IL DORMIENTE SI E' RISVEGLIATO.

Testimonianza di un ragazzo veronese a Genova per la manifestazione no-global del 21 Luglio 2001

Giovanni Foglino

Testimonianza, da leggere fino in fondo, di un ragazzo veronese a Genova per la manifestazione no-global del 21 Luglio 2001 Giovedì 19 luglio sono andato sul Lungadige, a fare una passeggiata. Sapevo che c'era il corteo contro il G8 alle 21 a San Giorgio, ma non ero convinto di andarci, in fondo non mi ero mai interessato tanto all'argomento... Alla fine sono passato da lì e ho visto una signora che conoscevo. Mi sono unito al corteo, chiacchierando del più e del meno con una candela in mano. Pioveva e c'era vento, non eravamo molti, ma qualcuno ha avuto la buona idea di disporci in fila indiana, e allora sembravamo molti di più. Ogni tanto ci si fermava per leggere dei testi, alcuni interessanti, alcuni li trovavo un po' retorici. Comunque. Il corteo è finito in Piazza Bra, poi tutti a casa, contenti e fradici. Ero un po' pensieroso perché di pomeriggio avevo rivisto uno dei miei film preferiti (n.b. DUNE di Lynch) in cui una voce ripeteva sottovoce: il dormiente deve svegliarsi, il dormente deve svegliarsi, e mi ero convinto non so per quale stupido motivo che quella frase fosse rivolta a me, e nello stesso tempo avevo l'impressione che la manifestazione a cui avevo partecipato fosse in qualche modo collegata a quella frase. Vai a capire... Venerdì sera sono andato a cenare da un amico. Ero un po' scosso per le immagini che avevo visto in tv, ma con la dovuta parsimonia di emozioni e sentimenti che si addicono a chi non è mai stato veramente coinvolto in politica o non ha mai trovato vere ragioni per legarsi totalmente a un partito o un'ideale. Abbiamo discusso sul fatto del giorno, se era giusto o meno difendersi con una pistola da un attacco con un estintore; se c'era bisogno di sparare, se era veramente l'unica soluzione. Non siamo giunti a una soluzione chiara- la pizza si è raffreddata. La notte ho ripensato a tutto quello che avevamo detto e l'impressione era che l'unica maniera per capirci qualcosa fosse di andare a Genova il giorno seguente, e cercare di vedere le cose un po' più da vicino. Mi sono svegliato alle 4,45 e mi sono recato dove c'erano i pullman della rete Lilliput. Ero teso, era da circa 10 anni che non andavo ad una manifestazione, l'ultima se non sbaglio era stata quella della guerra del golfo... Comunque. C'era un po' di tutto al raduno, giovani, persone più anziane, gruppi di amici, suore, personaggi pubblici, ragazzi soli come me che venivano per le mie stesse motivazioni, come se qualcosa li avesse scossi, ma c'erano anche persone che sapevano tutto del G8, di cosa si parlava, i numeri dei malati di Aids in Africa, i problemi dell'ambiente, le proposte di tassazione sulle transazioni economiche (Tobin Tax) ecc.. insomma persone impegnate, che andavano a Genova convinte dalle loro idee e dal loro impegno in tutti questi problemi per lo sviluppo del terzo mondo. Sul pullman si respirava un' atmosfera serena, c'era allegria nel gruppo dietro di me, si raccontavano barzellette sui carabinieri, poi c'era chi parlava già di politica, e chi dormiva. Si andava a Genova serenamente, accomunati dall'idea di una manifestazione pacifica. Gli organizzatori della rete Lilliput ci hanno consegnato dei volantini con il percorso della manifestazione: si parte da via dei Mille, si scende per via Cavallotti verso il lungo mare (Corso Italia), si svolta a destra per via Bisagno e poi sempre dritti. Semplice. Nella parte posteriore del volantino le regole sul comportamento da tenersi in caso di arresto, con i relativi numeri telefonici degli avvocati del Social Forum. Agghiacciante. C'era un tipo che ascoltava la radio, e ad un certo punto ci ha detto "c'è un altro morto" (più tardi avremmo saputo che c'entrava solo indirettamente col G8). Abbiamo fatto sosta ad un autogrill e lì c'erano dei poliziotti che ci hanno spiegato dove avremmo dovuto posteggiare e che poi hanno scortato noi e altri gruppi fino alla parte iniziale della manifestazione. Non c'era diffidenza nei loro confronti, molti forse avevano paura dei cosiddetti black bloc visti in tv, molti