Verità e Giustizia per i fatti di Genova del luglio 2001

Martedì 15 aprile in Sala Civica a Legnago si è tenuto un incontro pubblico, organizzato dal Legnago Social Forum, con Lorenzo Guadagnucci - il giornalista della redazione economica del Resto del Carlino che si trovava all’interno della scuola Diaz di Genova il 21 luglio 2001 per il G8, e che venne ferito nel corso dell’irruzione della polizia -. Molto si parlò allora di quei fatti: delle violenze dei Black Block e degli abusi delle forze dell’ordine. Ma il tempo e i luoghi comuni rischiano ora di far dimenticare le storie di centinaia di persone, anche veronesi, che erano andate a Genova per manifestare democraticamente il loro dissenso verso il G8 e ne sono tornate ferite nel corpo e nell’anima. Ma ferita in quei giorni è stata anche la nostra democrazia. Riportiamo un intervento di Enrica Bartesaghi presidente del "Comitato Verità e Giustizia per Genova" tenuto a Ginevra in aprile 2003 di fronte alla "Commissione Onu per i diritti umani".

Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova

Il Movimento

20 mesi fa a Genova si ritrovarono migliaia di persone per manifestare contro i G8, dalla parte dei milioni di donne e uomini che non hanno mai voce, per dare loro la parola, perché gli 8 "grandi" si accorgessero di loro. Di tutti quelli che soffrono la fame, le malattie, la povertà e la negazione dei diritti fondamentali quali l’istruzione, la salute, il diritto di esistere e di vivere, in libertà.

Questo movimento composto da molte anime, cattolici, ambientalisti, giovani dei centri-sociali, disobbedienti, per la maggior parte senza legami con partiti, era un movimento, per la prima volta, davvero globale ed internazionale, non chiedeva nulla per sé, voleva solo manifestare pacificamente come previsto dalla Costituzione Italiana.

Doveva essere una grande festa, e il giovedì 19 luglio lo fu, una grande folla colorata di 50.000 persone sfilò per Genova per i diritti dei migranti e dei rifugiati, senza incidenti, senza scontri. Nel frattempo Genova, il suo centro, la sua popolazione, erano bloccati, rinchiusi, nella "zona rossa", incatenata da cancelli e sbarre, un’intera città in stato di assedio per difendere 8 "grandi" persone.

Io non ero a Genova in quei giorni, c’era mia figlia Sara di 21 anni e il giovedì sera mi telefonò:

mi disse che era stata una bella e gioiosa manifestazione e che lei si era spostata a dormire dallo Stadio Carlini alla Scuola Diaz, dove dormivano anche giornalisti, avvocati, medici. Mi sentii più tranquilla.

20 luglio: l'uccisione di Carlo Giuliani

Il venerdì 20 luglio, in una città blindata, deserta, decine di migliaia di persone cerò di manifestare di nuovo pacificamente, senza riuscirci. Durante la notte le forze dell’ordine schierano containers nella cosidetta "zona gialla", oltre la "zona rossa" altri confini, altre zone off-limits per i manifestanti in una città sempre piu assediata.

I cortei pacifici e la città di Genova, sono ripetutamente feriti, dalle cariche, dagli assalti e dai pestaggi delle forze dell’ordine, da gruppi di persone vestite di nero. Il venerdì, i rapporti tra i leaders del movimento ed i responsabili delle forze dell’ordine bruscamente si interrompono. La piazza diventa ingestibile ed incontrollabile.

Nel pomeriggio i carabinieri caricano senza motivo i manifestanti in via Tolemaide, in un tratto autorizzato per il corteo, lontano dalla "zona rossa", in un budello senza vie di fuga, e così inizia il massacro dei manifestanti, caricati e gasati dai lacrimogeni senza sosta e senza motivo da centinaia di carabinieri.

