fiom,
ma anche costruire la piattaforma contrattuale insieme al movimento
antiglobalizzazione.
Loris Campetti conclude con il
ricordare
l'impegno contro la legge sui migranti allo studio del
governo Berlusconi e l'impegno a sostenere i boicottaggi come nuova arma
di lotta.
MARTEDI' 17 LUGLIO
2001 POMERIGGIO
Sessione tematica: A CHI
SERVE LA LIBERALIZZAZIONE DEL COMMERCIO? IL PUNTO SULLA PROSSIMA SESSIONE
DEL WTO
Introduce e coordina WALDEN BELLO
Il WTO invece di essere
un'organizzazione per lo sviluppo, impedisce lo sviluppo della gente povera del
mondo.
STAR HAWK (femminista
americana)
In tutto il mondo sono principalmente le donne e i bambini che
soffrono a causa della globalizzazione. Privatizzazione dei servizi: sono
principalmente le donne che soffrono , che perdono accesso a questi
servizi.
Quando parliamo di impatto sull'ambiente, mancanza di acqua, sono le
donne che devono andare a cercare e ad accapparrarsi l'acqua.
Siamo qui per
far vedere le nostre proposte al cambiamento.
Vogliamo un mondo che
abbia a cuore l'interesse dei bambini e delle donne. Noi donne dobbiamo
esprimere la nostra creatività, domani faremo un incantesimo, balleremo e
canteremo anche in mezzo alla battaglia.
SUSAN
GEORGE (vicepresidente di Attac
Francia)
Un terzo di tutti gli scambi a livello internazionale avviene fra
succursali di multinazionali, percentuale che sale al 40% per gli Stati
Uniti.
Il WTO è l'organizzazione centrale per la strategia della
globalizzazione
Il direttore del WTO dice: Gli USA hanno voluto portare i
servizi anno riconosciuti tre meriti e quattro limiti: tacere gli uni o
gli altri sarebbe ingiusto e scorretto.
Fra i meriti:
1) il movimento
ha reso politico ciò che prima era solo tecnico; sigle come Wto, Banca
Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, poco fa sconosciute ai più, ora fanno
parte del bagaglio dell'opinione pubblica.
2) ha ridato corpo
alla partecipazione politica "perché la gente ora sente di poter modificare i
grandi processi mondiali";
3) terzo e ultimo merito di questo movimento"è
quello di essere diverso da tutti gli altri movimenti del `900, il cui obiettivo
primario era la presa di potere a prescindere di come uno era". Questo movimento
invita a partire da se stessi, valutare il grado di violenza presente in noi
stessi e non dividere il sistema in buoni e cattivi, non ha organizzazioni
di tipo gerarchico, ma si sviluppa in rete e soprattutto riguarda gli
stili di vita di ciascuno.
Ma non meno importanti sono i limiti:
1)a
partire da Seattle questo movimento è esploso attraverso i media, rischia
di essere inglobato nei media, il sistema infatti ingloba velocemente
anche esperienze di questo tipo per poi venderle rendendole esse stesse
merce.
2) esiste una forte distanza tra il movimento e le reali vittime
della globalizzazione, in primo luogo gli oppressi e i movimenti sindacali, è un
movimento etico .
3) è il problema della rappresentanza , "a nome di chi
parliamo". Accusiamo il WTO di non avere legittimità politica, anche noi
dobbiamo porci il problema di chi rappresentiamo.
Il senso di queste
riflessioni: attenzione a non scambiare l'attenzione dei massmedia con effetti
politici concreti. Il sistema esiste da cinque secoli ed ha
radici anche dentro di noi, non è un caso che siamo attratti dai media.
(nota di Ersilia: un signore dalla platea risponde però: "Porto
Alegre", come a significare che siamo di gran lunga oltre Seattle, il
protestantismo e la fascinazione massmediatica).
ANGELO
STEFANINI (LILA)
Gli accordi commerciali del
WTO hanno effetti sulla salute e ciò deriva dai principi stessi su cui si basano
gli accordi:
? I prodotti commerciati devono essere considerati tutti uguali
a prescindere dai metodi di produzione. Per esempio, prodotti che contengono
ormoni, ogm o antibiotici, oppure merci che sono state fabbricate senza
rispettare i diritti del lavoro o la sicurezza devono essere considerati
prodotti "simili" ad altri ottenuti secondo criteri di eticità.
? Nel
risolvere i contenziosi fra i paesi nel campo della salute e della sicurezza
devono prevalere le misure meno restrittive per il commercio, per esempio i
codici di condotta volontari sono da preferirsi a regole obbligatorie,
l'etichettatura deve avere preminenza rispetto a interventi normativi, come la
tassazione o il divieto di importazione.
? L'art. 20 del Gatt
stabilisce che i governi possono adottare misure "necessarie a proteggere la
salute e la vita degli esseri umani, degli animali e delle piante". Tuttavia,
non viene chiarito che cosa si debba intendere per misure necessarie e
l'interpretazione di questa norma viene demandata a un organo di burocrati
formato da 3-5 tecnici che decide a porte chiuse.
Effetti diretti sulla
salute hanno gli accordi SPS (sanitary and phitosanitary measures), Trips
(trade-related aspects of intellectual property rights), Gats (general agreement
on trade in services):
? TRIPS: fissa degli standard minimi di protezione di
tutte le forme di proprietà intellettuale: brevetti, copyright, marchi, design
industriale, licenze. L'adozione dei Trips è stata fortemente voluta dalle
industrie statunitensi. Le ripercussioni più evidenti sulla salute riguardano le
politiche per la produzione dei farmaci, i diritti di sfruttamento dei brevetti,
i costi dei farmaci, i limiti imposti all'intervento pubblico. I contenziosi
recenti con la Thailandia, il Sud Africa, il Brasile ne sono un esempio.
?
GATS: mira a facilitare il commercio internazionale dei servizi ponendo forti
limiti al processo di controllo democratico. L'accordo era in agenda nel
fallito vertice del WTO a Seattle nel 1999. Il suo campo d'azione è totale:
salute pubblica, istruzione, energia, erogazione dell'acqua, ecc. Effetti:
privatizzazioni generalizzate, riduzione della spesa pubblica per i servizi
primari, restrizioni alla fruizione delle cure mediche.
? SPS: riguarda
l'applicazione di misure sanitarie in relazione alla sicurezza alimentare e alla
salute degli animali e delle piante. Prescrive l'adozione di standard
internazionali per fissare per esempio limiti all'uso di sostanze tossiche, come
gli antibiotici, nei cibi, ma è un accordo commerciale e non sanitario.
I paesi membri vengono incoraggiati a dare
applicazione agli standard internazionali, ma il problema è chi ha elaborato gli
standard. Per esempio,
alla stesura del Codex Alimentarius della FAO partecipano rappresentanti del
settore privato e ciò pone forti dubbi sull'imparzialità delle decisioni
assunte. A Rio De Janeiro L'ONU
aveva ribadito che quando un prodotto minaccia la salute umana o l'ambiente,
bisogna impedirne l'uso anche se non ci sono prove, l'SPS inverte tutto: è
lasciato al Paese che muove obiezioni dimostrare che il prodotto è dannoso, cioè
il WTO non ammette il principio di precauzione.
Preoccupazione: i nostri
governanti e i tecnici non sono ben istruiti su questi temi, quindi noi dobbiamo
sensibilizzare ed informare su questi temi
EDUARDO
MISSONI
(presidente della ASSOCIATION OF DEVELOPMENT COOPERATION OPERATORS, ex
presidente del gruppo di esperti sulla salute del G8)
E' uscito dal gruppo
sulla salute del G8 nel quale rappresentava il governo italiano, quando ha
capito che avrebbe fatto gli interessi delle multinazionali.
IL G8 PROPONE
L'ISTITUZIONE DI UN FONDO MONDIALE PER LA SALUTE E LA LOTTA ALL'AIDS (GLOBAL
FUND): 10-20 MILIARDI DI DOLLARI ALL'ANNO PER UN PERIODO DI 10 ANNI DA DESTINARE
ALL'ACQUISTO DI FARMACI CONTRO ALCUNE MALATTIE INFETTIVE. Il fondo si avvarrebbe
di una donazione iniziale di 500 milioni di dollari da parte di mille
multinazionali.
Osservazioni:
? Il fondo è del tutto insufficiente. Il
segretario generale dell'Onu Kofi Annan, ideatore del fondo, chiedeva 7-10
miliardi di dollari solo per la lotta all'Aids. Gli aiuti allo sviluppo
rappresentano attualmente lo 0,22% del PIL dei paesi Ocse, una cifra lontana
dall'obiettivo dello 0,7% enunciato da tempo immemorabile. In questo quadro il
fondo rappresenta una goccia nell'oceano.
? Le donazioni delle multinazionali
sono pura carità pelosa che garantirà un alto ritorno di immagine. Ben più
efficace sarebbe un contributo in termini di riduzione dei prezzi dei farmaci,
delle tecnologie e dei servizi; oppure l'adozione di più elevati standard
sociali e ambientali unita al rispetto dei diritti umani. Inoltre,
l'introduzione di meccanismi di tassazione sulle speculazioni, come la Tobin
Tax, garantirebbe un flusso costante di risorse economiche.
? Il fondo
sarebbe governato da un "organismo indipendente" esterno alle Nazioni Unite nel
quale siederanno anche le industrie private e la Banca Mondiale, quest'ultima
amministrerebbe il fondo e fisserebbe i criteri della sua gestione.
?
Se non si correggono i meccanismi strutturali che sono causa delle crescenti
diseguaglianze e le politiche che hanno effetti negativi sulla salute, nessun
fondo per quanto cospicuo potrà far fronte nel lungo termine alla povertà e alle
malattie.
MARIO AGOSTINELLI ( segretario
generale CGIL LOMBARDIA ex )
Durante lo sciopero della Fiom del 6 luglio, in
piazza del Duomo a Milano, 70.000 lavoratori tra loro non in comunicazione e non
educati alla globalizzazione rispondevano alla globalizzazione.
E' sbagliato
che le confederazioni non siano qui in modo ufficiale.
La Lombardia ha di
fronte a sé l'esempio non edificante della liberalizzazione della sanità.
Tre
considerazioni
1 - dietro la liberalizzazione del commercio ci sono persone
e processi produttivi. Le differenze non riguardano solo la retribuzione
salariale, ma anche i diritti
sociali. Quando in
Italia si passò dai diritti individuali ai diritti sociali arrivarono le bombe.
( anni
70).
Questo movimento chiede diritti sociali partecipati ecco che arrivano le
bombe. Noi per
primi dobbiamo esorcizzarle.
2 - La produzione e il consumo sono sempre stati
collegati. La globalizzazione ha rotto
il legame tra produttori e
consumatori. Questo
movimento vuole rimettere in comunicazione produttori e consumatori
3 - una
gran parte dell'attività produttiva non riguarda più il commercio di beni ma
parti della nostra vita: corpo, musica, tempo libero, servizi
Per queste tre
ragioni nuove, il sindacato e il lavoro non può più
essere nazionale ma deve internazionalizzarsi
Oggi si presta poca attenzione
alla cultura dell'impresa; l'impresa per competere ha necessità di
distruggere l'ambiente, mentre il lavoro ha una necessità
opposta.
Occorre dare il sostegno pieno al
movimento, far crescere un'idea delle
istituzioni che impedisca all'impresa di invadere il campo della
società
MARTEDÌ 17 LUGLIO 2001
pomeriggio
sessione in contemporanea QUALI
MECCANISMI PER UNA DEMOCRAZIA GLOBALE
coordina una rappresentante del
Tavolo per la Pace:
gli interventi, superficialmente appaiono slegati, ma
sono esempi, in alcuni casi concreti, di quanto si può fare e si fa;
l'eterogeneità è data anche dal fatto che questo tema è il filo rosso che
collega i vari temi e la ragione per cui siamo a Genova; traspare come i vari
Stati hanno opinioni diverse su come governare il mondo
NICOLA
BOULLARD (FOCUS ON THE GLOBAL SOUTH):
Avrebbe dovuto
parlare di WTO ma si sente obbligata a parlare di quello che sta succedendo qui
e porta la propria testimonianza di quanto ha visto girando a piedi per le
strade di Genova: lo stato di guerra è già dichiarato e ciò che vediamo è
l'impossibilità della
democrazia. Stanno usando
tutti i sistemi per impedire di parlare e di
parlarci. Non abbiamo
alcun mezzo per controllare chi sembra giocare con le nostre vite. Lottiamo per
avere democrazia ma forse stiamo cercando nel posto sbagliato.
Non possiamo
affrontare un progetto di democrazia se prima non affrontiamo questa mancanza di
democrazia e questo tipo di esercizio del potere.
La democrazia presume
spazio dove ci si possa esprimere ma per la maggior parte delle popolazioni
questo spazio non c'è perchè nemmeno i loro governi hanno la possibilità di
averlo.
La democrazia è quindi una favola che ci raccontiamo per
addormentarci , dobbiamo invece parlare di lotta per
1 la de-costruzione e la de-globalizzazione
del sistema
2 la ri-costruzione e
l'internazionalizzazione della solidarietà
Non solo, bisogna capire bene chi
sono gli oppressi e anche chi sono gli oppressori
L'elite globale non parla
più di democrazia ma di "good governance" e usa la parola democrazia per
indicare il diritto di
espressione.
Silvio Berlusconi ci ha fatto un favore mostrando al mondo come funziona il
potere e noi nei prossimi giorni avremo la possibilità di mostrare come
creatività e non violenza possono rispondere
FRANCO
PRAUSSELLO ( UNION OF THE EUROPEAN FEDERALIST)
La
moltiplicazione dei modi di produzione e la mondializzazione del mercato
presenta grandi opportunità e grandi pericoli perchè a livello mondiale non ci
sono regole quindi non si può parlare di mercato ma di giungla e di fallimento
del mercato.
A livello nazionale esistono dei sistemi di controllo, si tratta
di trasferirli a livello mondiale.
Gli organismi attualmente esistenti a
livello mondiale non sono sufficienti e la cooperazione esiste solo a livello di
mero volontariato degli stati.
Una via concreta a livello intermedio può
essere costituita dai trattati regionali (comunità europea, mercosur,
nafta etc..) che possono essere uno strumento parziale di controllo delle
politiche di globalizzazione.