pensavano che la polizia avrebbe scortato o aiutato il corteo pacifista ad un regolare svolgimento. Invece niente, siamo scesi poco prima di via dei mille e ci siamo uniti agli altri manifestanti, ma non c'era l'ombra di un poliziotto. Ho pensato che era strano, a quelle poche manifestazioni a cui avevo partecipato c'erano sempre stati dei poliziotti che ci scortavano, di solito stanno dietro e davanti al corteo... Nel risalire via dei Mille ci si guardava indietro, si vedeva un fiume colorato, una cosa mai vista, emozionante. C'erano le bandiere Fiam, quelle di Rifondazione, di Mani Tese, quelle della rete Lilliput, dei Ds, dei Cobas, del Che, perfino uno con la bandiera rossa col garofano! C'erano ragazzi con maschere di carnevale, anziani con ogni sorta di scritta sulle loro magliette sudate. Qualcuno ogni tanto urlava con il megafono: "Guardate dietro!" e allora tutti applaudivano: una festa. Si diceva che avremmo dovuto sostare in via Pisa, e aspettare gli altri della rete Lilliput. Erano le 11.45, il corteo iniziava alle 14. Abbiamo aspettato un'oretta buona sotto il sole di mezzogiorno, un po' sono arrivati, ma ne mancavano ancora, li avremmo incontrati dopo. Cambio di programma, non siamo scesi per via Cavallotti, ma da una parallela, non si è capito perché. Comunque. All'una, direi, eravamo finalmente sul lungo mare, c'era molto più spazio, ma era anche molto facile perdersi. Ci si guardava intorno per vedere se c'erano "i facinorosi", ci si guardava per stare uniti. La preoccupazione maggiore era ritrovare gli altri della rete Lilliput, dovevano essere moltissimi, e per questo ci ha aiutato un ragazzo in maschera sui trampoli. A quel punto è iniziata la lenta camminata piena di soste verso P.zza Rossetti. Tenevamo fieri i nostri striscioni e ci guardavamo intorno. Gli altri gruppi erano organizzati molto bene, direi meglio di noi, ma insomma chissenefrega non è mica una gara. Alla nostra sinistra è sfilato un corteo di Greci con bandiere rosse del KKE che ripetevano uno slogan a voce ritmata, avevano un manifesto: Nato out from the Balcans. E poi canti, inni, grida. Due elicotteri passavano continuamente sopra di noi, e ogni volta fischi, applausi di scherno e ragazzi a petto nudo che si arrampicavano sui lampioni e mostravano il dito. Mi sembrava eccessivo.. Eppure, nonostante l'atmosfera di festa, più si andava avanti e più si sentiva nell'aria una certa tensione, credo che tutti la sentissero, tanto che io ad un certo punto ho detto alla mia vicina con cui tenevo uno striscione, a metà tra lo scherzo e la verità: "la senti la quiete prima della tempesta?" e lei mi ha guardato fisso negli occhi con l'aria molto seria. Poi ancora avanti, si cominciava a vedere in fondo al lungo mare del fumo, e giravano voci che a Piazzale Kennedy c'erano degli scontri. Ma dov'è piazzale Kennedy? E' quello li infondo , ci si passa di fianco prima di svoltare a destra. C' era ancora molta strada prima di arrivarci. Ad un certo punto siamo passati sotto un muraglione, si poteva salire dalle scalette e vedere il fiume in piena: impressionante, duecentomila in un corteo unico, mai vista una cosa simile, ho scattato una foto, sullo sfondo, il mare. Pochi metri dopo qualcuno ha iniziato a cantare O bella Ciao e dopo qualche secondo una moltitudine di gente cantava urlando commossa, sbandierando e sorridendo. Poi ci si è fermati, davanti i fumogeni erano più vicini, dietro di noi c'erano i Cobas che volevano passare, e dietro ancora c'era un gruppo con dei caschi, la Rete Lilliput ha deciso di aspettare prima di andare avanti. Io e la mia amica invece abbiamo proseguito, soli, senza striscioni, eravamo incuriositi, io volevo scattare delle foto più da vicino, volevo testimoniare quello che stava succedendo. I gruppi erano più sparpagliati, la tensione cresceva. Quelli dell'Arci hanno fatto un sit-in. Noi eravamo lì vicino, due tipi sono arrivati di corsa e incitavano la gente Bisogna andare lì, io ho visto tutto ieri pomeriggio, io sono il testimone, andiamo lì e spacchiamogli il culo!. Hanno urlato in faccia ad un ragazzo che è rimasto immobile e che urlando gli ha risposto in faccia io vado lì a petto nudo e con