Introduzione alla Finanza Etica

Trascrizione degli interventi al convegno tenuto nel corso del Festival Terra e Libertà a Legnago il 20 agosto a cui hanno partecipato Francesco Bicciato, di Banca Etica e Francesto Terreri, giornalista di Altreconomia e presidente di Microfinanza.

Festival Terra e Libertà 20-26 agosto 2003

LSF, Legambiente, Il Germoglio, La Goccia, Arci presentano

"Introduzione alla Finanza Etica"

con Francesco Terreri e Francesco Bicciato

moderatore Marco Zambotto (LSF)

Legnago, 20/08/03

 

 

Francesco Bicciato (FB) è responsabile delle relazioni internazionali di Banca Etica (BE) e presidente della Fondazione Choros che si occupa di formazione sulle tematiche inerenti la Finanza etica.
Francesto Terreri (FT) è giornalista di Altreconomia e presidente di Microfinanza (società di consulenza sulla finanza etica)

 

Introduzione di Marco Zambotto - Il progetto dei convegni, di questo festival "Terra e Libertà", su quali alternative sono possibili al sistema economico attuale, è nato sulla scorta "Comitato per la pace e contro la guerra in Iraq" nato nel gennaio 2001 e dal desiderio di alcuni dei soggetti che vi hanno partecipato di continuare a lavorare assieme, perché crediamo fortemente all'idea di voler costruire un mondo diverso non più dominato dalla logica di mercato, ma dalla logica dei diritti dei popoli e degli individui ed anche degli ecosistemi.