Il modello europeo, limitato per molti aspetti
(Shengen è una presa in giro) , e molto avanzato per altri (es.
diminuzione del dislivello N/S e porta ad es. l'Irlanda) è il solo
potere che può contrastare le politiche degli U.S.A. (vedi tutte le
contestazioni sulle differenti posizioni a proposito di Kyoto).
SAMUELE
PII (JEUNESSE EUROPEENNE FEDERALISTE)
La
sospensione dei patti di Shengen non è un caso: gli stati nazionali sono i
nostri nemici perchè chi ha il governo nazionale non vuole un potere
sovranazionale.
un rappresentante di GLOBALISE RESISTANCE
IRELAND
Perchè l'Irlanda ha detto "no" al trattato di Nizza
(il suo
intervento era programmato più tardi ma parla prima perchè 800 suoi connazionali
sono blocatti in frontiera e hanno richiesto il suo intervento per sbloccare la
situazione)
Il governo (partiti di maggioranza) e la chiesa volevano aderire
al trattato di Nizza, solo due partiti della sinistra e il G.R.I. erano
contro; da qui lo stupore per la vittoria del no al
referendum.
Si è cercato di attribuire il risultato a xenofobia e ignoranza
dell'importanza del trattato.
Invece è stata proprio l'efficacia della
campagna di informazione sul significato del trattato che ha convinto la
popolazione a dire no. In particolare per i seguenti motivi:
- la
militarizzazione dell'U.E. e un avvicinamenteo alla NATO avrebbe significato per
l'Irlanda, paese neutrale, impegnare 60.000 militari volontari
- l'
art.1.3.13 impone la liberalizzazione del commercio alle 47 principali
multinazionali e ha riferimenti specifici a GATS; TRIPS, WTO favorevoli a una
progressiva privatizzazione di sanità, trasporti, scuola , etc..
Finisce
facendo notare che il supposto miglioramento dell'economia irlandese, a cui si
riferiva l'intervento di Praussello, esiste solo sulla carta; di fatto i senza
tetto hanno raggiunto la cifra di 150.000 e la gente non può più permettersi le
cure mediche.
CLAUDIA SALA
(LILA) ARNAUD SIMON (network per
lotta AIDS)
In Unione Europea i malati di Aids si sono associati in modo da
formare gruppi di pressione nei confronti dell'amministrazione pubblica e
riuscire così ad ottenere di accedere a terapie che aprono nuovi modi di vita e
possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.
Si sta cercando di sostenere
questo modo di agire anche nei paesi più poveri dove certe sperimentazioni poco
o nulla rispettose dei diritti della persona sono di fatto l'unica possibilità
di accedere a qualche tipo di cura.
UMBERTO ALLEGRETTI
Anche se i
poteri decisionali tendono a spostarsi dal nazionale a livelli più alti , gli
Stati hanno ancora molta importanza.
La nazione non ha più poteri a livello
di economia, ma ne ha ancora a livello di servizi sociali (anche se poi
non ci sono soldi!), di polizia (le multinazionali ne richiedono
specificamente i servizi per la sicurezza).
Prospetta una rete di relazioni
di poteri, un potenziamento delle municipalità e la pericolosità di un governo
mondiale centrale.
Porto Alegre ha rifiutato di fare subito un piano organico
per ora, partendo dalla certezza che un altro mondo è possibile, si può solo
cercare di innestare proposte democratiche pensando prima alle strutture che
all'organizzazione.
Dobbiamo democratizzare la politica estera dell'Italia
creando dialettica col governo e i partiti per non chiuderci in noi
stessi.
GIULIO MARCON (ICS)
propone l'iniziativa del
tavolo della pace : marcia Perugia-Assisi il 14 ottobre ha per tema
:cibo, acqua, lavoro per tutti
un rappresentante del PARTITO SOCIALISTA
IRLANDESE
Corregge quanto detto da Praussello a proposito dell' Irlanda e
della diminuzione del divario N/S grazie ai trattati tra nazioni ; il PIL
non è lo specchio della situazione reale sottolineando che, tra i paesi
industrializzati, solo gli USA hanno, in proporzione, più analfabeti
dell' Irlanda.
Fa anche una critica alla Tobin Tax ricordando di quando
Mitterand, in Francia, ha tentato di introdurre una tassazione dei capitali ; in
tale occasione gli imprenditori hanno fatto una serrata ed esportato velocemnete
i capitali all'estero costringendo il governo a rivedere il tutto.
---
Alla sera Amalia, Ersilia, Fernanda, Sandra, Simonetta ( Claudia è tornata a
Milano mentre Anna è occupata con i gruppi di affinità) vanno a
cenare nella trattoria della famosa Maria in vico Testadoro, 14 dove
i prezzi sono veramente
bassi.
Peccato che arriviamo tardi e le specialità genovesi sono terminate.
La
trattoria si trova nella zona rossa quindi da domani sarà
chiusa.
MERCOLEDI' 18 LUGLIO 2001
mattina
--- Stamattina la zona rossa è sbarrata. Non si può proprio
attraversarla. Dobbiamo aggirarla. I poliziotti, carabinieri, mezzi blindati
sono davvero tanti, sembra di essere in guerra.
Buste esplosive vengono
inviate a Emilio Fede e alla Benetton. Due proiettili con le foto di Agnoletto e
Casarini vengono recapitati al sindaco di
Genova.
A Milano viene incendiata un'agenzia di lavoro
interinale. Un ordigno viene
disinnescato a
Bologna.
Agnoletto viene applaudito nell'incontro organizzato a Genova dai sindacati
confederali nel quale è intervenuto per criticare la scelta di non partecipare
alla manifestazione di sabato 21 luglio. ---
Sessione tematica IL DEBITO
ECOLOGICO E SOCIALE DEL NORD DEL MONDO
Coordina JAROSLAVA COLAJACOMO (
CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE)
AURORA
DONOSO (ACCION ECOLOGICA, ECUADOR)
Fra i
maggiori finanziatori del "Plan Colombia" ci sono le imprese
petrolifere.
L'obiettivo non è solo l'eliminazione del narcotraffico,
ma anche il controllo delle risorse naturali, come l'acqua e la biodiversità
[Plan Colombia= piano per la militarizzazione e il controllo del territorio
colombiano attuato dagli Stati Uniti d'intesa con il governo colombiano e con il
sostegno economico di FMI e BM sotto l'apparenza di un programma rivolto
all'eliminazione delle coltivazioni di coca e alla lotta contro la
guerriglia].
In Ecuador l'80% della popolazione non ha lavoro o svolge lavori
precari. Negli ultimi mesi
sono emigrate circa 400 mila
persone.
Il denaro delle rimesse occupa il secondo posto nelle entrate pubbliche, mentre
le élites esportano denaro verso i paradisi
fiscali.
Con i finanziamenti del FMI si vuole costruire un oleodotto di cui Agip è uno
dei soci, ma i danni ambientali dello sfruttamento petrolifero resteranno a
noi. Abbiamo molto cibo e numerose varietà
vegetali, ma
ci stanno togliendo la sovranità alimentare attraverso gli aiuti alimentari,
spesso contaminati da ogm: ecco un modo per creare povertà.
Non è vero
che i paesi del Sud del mondo sono poveri, sono ricchi di risorse naturali, di
cultura, di tradizioni, ma sono duramente colpiti dalle politiche
internazionali.
La soluzione deve passare attraverso le economie solidali.
Traiamo forte ispirazione e speranza dai movimenti dei Sem Terra, degli
zapatisti, degli indigeni ecuadoregni, dai movimenti antiglobalizzazione.
I nostri paesi sono titolari di un credito ecologico verso il Nord del
mondo e per ottenerne il riconoscimento abbiamo creato l'Alleanza dei popoli del
sud.
Vi chiediamo di aiutarci con campagne di boicottaggio o di
pressione verso le imprese petrolifere e del
legname. Noi chiediamo una
moratoria sullo sfruttamentamento petrolifero nei paesi del Sud del
mondo, il rispetto delle
comunità locali, il
risarcimento dei danni
ambientali, il
sostegno alle popolazioni migranti.
L'Italia ha un grande credito bilaterale
con l'Ecuador, dobbiamo lottare per la cancellazione.
TITI
SOENTORO (SOLIDARITAS PEREMPUAN,
INDONESIA)
Parla della distruzione delle foreste che colpisce il suo paese,
l'Indonesia: 7 mila isole, 190 milioni di ettari di terra coperti per il 78% da
foresta pluviale.
Inizia con un racconto veritiero: Siamo nell'isola di
Sumatra. Una famiglia ,papà, mamma e tre figli vive vicino a un fiume. Il
capofamiglia faceva il traghettatore, pescava e vendeva pesci. Lì
vicino si installa una cartiera sostenuta dalla SACE italiana. La vita
recentemente è cambiata: il pesce scomparso, verdura non più buona, aria
puzzolente, acqua maleodorante, problemi dermatologi. Questa situazione ha
obbligato il capofamiglia a tagliare alberi della foresta che vende alla
cartiera. Così la foresta si impoverisce.
Le cartiere inquinano, le foreste
diminuiscono mentre sono importanti per la varietà delle specie. Le foreste
pluviali, risorsa importante dell'Indonesia e del pianeta, stanno scomparendo
alla velocità di 2,4 milioni di ettari l'anno ( una superficie pari al
Belgio). Molte attività
economiche hanno distrutto le foreste (industria della carta, della palma da
olio, del legname). E' un mercato importante
per il Nord. Dal 1980 il settore
cartiero, finanziato da grandi banche internazionali, è cresciuto del 700% senza
che nessuno si preoccupasse di stabilire se c'era legname di rotazione a
sufficienza o se si sarebbe intaccata la foresta e a che
ritmo. La
coltivazione della palma da olio, che serve l'industria alimentare e chimica, è
passata da 600 mila ettari nel 1985 a 3 milioni di ettari nel 1989.
I
maggiori clienti sono Unilever, Henkel, Cargil, Procter&Gamble.
La crisi
economica recente ha spinto l'Indonesia nel debito. Ora si prevede di allungare
la durata di concessione dello sfruttamento delle foreste alle aziende che le
distruggono.
Tutte queste attività nella foresta hanno un impatto sugli
indigeni;
terre espropriate da imprese
minerarie;
il governo nega i diritti degli indigeni alla terra adducendo necessità di
sviluppo della
nazione.
Le forze dell'ordine sono contro le popolazioni
indigene. Ci
sono violazioni sistematiche dei diritti umani.
Come risolvere il degrado
ambientale?
Occorre:
1) riconoscere il diritto alla terra agli
indigeni;
2) obbligare le istituzione internazionali a confrontarsi con le
popolazioni locali e a realizzare studi di impatto ambientale;
3) negli
ultimi anni i crediti concessi da agenzie di credito all'esportazione sono quasi
triplicati. Siamo contrari a che il debito privato venga assunto dalle
istituzioni pubbliche; i progetti finanziati dalle agenzie di credito
all'esportazione devono essere approvati dalle popolazioni locali. Abbiamo
bisogno della vostra collaborazione.
Ps SACE: organizzazione pubblica
italiana che garantisce le attività delle industrie italiane all'estero.
E'
un'organizzazione che va controllata perché stanzia miliardi per garantire
l'attività di industrie italiane all'estero che spesso sono causa di degrado
ambientale ( grandi dighe, cartiere......)
SHAMALI
GUTTAL (FOCUS ON THE GLOBAL
SOUTH)
LE GRANDI DIGHE: un debito non
riparabile perché i danni che procurano sono incalcolabili.
Le grandi dighe
sono alte almeno 15 metri e sono costruite per scopi diversi: produzione di
energia elettrica, irrigazione, raccolta di acqua ma sono anche portatrici
di devastazioni ambientali e sociali.
Nel XX secolo sono diventate simbolo di
modernità e di sviluppo e chi combatte contro le grandi dighe, combatte contro
un certo tipo di modernità.
L'86% dei fiumi del mondo è sbarrato da una
diga, 80 milioni sono le persone
sfollate.
Negli ultimi 30-40 anni ci sono state forti lotte popolari per il riconoscimento
della violazione dei diritti umani.
Esiste una commissione
internazionale che studia l'impatto delle grandi dighe e il suo ultimo rapporto
ne mette in luce gli aspetti negativi, al punto che la Banca Mondiale non
ha più sostenuto la commissione.
I finanziamenti per la costruzione
delle grandi dighe vengono dalla BM, dalle agenzie di finanziamento bilaterale e
unilaterale (in modo particolare statunitensi, inglesi e francesi
).
La BM ha fornito fino a 2 miliardi di dollari, altre banche fino a 4
miliardi.
Le grandi istituzioni hanno portato dalla loro i paesi del Sud del mondo,
formando tecnici, creando commissioni e agenzie per la conservazione
dell'ambiente.
Ma dagli anni '90 il grosso dei finanziamenti viene
dalle banche private poiché le proteste hanno fatto retrocedere le grandi
istituzioni, in questo modo le agenzie di credito all'esportazione diventano
titolari degli investimenti.
I costi delle grandi dighe: Un fiume è un
ecosistema complesso e oamericani (Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala,
Honduras, Nicaragua) e che prevede la costruzione in grande stile di una serie
di infrastrutture e attività industriali: strade, ferrovie, aeroporti, porti
marittimi, centrali idroelettiche, sfruttamento di giacimenti petroliferi.
L'obiettivo è quello di creare un ambiente favorevole al transito delle
merci statunitensi da costa a costa e verso il Pacifico, servizio che il Canale
di Panama non è più in grado di garantire.
Inoltre, si verrebbe a creare
un'immensa area di libero commercio in cui troverebbero ospitalità svariate
industrie statunitensi, fra cui le grandi industrie
agroalimentari.
L'avvio del progetto prevede il trasferimento di popolazioni indigene nel sud
del Messico verso le
città. In questa
regione, dove si trova il 25% delle riserve d'acqua del paese,
si vogliono costruire 73 dighe; c'è uranio,
petrolio, biodiversità
ricchissima.
L'idea è arrivare all'area del "megadollaro" in contrapposizione all'area
asiatica dominata dal Giappone.
Motori del progetto sono la Banca Mondiale e
la Banca di sviluppo interamericana.
Altrettanto devastante è il "PLAN
COLOMBIA".
Il narcotraffico controlla il 42% del territorio
colombiano; intervenendo militarmente
nel paese gli Stati Uniti vogliono garantirsi una porta di accesso all'America
Latina con l'obiettivo di indebolire il
Mercosur, e con questo il
Brasile, e avere così mano libera in
Amazzonia.