Alle ore 17,28 in piazza Alimonda, un ragazzo di Genova: Carlo Giuliani, 22 anni, viene ucciso da un proiettile sparato da un carabiniere. La sua colpa piu evidente, la sua condanna a morte è stata decretata dal fatto di indossare un passa-montagna e di imbracciare un estintore. Vi ricordo che l’Italia non prevede la pena di morte, neanche per i peggiori delinquenti.

E la festa, tragicamente, finì.

Durante le manifestazioni sono state sparate decine di proiettili sparati dalle Forze dell’ordine, e la stampa ha riportato la notizia di 300 bare fatte arrivare a Genova in quei giorni.

Al termine della giornata il bilancio ufficiale è di un morto ed oltre 200 feriti, di cui 34 ricoverati.

E il G8 continua.

Quella sera, il venerdì, Sara mi telefonò sconvolta da quel che era successo a Genova, le cariche, i cosiddetti black-bloc lasciati agire indisturbati, la morte di Carlo.

21 luglio: la manifestazione dei 300.000 - ancora repressione, ancora violenze

Nonostante tutto il sabato oltre duecentomila persone si ritrovano di nuovo e di nuovo si ripetono le violenze: i gruppi neri a sfasciare la città, i manifestanti pacifici a cercare di sfuggire alle violente cariche, al fumo dei lacrimogeni ed ai pestaggi indiscriminati delle forze dell’ordine.

Molti genovesi danno acqua ai manifestanti, ospitano i feriti, salvano quelli che cercano rifugio per sfuggire alle cariche nelle loro case, nei cortili.

I medici e gli infermieri volontari, gli avvocati del Genoa Legal Forum non ce la fanno ad assistere tutti, troppi feriti, (piu di 1.000 persone hanno necessità di cure mediche), troppi arresti, ben oltre quanto ci si poteva immaginare; ed anche medici e infermieri vengono feriti dalle Forze dell’Ordine, che caricano indiscriminatamente chiunque: famiglie con bambini piccoli, anziani, pacifisti seduti a terra, giornalisti, passanti.

Durante le manifestazioni migliaia di candelotti lacrimogeni sono sparati sopra ed in faccia ai manifestanti, questi candelotti, che sono respirati non solo dai manifestanti ma anche dai cittadini e dalle Forze dell’ordine, contengono il CS un gas altamente tossico (fabbricato in Italia) che fa parte delle "armi chimiche" proibite per le quali si sta facendo guerra all’IRAQ. E dei quali effetti ancora non si conoscono tutte le terribili conseguenze.

Scuola Diaz e Bolzaneto: scenario sudamericano

Ma la giornata di sabato è lunga e, al termine della manifestazione, la cieca violenza non ha ancora finito di colpire, poco prima delle ore 24 circa 200 agenti sfondano le porte della scuola Diaz, dove dormono i manifestanti, sfonda la testa a 63 di loro, arresta gli altri 29.

Per terra, sui muri, sui caloriferi, sui banchi di scuola, rimane solo sangue, la democrazia ferita, i diritti calpestati come i poveri corpi delle ragazze e dei ragazzi che lì avevano cercato solo di dormire.

Mia figlia Sara mi telefonò alle ore 23 da Genova, dicendomi che stava bene, era con i suoi amici, sarebbe passata dalla Scuola Diaz per ritirare lo zaino e poi avrebbe preso il primo treno per Milano. Da quel momento fino al lunedì alle ore 12 io non seppi piu nulla di lei, era scomparsa a Genova, insieme a centinaia di altre persone, italiane e straniere, inghiottite dalla violenza e dal mancato rispetto di ogni diritto da parte delle Forze dell’ordine, delle Istituzioni italiane.

Nella notte tra il sabato e la domenica 22 luglio la maggior parte dei feriti della scuola vengono portati alla caserma di Bolzaneto in stato di arresto. I piu gravi (alcuni di loro hanno rischiato la vita in conseguenza delle botte inferte loro nella scuola) rimangono negli Ospedali senza poter comunicare con l’esterno.