Francesco Bicciato

Breve storia della finanza etica in Italia: alla fine degli anni '70 iniziano i movimenti legati alle Mutue Auto-Gestioni (MAG), operative finanziarie che nascono in un periodo difficile, legato alle espulsioni [dei lavoratori] dalle fabbriche del Nord, che di fronte all'assenza di alternative economiche, si mettono insieme e riuniscono queste prime organizzazioni finanziarie. Nell'80 nasce l'importante MAG2. Dall''82 all'85 c'è un proliferare di MAG, in particolare a Udine a Padova e a Torino, poi nell'86 a Venezia quindi a Genova e così via. Nel frattempo cresce e si sviluppa in Italia il settore del commercio equo e solidale, in particolare il CTM - la più grossa centrale italiana d'importazione del commercio equo-solidale. Collegato ad essa nasce nel 1989 la CTM-MAG cioè un'organizzazione finanziaria legata al commercio equo e solidale che funziona con un meccanismo molto semplice: raccoglie i soldi dai propri soci, utilizza questi soldi per prefinanziare i piccoli produttori nei paesi in via di sviluppo, i quali, attraverso le botteghe del commercio equo e solidale, vendono i loro prodotti e con i proventi di queste vendite riescono a ripagare il credito loro concesso. Questo è il meccanismo che ispira la maggior parte delle iniziative di finanza etica in Italia e che la connota in maniera particolare rispetto agli altri paesi sia in Europa che negli Stati Uniti e nei paesi in via di sviluppo. Il legare la finanza etica al commercio equo e solidale non è un meccanismo automatico. In Italia i due settori crescono e si fondono assieme. Nel '91-93 c'è un importante cambio legislativo: ad ognuna di queste organizzazioni viene fatto obbligo di avere un capitale sociale di almeno di 500.000€. Questo taglia fuori molte di queste MAG e soprattutto quelle più piccole. A questo punto a metà degli anni '90 un gruppo di organizzazioni del terzo settore (Arci, Cgil, Cisl, Acli, Legambiente, Caritas, Lipu e altre) si mette assieme e decide di creare una sua banca. Il terzo settore si risolve a ciò a fronte di un meccanismo per cui le organizzazioni no-profit, le cooperative sociali, le Ong, non hanno credito dalle banche normali, in quanto non sono ritenuti soggetti affidabili. Ciò avviene quando, paradossalmente, queste organizzazioni stanno crescendo sia in numero che in dimensioni e quando queste organizzazioni svolgono un lavoro sociale fondamentale in un momento in cui il welfare inizia a indebolirsi. Crescono, ma hanno bisogno della leva finanziaria per svilupparsi. Ecco che allora si costituisce la cooperativa verso la Banca Etica: queste organizzazioni si mettono assieme per fare la banca del terzo settore. In tre anni viene raccolto il capitale di 12.5 miliardi di £ per costituire una banca popolare e per poter agire su tutto il territorio nazionale. Se avessimo costituito una banca di credito cooperativo avremmo avuto bisogno di meno denaro ma avremmo potuto agire solo su un territorio ristretto. Sul tema della finanza etica stava montando una campagna di informazione e sensibilizzazione così importante che non avrebbe avuto senso circoscrivere a livello locale un'iniziativa dalla portata così innovativa. L'8 marzo 1999 nasce la prima Banca Etica italiana e di questo siamo molto orgogliosi. Tenete presente che i primi 2 miliardi sono venuti dal commercio equo e solidale, quindi la spinta propulsiva è venuta proprio dalla CTM-MAG e dalle botteghe che hanno messo i primi soldi e poi via via gli altri soggetti. Viene creata una banca alternativa in tutti i sensi, innovativa a livello europeo. Una banca che oggi viene riconosciuta dalla commissione europea come la "Best practice european" - "Migliore pratica di finanza sociale europea". Riconoscimento [che va considerato in relazione al fatto] che la finanza etica in Europa esiste ormai da trent'anni (Belgio, Olanda ed Inghilterra con le Trios Bank, Charity Bank e la Abs in Svizzera), quindi è molto più vecchia che in Italia. Ma la finanza etica in Italia ha una peculiarità: nasce dal terzo settore e finanzia soprattutto il terzo settore. BE ha sede ha Padova, ha 8 filiali: a Roma, Firenze, Vicenza, Brescia, Treviso, Modena, Bologna e 60 circoscrizioni in 60 città italiane con gruppi territoriali che promuovono l'idea della finanza alternativa, lavorano e costituiscono quella che noi chiamiamo una banca movimento. BE non è solo una banca, è un movimento vero e proprio, con 20.000 soci persone fisiche, 3000 organizzazioni socie di BE - che significa migliaia e migliaia di persone che hanno aderito ad un progetto banca -, 300 enti pubblici - con 6 regioni e 140 comuni e varie provincie - sono soci di BE. Questo è importante perché presenta un modello che incorpora il pubblico e il privato nella risposta a problemi sociali concreti. Ma BE non ha mai preso soldi da enti pubblici e si sostiene con le sue proprie forze.

BE ha15 milioni € di capitale sociale e raccoglie 215 milioni di € di cui ne impiega solamente 100. che equivalgono a ca. 1500-1600 progetti finanziati. In realtà l'obbiettivo di BE è quello di aumentare sempre più i finanziamenti. Attualmente la capacità di raccogliere denaro di BE è molto superiore rispetto ai crediti erogati per finanziare il terzo settore. Diversamente dalle previsioni, quando abbiamo aperto BE c'è stato un forte afflusso di risparmiatori che toglievano i loro soldi dalle banche armate per portarli a questa banca alternativa. Adesso bisogna spingere molto i finanziamenti al terzo settore, alle imprese verdi, all'agricoltura biologica, alle Ong cioè a quei quattro settori che BE finanzia e che sono: 1. - la cooperazione sociale (settore socio sanitario ed educazione e cultura). 2.- programmi di microcredito e di cooperazione internazionale (ong e botteghe del coomercio equo e solidale). 3.- cultura e qualità della vita ( tatro carcere, artisti di strada, cultura alternativa, adesso speriamo nella televisione alternativa NoWarTV). 4.- Ambiente (energie rinnovabili, agricoltura biologica - Aiab ed enti certificatori, imprese verdi legate al trasporto verde: motori elettrici, bici elettriche - non sempre no-profit, ma che comunque configurano un modello alternativo nella qualità della vita)