Entrambi i piani sono legati alla necessità degli Stati Uniti di espandere la
loro
economia.
In più, queste regioni sono ricche di petrolio e proprio in questi tempi la
California, la sesta economia del mondo, sta attraversando una grave crisi
energetica.
Bush dice che le risorse energetiche del Messico appartengono
all'America ed è per questo che ha creato un progetto panamericano con al centro
lo sfruttamento del petrolio che serve solo al suo paese.
Due mesi fa in
Chiapas 109 organizzazioni non governative si sono riunite per dar vita a una
rete contro il Progetto Puebla-Panama.
Il progetto Colombia ha un forte
appoggio dell'UE quindi dovete interessarvi e appoggiare le richieste dei popoli
dell'America Latina.
CHARITO
BASA (PHILIPPINE WOMEN'S
COUNCIL, FILIPPINE)
Le Filippine hanno un debito estero di 69 miliardi di
dollari;
il 33% della spesa pubblica è assorbita dal pagamento del servizio del debito
estero. Le
Filippine sono una terra
d'emigrazione.
La prima ondata è partita alla fine dell'Ottocento quando i filippini sono stati
chiamati a sostituire la manodopera in sciopero nelle piantagioni delle
Hawaii.
La seconda emigrazione ha luogo verso gli Stati Uniti alla fine della seconda
guerra mondiale in virtù della presenza nel paese di una base militare
americana.
A partire dagli anni '70 il paese si impoverisce a causa
del potere dittatoriale di Marcos, mentre i profitti delle multinazionali
statunitensi e giapponesi non vengono reinvestiti nel
paese.
Attualmente ci sono 7 milioni di filippini in 120 paesi del
mondo.
Un gran numero è costituito da donne che lavorano come
domestiche. Sono le "serve della
globalizzazione",
si occupano del lavoro di cura per le ricche famiglie occidentali avendo dovuto
lasciare i propri figli e i propri genitori anziani in patria.
Sono 500 mila
le donne filippine immigrate nell'Unione
Europea.
In Italia la comunità filippina, per numero è la terza comunità di
immigrati, conta 72 mila persone di cui il 70% sono donne.
ORONTO
DOUGLAS
AVVOCATO NIGERIANO DIFENSORE DI KEN SARO WWA
Oronto Douglas è uno dei legali
che ha cercato di difendere lo scrittore e ambientalista Ken Saro Wiwa,
condannato a morte nel 1995 dalla dittatura militare nigeriana per aver
sostenuto la battaglia del popolo Ogoni contro la devastazione ambientale
causata dalla Shell nel delta del Niger.
Ieri Douglas era stato fermato alla
frontiera dagli olandesi perché non in possesso delle 500.000 che sono d'obbligo
per un extracomunitario.
C'è una lezione che ho imparato dal mio fermo
alla frontiera olandese: essere poveri è un crimine che può costare la galera.
Non c'è confine fra Nord e Sud del mondo, chi tace di fronte alle
ingiustizie appartiene al Nord a qualunque latitudine viva.
E' tempo che la
gente del Nord si decida ad eliminare questa ingiustizia.
Secondo me è stata
una scusa per fermarmi, la volontà era di non lasciarmi venire in Italia a
parlare.
Ringrazio gli amici della riforma per la Banca Mondiale e il GSF di
avermi invitato.
Con voi vorrei fare il punto della situazione: dove siamo,
dove andiamo
Noi del Sud abbiamo avuto 400 anni di ingiustizie ininterrotte,
di colonialismo, di alleanze di multinazionali.
Le ingiustizie nel Sud
provengono dal Nord.
Oronzo denuncia oggi un altro scempio ecologico,
quello provocato nel suo paese da un'altra impresa petrolifera, l' italiana
Agip. In collusione con le
autorità nigeriane, Agip inquina la terra e i
fiumi, provoca
morti,
mette le comunità locali una contro
l'altra, tiene
in esercizio impianti colabrodo, non
effettua
manutenzioni.
Le comunità del delta del Niger sono state esprorpriate del loro diritto al
controllo delle risorse
naturali.
Hanno accumulato un credito ecologico verso imprese come l'Agip e paesi come
l'Italia la cui restituzione deve concretizzarsi nel ripristino dei sistemi
ecologici distrutti.
Va sradicato l'albero dell'ingiustizia con
manifestazioni di collera, di rabbia.
In Nigeria nel 1995 il 30% era
povero, nel 2000 oltre il 70% vive sotto la
soglia di povertà.
Quando le autorità nigeriane uccidono, sono spinte dalle
multinazionali e l'Agip italiana è tra queste.
Le multinazionali si sono
macchiate di delitti verso l'umanità ma nessuno le ha incriminate e il castigo
non è stato ancora inflitto.
La gente comune che sta zitta fa parte di quel
Nord che fa ingiustizia contro l'ambiente, contro le popolazioni.....
Tutti
dobbiamo collaborare per la costruzione di un nuovo ordine economico mondiale
basato sulla fiducia reciproca fra cittadini del Sud e del Nord del
mondo.
Il G8 non può risolvere la
povertà perché protegge il potere, la prosperità, i mezzi di distruzione
dell'umanità.
Noi non vogliamo beneficienza ma progresso, giustizia
sociale.
Il G8 è una festa tra di loro per difendere i loro
privilegi. Le
istituzioni come la Banca Mondiale, il Fondo monetario Internazionale escono
rafforzati da questi summits
Il 29 luglio la televisione italiana manderà in
onda un documentario girato sul delta del Niger che testimonia i danni causati
dall'impresa italiana. ( Amalia l'ha registrato)
Miei suggerimenti ( di
Douglas):
---- sosteniamo le richieste di supporto delle comunità del delta
del Niger.
Questo mare bellissimo è diritto di tutti gli italiani, non lo
devono inquinare, l'aria è data da Dio, gli Italiani hanno diritto ad avere
l'aria pulita. L'Italia però non deve rubare le risorse altrui come sta facendo
l'Agip in Nigeria.
---- globalizziamo le risorse, la giustizia
----le
multinazionali devono ripristinare le zone che sono state danneggiate, hanno un
debito ecologico nei nostri confronti.
----la gente deve protestare perché
chi ha fatto i danni deve riparare i danni non solo in forma monetaria, ma anche
in forma reale
---- Dobbiamo metterci insieme per dire no al dominio delle
multinazionali (chi controlla le corporazioni sono pochi, noi siamo tanti),
dobbiamo abbattere le barriere del privilegio.
Chiediamo ai cittadini
italiani di avviare una campagna di pressione nei confronti dell'Agip affinché
vengano riparati i danni ambientali provocati dallo sfruttamento petrolifero e
venga ripristinata la giustizia.
(ci sarà nel pomeriggio un incontro di
approfondimento sull'attività dell'Agip in Nigeria e in
Ecuador)
Bollettino di guerra: a Milano bomba ritrovata alla Rinascente
prima di esplodere
MERCOLEDÌ 18 LUGLIO 2001 ore
15 conferenza
stampa
Coordina ORONZO DOUGLAS
Bush dice che coloro che protestano
sono nemici dei poveri, contesto questa affermazione:
la povertà non
può più essere ridotta a carità.
La povertà può essere cancellata se un
flusso di giustizia andrà in giro per il
mondo. Se non si protesta
sulla questione razziale, i neri non avranno mai
giustizia.
Contraddizione del G8 sul fondo: in Africa non vi è solo l'Aids
come grande malattia, vi è anche la malaria e la TBC, ma
l'Aids è transnazionale quindi può arrivare anche nei paesi del Nord, ecco
quindi la loro
preoccupazione.
La
stessa questione vale sui cambiamenti climatici: non sono sufficienti delle
restrizioni, occorre cambiare stile di vita.
Invito a manifestare in maniera
pacifica per la giustizia.
La società Agip sta contribuendo al fondo per
l'AIds con 500.000
dollari. Migliaia di
persone muoiono in Nigeria di malaria, non ha mai dato un
dollaro. Gli Ogoni
stanno soffrendo e morendo in Nigeria per la violenza di stato e delle
multinazionali, ma la stampa non è venuta in Nigeria.
JOSE'
BOVE' (CONFÉDÈRATION PAYSANNE EUROPÉENNE)
Il vostro primo
ministro è malato di schizofrenia, sostiene che vuole discutere con i
manifestanti, ma io ho visto tanti
poliziotti. Il popolo di Genova
oggi è quello di Porto Alegre, è il popolo della
speranza.
Bush è un bugiardo, appoggiando le mutinazionali, è lui che sta
creando fame e miseria, però anche i governi europei sono
complici. Spero che presto
queste persone compaiano davanti al Tribunale.
L'OMC e la Nato sono due
organizzazioni che organizzano la
rapina, Genova è la preparazione del
Kathar.
Per noi contadini l'agricoltura è importante: oggi più del 60% nel
mondo sono contadini.
Imponendo la logica delle multinazionali si vuole
sopprimere l'agricoltura che dà da mangiare al Pianeta.
La sovranità
alimentare è un diritto dell'umanità. E'' inaccettabile che 5 o 6 mutinazionali
impongano brevetti. Non è sufficiente che si facciano manifestazioni.
Ciascuno deve entrare nella lotta. Oggi nei nostri Paesi stanno
sperimentando gli OGM, venite a strappare le piantagioni OGM.
E' di due anni
fa l'iniziativa contro la carne agli ormoni, oggi la situazione è la stessa di
due anni fa, continua l'embargo .
Due date da ricordare: il 12 agosto in
Francia ore 11 manifestazione contro M Donalds
il 9
novembre a Roma manifestazione in occasione del vertice FAO . Battersi
contro leggi ingiuste è un atto legittimo
EVELY
BONAFINI MADRE DI PLAZA DE MAYA
Noi madri sono 24 anni che
lottiamo. Questi G8 sono
assassini, hanno fatto scomparire i nostri figli
per fare questi crimini. Senza rivoluzione non c'è
giustizia. Siamo convinte che stiamo
portando avanti la rivoluzione dei nostri figli, non so se vedremo i frutti, ma
continueremo.
DON LUIGI CIOTTI (GRUPPO
ABELE)
Sono qui per dir che noi non ci riconosciamo con quella
giustizia e legalità che viene propagandata.. Non si può costruire giustizia
senza verità.
Sono 2192 gli immigrati morti fra il 1993 e il 2000 nel
tentativo di raggiungere l'Europa. Nel canale di Otranto sono morte
affogate 600 persone negli ultimi 7 anni.
L'Italia è l'unico paese in Europa
che non abbia ancora approvato una legge sul diritto di
asilo. In Italia, Grecia e Lussemburgo occorrono
10 anni di attesa per avere la cittadinanza.
I centri di permanenza
temporanea sono luoghi di non diritto
Ma l'Italia è anche il paese che si
classifica al terzo posto nella produzione di armi
leggere, il 65% di queste viene esportato nei paesi del Sud
del mondo, proprio quei paesi ai quali i nostri governi dicono di voler
cancellare il debito.
Gli investimenti in armamenti sono aumentati
l'anno scorso del 41% .
Oggi è un anniversario: il 18 luglio 1998 139
paesi firmarono per la tutela dei diritti umani, perché la legge sia esecutiva
occorrono 60 firme: solo 38 hanno ratificato. Clinton aveva ratificato, ma Bush
è contro.
Mentre noi discutiamo le mafie si sono globalizzate. Tre isolotti
di Caracas hanno 100 casinò, 200 banche dove un terzo del denaro sporco viene
riciclato e non si interviene.
La povertà non è condizione naturale, è
conseguenza di ingiustizia. Noi vogliamo sostenere l'altro a partire dalla sua
libertà.
Io sono preoccupato della povertà dei ricchi, della loro
povertà culturale.
Occorre prendere le distanze da quell'orizzonte dove conta
l'immagine. Noi
diciamo di essere inadeguati a quell'orizzonte culturale.
Anche
la chiesa cattolica deve fare una scelta di campo e schierarsi dalla parte della
giustizia e citando il Vangelo, afferma che quando le regole economiche
diventano meccanismi che creano ingiustizie e sofferenze, allora bisogna
scacciare i mercanti dal tempio.
La polizia ha
trovato un'altra bomba a Genova. Il
rumore di queste bombe fa comodo a chi vuole coprire i nostri ragionamenti.
Esponente di ATTAC
Occorre proseguire la battaglia sulla Tobin Tax a
settembre, lo dico anche ai parlamentari qui presenti: Martone, Cento,
Malabarba
MARTONE
Come parlamentare dei Verdi mi impegno contro
la Banca Mondiale e il FMI, e per ribadire il diritto degli Stati a
controllare l'economia
Esponente dell'EQUADOR
Questi G8 sono un gruppo
di schizofrenici, da un lato generano la povertà, dall'altro fanno
elemosina.
I paesi del terzo mondo sono ricchi in biodiversità,
cultura, risorse naturali,
tradizioni. Proprio per avere tutte
queste ricchezze siamo stati saccheggiati.
E' l'estrazione petrolifera
responsabile del cambiamento del clima.
Occorre chiedere risarcimento
all'Agip che ha distrutto l'Amazzonia e pretende l'impunità. In Equador occorre
boicottare il nuovo oledotto
dell'Agip
Boicottare l'Agip
MERCOLEDI' 18 LUGLIO 2001 ore
15,30- 19,30
Sessione tematica LE NOSTRE
ALTERNATIVE ALLA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA
TONINO PERNA presidente
parco dell'Aspromonte
In Italia sono nati movimenti alternativi.
Il
Commercio Equo e solidale non è solo Bottega, ma luogo di
incontro.
Dobbiamo difendere l'economia locale o con il baratto ( strada
intrapresa dalla Russia) o con una propria moneta per avere
autonomia. La moneta era nata come metodo di
scambio.
Il denaro è la vera droga, dobbiamo creare comunità per
recuperare i tossicodipendenti dal denaro. Noi in
Calabria possiamo offrire a Berlusconi un soggiorno gratis
NICOLA
BOULLARD
Vogliamo la cancellazione del
debito. La BM ha detto che non si può
cancellare il debito perché farebbe crollare il
sistema. A loro non piacciono le nostre
alternative.