le mani alzate!, non serve a niente la violenza, non serve a niente andare lì e fare casino! quell'altro allora si è calmato e ha continuato a correre con le mani alzate e urlando. Vivace scambio di opinioni, erano dalla stessa parte, le modalità erano diverse, ma parlavano, non si toccavano nemmeno. A quel punto improvvisamente qualcuno ha cominciato a correre in direzione opposta, panico, ma è durato pochi istanti, col cuore in gola: falso allarme. Il fumo era più vicino. Andavamo avanti più veloci adesso, e ci avvicinavamo sempre più a Piazzale Kennedy. Poi siamo arrivati al curvone, di fronte, i tumulti, a destra il corteo, e dei tipi con la maglia arancione del Social Forum gridavano di là, di là, il corteo è a destra! La tentazione di andare più vicino alla guerriglia era forte, eppure mi vergognavo di questa insana curiosità, io sono sempre stato un pacifista, non ho mai accettato la violenza, la mia passione per ideali o valori non mi ha mai spinto a tanto, forse non è vera passione, forse devo andare là, forse è pericoloso, forse è giusto dopo quello che hanno fatto ieri, mi spingevano e urlavano di là di là, io e la mia amica ci siamo guardati e alla fine siamo stati travolti dal fiume in corsa e sospinti sulla destra verso il corteo. Dopo pochi metri eravamo in C.so Torino (almeno mi sembra o forse via Bisagno non saprei dire). Eravamo tornati nel gruppo dei pacifisti dove le acque erano più tranquille. Poi sul pullman, al ritorno, gli altri della rete Lilliput che erano rimasti indietro ci hanno raccontato come sono andate le cose. Pochi minuti dopo che eravamo passati noi, davanti al corteo, proprio all'altezza del curvone con piazzale kennedy, sono arrivate due tute nere di corsa e a quel punto i poliziotti hanno dato la carica e hanno sparato ad altezza uomo i lacrimogeni, in direzione del corteo pacifista. Le due tute nere si sono volatilizzate in un attimo, i poliziotti hanno continuato ad attaccare e ad urlare. Gridavano bastardi pacifisti. Sono scappati, i pacifisti, scappavano indietro, tra loro c'erano anziani, signori in carrozzella, suore, ragazze e ragazzi giovanissimi, terrorizzati. I miei compagni di pullman mi hanno raccontato di come corressero alla cieca, nel fumo, cercavano una via di fuga, strade laterali. Quelli che sono finiti nelle strade laterali sono stati picchiati, fatti inginocchiare, tiravano scarpate in faccia alle ragazze, ai vecchi, bastardi pacifisti i fascisti sono tornati (testimonianza sentita alla radio al ritorno sull'autobus). Adesso conto fino al tre e poi vi alzate e correte! gridato in faccia a persone come me, venuti ad una manifestazione con le mani bianche rivolte al cielo, una maglietta bianca e uno zainetto invicta. Siamo noi i black blocs? Abbiamo un passamontagna? Abbiamo una, dico una sola arma od oggetto contundente? siamo vestiti di nero? abbiamo spranghe? Per i poliziotti, vi assicuro, identificare i block era facilissimo, li vedevi ad occhio nudo, e se alcuni di loro erano così abili da tornare nel corteo e cambiarsi la maglia (e io non ne ho visto uno fare così) ciò non giustifica una tale violenza contro tutto e tutti. Ha fatto un bell'esempio Vittorio Agnoletto quando ha paragonato la situazione a quella di un pregiudicato barricato in casa, e siccome non si sa in quale appartamento sia allora si bastonano tutti quelli del palazzo. Neanche nel Cile...Ed è stata anche interessante e chiara la testimonianza data ieri da Curzi allo speciale sul G8. Ha raccontato di essersi seduto in piazzale kennedy e di aver seguito tutta la cronologia degli avvenimenti. E' iniziato con una quindicina di teppisti che scagliavano delle pietre e facevano delle barricate. La polizia non è intervenuta per 2 ore. Due ore! Per tutto quel tempo è stata con gli scudi alzati a difendersi dalle pietre di quindici coglioni. Solo quando finalmente il corteo è arrivato allora hanno cominciato ad attaccare e a sparare lacrimogeni, non per aria ma ad altezza uomo. Ci si chiede perché non siano intervenuti prima, perché non li abbiano circondati e catturati. Ma il tutto, effettivamente, rimane in una logica che si respirava nell'aria. Sono decine le testimonianze di cittadini