Il risparmiatore può decidere quale settore finanziare. BE sta cercando di legare il risparmiatore al destinatario finale del finanziamento in modo che si crei veramente un movimento complesso e articolato che è, anche questo, molto alternativo rispetto alla finanza tradizionale. L'altra alternativa rispetto alle altre banche oltre all'analisi economico finanziaria dei crediti che ci vengono chiesti è un'analisi sociale ed ambientale. Devono essere rispettati 9 valori fondamentali fissati da BE: pari opportunità, rispetto dell'ambiente, i legami col territorio, la qualità dell'organizzazione, il rispetto dei lavoratori e così via.

BE sta lavorando in molti paesi del mondo e fra i suoi obbiettivi c'è la costituzione, insieme ad altre realtà europee della finanza etica, della prima Banca Etica Europea - forse fra un paio d'anni - e che avrà l'obbiettivo di finanziare le altre banche alternative che sono presenti nell'UE. Questo è importante perché prefigura un modello di economia europeo alternativo contrapposto al modello nordamericano di finanza etica e di microfinanza. Questo vuole dire che quello che cerchiamo di fare noi è impostare un modello di partecipazione, di coinvolgimento del pubblico e quindi di pubblico e privato e nel finanziamento a istituzioni di microfinanza di dimensioni ridotte. Quindi non di creare grandi istituzioni di microfinanza nel sud del mondo ma appoggiare piccole esperienze di microcredito che, soprattutto nell'area andina, sono enormemente sviluppate.

Differenze finanziarie Nord-Sud del mondo:. Un quinto della popolazione mondiale gestisce fino al 94.6% del credito totale e il quinto più povero, gestisce solamente lo 0.2% e riesce pure a risparmiare. Le disuguaglianze Nord-Sud e gli squilibri di questo nostro paese sono dovuti a due nodi fondamentali la finanza e l'informazione, che producono povertà, disuguaglianza ed esclusione. Se riusciamo a lavorare in maniera efficace su questi grossi fattori, che creano disuguaglianza, avremo fatto un passo significativo. BE e le altre realtà di finanza etica si inseriscono in questo percorso di lotta e così pure nel tentativo di far nascere un network di informazione alternativo o il creare altri momenti di informazione alternativa - vista la difficoltà di essere presenti nei mezzi di comunicazione di massa. Sono momenti per tentare di costruire un nuovo mondo possibile.