Deglobalizzazione= avere a che fare con le realtà economiche che
abbiamo. Non dobbiamo presentare un sistema economico
alternativo
Vogliamo che le scelte di mercato non dipendano dal
mercato
Creare cooperative che escludono multinazionali
GIORGIO
DAL FIUME esponente di CTM ( Cooperatva Terzo Mondo)
Sono
orgoglioso di essere qui, in riva al mare mentre gli 8 si sono chiusi in
gabbia
Il Commercio Equo e Solidale
- È un impatto concreto sul Sud del
mondo , paghiamo le banane 5 volte più di Chiquita
- È una relazione
tra pari, continua, progettuale
- Dietro i prodotti ci sono le Botteghe
300 in Italia, 3000 nel mondo
- La Bottega è un luogo che fa partecipazione,
vendiamo un modello di sviluppo, un approccio di essere, uno stile di vita
-
La nostra azione è mirata non solo al Sud, ma si dota di
un'anima politica. Qui a Genova nel Centro storico la
Bottega è aperta, le altre Botteghe italiane sono chiuse
per partecipare alla manifestazione di Genova
GIANNI
TOGNONI presidente TRIBUNALE PERMANENTE DEI
DIRITTI DEI POPOLI
Per la prima volta si dichiara non riconducibile ai
diritti dei popoli il crimine economico.
Milosevich, Pinochet, Menem si
possono condurre davanti al Tribunale perché hanno violato i diritti classici,
mentre la modernità "economica" è troppo complessa per essere
giudicata
Trappola da evitare: i fondi annegano il
diritto. I 4.000 miliardi del fondo sono le spese
in eccesso dei farmaci, gli aiuti sono un imbroglio
Si nega che la salute sia
un diritto, il diritto è scritto nella
Costituzione
HELEN
esponente CAMPAGNA PER L'ACCESSO AI FARMACI FONDAMENTALI
Non ci sono
incentivi alla ricerca, si soddisfano i bisogni del Nord e non quelli del
Sud. Tra 5 anni non ci sarà distinzione tra
prodotti comuni e prodotti brevettati. L'India
dovrà adeguarsi. Loro dicono che il
problema non è nei prezzi, mentre la gente potrebbe essere curata, ma non
è possibile per via dei prezzi.
In Tailandia si fabbricano farmaci a
poco prezzo, ma le produzioni locali non si potranno più fare per via dei
brevetti.
Occorre aumentare l'attenzione mediatica
: il diritto alla salute è più
importante del diritto al brevetto.
Non ci dovrebbe essere nessuna
regola del WTO che vada contro il diritto alla salute.
Dobbiamo trovare
l'equilibrio tra micro e
macroeconomia.
Vogliamo una democrazia economica, coloro che controllano l'economia controllano
tutto
Promuovere un nuovo sistema economico a beneficio di
tutti
FRANCUCCIO GESUALDI
responsabile CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
Stiamo mettendo in discussione
la globalizzazione e l'intero sistema economico che esiste da 500 anni.
Indichiamo una prospettiva diversa, delle linee, dobbiamo mettere in discussione
i dogmi
Loro dicono: è indispensabile la crescita del commercio
internazionale per lo sviluppo
Noi diciamo: ciò è un inganno, la povertà è
iniziata con il commercio internazionale sfruttando la manodopera,
Dal 1950
ad oggi il commercio è aumentato 20 volte, così pure la povertà.
Il commercio
deve essere basato su criteri di equità
L'economia deve servire gli
interessi della gente. Occorre
1- ridurre
al minimo il commercio internazionale
Non bisogna più lavorare per il
mercato I meccanismi commerciali
devono salvaguardare i prezzi, ogni volta che i prezzi diminuiscono, i
contadini si impoveriscono
2- questo pianeta è l'unico. Prima dei manufatti
abbiamo bisogno di acqua, di aria Stringere trattati per
salvaguardare i beni comuni Sta rispuntando il
nucleare perché il petrolio
finisce
Impedire tecnologie (
OGM....) Siamo
l'unica razza che non si preoccupa dei propri
figli. La prossima guerra sarà per l'acqua.
Noi
siamo gli opulenti: questa protesta mette in discussione il nostro modello di
sviluppo I grassoni devono fare la cura dimagrante
Rinunciare a eccessi di consumo a livello individuale e collettivo.
No economia di espansione SI sobrietà, piena
occupazione
I partiti di sinistra devono proiettarsi nell'ottica della
mondialità
Come fare per traghettare questo nostro sistema?
Il mare è
tempestato ma loro andranno avanti.
Noi dobbiamo mettere in atto una
strategia su 3 strade:
1- disarmare i centri di potere come l'
OMC.
Nel Katar il negoziato sui servizi e investimenti non deve andare in
porto fare pressione sui nostri
governanti, una campagna europea
2-
tentare di eliminare gli aspetti più
nefasti concentriamoci sulla Tobin
Tax
3 spingere per i trattati sul clima
FULVIA
BANDOLI responsabile DS AMBIENTE
Il microcredito ha
aperto esperienze in 170 Paesi, i piccoli prestiti vengono affidati
soprattutto alle donne
Rappresentante DONNE AFRICANE
Il microcredito
viene ripagato e spesso può impoverire
La situazione attuale africana
ha crescita sotto zero. Il
nostro problema è il pagamento degli interessi sul
debito. Dopo
la cancellazione del debito noi africani potremo progettare le nostre
strategie per il futuro.
Non ci danno tempo per dire la nostra
opinione.
Noi africani dobbiamo cercare le alternative e le
soluzioni.
MERCOLEDI' 18 LUGLIO 2001 ORE 16
INCONTRO DI APPROFONDIMENTO SULL'ATTIVITA' DELL'AGIP IN NIGERIA ED
ECUADOR A CURA DELLA CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE
ORONTO
DOUGLAS (AVVOCATO, NIGERIA)
Il comportamento delle
multinazionali in Nigeria è caratterizzato da arroganza, corruzione,
sfruttamento, saccheggi, violazione dei diritti umani.
L'Agip, come parte
del gruppo Eni, ha donato 500 mila dollari al fondo contro l'HIV che il G8
lancerà, ma nel delta del Niger è direttamente responsabile della morte di 15
persone.
Ha fomentato un conflitto sanguinoso fra due comunità locali andando da entrambe
a dire che sul loro territorio aveva trovato
petrolio. Ne è nata una gara per il
controllo delle
risorse.
L'Agip presta elicotteri e navi all'esercito per operazioni di repressione
all'interno delle
comunità.
Squadre paramilitari assoldate dalle compagnie petrolifere seminano il terrore
nei
villaggi.
Per quanto riguarda l'impatto ambientale, Agip è conosciuta come la
peggiore delle compagnie petrolifere nel delta del
Niger.
Ci sono casi evidenti di inquinamento delle acque e dei suoli a causa della
fuoriuscita di petrolio dalle
condutture.
E' successo anche nella nostra comunità; abbiamo portato il caso in tribunale
nel 1994 senza poterlo
risolvere. Il caso
non è stato ancora dibattuto, sono stati spesi molti soldi, Agip sa che ci
dissangueremo senza riuscire a ottenere
giustizia.
Agip applica in Nigeria standard ben diversi da quelli che applica nei paesi
occidentali.
Dopo disastri ambientali come quello provocato dalla Exxon Valdez, per esempio,
si è investito molto in operazioni di bonifica, da noi no, l'inquinamento resta
lì.
Gli standard sono molto bassi e fraudolenti anche da parte di Shell, ma loro
sono più abili di Agip nel dimostrare che non è
così.
Le comunità del delta non chiedono il vostro aiuto, ma di poter lavorare insieme
perché i nostri destini sono
intrecciati. La nostra
proposta è una moratoria di 5 anni delle attività
petrolifere.
Per Agip si tratta di un dovere morale dato che è ancora in parte controllata
dallo stato, cioè dai
cittadini. Se poi
consideriamo, come dice la nostra gente, che in Italia c'è il papa, l'obbligo è
ancora maggiore. Solo quando le si
colpiscono nei profitti e nell'immagine le multinazionali
cambiano.
Per esempio la Shell fu espulsa dalla Nigeria nel 1993 dopo una campagna di
denuncia e allora pubblicò un annuncio per dire che avrebbe cambiato
comportamento.
Occorre che la società civile del Nord faccia sentire la sua voce e si assuma
una responsabilità
diretta.
Se riusciamo a mostrare alla gente comune italiana le ingiustizie che vengono
perpetrate nel delta del Niger, forse le cose
cominceranno a cambiare. [dall'articolo di Marina Forti sul Manifesto del
19.7.01: In Nigeria, nel delta del Niger "l'Agip partecipa al più grande
progetto attualmente in sviluppo, l'impianto Bonny Island Lng per la
liquefazione del gas naturale (costa 3,8 miliardi di dollari)"]
AURORA
DONOSO (ACCION ECOLOGICA, ECUADOR)
In Ecuador l'Agip è
consorziata con l'Arco europea. Nei
confronti di quest'ultima ci sono già state denuncie e pressioni da parte delle
comunità locali per persecuzioni nei confronti dei leader delle comunità
stesse. L'Agip non viene ancora chiamata in
causa e per questo
tace. Ho
un video in italiano sull'operato di Agip in Ecuador. I
suoi abusi sono numerosi:
? Distruzione della foresta tropicale
dell'Ecuador. Già mille ettari di foresta sono
scomparsi per consentire le esplorazioni per un nuovo progetto petrolifero.
?
Scarico di sostanze tossiche direttamente nei fiumi e nel terreno.
?
Inquinamento sonoro causato dalle esplosioni.
? I lavoratori che si sono
trasferiti nelle zone di esplorazione distruggono a loro volta l'ambiente perché
non lo conoscono. Per esempio, usano esplosivi per pescare.
? Agip è intervenuta nella vita delle comunità indigene e ha trovato il modo
di causare divisioni.
? Sono già stati costruiti 136 km di oleodotto che
attraversa foreste ancora intatte, riserve ecologiche e zone coltivate e
abitate.
? I suoli hanno subito processi di erosione per via della presenza
di infrastrutture: piattaforme di perforazione, strade, impianti, ecc.
Alcuni
manager dell'Agip si sono dati alla carriera politica, uno è diventato ministro
per l'energia e ha concluso un accordo per l'aumento delle tariffe
[elettriche?]; malgrado questo Agip ha dichiarato che era in perdita per non
pagare le
tasse. Oggi
l'Agip partecipa a un nuovo progetto, un oleodotto per il trasporto di petrolio
greggio, che attraverserà il paese da est a ovest, dall'Amazzonia alla costa del
Pacifico, per 500 km. Il nuovo
oledodotto segue il percorso del precedente che era un colabrodo e ha già
inquinato molti territori.
Il consorzio che si è
formato fra Agip, Rexon (Argentina), Occidental (USA), Techint (Argentina) e
altre imprese, afferma che verranno usati sistemi sofisticati e non ci sarà
altro
inquinamento.
L'oleodotto passa per 96 falde sismiche, 4 vulcani attivi e 11
riserve
naturali.
Noi ci opponiamo a questo progetto che risponde solo alle necessità energetiche
degli Stati Uniti attraverso l'appropriazione delle riserve naturali dei paesi
del Sud, mira ad abbassare il prezzo del petrolio e favorire la penetrazione
delle
multinazionali.
Abbiamo lanciato una campagna di
pressione. Il FMI ha vincolato la
concessione di prestiti alla costruzione dell'oleodotto, il governo dell'Ecuador
lo ha dichiarato priorità nazionale, il che significa che farà intervenire
l'esercito per proteggerlo. L'oleodotto corre
nella parte nord del paese a ridosso con le zone interessate dal Plan
Colombia.
Vi chiediamo di attuare delle iniziative per bloccare i
finanziamenti che l'Agip potrà ricevere in Italia per questo progetto e
denunciarne la pericolosità.
JAROSLAVA COLAJACOMO (CAMPAGNA
PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE)
L'Agip si comporta allo stesso modo
anche in Val d'Agri in
Basilicata. Anche lì ci sono
gravi problemi di impatto ambientale, si sono
verificati incidenti che hanno dato luogo all'inquinamento di falde acquifere.
L'oleodotto correrà nelle vicinanze di un fiume che porta acqua in Basilicata e
in Puglia. Per costruire i pozzi, le riserve
naturali previste dal 1991 non vengono
istituite. Il
parco della Val d'Agri non viene realizzato per lo stesso motivo.
MERCOLEDÌ 18 LUGLIO 2001 ore 16
sessione in contemporanea IL CIBO NON E'
MERCE
Introduce G.FABBRIS dell'associazione M:Mancino
JOAO
VIEIRA (CONFÉDÈRATION PAYSANNE
EUROPÉENNE)
L'attuale modello di produzione agricola è stato pensato per gli
interessi della grande distribuzione e degli imprenditori agricoli ,
conseguenza: è aumentata la fame nel mondo.
Non è vero che il mercato
agricolo si autoregola.
Bisogna affermare il diritto di ogni paese a produrre
il proprio cibo e per questo è necessario uscire da questi accordi commerciali e
non permetterre agli imperi agroalimentari di usare il cibo come arma contro di
noi
BENCIOLINI (ASSOCIAZIONE RURALE
ITALIANA)
Si definisce non agricoltore ma contadino cioè una persona che nel
suo lavoro quotidiano affronta la diversità e la conservazione
dell'esistente; il contadino fa un lavoro di resistenza e il
lavoro contadino forma cultura.
Come associazione chiedono strumenti per
capire ed essere informati.
G. DONADELLO
(LEGAMBIENTE)
Presenta la campagna MANGIMI PULITI.
Dà alcuni dati: a
livello mondiale si tende ad allevare una sola razza di polli che ha bisogno di
soli 5kg di mangime per raggiungere in 38 gg. il peso di 2,5kg.
La
soia è monopolio degli USA ed è il cibo del futuro , ovviamente nella sua
forma OGM.
I produttori di mangimi sono 722 e solo 4 hanno aderito alla
campagna
ALEX TRIANTA (AIAB)
Il biologico
corre il rischio di cadere nel solito circuito di prezzi alti al consumatore e
bassi al produttore
Occorre una tutela dell'ambiente e delle sue diversità
sia al Sud che al Nord.
Si rischia di non poter garantire l'assenza di OGM
nemmeno nel biologico.
FRANCARDO ( medico teosofo
steineriano dell'associazione nazionale consumatori biologici-biodinamici,
marchio DEMETER)
Steiner ha predetto la mucca pazza . Considerare gli animali
come macchine ne consegue di avere degli esseri
malati. La vera prevenzione è una
alimentazione sana con un'agricoltura sana. Paradosso:
lo svilupppo economico porta una perdita di salute e di
fertilità.