I manifestanti finiti a Bolzaneto passano due notti e due giorni di violenze, torture, soprusi di ogni genere. Privazione del sonno, del cibo e dell’acqua, botte soprattutto agli stranieri, ai diversi (capelli colorati, rasta, peircing), insulti, minacce di morte. Nessun interrogatorio, nessuno dice loro dove si trovano e perché, perché sono stati arrestati, quali sono le accuse nei loro confronti. Nessun rispetto dei loro diritti, nessun rispetto delle loro persone, costretti ad ascoltare inni e slogan fascisti.

Gli arrestati sono portati, il lunedì 23 luglio, nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli e Voghera e gli italiani vengono rilasciati pochi giorni dopo. Gli stranieri rimarranno in carcere altri giorni, verranno espulsi dall’Italia col divieto di rientrarvi per almeno 5 anni contrariamente a quanto previsto dai trattati europei.

Sara dopo essere stata manganellata dai poliziotti nella Scuola Diaz, è stata portata all’Ospedale Galliera di Genova in ambulanza, le è stato riscontrato dai medici un trauma cranico, insieme ad altre decine di feriti, alcuni molto piu gravi di lei, viene comunque presa a forza dalla Polizia e portata alla caserma di Genova Bolzaneto. Ad una ragazza straniera nella scuola avevano spaccato le mascelle e tutti i denti a manganellate ma comunque è prelevata dalla Polizia dall’Ospedale e portata a Bolzaneto. Nell’ospedale, ai ragazzi stranieri, senza alcun interprete, viene fatto firmare che le ferite non sono state inferte loro nella scuola Diaz dalla Polizia, ma risalgono a disordini durante le manifestazioni.

Nessuno dirà loro, agli arrestati, dove si trovano e perché sono stati arrestati, quali sono i loro diritti, A nessuno di loro sarà permesso telefonare ad un familiare o ad un avvocato, al consolato per gli stranieri.

La notte del lunedì Sara ed altri manifestanti italiani sono rilasciati, gli arresti non sono convalidati per la maggior parte di loro.

Io e molti altri genitori, avevamo salutato una figlia che partiva per una grande, importante manifestazione pacifica e la ritroveremo, dopo due notti e due giorni di angoscia, massacrata nel corpo e nello spirito e soprattutto senza piu alcuna fiducia nelle Forze dell’ordine, nelle Istituzioni, nel rispetto dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini.

Di quei giorni di luglio dell’anno 2001 a Genova si parlerà a lungo, ma non dei motivi che avevano indotto migliaia di persone pacifiche ad andare a manifestare, non degli ideali, delle richieste di azzeramento del debito, di uno sviluppo equo e sostenibile, non dell’ambiente, non di fame e malattie, chi ha voluto gettare discredito sui manifestanti, purtroppo, ha raggiunto l’obiettivo.

Chiediamo verità e giustizia

Si parlerà, a lungo, di black bloc, di violenze, di auto e banche sfasciate, di teste sfasciate, di un ragazzo morto che forse si è trovato come molti altri, più di altri, nel posto sbagliato al momento sbagliato: a Genova tra il 19 e il 23 luglio del 2001, in Italia, in un paese europeo (uno degli 8 "grandi") dove non era previsto si potesse manifestare come previsto dalla nostra Costituzione.

Nei giorni e nei mesi successivi parte del materiale raccolto dai giornalisti, dai fotografi, dai registi, riesce, nonostante la pesante censura, a circolare, molti dei manifestanti sporgono denuncia alla magistratura per le violenze subite, gli avvocati del GLF svolgono un’importante lavoro di raccolta di denuncie e di testimonianze, sia in Italia che all’estero.

In Italia la relazione di maggioranza della commissione d’indagine parlamentare (istituita senza alcun potere), conclude che non ci sono stati abusi da parte delle Forze dell’Ordine, violazioni da parte delle Istituzioni, che solo i manifestanti hanno un’anima violenta.