Francesto Terreri

Molti risparmiatori italiani si stanno accorgendo di cosa vuol dire far parte di una finanza globale. Alcune centinaia di migliaia di risparmiatori italiani, infatti, corrono il rischio di perdere i propri soldi, come nel "caso Argentina" coi titoli di stato acquistati nella seconda metà degli anni '90 oppure i risparmiatori che hanno acquistato le obbligazioni della Cirio. In entrambi i casi i risparmiatori sono preoccupati perché non sanno se potranno rivedere indietro i loro risparmi. Questi due vicende sono molto istruttive di quello che sta succedendo, non solo perché si scopre che queste crisi finanziarie ci riguardano direttamente, ma sono anche episodi indicativi perché mostrano che cosa sta succedendo alla finanza globale. Ciò accade mentre le esperienze di finanza etica non possono più essere considerate solo una testimonianza interessante, esemplare, che mostrano che un'altra finanza è possibile, ma fanno vedere anche che per migliaia o milioni di risparmiatori esse cominciano a diventare un'esigenza di fronte a certi fallimenti della finanza globale d'oggi. La vicenda dei titoli argentini mostra che i risparmiatori hanno acquistato titoli che fruttavano inizialmente loro il 10% annuo, fintanto che a partire dall'aprile 2001 sono cominciati i problemi. Essendo la moneta di quel paese, in quegli anni, legata al dollaro, il 10% di interessi non era penalizzato dall'elevata svalutazione, ma era netto. Questo non si può ritenere un interesse normale. Nel 2001 è venuta la crisi che ha portato, questo ricco paese, grande esportatore di carne, ad avere morti per fame. Si calcolano 1000 bambini morti per fame ("Save the children") e 800.000 persone - 1/4 di popolazione - che vivono nell'indigenza. E’ così che oggi l'Argentina - in queste condizioni - non può restituire i prestiti mentre noi abbiamo risparmiatori che si lamentano perché non ricevono indietro i loro soldi e protestano, giustamente, con le banche che hanno consigliato loro di acquistare tali titoli. Protestano giustamente, perché anche le banche hanno acquistato questi titoli ma probabilmente se ne sono liberati prima del tempo senza avvisare i loro clienti. In ogni caso avere una situazione finanziaria per cui si prestano dei soldi e si guadagna il 10% - solo per aver prestato del denaro - non è e non può essere considerata una situazione sana. In un contesto mondiale in cui i tassi sono bassi, si sacrificava il settore reale dell'economia pensando di poter crescere appoggiandosi esclusivamente al settore finanziario applicando alti tassi d'interesse per attirare i capitali di cui avevano bisogno. Contemporaneamente c'erano, in Argentina, più di un milione di piccole imprese che facevano il loro lavoro accanto alle grandi imprese. In tale situazione essi erano strozzati. Con tassi del genere chi poteva dar loro crediti? Di ciò si sono approfittati alcune centinaia di migliaia di risparmiatori italiani ma con grande responsabilità da parte dei grandi investitori e delle banche.