PECORARO SCANIO (VERDI)
Propone
massima alleanza tra produttori e consumatori .
Ricorda che a novembre a Roma
ci sarà il convegno della FAO di cui una sessione dovrebbe occuparsi
dello sviluppo rurale.
MARINA DOS
SANTOS (MOVIMENTO SEM
TERRA)
Vengo dal Brasile, uno dei paesi più belli del mondo ma dove c'è
la maggior disuguaglianza del mondo.
4,8 milioni sono ricchissimi e
50milioni vivono con meno di 40$ al mese.
I 50
milioni lottano per la sovranità alimentare cioè
per il diritto a produrre il proprio cibo e per la riforma agraria
; si impegnano a
ricostruire una società contadina solidale e sostenibile;
vogliono produrre cibo sano per sé e per tutti, si battono per la
difesa della diversità.
R.
MUSATTI (RIFONDAZIONE COMUNISTA)
Si
sta arrivando a una nuova forma di latifondismo
. Occorre essere uniti nella
lotta. Rif. Com e Verdi aderiscono
all'associazione nazionale per la riforma
contadina
BALDARELLI ( responsabile D.S per
l'agricoltura.)
- viene fischiato, insultato e minacciato da buona parte del
pubblico che non gli riconosce il diritto di parlare,
interviene
il moderatore a spiegare che la sua presenza può essere utile
alle associazioni contadine presenti e dopo un'accesa discussione gli
si permette di fare un brevissimo intervento sull'importanza delle
cooperative
NICHOLSON VIA CAMPESINA
Lottano per la
sovranità alimentare. Propone un controvertice a Roma per
novembre , Infatti il 5 novembre ci sarà il meeting della
FAO e il 9 nov. La riunione del FMC
JOSÈ
BOVÈ (CONFÉDÈRATION PAYSANNE EUROPÉENNE)
il movimento
e il sindacato incominciano ad essere indipendenti dai
partiti. Nel momento in cui C.F. ha
iniziato ad agire direttamente, distruggendo i campi di
O.G.M., la popolazione ha risposto rifiutando i cibi
prodotti così . Anche se c'è
maggior consapevolezza la lotta non è finita perché non c'è una
regolamentazione degli o.g.m. e la distruzione dei campi deve continuare e
intensificarsi. Bisogna
che non ci siano santuari e occorre che le tasse finanzino la
politicxa agricola comunitaria.
Propone l'obiezione fiscale, il rifiuto delle riforme ma
cambiamento che deve avere per cardini
1° che nessun contadino e/o
fattoria sparisca
2° capacità di produrre a sufficienza per la comunità
europea senza intaccare il sud
Occorre chiedere ai partiti se si
schierano a favore del mantenimento dei sostegni
all'esportazione
I governi si oppongono a parole agli o.g.m. ma di
fatto non prendono posizione.
La comunità europea può essere
autosufficiente dal punto di vista alimentare
Occorre azzerare il debito e riorientare gli aiuti ai paesi in via di
sviluppo
Invito a partecipare alla manifestazione a Roma per il 9
novembre e, prima , il 12 agosto a Millot.
Dopo il suo
intervento Bovè si allontana ed è assediato dai giornalisti . Si
allontana anche la maggioranza del pubblico che facendo rumore a
lato rende difficile ascoltare gli altri interventi e si perde la
possibilità
di capire che c'è una via campesina italiana che si sta
formando
ONORATI
(CROCEVIA)
Esponente ASSOCIAZIONE CONSUMATORI
ITALIANI
L'associazione aderisce alla manifestazione di
sabato
Occorre cambiare cambiando dal
nord
MANTOVANI (ASCI)
offre l'apporto della propria
associazione per studiare una riforma agricola ; sostiene la necessità di
educare i giovani ad un economia rurale e di riappropriarsi del rapporto
con la terra
BERTANA ( FONDATORE DI ALCE
NERO-AMAB)
La politica delle multinazionali tipo Nestlè mette in
pericolo il biologico
IVAN VERY (VERDI
AMBIENTE E SOCIETÀ)
Hanno ottenuto che gli USA si riportino via le
sementi poichè la sentenza definitiva stabilisce che anche le
quantità infinitesimali di OGM presenti nel carico, violanoi
le nostre leggi
Altra vittoria: al secondo punto del g8 ci saranno
proprio gli OGM
BRAMBILLA PRODUTTORE
AGRICOLO BIOLOGICO
CRISTINA (IFOAM)
l'agricoltura
biologica ci dice che un altro mondo è
possibile
CIPOLLA CEPES -
PALERMO
Problema acqua
GIOVEDI' 19 LUGLIO
2001 MATTINA
Sessione speciale: TRIBUNALE SUI GRANDI
CRIMINI DI QUESTO ORDINE MONDIALE
JOSE' BOVE'
(CONFÉDÈRATION PAYSANNE EUROPÉENNE)
Nell'incontro dell'ottobre scorso a
Bangalore, in India, le organizzazioni che aderiscono a Via Campesina hanno
stabilito le seguenti priorità nelle proprie rivendicazioni:
? Sovranità
alimentare (per esempio abolizione delle sovvenzioni all'export agricolo da
parte dei paesi ricchi)
? Sicurezza alimentare
? Rispetto della
biodiversità e rifiuto dei brevetti sulla materia vivente
Appuntamenti:
1) il 12 agosto a Millot dove Confédération Paysanne riproporrà un'azione contro
un McDonald's; 2) il 9 novembre a Roma per una grande manifestazione in
occasione dell'incontro internazionale della FAO sulla sicurezza alimentare, il
9 novembre è anche la giornata di inizio del vertice del WTO in
Qatar.
VITTORIO AGNOLETTO (LILA)
Usa qualche
minuto del tempo a sua disposizione per criticare la stampa che racconta
bugie.
Il 95% dei 40 milioni di sieropositivi nel mondo non ha accesso
ai farmaci, alcuni dei quali sarebbero in grado di allungare la vita dei malati
di 17 anni, un tempo sufficiente per trovare nuove
terapie.
La ricerca incide sui costi delle aziende farmaceutiche solo per il 20%, mentre
per le azioni di lobbying verso i governi e il mondo medico viene
speso il
30-40%.
L'anno scorso la Glaxo Wellcome ha aumentato i suoi profitti del
16%. Le aziende farmaceutiche sono quelle che distribuiscono agli
azionisti i dividendi più
alti. In base
agli art. 6 e 31 degli accordi Trips, i paesi poveri hanno il diritto di
produrre farmaci indispensabili in loco seppur dietro il pagamento di royalties
alle aziende farmaceutiche che detengono il brevetto (della durata di 20
anni), o di acquistare i farmaci tutelati da brevetto sul mercato estero dove
viene venduto al prezzo
inferiore.
La battaglia del Sud Africa per poter produrre tali farmaci è stata vinta per
questo e perchè ci si è mossi in tutto il mondo e in modo
variegato. In Inghilterra, per
esempio, i cittadini hanno disdetto le polizze di alcune compagnie di
assicurazione che, in ba se alla legge inglese sulla trasparenza, risultavano
essere azioniste della Glaxo
Wellcome. Questa è una vittoria
ma il problema non è
risolto. Mandela ha
rifiiutato i farmaci che venivano offerti dalle multinazionali a basso prezzo
perchè non voleva carità ma
giustizia. E
il problema non si risolverà finchè non ci sarà giustizia.
SPERIMENTAZIONE
DEI FARMACI: nel sud del mondo non viene rispettata la convenzione di Helsinki
sull'etica nella ricerca
biomedica.
Viene citato il caso di una sperimentazione effettuata nel 1996 in Costa
d'Avorio dalla Glaxo Wellcome su due gruppi di donne sieropositive a cui è stato
taciuto il diritto di continuare a ricevere gratuitamente per il resto della
vita le medicine che erano risultate efficaci, così come è previsto dalla
convenzione di
Helsinki.
Siamo legittimati a combattere per l'eticità delle sperimentazioni di farmaci
nel sud del mondo solo se ci facciamo anche carico della responsabilità
che in molti paesi questo è l'unico modo per le persone povere di acceder a un
qualche tipo di cura.
NICOLETTA DENTICO (MEDICI
SENZA FRONTIERE)
14 milioni di persone all'anno muoiono nel mondo per
malattie
curabili.
E' il crimine di chi impedisce l'accesso ai
farmaci, anche se i farmaci sono
solo una parte della
cura.
La lotta per i farmaci è solo il mezzo per arrivare a parlare di diritto alla
salute.
Non esiste ancora una forma giuridica che configuri il "crimine
economico".
Secondo stime dell'OMS, muoiono ogni anno nel mondo: 2,5
milioni di persone per diarrea, 4 milioni
per malattie respiratorie,
3,9 milioni per
polmonite, 1,5
milioni di bambini per morbillo e varicella,
1 milione per malaria, 3
milioni per
AIDS, 1,5
milioni per tubercolosi (negli ultimi due casi la fascia di età è fra i 15 e i
39
anni).
Ritornano malattie che sembravano scomparse, come la malattia del sonno che
colpisce 500 mila persone nell'Africa subsahariana e a cui sono esposte 60
milioni di persone. L'accordo
sui Trips non piace a Medici Senza Frontiere, ma esistono degli articoli che
hanno permesso al Sud Africa e al Brasile di vincere la loro battaglia per la
disponibilità di farmaci a basso costo. Sfidiamo le aziende farmaceutiche sul
loro terreno.
DENNIS BRUTUS
(WORLD BANK BOYCOTT CAMPAIGN, SUD AFRICA)
E' stato prigioniero politico con
Nelson Mandela nel Sud Africa
dell'apartheid.
Propone uno strumento concreto d'azione, il "WORLD BANK BONDS BOYCOTT",
ovvero come mandare in fallimento la Banca
Mondiale.
L'80% delle risorse della Banca Mondiale provengono dal prestito obbligazionario
sottoscritto da fondi comuni di investimento (quindi da privati cittadini),
università, chiese, sindacati, istituzioni pubbliche. L'emissione di
obbligazioni ha fruttato l'anno scorso alla BM 600 milioni di
dollari. E' stata avviata una campagna di
informazione sia in Sud Africa sia negli Stati Uniti con ottimi
risultati. Sono
state contattate chiese e
sindacati. I fondi etici
sudafricani hanno dichiarato che non avrebbero investito nella
BM. Alcune categorie sindacali negli
Stati Uniti (Communications workers union, Union of the government
employees) hanno deciso di non investire nella
BM, lo stesso hanno fatto le
città di San Francisco, Oakland e
Berkeley. Sono stati presi
contatti con gli studenti univesitari americani perché sia forte la pressione
verso gli organi accademici (ben 150 università statunitensi avevano partecipato
al boicottaggio del Sud Africa all'epoca dell'apartheid facendo venir meno
investimenti per 3 miliardi di
dollari).
La Campagna per il boicottaggio della Banca Mondiale ha pubblicato un opuscolo
che purtroppo non era disponibile nei giorni del Public
Forum.
Tutto ciò che c'è da sapere si trova nel sito: www.asled.net dell'organizzazione AC Europe di
Amsterdam che cura la campagna per
l'Europa.
Dennis Brutus termina scaldando la platea al grido ritmato di: "We are going to
bankrupt the World Bank".
E' un'iniziativa interessante che può
coinvolgere i cittadini nel loro ruolo di risparmiatori. Bisognerebbe capire in
che modo e in che misura istituzioni, banche e fondi di investimento finanziano
in Italia la Banca Mondiale.
AURORA DONOSO (ACCION
ECOLOGICA, ECUADOR)
E' noto chi rapina le risorse, si tratta ora di
giudicarli. Si sa come FMI e BM
facilitino l'ingresso delle multinazionali in Ecuador per sfruttarne le
risorse.
La prossima guerra riguarderà
l'acqua. Texaco e Agip
stanno costruendo un nuovo oleodotto che avvelenerà la falda acquifera di un bel
pezzo di Amazzonia.
Ci chiede il nostro sostegno alla loro lotta perchè
l'oleodotto non si faccia.
SABATO 21 LUGLIO 2001
MATTINA
SESSIONE TEMATICA: IL DEBITO FINANZIARIO
Venerdì 20
luglio, giorno delle piazze tematiche e dell'assedio alla zona rossa, muore
Carlo Giuliani, colpito da un proiettile esploso dall'interno di una camionetta
dei carabinieri. FABIO
LUCCHESI annuncia che si sono perse le tracce di due pullman di Forza Nuova che
sarebbero arrivati a Genova nei giorni
precedenti.
Non abbiamo ancora la consapevolezza del destino che attende centinaia di
persone che sono finite o che finiranno in carcere attraverso l'inferno della
caserma di
Bolzaneto.
Il massacro nella scuola Diaz non si è ancora consumato.
EDMILSON
BRITO RODRIGUEZ (SINDACO DI
BELÈM DO PÀRA - Brasile)
Lo stato del Para in cui si trova la
città di Belem in Brasile è grande quanto due
Francie, il 66,5%
della popolazione vive nelle aree urbane, lo stato è al servizio del
latifondo.
Non sono ancora stati individuati i responsabili della morte di 19 contadini Sem
Terra uccisi dalla polizia cinque anni fa mentre partecipavano a una
manifestazione pacifica. Sono qui a
Genova perché il futuro dell'umanità sia un futuro di
giustizia.
A Belem stiamo sperimentando un modello di bilancio partecipativo che coinvolge
la popolazione.
Nel 1999 abbiamo organizzato il primo incontro americano per
l'umanità e quest'anno siamo stati al Forum sociale mondiale di Porto
Alegre. Belem si trova in un
punto strategico degli interessi neoliberali in
Amazzonia, nel crocevia di sperimentazione del Plan
Colombia, che prevede il controllo militare di un vasto territorio del
Sudamerica, e nella zona di
sfruttamento delle risorse amazzoniche, che sono l'obiettivo del piano ALCA
(trattato di libero commercio per l'America latina) voluto dagli Stati
Uniti. D'accordo con
il governo brasiliano gli Stati Uniti stanno impostando un programma di
controllo assoluto, aereo e terrestre, dell'Amazzonia [come dirà Riccardo
Petrella, il debito insoluto porterà allo scambio con l'Amazzonia].
