CONSUMO CRITICO scelte di consumo, scelte di giustizia.

Francesco Gesualdi, allievo di don Milani, è fondatore e coordinatore del Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano (PI), che ha introdotto in Italia il tema del consumo critico e ha promosso campagne di pressione nei confronti di noti marchi, e del Parlamento Italiano per ottenere una legge sulla qualità sociale dei prodotti.

Francesco Gesualdi

Francesco Gesualdi durante l'incontro. Al suo fianco A. Zanini.''

COME MAI UN MONDO TANTO RICCO PRODUCE TANTA POVERTÀ?
Francesco Gesualdi esordisce con la prima domanda che si è posto il Centro nuovo modello di sviluppo nella sua ricerca: "come mai un mondo tanto ricco produce tanta povertà?"
Il nostro stile di vita ed il nostro conto in banca ci dicono che certamente noi vivamo in condizioni di agiatezza. Ciò che invece ci sfugge è che questa condizione di ricchezza è un privilegio di pochi, solo il 20% della popolazione mondiale vive in questa condizione mentre la stragrande maggioranza della popolazione della terra vive in una condizione di miseria. 1,5 miliardi di persone vivono addirittura in una condizione di povertà assoluta. La Banca Mondiale definisce povero assoluto chiunque viva con meno di 1 $ al giorno. E sono 3 i miliardi di persone (metà della popolazione mondiale) che vivono con meno di 2 $ al giorno in condizioni cioè di povertà assoluta o quasi povertà assoluta. Ma cosa significa povertà assoluta? Vuol dire essere una persona che non ha un tetto che sia degno di questo nome e vivere in una baraccopoli di queste immmense città che continuano a crescere nel sud del mondo costruite su delle discariche dove la casa è fatta con dei pezzi di lamiera, plastica o cartone. Gente che si alza il mattino, padri di famiglia, che non sanno se riusciranno a fare uno straccio di lavoro che gli consenta almeno di avere da mangiare per se e per i propri figli. Gente, famiglie che non riescono mai a varcare le soglie di un ospedale, che non riescono a curare neanche le malattie più banali come la dissenteria e la bronchite, che non può mandare i propri figli a scuola, che non ha accesso all'acqua potabile.
Perchè allora in un pianeta che è capace di produrre così tanta ricchezza, tante intelligenze diffuse che hanno costruito tutte queste tecnologie che hanno consentito ad una minoranza di vivere così bene, nello stesso tempo miliardi di persone a vivono in questa condizione infernale?

LA COSTRUZIONE DELLA POVERTA'
Partiti da questa domanda e studiando come è costruita l'economia a livello mondiale, come è organizzato il commercio, come è organizzata la finanza, siamo arrivati alla conclusione che la povertà non è una fatalità. La povertà è costruita giorno per giorno, volutamente, da un sistema che purtroppo non si pone come obbiettivo quello di far star bene la gente, ma che si pone esclusivamente l'obbiettivo di far guadagnare i mercanti. Un sistema tra l'altro folle perchè in nome di questa logica economica stiamo distruggendo il pianeta sul quale abitiamo, col rischio di non avere domani risorse naturali per produrre ricchezza per nessuno. La povertà in questo sistema non è una fatalità ma è costruita scientificamente per travasare ricchezza dai poveri verso un manipolo di persone ricche: perchè il sistema, che punta a far fare profitto ai mercanti, per poter funzionare ha bisogno anche di un certo numero di consumatori che assolvano alla funzione del consumo e chiudere così il cerchio della produzione e della vendita. Il consumatore in questa ottica è trattato come un maiale da ingrasso: che deve trangugiare tutto ciò che il sistema gli propina anche se ciò gli fa male. Infatti ci rendiamo conto che stiamo andando incontro a tutta una serie di malesseri legati al troppo consumare, al troppo avere.

MERCATO ED ESPROPRIO.
Uno dei meccanismi di fondo che generano povertà è il sistema di mercato. Il mercato ha la capacità di dividere la gente in due da una parte gli utili, dall'altra gli inutili. Gli utili sono tutti quelli che hanno dei soldi da spendere. Dall'altro lato invece ci sono tutti quelli che ai fini del mercato non contano niente. Allora ecco che il sistema non si fa nessuno scrupolo a spogliare questa gente anche dei loro pochi averi se fanno comodo alla macchina produttiva per riuscire a perpetuare il meccanismo di produzione e di vendita. Strumento di questo impoverimento è l'esproprio. Gente che magari viveva bene almeno secondo un certo clichè, riusciva ad alimentarsi dignitosamente, aveva una vita di relazione ed aveva un tetto, costoro ad un certo punto sono stati spogliati del proprio campo, della propria terra, della propria foresta, dei propri mari, perchè qualche mercante, qualche multinazionale, si è reso conto che da quella terra poteva realizzare larghi profitti producendo caffè o altro.

CHE FARE?
Dopo aver capito che la povertà non è una fatalità ma che la povertà viene costruita, ci siamo posti una seconda domanda: "... e noi cosa possiamo fare per opporci a questo meccanismo?".