Non c’è mai stata una presa di posizione netta e di condanna da parte del Capo dello Stato, del Governo, dei Ministri, dei responsabili delle Forze dell’Ordine, sulle violenze e violazioni di poliziotti, carabinieri, guardie carcerarie, guardia di finanza, pur ampiamente documentate durante il G8 a Genova

Non solo, ma sia durante la commissione d’indagine parlamentare che durante le indagini della magistratura sono emerse gravi bugie, omissioni, ne cito solo alcune:

il falso lancio di sassi da pare dei manifestanti dalla scuola Diaz su auto della polizia, denunciato per giustificare l’assalto alla scuola

il falso accoltellamento dell’agente Nucera, durante l’irruzione alla scuola Diaz, denunciato per giustificare la violenza degli arresti (62 feriti su 93 manifestanti)

il falso ritrovamento di due bottiglie molotov all’interno della scuola Diaz, costruito ad arte per dimostrare la pericolosità e la colpevolezza dei manifestanti.

Sia Amnesty International, sia il Parlamento Europeo hanno denunciato le gravi violazioni e duramente criticato l’operato delle Forze dell’Ordine e dei loro responsabili, a partire dal governo italiano, durante il G8 di Genova.

Per concludere, il Comitato Verità e Giustizia per Genova chiede:

Che si celebri il processo per l’omicidio di Carlo Giuliani, troppo diverse e spesso fantasiose le ricostruzioni dei periti per poter archiviare senza un pubblico dibattimento il fatto piu grave del G8 di Genova: la morte di un ragazzo di 22 anni.

Che vengano archiviate tutte le accuse contro i 93 della Diaz, per:

resistenza a pubblico ufficiale, perché non c’è stata alcuna resistenza

detenzione di armi, perché le armi non le hanno portate i manifestanti nella scuola

per associazione a delinquere finalizzata a devastazione e saccheggio, perché i manifestanti che dormivano nella scuola per la maggior parte non si conoscevano e non c’è alcuna prova ce si siano resi colpevoli di devastazione e saccheggio di alcunché. Semmai loro sono stati devastati e saccheggiati, nel corpo e nello spirito.

Chiediamo che venga istituita una commissione d’inchiesta parlamentare con poteri giudiziari, che ricostruisca il quadro complessivo e tutte le responsabilità, non solo quelle penali, di quei giorni.

Chiediamo che sia introdotto nel codice penale dello stato italiano il reato di tortura, ora non previsto dalla nostra legislazione, perché chi si è accanito senza ragione su manifestanti inermi, già feriti ed in stato di arresto, all’interno della Caserma di Bolzaneto, ne risponda.

Che tutti gli appartenenti alla Forze dell’ordine portino ben visibile un codice di identificazione che permetta di riconoscere eventuali responsabili di abusi durante le manifestazioni.

Concludo dicendovi che a dicembre 2002, dopo 16 mesi dal G8 di Genova, 23 manifestanti sono stati arrestati o comunque sottoposti a misure limitative della libertà per il supposto pericolo che dopo 16 mesi potessero ripetere reati durante altre manifestazioni.

Ad oggi non mi risulta alcun provvedimento cautelativo nei confronti di appartenenti alle Forze dell’Ordine, nessuna misura disciplinare, nessuna sospensione, sono tutti al loro posto. Nonostante il falso accoltellamento, le false molotov, le centinaia di teste spaccate senza motivo, le centinaia di manifestanti ancora oggi feriti.

Il rapporto di fiducia tra i cittadini e le Istituzioni che li rappresentano non potrà essere sanato finchè non sarà fatta piena luce sui fatti accaduti, a Genova, in Italia, uno dei G8, nel mese di luglio del 2001.

Grazie

Enrica Bartesaghi

Comitato Verità e Giustizia per Genova - www.veritagiustizia.it

 

ID 100, ut 1, pubblicato il 23/04/2003