Un
esponente della CONFEDERAZIONE DELLE POPOLAZIONI INDIGENE DELL'ECUADOR
(CONAIE)
Il pagamento del servizio del debito estero assorbe il 54% della
spesa pubblica dell'Ecuador.
L'80% della popolazione vive in
povertà. Dopo
l'ultima rivolta indigena, siamo riusciti a firmare con il governo un accordo su
21 punti. Il 18 luglio
scorso, a Quito, abbiamo costituito un tribunale di giustizia popolare per
giudicare i grandi beneficiari del debito estero e stiamo raccogliendo
informazioni per costituire una banca dati che serva a capire dove sono andati a
finire i loro
capitali.
Abbiamo in progetto la creazione di un tribunale di giustizia popolare
internazionale (sul debito, l'arricchmento illecito, la miseria, l'ambiente).
Per i popoli indigeni esiste un "debito coloniale" e un "debito ecologico"
che vogliamo ci vengano riconosciuti.
Il debito estero è andato a beneficio
delle élites ed è giusto che siano loro a
ripagarlo.
Vogliamo creare una riforma giuridica dello stato per far sì che il debito
estero non aumenti e che ci siano controlli rispetto a chi fa investimenti e
dove. Abbiamo deciso di
aderire allo "scambio del debito" avendo chiaro che è solo un
palliativo.
Abbiamo dialogato con FMI, BM e Club di Parigi e gli abbiamo fatto arrivare le
nostre
proposte. Il
movimento indigeno sta organizzando lotte in tutta l'America Latina, in Ecuador
è un movimento riconosciuto e ascoltato.
JURGEN KAISER
(JUBILEE 2000, GERMANIA)
La prima grande manifestazione contro la Banca
Mondiale si è tenuta nel 1988 a
Berlino. Le
politiche sul debito vengono decise in incontri esclusivi di élites del Nord del
mondo a cui i paesi debitori non sono ammessi.
I paesi debitori sono gli
unici a non avere la possibilità di rivolgersi a organismi di mediazione
imparziali.
Jubilee 2000 si pone
l'obiettivo di creare un arbitrato
internazionale imparziale sulla questione del debito che deve vedere unite le
campagne del Nord e del Sud del mondo,
e di eliminare i club dei paesi creditori.
SUSANNA
CHU (CENTRO DERECHOS ECONOMICOS Y
SOCIALES ECUADOR)
La mancanza di politiche di prevenzione causa la morte di
25 bambini al giorno in
Ecuador. Un
milione di persone, il 15% della popolazione attiva, sono
emigrate.
L'eccessivo sfruttamento delle risorse petrolifere, con cui si pensa di
poter pagare il debito estero, provoca devastazione ambientale e danni alle
popolazioni indigene.
Chiediamo un processo di sdebitamento trasparente e giusto e che
i responsabili dei crimini contro i diritti umani siano
chiamati a rispondere in un tribunale internazionale.
BERNARDINO
MANDLATE (CONSIGLIO ECUMENICO DELLE
CHIESE EVANGELICHE)
Occorre sensibilizzare le persone che frequentano le
chiese perché non si può essere cristiani oggi senza riconoscere l'esistenza di
problemi economici e ambientali.
Nell'Est europeo fino al 1989 erano
14 milioni le persone che vivevano con non più di 4 dollari al giorno, oggi sono
diventate 147
milioni.
In Thailandia dopo la crisi finanziaria del 1997-98, i suicidi sono aumentati
del
50%.
Il dipartimento giustizia pace e salvaguardia del creato del consiglio ecumenico
elabora e distribuisce documenti sulla cancellazione del debito e
sull'ingiustizia economica.
ALESSANDRO ..... (JUBILEE MOVEMENT
INTERNATIONAL [)
Mancano risposte chiare da parte nostra: siamo d'accordo
sullo "scambio del debito" proposto da Bush, cioè trasformare i prestiti in
sussidi? L'idea è
accettata da Jubilee 2000 ma non da Jubilee South. Alcune organizzazioni
aderenti al movimento per la cancellazione del debito non parteciperanno alla
manifestazione di oggi [forse si riferisce alla campagna promossa
dalla CEI], invece dobbiamo mostrare che non abbiamo
paura.
Esponente BHOPAL GROUP FOR INFORMATION AND
ACTION
Dal dicembre 1984, 20 mila persone sono morte a Bhopal in uno dei più
gravi disastri industriali della storia causato dalla fuoriuscita di 4mila
diversi tipi di sostanze tossiche da una fabbrica della Union
Carbide.
Decine di migliaia di persone sono ancora seriamente ammalate e attendono
giustizia. Gli
indennizzi sono stati limitati per numero e per entità: i feriti più gravi hanno
ricevuto 300 dollari, le famiglie dei
morti 2mila
dollari.
Il costo per la multinazionale americana è stato pari a 48 cents per
azione. Intorno alla
fabbrica sono stati sotterrati 5 mila metri cubi di sostanze tossiche, ma la
Banca Mondiale non vuole concedere 200 milioni di dollari per bonificare il
terreno.
Il governo indiano protegge gli interessi delle multinazionali: medicine e
ricoveri sono stati contestati, il governo non vuole presentare una richiesta di
estradizione per i dirigenti della Union Carbide colpevoli del
disastro. La
Union Carbide, a sua volta, dice che è acqua passata, adesso fa parte della Dow
Chemicals e quest'ultima rifiuta di riconoscere come propria la responsabilità
di quanto è accaduto.
Vi chiediamo di sostenere la nostra campagna facendo
pressione sugli uffici italiani di Dow Chemical e sulle ambasciate o consolati
indiani.
(www.bhopal.net, www.bhopal.org, www.bhopalexpress.com; justiceinbhopal@yahoo.co.in)
RICCARDO
PETRELLA (Università di Lovanio)
Il debito è la negazione dei diritti umani e
sociali.
Il debito è già stato pagato tre volte ed è colpa delle politiche economiche
internazionali degli anni '60 e '70, non delle
popolazioni. Sono le
élites locali che ne
beneficiano. Il
debito sta permettendo a qualcuno di impadronirsi delle risorse naturali della
terra.
Noi non vogliamo limitarci a
chiedere l'annullamento del debito, vogliamo che sia istituito un tribunale
internazionale per giudicare i crimini umani perpetrati attraverso il
debito.
Il prossimo Forum mondiale di Porto Alegre può diventare il momento di
costruzione di questo tribunale. Dobbiamo entrare nella logica della
restituzione di ciò di cui ci siamo
appropriati.
MARTEDÌ 17
LUGLIO ORE 12
SESSIONE PUBLIC FORUM DI GENOVA: QUALI
SPAZI PUBBLICI PER IL SAPERE?
MARIA ROSA CUTILLO, MANI TESE
L'anno scorso
a Dakar si è tenuto un vertice mondiale sull'istruzione, per verificare quali
degli obiettivi che ci si era posti dieci anni prima al vertice di Jonsen (?) -
accesso universale alla scuola per tutti i bambini entro il 2000, riduzione
dell'analfabetismo tra gli adulti - erano stati raggiunti. Qualche progresso c'è
stato, ma ben inferiori a quelli programmati. Secondo i dati dell'Unesco, ci
sono ancora almeno 113 milioni di bambini che non hanno accesso all'istruzione
primaria (il 60% di questi sono bambine, il 97% vive nei paesi del Terzo mondo).
L'area più penalizzata è quella dell'Africa subsahariana: in media, la
percentuale del proprio budget che questi paesi destinano all'istruzione si
aggira intorno all'1,7%. Il rapporto numerico tra insegnanti e allievi varia,
nel mondo, da 9 a 72/1; i rapporti più elevati sono in Africa e Asia meridionale
e occidentale. Solo il 75% degli insegnanti è diplomato. Gli analfabeti
adulti sono nel mondo circa 800 milioni, di cui i due terzi donne. In Asia
meridionale, solo il 60% degli uomini eil 30% delle donne sono alfabetizzati.
Abbiamo 130 milioni di bambini analfabeti: questa cifra corrisponde a quella dei
bambini sfruttati sul lavoro in maniera vergognosa, secondo le stime
dell'OIL.
Il 45% della popolazione analfabeta del mondo si trova in India,
Pakistan e Bangladesh, stati che investono in tutto 1.6 miliardi di dollari per
l'istruzione, ma ben 13.6 miliardi di dollari per le armi. Occorre un
impegno preciso della società civile, che deve fare pressione sui governi
affinché questi cambino le loro
priorità. 121 governi del mondo
(esclusi Usa e Somalia) hanno sottoscritto la convenzione dei diritti dei
bambini, che comporta per loro impegni molto precisi. L'anno scorso a
Dakar i governi si sono impegnati a eliminare il gap di genere nell'accesso
all'istruzione e a raggiungere l'istruzione universale entro il
2015. La Global Campaign si impegna a
monitorare queste azioni e il raggiungimento di questi obiettivi.
Secondo
Kailash Satyarti basterebbero 7 miliardi di dollari in più all'anno (un quarto
di quanto gli europei spendono in cosmetici ogni anno, l'equivalente di quanto
si spende nel mondo per le armi in 4 giorni) per garantire l'istruzione
universale infantile.
MARCO REVELLI, docente di sociologia
all'Università del Piemonte , Attac Italia Il G8 mi ricorda gli incontri dei
sovrani in decadenza alla fine dell'800, che ostentavano i loro privilegi e
potevano ancora far impiccare qualche dissidente, ma non erano più in grado di
controllare il mondo. Se non ci fosse questo
movimento, sui giornali leggeremmo solo, probabilmente, dei menu dei pranzi di
gala e delle toilette delle first lady.
Ma veniamo alla questione centrale.
Cos'è la globalizzazione?
Al di là della retorica, credo sia soprattutto
una rivoluzione spaziale, cioè una trasformazione radicale dello spazio sociale,
una modificazione profonda della nostra percezione dello spazio. Non sono state
molte le rivoluzioni di questo tipo nella storia umana.
La prima risale al
neolitico, all'invenzione dell'agricoltura e la conseguente sedentarizzazione.
La seconda alla fine del 1400: le scoperte geografiche, l'esplorazione
dell'intero pianeta e la sua rappresentazione. La terza è stata la
costruzione dello stato-nazione. La quarta è questa: la compressione dello
spazio, la costruzione di uno spazio globale capace di influenzare la nostra
vita quotidiana, i nostri comportamenti, di incorporare tutto.
E anche la
trasformazione della qualità dello spazio, che è il frutto di una grande
rivoluzione tecnologica: l'innovazione tecnologica delle comunicazioni e dei
trasporti: dalle autostrade alle comunicazioni telefoniche, dagli arei ai
satelliti e alle dirette mondiali. Ma si tratta di uno spazio distorto,
che rende vicinissimi Tokyo e New York e lontanissima Dakar; e lontanissimo il
centro di Dakar dalla sua periferia. E' uno spazio costruito sulla base dei
flussi di denaro.
Le
nuove distanze non sono determinate dalla natura ma dagli economisti, , dalle
loro scelte, e soprattutto dalle loro scelte economiche.
Un esempio: i
telefoni. Negli Usa abbiamo 164 milioni di
telefoni più 34 milioni di cellulari per una popolazione di 274 milioni di
persone: fa un telefono ogni 1.3
persone.
In Svizzera abbiamo 4.5 milioni di telefoni e un milione di cellulari per sette
milioni di persone, il che equivale a un telefono ogni 1.1 persone.
In
Italia arriviamo a un telefono per abitante, tra fissi e cellulari.
In India,
quasi 1 miliardo di persone, i telefoni sono solo 12 milioni,
abbiamo un
telefono ogni 120
abitanti.
In Nigeria, uno
ogni 466 abitanti,
in Rwanda, uno ogni 600 persone. In pratica, si
tratta di una rete
densissima al centro, ma molto rarefatta alla periferia. Il consumo
procapite di energia nel mondo dà la misura di queste nuove distanze: negli Usa
ogni abitante consuma 12.663 chilowattore al giorno, con un'emissione di CO2
procapite di 20,8 tonnellate all'anno. In Italia siamo a 4.800
chilowattore e a un'emissione di 33,4 tonnelate all'anno.
India: 448 kwore
(un trentesimo degli Usa, un decimo dell'Italia),
in Rwanda 34 (un quattrocentesimo degli Usa), con un'emissione di CO2 di 1,1
tonnellate all'anno procapite.
Ma sono forse i dati sull'accesso a Internet a
dare più di tutti la misura delle nuove distanze: il 26,3% degli utenti sono
americani, il 20% appartiene agli altri paesi "sviluppati", una percentuale
consistente è dell'Asia dell'est, solo lo 0,1% però risiede nell'Africa
subsahariana e lo 0,04 nell'Asia del Sud. In
Zambia ci sono solo 200 utenti, in Congo 100, in Burundi 75, in Nigeria
200 (su 80 milioni di abitanti), in Rwanda 100, in Togo 300, in Sierra
Leone 50, in Somalia e in Liberia zero.
Questo è lo spazio
scelto e deciso dagli
uomini. E' uno
spazio pubblico?
E' cioè uno spazio di incontro, di discussione, di
contaminazione, di conoscenza critica?
No, quello prodotto in questo modo è
soprattutto uno spazio di omologazione, che seleziona il contenuto dei messaggi,
semplifica le lingue (il 50 delle comunicazioni è in inglese, solo l'8,9 in
cinese). Quello che circola in rete è soprattutto
il business, l'informazione finanziaria, la riorganizzazione dei sistemi
produttivi. E' uno spazio di astrazione delle cose concrete, di produzione
e consumo. All'inizio la rete era diversissima, non era piegata al
profitto: si comunicava in pochi, ma liberamente. Poi è
cominciata la colonizzazione da parte dell'economia, circa 10 anni fa: dalla
creazione dei grandi portali al tentativo di Bill Gates di trasformare tutta la
rete in un ambiente Windows. Oggi nella rete
circolano essenzialmente quei saperi che possono essere messi al servizio della
produzione, in particolare di quell'economia che spia nell'intimo della
collettività per trasformarla in business.
Ma non è detto che le cose debbano
andare così. Occorre
lavorare:
1) SULLA SCUOLA, che è l'istituzione più a rischio: rischia
infatti di essere messa al lavoro nell'economia totale (la riforma
dell'università, all'insegna dell'economicizzazione, insegna). Ma la scuola è
anche il luogo concreto dell'incontro e dell'apprendimento. Si può stabilire un
patto tra docenti e studenti che credono nel senso critico.