IL NOSTRO RAPPORTO CON IL SUD DEL MONDO PASSA ATTRAVERSO I CONSUMI.
Per riuscire a dare questa risposta dovevamo capire se di fronte a questa macchina noi siamo soltanto degli spettatori passivi o se invece siamo coinvolti in modo molto più diretto. Per capire quella che è la nostra posizione ci è bastato fare attenzione a ciò che facciamo al mattino appena ci alziamo: il caffè. Che ci piaccia o meno quando noi compriamo o consumiamo del caffe entriamo in rapporto con un contadino della Costa d'avorio, o con un bracciante del Brasile. Nell'era della globalizzazione ciò vale per un numero enorme di prodotti. Così abbiamo capito che il nostro rapporto con il sud del mondo passa attraverso i consumi.

BENEFATTORI O COMPLICI?
Quando consumiamo uno di questi prodotti rendiamo un servizio agli oppressi della terra o invece diventiamo complici degli oppressori?
Dietro tantissimi prodotti ci sono multinazionali che a seconda del prodotto hanno una strategia per realizzare il massimo profitto e che in definitiva si può riassumere semplicemente nel coprimere i costi ed espandere i ricavi.
Alcune di queste sono:
- Commercializzazione internazionale dei prodotti. In questo caso il controllo del mercato avviene senza l'assunzione dei rischi legati alla produzione. L'interesse delle multinazionali è allora quello di abbassare il più possibile i prezzi delle materie prime. Per far ciò spingono nei confronti dei governi affinchè si creino le condizioni da un punto di vista giuridico a livello internazionale per avere questa possibilità di manovra. Fino al 1989 c'era un accordo fra paesi produttori e paesi consumatori che mirava a mantenere costante il prezzo del cacao, del caffe e della gomma, le multinazionali hanno operato in modo tale che questo accordo non fosse più rinnovato. Per effetto di ciò il prezzo delle materie prime è crollato: dal 1980 ad oggi il prezzo del cacao è sceso del 70%. Dietro un prezzo del cacao che crolla ci sono milioni di persone che vivono su questa produzione, milioni di bimbi che non riescono più ad alimentarsi adeguatamente, mentre i profitti delle multinazionali crescono sempre più.
- Controllo diretto della produzione. Per esempio la banana. A causa della sua deperibilità le multinazionali hanno bisogno di controllare tutto il ciclo dalla produzione dalla vendita al dettaglio. La Chiquita in sudamerica non è conosciuta perchè vende banane ma come impresa che possiede la terra, produce banane, assume le persone e decide il trattamento dei lavoratori. Analizzando questo prodotto ci accorgiamo che dietro ci sono salari indegni, c'è lavoro minorile, c'è un ambiente devastato da pesticidi e danni consapevolmente provocati da essi a lavoratori che mancano di una efficace tutela giuridica. - Produzione in appalto. E' il caso delle scarpe da tennis e di prodotti di vestiario.

Francesco Gesualdi al Parco di Legnago La strategia è sempre quella di minimizzare i costi e massimizzare i profitti e questo comporta salari in paesi come il Vietnam o la Cina o la Tailandia 50 volte inferiori ai nostri e tutto ciò avviene con la nostra complicità. UNa volta venuti a conoscenza di questa situazione dobbiamo assumerci delle responsabilità perchè se coontinuiamo a consumare ad occhi chiusi tutto ciò che la pubblicità ci propina rischiamo di diventare complici delle peggiori storture, forme di oppressione e di inquinamento. Viceversa come consumatori siamo estremamente potenti. Perchè il sistema per poter sviluppare guadagni ha bisogno di vendere quindi siamo noi consumatori in base alle nostre scelte di acquisto che determiniamo se le imprese debbano vivere o debbano morire. Noi consumatori abbiamo il potere di condizionare il comportamento delle imprese semplicemente decidendo di comprare o non comprare o cominciando ad inviare dei messaggi. In questo modo il consumo può trasformarsi in un enorme strumento di pressione nei confronti delle aziende.

