Dopo Genova, dopo New York, verso Porto Alegre: "Quale mondo è in costruzione?". APPUNTI sulla conferenza tenuta a Legnago del prof. Marco Ravelli.

APPUNTI sulla conferenza tenuta dal prof. Marco Ravelli*, Lunedì 14 gennaio presso la sala civica di Legnago e organizzato dal Legnago Social Forum.

Dopo Genova, dopo New York, verso Porto Alegre:

"Quale mondo è in costruzione?"

 
 
Il mondo marcia ad una velocità travolgente, in tre mesi si sono verificati eventi per cui si è detto per tre volte "Niente sarà come prima":
    1. il 21 luglio dopo il G8 di Genova e la repressione violenta delle manifestazioni,
    2. l' 11 settembre, dopo gli attentati a New York e Washington,
    3. il 7 ottobre, con l'inizio della guerra in Afganistan (prima guerra civile totale planetaria).
 
L'11 settembre cambia le radici del nostro mondo, è una rottura storica nella vita quotidiana, economica, delle istituzioni politiche ed anche sul fenomeno della globalizzazione, che viene mutato profondamente ma non interrotto.
 
La globalizzazione neo-liberista si stà trasformando in un tipo più duro e feroce. Si fa avanti un modo non più segnato solo dalla logica del commercio e della finanza ma anche dalla guerra. Si può dire che è in atto un cambiamento di natura della globalizzazione.
 
Cos'è la globalizzazione?
A seconda dei punti di vista, è un fenomeno considerato o principalmente economico o principalmente finanziario o di omologazione culturale. Secondo Ravelli, la globalizzazione è, più in generale, un fenomeno spaziale inteso come percezione umana dello spazio sociale (intendendo per spazio sociale l'ambito nel quale avvengono i fatti che influenzano la vita quotidiana). Lo spazio sociale è stato storicamente rivoluzionato dalla tecnologia. Si ricordano come precedenti storici:
    1. il Neolitico, con l'introduzione dell'agricoltura;
    2. le scoperte scientifiche del 1400-1500;
    3. la nascita degli stati nazionali, nel 1600-1700;
    4. l'unificazione dello spazio con lo sviluppo dei trasporti e delle telecomunicazioni alla fine del '900 che ha annullato le distanze.
 
Prima dell'11 settembre l'occidente vedeva lo spazio globale come unico spazio totalmente controllato e influenzato. Creava e dominava le spinte distruttive, credendosi al di fuori di esse. L'11 settembre ha smentito ciò. Per questo la globalizzazione necessita ora dell'uso della forza e della guerra.
 
Si riconosce ora che lo spazio è davvero unico!
Gli elementi di rottura rispetto a prima sono:
    - il Nemico
    - il ritorno in campo della politica come uso organizzato della forza, della violenza. Un ritorno alle origini della politica, dopo un novecento nel quale aveva assunto un significato, invece, di governo e armonizzazione delle spinte sociali.
 
Chi si oppone a questa logica sono i movimenti che affrontano temi come:
                tempo                                        inizio '900            anni '50            anni '90
                rapporto fra ricchi/poveri                1 su 11                1 su 50            1 su 83
Questi tre grandi temi si erano misurati con la globalizzazione per così dire "soft".
Nel movimento si pensava che c'era tutto il tempo per affrontare, elaborare e porre alternative a questo modello di globalizzazione, ma l'11 settembre ha introdotto l'elemento guerra. Questo comporta un'accelerazione al cambiamento del movimento.
 
Assistiamo ad un ritorno della politica statale, ad un protezionismo delle aziende.
I nemici si definiscono reciprocamente il male assoluto.
Bisogna introdurre pratiche alternative alla guerra a partire dalla nostra vita quotdiana, far dialogare le culture e gli uomini è ora un processo ancora più difficile.
E' necessario congedarsi dai modelli novecenteschi della guerra. Ora bisogna costruire un'antropologia di pace, ma non-conciliante, per trasformare il mondo.
 
 
Risposte a domande dei presenti.
 
La politica come strumento di soluzione dei problemi sociali è finita, ed è anche poco desiderabile, perchè ha creato sistemi di conflitto tra forze ed organizzazioni.
 
Le abissali diseguaglianze esistenti non possono essere affrontate aumentando la produzione di beni e redistribuirle perchè le diseguaglianze sono troppe. E' improponibile per la sostenibilità del pianeta pensare di portare i 6 miliardi di abitanti della terra al livello di consumi attuale degli 800 milioni dei paesi del primo mondo.
 
Energia ogni giorno a disposizione di ciascun cittadino:
USA            250.000 kcal
Europa        120.000    "
Giappone      80.000    "
India             5.000    "
Pakistan         1.700    "
Somalia            550    "
La soluzione stà nel cambiamento dello stile di vita sopratutto nei paesi privilegiati.
E' necessario rallentare i consumi e la loro distruttività. Ma non è neanche pensabile imporre ciò politicamente, deve venire per presa di coscienza. Se ne esce costruendo una rete di solidarietà e di relazioni umane, la cui loro mancanza è oggi compensata dai consumi.
 
Guerra. Questa non è una guerra tradizionale perchè non ha un obbiettivo definito, ma si propone lo sradicamento del male dal mondo, il che significa il radicamento permanente nel processo di globalizzazione dell'elemento bellico.
 
Sulla riorganizzazione del movimento.
Dobbiamo vedere il futuro del movimento come un arcipelago di realtà fortemente immerso e partecipato nel territorio.
 
 
 
* Marco Ravelli è professore di Scienza della politica all'Università del Piemonte Orientale; tra i suoi libri "Oltre il Novecento", "la sinistra sociale", "Le due destre".
 

 

ID 105, ut 1, pubblicato il 14/01/2002