2) SUI BREVETTI,
cioè il meccanismo con cui le risorse intellettive vengono rese di proprietà di
qualcuno, in cui tutta la società viene messa al lavoro. E' questa
l'intuizione che ha permesso alla new economy di
crescere. Questo meccanismo ha nella logica del brevetto
la sua chiave.
I contratti dei dipendenti della Microsoft prevedono una
clausola che li
impegna - in caso di licenziamento - a non lavorare per
aziende
concorrenti per 12 mesi: è considerato questo il periodo in cui le
loro
idee diventano obsolete. Il potere creativo e
innovativo delle idee dura
quindi un
anno. Ma i brevetti ne
possono durare 25.
3) SUI MIGRANTI. I saperi circolano anche sulle gambe
delle persone, non soltanto attraverso i bit. Abbattere le frontiere vuol dire
costruire davvero uno spazio pubblico globale di contaminazione dei saperi
e di incontro.
PIERLUIGI SULLO,
CARTA
Cosa succederà dopo Genova?
Se nascerà una struttura
permanente proporrò che si chiami Forum Sociale Italia. Come dice Toni Negri,
l'inglese è la lingua dell'impero. La Terza Università di Roma ha inaugurato
come attrazione per gli studenti un corso di peacekeeper.
Questo aneddoto è
emblematico di due questioni connesse con la globalizzazione.
Si creano i
problemi e poi si inventa una tecnica per risolverli; questa tecnica viene
nominata in inglese.
Altre storielle significative. Un giovane avvocato di
Sydney ha presentato una richiesta per una sua invenzione con un complicato nome
in inglese. Il brevetto gli è stato rilasciato, e solo a quel punto
lui ha rivelato che si trattava della ruota. Giorni fa
il presidente messicano Fox, ex manager Coca Cola, ha protestato con la WTO
perché la Dupont aveva depositato una domanda di brevetto anche in Europa (dopo
averlo ottenuto in Usa) su un tipo di mais usato da millenni in America
Centrale. A me Genova fa venire in mente un carcere di massima sicurezza,
dove però i prigionieri sono
loro. Non c'è bisogno di
dilungarsi sulle cattiverie della globalizzazione, anche perché si potrebbe
arrivare all'errata conclusione che se gli occidentali smettessero di deodorarsi
gli africani potrebbero avere l'acqua
potabile. Non credo che il problema sia solo
quello della redistribuzione, anche se certamente dobbiamo cambiare stile di
vita. Credo che questo sistema vada proprio reinventato.
Mesi fa Carta ha
organizzato un cantiere sui saperi della globalizzazione (il documento si trova
nel sito di Carta) e da quell'incontro mi è rimasta in mente un'espressione di
Riccardo Petrella: "dobbiamo costruire l'università del bene
comune". L'ex governo di centro sinistra ha
pensato bene di accompagnare i processi di globalizzazione cercando di
"ingentilirli": si può dire che siamo nella situazione paradossale di dover
essere grati al governo di destra per la caduta di questa
ipocrisia. La messa
in vendita del sapere è stata iniziata dal ministro Berlinguer, ex
comunista.
L'espressione di Petrella ha il pregio di rovesciare i termini
del
problema. Attac è un movimento di
autoeducazione popolare orientato
all'azione. Il
presidente di Attac Francia l'ha spiegata così: "In
Francia all'inizio del
secolo scorso esisteva un grande movimento di scuole
popolari". Esisteva anche in Italia, grazie
al movimento operaio nascente, che ha dato la luce alle società di mutuo
soccorso, alle camere del lavoro e anche alle scuole popolari. Un filosofo
anarchico inglese ha dimostrato che questo tipo di sistema scolastico era molto
migliore di quello organizzato dallo stato.
La parola comunità è molto
sospetta per la cultura di sinistra. Ma la
situazione oggi non è molto diversa da quella degli inizi del 900, anche se oggi
ci manca, rispetto ad allora, la speranza nel progresso. Possiamo però
cominciare a scavare le fondamenta di un sistema educativo altro, molto diverso
da quello ormai messo sul mercato.
MAGNUS VELT, EXIT (SINDACATI NAZIONALI
EUROPEI)
Siamo molto preoccupati per i negoziati sui servizi (Gats)
nell'ambito della Wto.
Sono soprattutto Usa e Australia a voler mettere sul
mercato globale i servizi. La cosa avrebbe due conseguenze molto
pericolose:
1) un sistema scolastico privato globale sarebbe in qualunque
caso a favore dei paesi del Nord (della loro cultura, della loro visione del
mondo) e non certo di quelli poveri: i saperi locali, il sapere popolare in
questo modo verranno spazzati via 2) negli Stati Uniti il sapere è già sul
mercato, in Europa no. Nel momento in cui
verranno aperte le frontiere qualsiasi scuola privata avrà diritto agli stessi
fondi e alle stesse facilitazioni, da parte dello Stato, delle scuole
pubbliche. La scelta potrebbe anche
essere quella di non dare più fondi a nessuno.
Occorre opporsi con tutti i
mezzi a questo cambiamento. Siamo in contatto con
scuole e università di tutto il mondo per organizzare l'opposizione.
I
negoziati cominceranno in novembre in Qatar e saranno condotti dai ministri per
il commercio, non da quelli dell'istruzione. Su
questi temi stiamo cercando di informare tutti quelli che si occupano di
istruzione.
DOMENICA 22 LUGLIO, MATTINA
SESSIONE SPECIALE
G-OCCHIO
WALDEN BELLO
Il rapporto del movimento con le frange di
provocatori è un problema molto delicato che dovremo
affrontare.
Dobbiamo preservare l'integrità del movimento, non possiamo
perdere militanti per questo motivo.
È stato molto commovente venire qui a
Genova. Se c'è qualcosa di positivo nella globalizzazione è il fatto che ci ha
permesso di incontrarci, il fatto che ha reso il nostro movimento un movimento
globale. Abbiamo un futuro comune e la costruzione di questo futuro è
iniziata.
RICCARDO PETRELLA
La rabbia esiste ed è legittima, perché la
violenza è strutturale in questa società. L'apartheid globale c'è, c'è la
manipolazione delle coscienze. Se è vero che qui in questi giorni molti hanno
perso la loro verginità democratica, non dobbiamo perdere però il nostro sistema
immunitario come cittadini, quello che ci fa reagire all'ingiustizia.
L'inchiesta su tutto quello che ha fatto in questi giorni la polizia deve essere
svolta.
Oggi il tentativo è quello di delegittimare il movimento
classificandolo come "geneticamente violento", quindi di criminalizzarlo, dopo
aver tentato, in precedenza, di ridicolizzarlo.
Perché? Perché noi abbiamo messo
in crisi la loro idea di
globalizzazione, le abbiamo tolto
credito. In pochi
anni
abbiamo ottenuto due successi: primo, abbiamo bloccato il MAI, che era
il compimento assoluto, il primo pilastro, la liberalizzazione totale del
capitale, della finanza; secondo, abbiamo bloccato il Millennium Round, il
secondo pilastro, la liberalizzazione totale del commercio.
Dicono che la
globalizzazione è un fatto "naturale", è un progresso; dicono che è nell'ordine
della storia andare verso una società senza frontiere. Di conseguenza, è ovvio,
chi è contro la globalizzazione è contro il progresso, anzi, peggio, contro i
processi naturali della storia.
Ma noi sappiamo che la globalizzazione è
basata di fatto sull'egemonia degli Stati Uniti.
La globalizzazione in
realtà è un'americanizzazione. Il 72% degli americani, intervistati in un
sondaggio, alla domanda "cos'è la globalizzazione?" rispondono: "la
globalizzazione siamo noi". E il 70% degli asiatici dicono "la
globalizzazione è americanizzazione". Quindi, ogni tentativo di lotta
contro l'attuale globalizzazione è in realtà un tentativo di destabilizzare
l'economia americana. Putin ha
accettato che lo scudo antimissile sia uno strumento di difesa del mondo perché
in realtà non è un
democratico. Il
governo italiano ha fatto finta di dialogare e poi ha lasciato mano libera alla
polizia.
A WAshington, al vertice FMI di settembre, verrà giocato lo stesso
gioco. Bisogna continuare la pressione, non cedere ora, non farci
intrappolare nell'alibi della violenza, non farci fermare dal fatto che non
siamo riusciti a controllare una minoranza.
Al prossimo forum di Porto
Alegre dobbiamo essere 500mila. E dobbiamo fare di Porto Alegre uno dei momenti
fondamentali della storia della costruzione del ventunesimo secolo.
Il
G8, grazie alla complicità di alcuni intellettuali che si
sono
venduti, finge di adottare alcuni nostri obiettivi, di essere sensibile
a
certi temi istituendo il Fondo per la salute e adottando la teoria
del
conservatorismo
compassionevole. Compassione per
i poveracci che
non ce
l'hanno
fatta. Sono tre miliardi di persone,
quelli che vivono con
meno di due dollari al giorno: sono loro i
perdenti. Ma il
Fondo
per la salute non tocca i principi del libero mercato, né quelli del
brevetto dei farmaci.
E' un fondo finanziato con le tasse indirette (non con
quelle dirette, che toccano gli interessi dei ricchi), quindi saremo noi a
finanziare quello che di fatto sarà un allargamento del mercato delle grandi
industrie farmaceutiche. E il
Fondo contro il Digital Divide?
L'economia della conoscenza creerà ulteriori
disuguaglianze. Come
si
combattono? Ruggiero dice: portiamo i cellulari in
Africa. 300
milioni di dollari per portare i computer
in scuole che non hanno nemmeno i materiali fondamentali: questo è il programma
delle NU "African digitalization schools".
Dobbiamo lavorare per costruire il
nostro ordine del giorno. Dobbiamo creare un rapporto con le istituzioni e
rafforzare le nostre capacità di proposizione politica.
1) Bisogna lavorare
sulle narrazioni, sull'ideologia, sui valori dominanti, come la competitività,
che influenza anche noi. Dunque, reinventar la
narrazione del mondo.
Cosa significano parole come solidarietà,
giustizia, umanità, nazione, consumo, rappresentanza politica,
socialismo?
Tutti questi concetti
sono stati inquinati dal sistema dominante e dalla sua ideologia.
Bisogna
lottare contro WTO, FMI, BM, contro i diritti di proprietà intellettuale e
l'omologazione mondiale degli standard dei prodotti (ISO). Bisogna
dimostrarne l'illegittimità.
3) Infine, bisogna creare delle alternative
concrete. Strumenti come il bilancio partecipativo, le
monete locali, le economie locali, l'agricoltura
locale.
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IL
RESOCONTO DEL PUBLIC FORUM DI GENOVA 16-19 LUGLIO DI CLAUDIA FANTI (PER
L'AGENZIA DI NOTIZIE ADISTA)
L'impressione è quella di trovarsi in un Paese
sotto regime militare: è, la Genova che ospita il Vertice degli otto "grandi",
una città blindata, militarizzata, praticamente in stato di assedio (polizia,
carabinieri e guardia di finanza a ogni angolo, i varchi della zona rossa chiusi
da grate metalliche di 5 metri di altezza, negozi chiusi, strade deserte,
perquisizioni e controlli). Ma negli spazi della cittadella di Punta
Vagno, dove si svolge, dal 16 al 22 luglio, il Public Forum organizzato dal
Genoa Social Forum, la realtà cambia completamente aspetto, quasi a mostrare,
già solo con questo, quanto sia appropriato lo slogan (ripreso dal Forum Sociale
Mondiale di Porto Alegre dello scorso gennaio) "Un altro mondo è possibile".
Tuttavia, appena aperto (pochi minuti dopo l'inizio della prima sessione
tematica sulla "lotta alla povertà e alle disuguaglianze"), il Public Forum si è
subito trovato di fronte a una difficile sfida: quella di portare la voce del
popolo anti-globalizzazione al di sopra del rumore della bomba esplosa alla
stazione dei carabinieri vicina a Brignole. "Una bomba contro il movimento", ha
subito dichiarato il Genoa Social Forum, denunciando il rischio di un rilancio
della strategia della tensione e rinnovando l'appello a partecipare alle
manifestazioni pacifiche e di massa del 19, del 20 e del 21 luglio: "se qualcuno
(non importa chi) avesse voluto programmare un modo per spostare l'attenzione
dai nostri argomenti e dalle nostre proposte coprendo con l'esplosione di una
bomba le nostre parole - ha commentato Fabio Lucchesi della Rete di Lilliput -
non avrebbe potuto scegliere momento più esatto". Argomenti e proposte si sono
comunque, a dispetto di tutto, fatti strada, a conferma dell'esistenza di un
dibattito quale "non si era mai visto da molti anni" in Italia. Si poneva come
obiettivo, il Public Forum, quello di dare massimo risalto e visibilità esterna
ai temi e alle proposte alternative al G8, ponendo l'accento su "esperienze e
testimonianze di riscatto e di resistenza di base". Il tutto secondo il "modello
Porto Alegre", con plenarie generali, plenarie tematiche ed eventi autogestiti,
oltre a concerti e spettacoli serali. 200 i relatori invitati al Forum, di cui
più di 50 provenienti dal Sud del mondo.
"Questo mondo non è in
vendita"
Protagonisti della prima plenaria generale, sul tema "Questo mondo
non è in vendita", Susan George dell'Osservatorio sulla mondializzazione, Walden
Bello del Focus on the Global South, Marina Dos Santos del Movimento dei Senza
Terra (Mst) del Brasile. A indicare l'enormità della sfida, ci ha pensato
subito Susan George: il mondo - ha detto - in realtà "è in vendita", come
dimostra il fatto che ogni risorsa sia trasformata in merce di scambio, e che
"chiunque sia escluso da tale logica non valga assolutamente niente".