che hanno telefonato alla polizia: stanno distruggendo tutto qui sotto casa mia, e non si è visto arrivare nemmeno un poliziotto. Non so se sia vero che ci siano stati degli infiltrati della polizia nei black blocs che davano indicazioni precise su come muoversi e su dove attaccare, ma voglio dire che c'erano ventimila poliziotti e non sono mai, dico mai intervenuti per fermare i gruppi isolati che distruggevano la città. Lungo il corteo li vedevi, nelle vie secondarie, vedevi gruppetti vestiti di nero, o a petto nudo con bastoni e spranghe, e il corteo li fischiava, e non si vedeva mai un poliziotto nei paraggi. Un testimone pacifista alla radio ha raccontato di come si fossero rifugiati dentro il portone di un condominio dopo un attacco della polizia, e che con loro si fosse nascosta anche una tuta nera. Questo è poi uscito, è passato davanti alla polizia e non è stato toccato; subito dopo sono usciti i pacifisti, e alcuni di loro sono stati malmenati con calci e manganellate. E ancora decine di testimonianze simili.. Dopo aver svoltato in via Bisagno io e la mia amica abbiamo seguito il corteo e a quel punto eravamo, per così dire, al sicuro. Il corteo si bloccava spesso e allora si formava spontaneamente una sorta di passaparola che diceva di andare avanti, di andare veloce perché dietro la polizia stava attaccando, e stava bastonando a più non posso. Poi qualcosa di bello: dalle poche finestre aperte i cittadini rimasti ci buttavano acqua per rinfrescarci, chi con la pompa, chi con dei catini, chi buttava tutte le bottiglie d'acqua che aveva in casa. Seguivano applausi, cori di ringraziamento, e più si andava avanti più le finestre si aprivano e capivano la situazione, il caldo era torrido, ci buttavano l'acqua, erano dalla nostra parte, ci applaudivano. Erano per lo più anziani, che hanno visto molto più di noi, e la storia l' hanno vissuta. Ad un certo punto da una finestra una madre teneva il suo neonato in braccio, che spontaneamente ha cominciato a salutare, il brusio tra la folla è diventata una voce unica, si sono voltati tutti con stupore, pensiero rivolto a quel neonato, alla nuova generazione, e molti di noi si sono come risvegliati e hanno capito: quello che stavamo facendo era per dare alla nuova generazione un mondo migliore, ciò che ci accomunava era qualcosa per cui era giusto essere lì. Poco più avanti c'erano due ragazzi in cima ad una camioncina con dei simboli di pace disegnati sul petto nudo. A gran voce gli hanno chiesto di tirarsi giù i pantaloni e uno di loro è rimasto lì, nudo, gridando Pace, tra gli applausi. Foto. Il 68 non è un ricordo così lontano, anche per chi non era ancora nato. Poi siamo passati sotto il tunnel della ferrovia, eravamo accalcati, e sinceramente la situazione faceva paura, si sentivano le grida dal fondo del corteo, la gente urlava Avanti Avanti, e si intravedevano i fumogeni. Poi in Piazza, alla fine del corteo, e lì c'era il palco allestito con Agnoletto che parlava e protestava con chi aveva voluto rovinare quella manifestazione. Traduzione in Inglese e Francese. Ci hanno detto di non restare lì, ma di andare già agli autobus, perché facevamo da tappo e il corteo non poteva arrivare per intero. Così ci siamo avviati lentamente, pacificamente verso gli autobus, dove abbiamo aspettato gli altri dei nostri pullman. Siamo passati davanti al carcere dove già c'erano dei poliziotti e poi siamo arrivati nello spazio per gli autobus,davanti allo stadio Marassi, e lì c'era una quantità di celerini impressionante. Siamo sfilati in silenzio, eppure non sembravano più gli stessi che ci avevano scortati alla partenza, almeno, da parte mia, per la prima volta ho sentito odio nei loro confronti, e mi sono reso conto che quel ragazzo in cima ad un lampione col dito alzato verso l'elicottero della polizia non aveva così torto. Il mio sentimento è cambiato, lo sdegno aumentato. Non ce l' ho con i singoli, ma con chi li comanda, con chi gli ha inculcato strane idee per questo G8. Perché questo G8 è stato in gran parte rovinato dalla polizia. Per giorni hanno lasciato gruppi di pazzi distruggere la città, hanno lasciato la città in balia di loschi personaggi. Noi, i