IL LAGHETTO DELLE NINFEE

 
 

Raccontano che in un paese non molto lontano da qui viveva una bimba dalla pelle bianca bianca ma nessuno ne ricordava più il nome poiché la chiamavano Fiocco di Neve.

E ricordano che un giorno allontanandosi da casa più del dovuto si perse nel Bosco Incantato.

Il Bosco Incantato era la casa del Mago della Luce, e la sua dimora era un grande castello nel mezzo del bosco. Questo mago era davvero potente…

Si dice che prima del bosco ci fosse un grande deserto, e che lui si sentì così profondamente triste dalla visione che pianse tutto il suo amore, e immediatamente cominciarono a germogliare alberi e piante, con animali favolosi.

Dicono che da allora nel Bosco Incantato ci la felicità. E che chiunque ci vada non ne esca mai… senza diventare pazzo.

Fiocco di Neve tutto questo non lo sapeva.

Quel giorno aveva seguito l’arcobaleno per arrivare ad uno degli estremi, e si trovò invece nel Bosco Incantato, vicino ad un laghetto di ninfee.

Entusiasta da tanta bellezza che la circondava e dalla tranquilla felicità che invadeva il suo cuore, non si accorse della presenza di un signore piuttosto basso, dai capelli e dalla barba bianca e lunga che indossava un abito buffo azzurro pieno di stelle.

Il signore, senza presentarsi le disse: "Buonasera. Come mai sei nel Bosco Incantato? Cerchi anche tu la felicità?"

Solo allora la bimba comprese di essersi smarrita, e improvvisamente ebbe paura.

I suoi genitori le avevano detto di non allontanarsi da casa e di non dare retta agli sconosciuti. Invece lei era lì.

Capì subito, però, che non doveva avere paura, c’era qualcosa negli occhi del signore basso che la tranquillizzavano: erano occhi pieni di bontà, forse come quelli di Babbo Natale, pensò Fiocco di Neve.

- Buonasera signore, rispose un poco impacciata.

- Ti sei persa, bimba?

- Credo di sì. Non so da che parte è la mia casa, e i miei genitori saranno preoccupati… Scoppiò a piangere pensando ai suoi genitori.

Il signore si presentò. "Sono il Mago della Luce, il padrone di questo Bosco Incantato e potrai rimanere finché vorrai in questo luogo. La mia casa sarà la tua casa…"

Il Mago della Luce aveva deciso di adottare la bambina, tanto le faceva tenerezza con le treccine che scendevano ai lati del volto.

La bimba rimase ferma, e ancora singhiozzando disse sì con la testa. Non sapeva come tornare a casa né cosa fare…

Il Mago della Luce le fece vedere, negli anni che passarono, come la bellezza dell’Amore era la perfezione. Nel Bosco Incantato tutto era perfetto, bello, si respirava armonia in ogni cosa.

Tutte le case che popolavano il bosco erano perfette, gli abitanti erano sempre in accordo, tutti si volevano bene. Se qualcuno aveva bisogno di aiuto c’erano sempre dei vicini disposti ad aiutarlo. Le donne e gli uomini non si comportavano, come fuori del Bosco, con invidia o con interesse. Ogni gesto era spontaneo e si scambiavano serenità. Tutto era perfetto. Perciò nessuno andava via dal Bosco Incantato.

Col passare del tempo Fiocco di Neve aveva imparato l’arte della magia che il Mago le aveva insegnato. Era capace di far volare gli uccellini che cadevano dai loro nidi in primavera e di far splendere l’arcobaleno. Aveva imparato tante cose nel Bosco Incantato.

 

Fiocco di Neve non aveva perso l’abitudine di fare lunghe passeggiate. Aveva modo così di conoscere le cose che la circondavano, di scambiare idee e impressioni con i vicini.

Quel giorno però, si allontanò troppo. Non era mai arrivata ai confini del Bosco Incantato, così non si accorse di come il paesaggio cambiava e come l’aria che respirava non era densa di quella quieta felicità caratteristica del Bosco Incantato.

Ormai fuori del Bosco continuò a camminare. C’era un piccolo villaggio scendendo lungo il sentiero, e lei decise di andare lì.

Nella piazza del villaggio fece conoscenza con due singolari individui: Il Gobbo e Il Dritto. Il Gobbo era molto basso, o almeno sembrava basso a causa della gobba che quasi lo schiacciava per terra. Aveva gli occhi piccoli e il viso grande, con una smorfia che invece doveva essere un sorriso. Fiocco di Neve non ebbe paura..

Il Dritto era lato come un albero, aveva gli occhi grandi per guardare il mondo e un sorrisetto beffardo. Fiocco di Neve non ebbe paura.

Questi due personaggi furono incuriositi dalla presenza di Fiocco di Neve nel villaggio, si era sparsa la voce che fosse uscita dal Bosco Incantato e si temeva che diventasse pazza da un momento all’altro.

Invece Fiocco di Neve era allegra, spontanea, buona con tutti quanti. Aiutava tutti, e quando pioveva, e le donne dovevano stendere i panni ad asciugare, lei faceva spuntare l’arcobaleno e la pioggia andava via.

Così Il Gobbo e Il Dritto capirono che era vero che era stata nel Bosco Incantato e capirono che per Fiocco di Neve tutto era perfetto nel mondo.

Vollero insegnarle che il mondo, quello vero, era diverso da quello che lei aveva conosciuto nel Bosco Incantato, che quello vero non era fatto di bellezza e armonia, ma di sofferenze, malattie, povertà.