COME UTILIZZARE IL CONSUMO PER CONDIZIONARE LE IMPRESE
DENUNCIA. Il sistema si regge sul consenso. Per condizionare ed ottenere il nostro consenso politici e potenti utilizzano tecniche raffinatissime molto spesso approfittando della nostra scarsa conoscenza dei fatti o per giudizi basati sull'emotività. In un sistema che si regge sul consenso il fatto che delle persone anche se poche, prendano consapevolezza del meccanismo e facciano sentire la propria voce di disapprovazione ha un potere enorme, sia perchè il potere non è abituato che la gente abbia questa capacità di reazione sia perchè ha una paura tremenda che ciò contagi in modo diffuso l'opinione pubblica. Questo fatto lo abbiamo verificato nelle nostre campagne di boiccottaggio nei confronti della Delmonte, Chicco/Artsana, Chiquita. A Genova eravamo in trecentomila, è stato un momento che ha fatto paura al sistema tant'è che ha messo in piedi un meccanismo di reppressione spaventoso.
CONSUMO CRITICO. Tutti noi acquistiamo dei prodotti. Dobbiamo essere consapevoli che con questo gesto condizioniamo il comportamento delle imprese. Per farlo dobbiamo: 1) informarsi sulla storia del prodotto e sul comportamento in generale dell'impresa. 2) ignorare il prodotto se le sue caratteristiche non rispondono ai nostri principi. Questo ha una notevole capacità di incidenza perchè le imprese che vedono i loro prodotti scartati cominciano a chiedersi il perchè. Messaggi. Se oltre a ciò mandiamo all'impresa un messaggio in cui spieghiamo perchè non acquistiamo i suoi prodotti, decine e decine di questi messaggi farebbero capire all'impresa dove cambiare nel suo comportamento.
Sembrano piccoli gesti, ma c'è sempre attenzione da parte dei media sui fenomeni che vengono avanti e le imprese sentono che stà cambiando la sensibilità dei consumatori. BOICCOTTAGGIO. Rispetto al consumo critico che si svolge individualmente e quotidianamente, questo deve essere organizzato perche ha bisogno di creare una massa critica allo scopo di dare uno scrollone immediato all'impresa per chiederle di abbandonare subito un comportamento grave. Per la sua difficoltà di organizzazione, non è facile mettere d'accordo milioni di consumatori in breve tempo, il boiccottaggio viene organizzato solo per cose indifferibili. Greenpeace nel 1995 organizzò un boiccottaggio verso la Shell che in una sola settimana la costrinse ad abbandonare il progetto di affondamento di una piattaforma petrolifera, e con tanto di lettera di scuse sul più importante quotidiano tedesco.
DESISTENZA. E' la capacità di mettere in atto iniziative di consumo che vanno in senso opposto cioè un consumo alternativo. Un esempio è il Commercio Equo e Solidale. Alcune organizzazioni hanno creato una rete di produzione e vendita con la quale viene pagato un prezzo dignitoso ai produttori del sud del mondo.

SOSTENIBILITA'
Come consumatori abbiamo anche un altro obbligo, è il problema della quantità; non possiamo continuare a consumare quanto consumiamo oggi. Quando pensiamo ad un mondo più equo non è possibile pensare che il sud del mondo arrivi al nostro livello di consumi. Se tutta la popolazione della terra avesse il nostro attuale tenore di vita ci vorrebbero altri cinque pianeti per le risorse e per i rifiuti. Il sud del mondo ha diritto di consumare e produrre di più per poter soddisfare i bisogni fondamentali, ma costoro non potranno consumare di più se noi non accettiamo di produrre e consumare di meno. Questo ormai lo dicono tutti. Se noi vogliamo veramente costruire un mondo equo dobbiamo accettare di orientarci verso un futuro che sia di sobrietà. La tecnologia ci può aiutare per ricavare energia a basso impatto. Dovremo anche essere in grado di fare una rivoluzione anche nell'ambito del concetto di ben-essere, che non dobbiamo confondere col bene-avere sono due concetti diversi. Dobbiamo pensare ad altre sfere di appagamento umane che non siano solo quelle di un tubo digerente che deve trangugiare tutto perchè siamo anche dimensione affettiva, intellettuale, spirituale, sociale. Il benessere, quello vero è quella condizione di vita che riesce ad appagare tutte queste condizioni. Il sistema distorto in cui viviamo ci obbliga ad appagare soltanto la crescita dei consumi e l'accumulaziuone materiale. Da questo punto di vista la sobrietà non è così catastrofica. Mettiamoci già da ora in questa ottica di consumare meno risorse possibili perchè dovremo passare da un'economia dell'espansione ad un'economia del limite. La sostenibilità dovrà inevitabilmente passare attraverso una riduzione dei consumi che ci costringerà a rivedere i meccanismi di fondo su cui l'economia è organizzata. Questo è quello che ci fa più paura perchè la riduzione della produzione e del consumo viene messa in relazione con la riduzione dell'occupazione ed dei servizi pubblici. E' una grande sfida che richiede nuovi modelli economici per riuscire a coniugare sostenibilità, piena occupazione e garanzia dei servizi fondamentali. Solo così diverremo cittadini che si sentono veramente responsabili per questo piccolo pianeta.

Per approfondimenti:

Riviste:
- Le monde diplomatique (anche in italiano, in edicola il 16 di ogni mese)
- Altreconomia
- Carta
- Nigrizia

Libri:
- Francesco Gesualdi - Manuale per un consumo responsabile - Feltrinelli
Francesco Gesualdi - Francesco Gesualdi - Guida al consumo critico - EMI
- www.vronline.it/LSF/biblio.asp

Scheda di Gesualdi:
- www.vronline.it/terraeliberta/doc/FrancescoGesualdi.asp

Marchi di garanzia sociale:
- CTM altromercato
- Transfair

 

ID 103, ut 1, pubblicato il 07/09/2002