Tuttavia, il modello capitalistico che sembrava trionfante mostra segni
inconfondibili di cedimento, segni di una crisi - sottolinea nel suo intervento
Walden Bello - dai molteplici aspetti: una crisi, prima di tutto, di
legittimità, ma anche una crisi dell'ordine multilaterale globale, giacché
l'indiscussa supremazia Usa sugli organismi internazionali indica con ogni
evidenza la nascita di un sistema unilaterale; crisi delle alleanze militari
internazionali, perché cresce la resistenza alla presenza militare statunitense
(come mostra l'isolamento di Bush sul progetto dello scudo spaziale); crisi
della democrazia liberale, sempre più avviata verso una plutarchia; la crisi
creata dalla contrapposizione tra economia ed ecologia; la crisi strutturale,
infine, del sistema produttivo, segnato da una fase di enorme recessione
economica. E se l'élite "ha paura che la crisi di legittimità possa
trasformarsi in crisi di egemonia", il popolo anti-globalizzazione non le darà
tregua: "dovunque i grandi decidano di riunirsi - ha dichiarato Marina Dos
Santos - noi saremo lì". Ed è stato proprio l'intervento della dirigente del Mst
il più applaudito della giornata. Un appassionato e vibrante appello ad una
grande alleanza "per superare tutto ciò che rappresenta il capitalismo" e
"costruire un mondo che abbia l'essere umano e la natura al centro delle sue
aspirazioni". Un mondo senza più fame: quella contro cui sono costretti a
lottare i 50 milioni di brasiliani che vivono al di sotto della soglia della
povertà, con meno, cioè, di 40 dollari al mese ("quasi un'Italia intera", ha
commentato Marina Dos Santos). Un mondo senza più le disuguaglianze di cui il
Brasile offre un non invidiabile esempio: l'1% dei proprietari che possiede
quasi la metà delle terre coltivabili del Paese e 4.8 milioni di famiglie senza
terra. Un mondo senza più violenza: quella che ha spezzato la vita di Oziel
Alvez, 17 anni, una delle vittime del massacro di Eldorado de Carajàs. "La
polizia - lo ricorda Marina Dos Santos al termine del suo intervento - lo aveva
ne? Il capitale - ha spiegato Bernocchi -
ha bisogno di
un'assoluta
flessibilizzazione per compensare il mancato allargamento dei
mercati su cui
pure aveva scommesso: in
realtà, su 6 miliardi di abitanti,
5 ne sono rimasti fuori, senza alcuna
possibilità non solo di vendere,
ma
anche di comprare. Cosicché vi sono nel mondo "sempre più vendite e
sempre
meno compratori". È
stato il centrosinistra - ha dichiarato
Bernocchi - a gestire la
flessibilità e ad aprire così la strada
a
Berlusconi: "la barriera è stata rotta e ora bisogna ricominciare tutto
da
capo". Ma sotto accusa sono
tutti i governi di centro-sinistra, che
"hanno assunto il liberismo - ha
dichiarato il giornalista del
"manifesto"
Loris Campetti - come unico orizzonte possibile, tentando di
governarlo e di
limitarne gli
effetti". Critiche, e autocritica, anche nei confronti della
Cgil: un
errore - ha dichiarato Nicola Nicolosi
- la mancata adesione
ufficiale a Genova; troppi gli spazi di flessibilità concessi alla controparte;
sbagliata la strada, "che non è propria" della Cgil, della
moderazione.
Presente ufficialmente, invece, la
Fiom, forte del successo
ottenuto con lo sciopero contro l'accordo separato e di una consapevolezza nuova
della possibilità di lottare contro una globalizzazione che - ha dichiarato
Cremaschi -"ha l'esclusione nel Dna", ed è "il metodo più scientifico trovato
dal capitalismo per sfruttare i lavoratori".
Ma è arrivata l'ora, per il
movimento sindacale europeo, di riprendere la lotta, superando gli accordi di
vertice e una politica di riduzione del danno, in una nuova unità con il terzo e
quarto mondo (ma anche con gli immigrati, contro i quali rischiano di abbattersi
le iniziative di legge della destra) e in direzione di un'alleanza tra tutti i
popoli.
Fermare l'Omc
È l'Organizzazione Mondiale del Commercio il nemico
più temuto dal popolo anti-globalizzazione. Se l'Omc riuscisse a realizzare il
suo disegno di liberalizzazione completa dei mercati, ha spiegato Susan George,
"sarebbe il primo organismo in grado di imporre le sue decisioni al mondo
intero" (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale hanno "limitato" il
loro potere al Sud del mondo). E le conseguenze, per l'umanità, sarebbero
devastanti: distruzione dei servizi pubblici, definitiva rovina dei piccoli
agricoltori, annullamento delle conquiste avvenute, ulteriore impoverimento dei
Paesi poveri, ulteriore omogeneizzazione della cultura, ulteriore erosione dei
diritti del lavoro e dei salari, devastazione ancora più grave dell'ambiente.
Ciò che rende così pericolosa l'Omc è, secondo Susan George, la sua natura di
"tavolo permanente i cui membri si impegnano a negoziare per sempre in una sola
direzione". E su ambiti sempre più numerosi, a cominciare da quelli, centrali
nel prossimo round negoziale, dell'agricoltura, dei diritti intellettuali e dei
servizi: salute, educazione, ambiente, cultura, sport e spettacoli. Tanto che,
afferma Susan George, le uniche aree che ancora sfuggono alle sue mire sono la
sicurezza, l'apparato giudiziario e la religione.
Rispetto dei diritti, non
carità
Proprio la salute è al centro dell'agenda degli otto "grandi" riuniti
a Genova, che si fanno forti del cosiddetto Fondo Globale per la lotta all'Aids
(annunciato dalla presidenza italiana del G8 e sostenuto da Kofi Annan) per
poter dire, come fa il ministro Ruggero, che il G8 ha in fondo gli stessi
obiettivi dei contestatori. E cosa significhi tale Fondo lo ha spiegato bene
Eduardo Missoni, che proprio a causa di esso ha dato le dimissioni da presidente
del gruppo di esperti sanitari del G8 ("non me la sentivo più di lavorare - ha
detto - nel cervello del mostro"). Un Fondo a cui le multinazionali sono
invitate a contribuire con una donazione di 500 milioni di dollari ciascuna -
carità pelosa, ha commentato Missoni - ricevendo in cambio un posto nel
consiglio di amministrazione incaricato di gestire il Fondo, a fianco dei
governi donatori, degli organismi internazionali, ma non dei Paesi poveri, a
quanto pare senza rappresentanza nel Consiglio. "Un conflitto di inciare
da quella legata al petrolio, proprio mentre si combatte in Ecuador una
battaglia contro la costruzione di un oleodotto di 500 chilometri a cui
partecipa anche la nostra Agip, che Aurora Donoso ha invitato a boicottare. E,
insieme al boicottaggio, una proposta: quella di lanciare una campagna per la
moratoria dell'espansione dell'attività petrolifera nel Sud del
mondo.
Numerose le testimonianze sull'enorme entità del debito ecologico e
sociale del Nord del mondo: quella di Titi Soentoro sulla distruzione delle
foreste indonesiane che procede a un ritmo di 2.4 milioni di ettari l'anno
(un'estensione pari a quella del Belgio); quella di Shamali Guttal sugli immani
costi ambientali ed umani - un "debito non ripagabile" - delle grandi dighe
finanziate dalla Banca Mondiale e dai Paesi del Nord; quella di Charito Basa sui
costi sociali dell'immigrazione delle donne filippine, "serve della
globalizzazione".
Una durissima la denuncia contro l'Agip - per le sue
responsabilità nella devastazione ambientale prodotta in Nigeria e per la sua
collusione con la politica criminale del governo - è venuta anche dal nigeriano
Oronto Douglas (ex avvocato di Ken Saro Wiwa, il leader del popolo Ogoni ucciso
per la sua lotta contro le multinazionali nel delta del Niger), arrivato a
Genova dopo essere stato bloccato per ore alla frontiera olandese, perché -
questa la scusa ufficiale - non aveva abbastanza denaro con sé ("non sapevo - ha
detto - che non avere soldi fosse un reato"). Se il G8 - ha affermato Douglas -
ha a cuore esclusivamente la difesa dei propri privilegi, ed è disposto al
massimo a qualche atto di beneficenza, i popoli devono condurre una lotta comune
per il controllo delle risorse naturali - l'acqua, l'aria, la terra - da parte
delle comunità locali, in direzione di "una globalizzazione della giustizia e di
una localizzazione delle risorse".
Dalla globalizzazione alla
localizzazione
"Quale alternativa proponete?", sono soliti chiedere i
difensori del modello
neoliberista al popolo dei
contestatori. Ma esiste
un'alternativa? Le migliaia di iniziative dal basso
sono in grado di incidere
sui
grandi numeri? È a questi interrogativi che ha cercato di rispondere
la
plenaria generale del Forum su
"Le nostre alternative alla
globalizzazione economica", a cui hanno
partecipato, tra gli altri,
il
presidente del tribunale per i diritti dei popoli Gianni Tognoni,
Nicola
Bullard del Focus on the global
South, Francuccio Gesualdi del
Centro Nuovo Modello di Sviluppo, la
responsabile ambiente dei Ds
Fulvia
Bandoli, aspramente (e non molto democraticamente) contestata da una
frangia
del pubblico,
così come avvenuto per altri esponenti delle forze politiche
di
centro-sinistra, compreso l'ex ministro
Pecoraro Scanio.
Già Umberto
Allegretti, nella sessione dedicata ai meccanismi della democrazia globale,
aveva sottolineato l'indicazione emersa dal Forum sociale mondiale di Porto
Alegre di non pretendere subito di offrire un progetto organico e complessivo
alternativo al modello neoliberista, bensì di presentare un inventario di
proposte. Allo stesso modo Nicola Bullard, sottolineando la necessità di "non
cadere nella trappola di voler sostituire un'ideologia monoteista con un'altra",
ha posto l'accento sulle "moltissime alternative a disposizione" - sui temi del
debito estero, del commercio internazionale, dei paradisi fiscali, dei flussi
finanziari - tutte respinte dall'élite al potere con la motivazione che,
accogliendole, "crollerebbe tutto il sistema".
Secondo la Bullard, è la
strada della deglobalizzazione che occorre seguire, riorientando la produzione
verso il mercato interno, per superare la dipendenza dai mercati esteri e dagli
investimenti, redistribuendo il reddito e la terra, spostando l'accento
dall'obiettivo della crescita a quello dell'uguaglianza. Secondo Francuccio
Gesualdi, è contro l'intera impostazione del modello economico che occorre
combattere e non solo contro "l'ultima pennellata" fornita dalla
globalizzazione. In discussione, cioè, va posto "il dogma fondamentale" che vede
come obiettivo primario la crescita del commercio internazionale, perché "quando
l'economia si orienta verso l'esportazione la gente diventa solo manodopera da
sfruttare". Le economie, al contrario, "devono essere strutturate per servire le
esigenze delle persone nel luogo in cui vivono", riducendo il commercio
internazionale al minimo indispensabile e riorientandolo - prima di tutto
attraverso meccanismi di stabilizzazione dei prezzi e della produzione - in modo
da garantire i piccoli produttori. Occorre passare, secondo Gesualdi, "da
un'economia di espansione a un'economia del limite", rivedendo drasticamente
stili di vita individuali e collettivi, in direzione di una maggiore sobrietà. E
garantendo, al tempo stesso, altre due condizioni essenziali: piena occupazione
e accesso universale ai servizi. "È una strada che nessuno conosce - afferma
Gesualdi - ma che è giunto il momento di intraprendere". Partendo da tre
obiettivi immediati: impedire ad ogni costo il rilancio del nuovo round
negoziale dell'Omc; introdurre la Tobin Tax (su cui Attac Italia ha annunciato
una campagna per un disegno di legge di iniziativa popolare) e premere affinché
i trattati internazionali, a cominciare da quello sul clima, seguano "la nostra
direzione".
Di localizzazione ha parlato anche José Bovè, della Confederation
Paysanne, indicando la necessità di un'agricoltura in grado di rispondere ai
fabbisogni delle persone là dove esse abitano. Contro le regole dell'Omc
("sistema perverso di controllo" che, afferma Bovè, obbliga i Paesi a importare
prodotti a prezzi più bassi di quelli locali, mandando in rovina i piccoli
produttori), contro la politica di sovvenzioni alle esportazioni seguita dai
Paesi ricchi, la coalizione mondiale di organizzazioni contadine nota come Via
Campesina avanza - sottolinea Bovè - tre controproposte, tre principi-guida: la
sovranità alimentare, intesa come diritto dei popoli a nutrire se stessi a
partire dalla propria agricoltura (tutelandosi alle frontiere con dazi doganali
sulle esportazioni); sicurezza alimentare, e cioè la difesa della qualità dei
prodotti; rispetto della biodiversità.
Non basta una scelta di campo
"Non
è la stessa cosa parlare di giustizia dall'alto delle nostre sicurezze
economiche o nel mezzo della povertà, della fame, della disoccupazione". Ha
esordito così don Luigi Ciotti, il più applaudito, forse, tra tutti i relatori
del Forum. Un intervento di denuncia, il suo, contro "l'omicidio premeditato"
condotto dalla "fortezza Europa" contro immigrati e rifugiati, dallo stretto di
Gibilterra al canale di Otranto, e contro i diversi scandali offerti dal nostro
Paese: l'assenza di una legge sull'asilo politico, i dieci anni di attesa
(contro i 5 degli altri Paesi) per ottenere la cittadinanza, i centri di
detenzione temporanea ("luoghi di non diritto"). È schizofrenico, ha continuato
Ciotti, condonare i debiti dei Paesi poveri e al tempo stesso intensificare il
commercio di armi (l'Italia è il sesto Paese produttore di armamenti). "Noi
siamo qui - ha dichiarato - ad esprimere una solidarietà che sia prolungamento
della giustizia e che parta dalla libertà degli altri e non dalla loro
povertà".
E, alla sua Chiesa, Ciotti ricorda:
"non basta fare una scelta
di campo, perché poi bisogna esserci nel campo". E lo dice ricordando "il
coraggio di Gesù di cacciare i mercanti dai templi".
Siamo tutti
clandestini
Si attendevano non più di 15-20 mila persone. Ne sono venute
oltre 50.000 per partecipare al corteo dei migranti: un corteo allegro, pacifico
e coloratissimo, ricco di creatività e di ironia. E con una profusione di
mutande, a sbeffeggiare Berlusconi con il suo divieto di stendere i panni
durante il vertice: mutande fatte sventolare dalle finestre dai genovesi
solidali con i manifestanti, disegnate negli striscioni, portate al corteo
appese a un filo. Un corteo per la difesa dei diritti dell'umanità, per ribadire
che "siamo tutti clandestini", per ricordare, come ha fatto l'economista
filippino Walden Bello, che "il futuro non è con Bush, non è con il G8: il
futuro è dalla nostra parte.
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