E così intrapresero un lungo viaggio. Portarono Fiocco di Neve nel Villaggio degli Infermi. Tutti gli abitanti erano malati: c’era chi aveva il raffreddore, chi la pressione alta, chi doveva stare attento a mangiare i dolci perché aveva il diabete, e così tanti altri.

Fiocco di Neve ebbe paura stavolta. Non conosceva un mondo che non fosse di felicità e allegria. Era praticamente sempre vissuta nel Bosco Incantato.

Non riusciva a credere che fosse possibile l’esistenza delle malattie (lei non si era mai ammalata e nel Bosco Incantato nemmeno i vicini).

Chiese, rivolgendosi al Gobbo e al Dritto, se gli abitanti del villaggio fossero caduti in qualche sortilegio, magari c’era qualche mago potente nei dintorni.

Ma, disse il Gobbo: "No, cara piccola Fiocco di Neve - con una vocina stridula- questa è la vera vita. È ora che tu impari che non esiste la felicità fuori del Bosco Incantato".

Fiocco di Neve ebbe un sussulto al cuore.

- Non è possibile, pensò. Ma non disse nulla.

Proseguirono il viaggio e arrivarono al Paese dei Miseri. Infatti gli abitanti erano ricoperti di stracci per vestiti.

Fiocco di Neve si avvicinò a quello che, dal portamento, doveva essere il capo del Villaggio e chiese: "Buon uomo, dite, perché gli abitanti di questo paese indossano vestiti così poveri? E perché le case sono così fatiscenti?"

L’uomo si tolse il cappello e tirò un lungo sospiro incrociando le mani sul petto.

- Il padrone del Paese non ci fa lavorare. E se non lavoriamo non possiamo mantenere una vita dignitosa! Sigh!

E gli occhi gli si umettarono di lacrime.

Fiocco di Neve chiese ancora: "Buon uomo, dite, e perché il Padrone non vi fa lavorare?"

Egli rispose con la voce sempre più debole: "perché la figlia del Padrone è malata e nessuno riesce a curarla, e allora il Padrone ci punisce in questo modo. E chiuse la bocca, lasciando intendere che non voleva parlare più della sua condizione.

Fiocco di Neve guardò Il Dritto, mentre le diceva: "Hai visto che il mondo è fatto di sofferenze e crudeltà? Rassegnati e smettila di sognare e predicare la bellezza e l’armonia, la felicità esiste solo nel Bosco Incantato".

Fiocco di Neve ci pensò un attimo e decise di proseguire il viaggio, ma in ogni paese che incontravano trovava solo gente oppressa dalle fatiche, dalla disperazione, dalle malattie o altro.

E ogni volta, o Il Dritto o Il Gobbo le ripetevano la stessa cosa: "la felicità esiste solo nel Bosco Incantato".

Fiocco di Neve era piena di sconforto. Non riusciva a credere che nel mondo ci fosse tanta sofferenza: nel Bosco Incantato tutto era perfetto! Perché fuori del Bosco le cose erano così brutte?

Fecero ritorno al villaggio vicino al Bosco, ma il Bosco Incantato non c’era più perché Fiocco di Neve aveva smesso di credere nella Felicità fuori del Bosco.

 

Nel Bosco Incantato era rimasto solo il laghetto di ninfee, e lì Fiocco di Neve vuotò le sue lacrime di disperazione.

Allora le apparve il Mago della Luce, con lo sguardo triste. Non proferiva parola alcuna. Semplicemente la guardava triste triste.

Allora Fiocco di Neve capì.

La Felicità era sempre stata lì, dentro di lei, e finché l’Amore avesse vissuto nel suo cuore il mondo sarebbe stato perfetto.

Con l’Amore che si diffonde tutto intorno a noi non esiste la sofferenza, disse il Mago, ora ravvivato.

- "Fiocco di Neve, ora hai capito qual è la verità? Non smettere di essere felice e diffondi il tuo Amore" disse il Mago e poi scomparve. Dal laghetto di ninfee che aveva raccolto le lacrime di Fiocco di Neve cominciò ad emergere una forte luce verde e nel giro di pochi secondi ricomparve il Bosco.

Fiocco di Neve allora tornò al villaggio e cercò Il Gobbo e Il Dritto. Appena li ebbe trovati disse loro: "Non è vero quello che mi avete fatto vedere. La malattia, la povertà, la miseria, non sono che apparenze. La Verità è l’Amore. Siete riusciti a farmi perdere l’Amore, e allora io ho visto la sofferenza.

Il Gobbo disse: "Ma come? E allora tutta quella gente? Anche loro la vedevano e la sentivano la sofferenza…"

E Il Dritto disse: "Mica possiamo ingannare tutti quanti insieme…".

Fiocco di Neve tornò al Villaggio degli Infermi e insegnò agli abitanti il senso dell’Amore. Diffuse il suo Amore nei cuori di tutti loro, e improvvisamente si sentirono Felici. Il raffreddore passò, il diabete non c’era più, la pressione tornò normale. E tutti erano di buon umore. E se qualcuno prendeva l’influenza, allora gli facevano il lavaggio del cuore per riempirlo d’Amore.

Nel Paese dei Miseri accadde che all’arrivo di Fiocco di Neve e dopo la sua predica, tutti si sentirono meglio nell’animo, e senza aspettare che il Padrone desse il consenso iniziarono a lavorare la terra, ad aprire i mercati, a rifarsi gli abiti e le case, tanto erano felici!

Il Padrone allora capì che la forza dell’Amore avrebbe curato la figlia e improvvisamente fu anch’egli più felice e la figlia guarì.

Si decise di fare una grande festa in onore di Fiocco di Neve, ma lei non c’era già più.

Dicono che la Felicità non andò via con lei, perché ormai tutti avevano l’Amore nel proprio cuore.

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