LA TENTAZIONE VIOLENTA DEL NUCLEARE

Lino Pironato

La dichiarazione dell'ad di Enel Fulvio Conti “visto che in Italia vige il concetto che una minoranza violenta di frange snob ha la prevalenza ... serve la garanzia dello Stato” indica la mancanza di argomenti dei fautori del nucleare in Italia e la necessità che hanno di spostare l'attenzione dalle motivazioni razionali (economiche, ambientali, sanitarie) a quelle di ordine pubblico.
Che vuole fare Conti? Vuole forse suggerire al Governo una strategia per contrastare l'opposizione al nucleare in Italia? Rigettiamo con nettezza queste che consideriamo provocazioni. Ricordiamo che il popolo italiano, non “una minoranza violenta di frange snob”, ha già espresso pacificamente, democraticamente la propria volontà abrogando, con il referendum del 1987, il nucleare in Italia. È questo sì un film già visto molte volte: quello di confondere l'opinione pubblica cercando di spostare i termini del confronto dai temi, all'uso delle provocazioni per giustificare la repressione delle opposizioni. È una trappola che non accettiamo e dalla quale mettiamo in guardia i media ed i cittadini. Il movimento antinucleare che si sta formando in Veneto e la manifestazione del 4 settembre saranno assolutamente pacifici, colorati e gioiosi, per motivazioni etiche, ma soprattutto razionali. È per questo che siamo certi che le autorità preposte sapranno fare il loro dovere a tutela del diritto costituzionalmente garantito di manifestazione del pensiero.
Ecco le motivazioni razionali che ci portano a rifiutare il nucleare:
Il nucleare non è competitivo con le energie rinnovabili, come riportato in un articolo del luglio 2010 del New York Times e ripreso dal Corriere della Sera, che richiama uno studio di John Blackburn della Duke University il quale afferma che “il fotovoltaico ha raggiunto le alternative a basso costo rispetto al nucleare”. Mentre infatti l'energia solare vede un crollo dei prezzi, il costo delle centrali nucleari in costruzione in Finlandia e Francia sono passati dai previsti 3,0 agli attuali 5,3 miliardi di euro. Cifre che rendono già ora irrealistiche quelle di 16-18 miliardi sparate da Conti per i 4 nuovi reattori italiani. Lo sviluppo in gran fermento della tecnologia solare da una parte e la sempre maggiore richiesta di sicurezza legata alla tecnologia nucleare dall'altra, suggeriscono che il vantaggio a favore della prima è destinato ad accrescersi sempre più.
Il nucleare è fuori mercato quindi si chiedono garanzie allo Stato. Se il nucleare diventa sempre meno competitivo, i privati non se ne assumeranno l'onere! È per questo che l'ad di Enel chiede garanzie allo Stato? Non finirà come con la TAV dove i costi sono superiori da 5 a 10 volte quelli di tratte costruite all'estero ed il cui onere verrà ovviamente scaricato sui cittadini? Non è meglio continuare invece ad incentivare, e con sempre maggior forza, lo sviluppo delle energie rinnovabili: più economiche, dai risultati immediati, sicure, pulite, creatrici di molti più posti di lavoro ed in maniera più diffusa su tutto il territorio? Sono 20-25.000 i nuovi posti di lavoro previsti per il nucleare dal Sole 24 Ore del 20/8, ma sono ben 350.000 quelli invece creati dallo sviluppo delle fonti rinnovabili in Germania.
Sempre irrisolto è il problema delle scorie radioattive, lasciate in eredità alle future generazioni.
Nucleare = tumori! Sono preoccupanti i problemi sanitari, non solo nel caso di incidenti, ma anche con il normale funzionamento delle centrali, come dimostra lo studio pubblicato nel 2008 dall’Ente governativo tedesco preposto al controllo sulle radiazioni, il BfS. Dall'esame dei 16 impianti nucleari della Germania hanno rilevato un aumento della possibilità di ammalarsi nei bambini sotto i 5 anni entro un raggio di 5 km dalle centrali: del 76% di leucemia e del 54% di cancro.
Certamente quello dell'energia solare è un grosso problema per i “poteri forti” (e miopi). Il solare essendo un'energia disponibile ovunque e facilmente sfruttabile anche dai privati cittadini, sfugge il suo controllo alle grandi corporazioni che si vedono perdere potere e con ciò business.
È forse questo che stimola tanta aggressività dell'ad di Enel nei confronti del movimento antinucleare?

Comitato Antinucleare di Legnago e Basso Veronese

 

ID 1100, ut 1, pubblicato il 02/09/2010