G8 - Meloni (Lilliput): ''C'è una totale scollatura tra i nostri contenuti e il conflitto in piazza'' (ore 17.26.02)
ROMA – Il tono è quello di considerazioni espresse a caldo, sull’urgenza delle delusioni e delle critiche anche e soprattutto interne al movimento. Quello di una ‘confidenza’ fatta a pochi addetti ai lavori, ma divenuta, a causa dei fatti, una riflessione più ampia ed estesa. Maurizio Meloni, promotore della rete di Lilliput e uno dei padri del movimento anti-G8 in Italia, interviene nel dibattito di questi giorni intorno ai fatti di Genova e parla di un forum "deludente sul piano dei contenuti". Una delusione che gli fa dire: "L'oggettiva sopravvalutazione di questo movimento e' data dall'amplificarsi vicendevole di alcuni fattori: il fatto che gli altri (G8 e compagnia) politicamente e culturalmente stanno peggio; il fatto che tanta sinistra è alla ricerca disperata di nuovi nemici e nuove battaglie; il fatto che dietro i discorsi trionfalistici sull'occidente c'e' un fortissimo senso di disagio e colpa verso il resto del mondo che può facilmente essere evocato come leva per attaccare la cultura dominante."
La sensazione, che diviene nel discorso di Meloni domanda esplicita, è che qualcuno voglia ‘cavalcare’ il movimento ed approfittare di contenuti che lui stesso definisce ‘striminziti, deboli e minoritari’ per ‘rifare il solito lavoro di sempre’. Si riferisce in modo esplicito a Rifondazione Comunista, Tute bianche ed estremisti vari.
Denuncia una profonda "scollatura tra contenuti e conflitto", tra quello che i media hanno costruito come ‘popolo di Seattle’ e la molteplice varietà della associazioni che conducono le proprie campagne con serietà e soprattutto competenza. "Le persone che partecipano al Forum sono sempre le stesse. I protagonisti della piazza e dei media non partecipano affatto." lamenta Meloni che non può tacere sulle responsabilità interne al movimento: "Mi pare che a causa di nostre debolezze ed altrui forze, il ruolo dei portavoce e di altre figure abbia rapidamente tracimato diventando altro" e aggiunge "Ricordo che si era partiti dicendo di avere due portavoce a rotazione alla volta e ora ci troviamo capi e leader che già dettano l’agenda futura e le condizioni ed i modi di partecipazione".
E’ un movimento senza leader quello a cui pensa Meloni, un’organizzazione che non delega, ma vive di una ampia partecipazione democratica e, rispetto a questa visione, dubbi sulla legittimità e la democrazia interne al movimento, debbono inevitabilmente essere poste.
La sfida è la competenza del movimento, una ‘competenza’ che poche sigle, e Meloni le cita (Lilliput, Attac Ong varie Publi Citize), possono vantare. Le stesse a cui interessano davvero i temi dell’antagonismo. "Sul resto – conclude - vedo molta confusione e voglia di captare predatoriamente nuovi temi, per ricostruire nuove macc ine politiche dentro cui rischiamo di fare il fiore all'occhiello quando serve, per essere buttati via alla prima curva. La stessa sensazione l'ho vissuta rispetto al modo in cui e' stato gestito il forum e la controagenda."