pacifisti, eravamo il bersaglio. E la sensazione che ho avuto salendo su quell'autobus, al ritorno, è stata di essere in uno Stato di Polizia. Siamo partiti tra i fumogeni, l'autista è stato bravissimo a schivarli, alla fine a noi non è successo niente. Ma si è saputo poi che i celerini hanno attaccato anche lì, hanno attaccato la gente che tornava a casa. Per non parlare di quello che è successo alla stazione Brignole e che solo pochi telegiornali hanno fatto vedere. Durante il viaggio di ritorno le testimonianze agghiaccianti alla radio, racconti impressionanti di ragazzi della rete Lilliput, dell'Arci, del wwf presi a calci e pugni per le strade di Genova. Bastardi pacifisti. Sono arrivato a casa nervosissimo, verso le 11 di sera. Poi, a mezzanotte, la cronaca su rai tre (solo lì!) di quello che stava succedendo: il blitz della polizia al Genoa Social Forum. Hanno massacrato 60 persone, arrestate più di 100, picchiato e bastonato giornalisti, distrutto computer, requisito video, testimonianze di pestaggi, fascicoli degli avvocati del Social Forum, hanno lasciato strisce di sangue dappertutto. Il tutto senza un mandato. A chi chiedeva di vedere il mandato veniva risposto più tardi ora dobbiamo fare il nostro dovere! Solo dopo si sarebbe saputo che il mandato non c'era, che i celerini sono intervenuti secondo una legge anti organizzazioni criminali e associazioni a delinquere che gli permetteva di intervenire senza mandato. Picchiando tutti, nessuno escluso. Ora, secondo me su questa faccenda bisogna fare chiarezza, perché in televisione purtroppo hanno fatto dire cose allucinanti ai "tutori dell'ordine". Prima di tutto, come ha chiarito Agnoletto, c'erano 2 scuole dove la polizia ha fatto il blitz. Nella scuola del Genoa Social Forum c'erano solo pacifisti, che erano lì da una settimana, e insieme a loro giornalisti, assistenti sanitari, avvocati. Questi ultimi, così come i manifestanti all'interno della scuola, sono stati malmenati, i giornalisti non hanno potuto testimoniare e vedere niente, gli avvocati allontanati. In 6 lì dentro sono finiti all'ospedale. In questa scuola non hanno trovato nulla, nessuna arma contundente, al massimo macchine fotografiche o cineprese. Nella seconda scuola, che non era gestita dal GSF, ed era stata concessa dal Comune a chiunque cercasse un posto per dormire hanno picchiato uguale, alla stessa maniera, hanno detto di avere catturato alcuni esponenti dei black blocs, e hanno mostrato in televisione le "armi". Ma quanti erano i black blocs lì dentro? Quanti? Forse un decimo di quelli presenti in quella scuola, forse meno. Gli oggetti ritrovati sono solo armi da cantiere. La scuola infatti era un cantiere. L'organizzatore del Genoa Social Forum, Agnoletto, non è riuscito ad entrare, lo hanno spintonato, insultato. Immagini e testimonianze raccapriccianti quelle in diretta su rai tre. C'erano giornalisti che hanno raccontato di essere stati presi per i capelli, fatti inginocchiare, registi, c'era quello di "Tutti giù per terra", c'era Ricki Tognazzi, c'erano personaggi dello spettacolo che spero diranno la loro al più presto. Uno Stato di Polizia, i cronisti stranieri hanno criticato le manovre repressive delle Forze dell'ordine, tutti le hanno criticate. Uscivano ragazzi con le maglie bianche e le facce da bravi ragazzi con le braccia sollevate e la testa fracassata..Mia sorella mi ha telefonato tra le lacrime perché sapeva che ero andato lì, l' ho rassicurata, ma avevamo degli amici, sia io che lei, che erano lì dentro. Per fortuna sono vivi, ma oggi, che ho sentito uno di loro, mi ha raccontato che erano già entrati lì dentro, e già lo avevano picchiato mentre scriveva un articolo. Una manganellata. Io dico, com'è possibile che succeda tutto questo in una "Repubblica democratica"? Il dormiente si è risvegliato. Ho visto da vicino quella che è la violenza, ho visto più da vicino quello che è il potere coercitivo. Ho visto quello che c'è adesso in Italia e che probabilmente d'ora in poi ci sarà in ogni manifestazione, anche se spero di no, perché manifestare è un diritto sacrosanto. E c'è stato un morto, non lo dimenticherò mai.

 

ID 110, ut 1, pubblicato il 27/07/2001