Il caso Cirio. I titoli che la Cirio emetteva erano emessi non in Italia ma da una società di proprietà della stessa Cirio, ma con sede in Lussemburgo, paese che fino a qualche tempo fa era considerato un paradiso fiscale o meglio finanziario, cioè con pochi vincoli fiscali o con libertà da qualsiasi altro vincolo. In Lussemburgo si può ancora fare qualche operazione del genere, tipo emettere un'obbligazione omettendo parte delle informazioni. In questi paradisi fiscali si possono muovere liberamente le multinazionali, che possono eseguire senza problemi le operazioni più preoccupanti. Ufficialmente nei paradisi fiscali sono depositati 1000 miliardi di $ ma si calcola che in realtà il i depositi siano di 4-5 mila miliardi di $. E sono posti che vengono frequentati dai mercati illegali, dalle mafie, dalle reti terroristiche, come abbiamo scoperto attorno alla vicenda dell'11/9 e di Osama Bin Laden. Questa è la realtà della finanza globale, come si presenta e come tocca i cittadini. Anche se non siamo ancora giunti ad una remissione, ci sono ancora molti passi da fare prima di arrivare a quel punto, molti cittadini si stanno preoccupando di queste cose. Forse non solo perché viene toccata la tasca dei risparmiatori, ma anche perché viene messa a nudo la fondamentale scorrettezza dei comportamenti di questo mercato. Non è un mercato libero e trasparente come ci raccontano, è un mercato in cui per dirla brutalmente "tirano a fregare". E allora come facciamo ad affidarci ad un mercato che è diventato così importante che i governi prima ancora di avere i voti dei parlamenti devono avere i voti dei mercati finanziari? Cioè bisogna sapere se i mercati finanziari approvano o meno quella determinata legge finanziaria piuttosto che quella politica sulle pensioni? Negli Usa questa riflessione sta diventando un fatto importante anche a causa degli scandali finanziari avvenuti a ridosso dell'11/9 (Enron, Worldcom e altri che a vario titolo hanno giocato su queste caratteristiche della finanza globale). Allora rispetto a ciò l'azione e le iniziative della finanza alternativa non possono più venire considerati degli elementi marginali o solo degli elementi di testimonianza morale importante, perché per esempio, riguardo alla correttezza e all'uso dei "paradisi fiscali", bisogna considerare che esiste un'altra finanza che invece mette a disposizione le proprie informazioni ai cittadini e comincia a costituire un riferimento, un modello, una proposta, che è globalmente alternativa ai fatti che stanno accadendo. Cioè, non è più l'esperienza di Banca Etica, una banca strana tra le tante. Insomma, se una banca scrive nel suo sito l'elenco di tutti quelli che finanzia, cioè il circuito che fa il denaro del risparmiatore, fa una cosa che non solo non si farebbe mai in un prospetto informativo emesso in Lussemburgo e meno ancora alle Bahamas ma che non si fa mai neanche nei normali prospetti informativi emessi in Italia. Allora, questo comincia a diventare per i risparmiatori, per i cittadini, un elemento in più che una bella esperienza. Allora forse è possibile chiedere anche ad una istituzione finanziaria tradizionale che si possa adottare normalmente un comportamento di questo tipo. Infatti, perché ha avuto tanto successo questa campagna sulle banche armate? Cittadini che hanno scritto alle proprie banche, coinvolte nell'esportazione - legale tra l'altro - di armi. Una campagna partita da alcune riviste missionarie, che hanno invitato i propri lettori a provare a chiedere conto alle proprie banche di questa cosa. Se non altro, in questo modo, migliaia di persone hanno cominciato a chiedere maggiore trasparenza sul percorso che fa il loro risparmio. Con questo genere di finanza, questa è già una richiesta rivoluzionaria: rivoluziona il modo in cui si devono organizzare. L'Argentina e la Cirio ci rimandano ad un altro aspetto - confermato dall'ultimo rapporto della BM - che sostanzialmente dice le stesse cose che diceva Bicciato (ma però la distribuzione della ricchezza non si calcola più a quinti di popolazione ma a fasce di paesi) e si dice che i paesi a più alto reddito ottengono il 94% del credito complessivo erogato dalle banche. Calcolato in questo modo la situazione è anche peggiore perché all'interno dei paesi più sviluppati ci sono molti poveri (7milioni in Italia) che sicuramente non hanno accesso al credito così facilmente. Sono cifre spaventose. Il restante 80% della popolazione mondiale continua a fare il proprio lavoro con le loro poche cose - un'agenzia delle Nazioni Unite (UN) calcola che nei paesi del terzo mondo ci siano 500 milioni di micro imprese (venditori ambulanti, contadini, piccoli artigiani). Partecipando coi nostri risparmi alla speculazione finanziaria e con questo 93-94% dall'altra parte, sottraiamo l'opportunità a milioni di persone di progettare qualcosa per il proprio futuro. Già hanno poco adesso ma ancora di più sottraiamo loro il credito - cioè che qualcuno creda a loro. Anche da questo punto di vista, tutto il mondo del microcredito e della finanza alternativa non può più essere considerato solo l'esperimento del professore bengalese Lunus diventato famoso come il banchiere dei poveri. Non è più un esperimento. Ci sono nel mondo oltre 2000 organizzazioni di microcredito in Asia, Africa, America latina, Balcani, Est Europa e anche negli Usa. Sono tante e diverse organizzazioni che vanno analizzate una per una, ma che, fondamentalmente, stanno spostando qualcosa nella distribuzione del credito; stanno dando delle opportunità a dei soggetti che non le hanno. Noi abbiamo il problema di ragionare sui nostri risparmi e vedere come possiamo modificare questa situazione. Ovviamente abbiamo il dovere di non lasciarci intrappolare nelle operazioni speculative, ma anche di dire come il nostro risparmio può essere valorizzato in questo modo. In sostanza, prima di metterlo a disposizione del grande mercato speculativo io non avrei paura di dire che il nostro risparmio deve essere valorizzato sostenendo la produzione di un artigiano in Costa d'Avorio o in Algeria, perché, per molti aspetti è molto più affidabile metterlo a disposizione di queste realtà che non darlo alla Cirio o ad altri grandi. Certo non sempre, ma nel complesso, nella media è molto meno probabile che ti freghino come ha fatto la Cirio. Abbiamo anche il problema [di avere] in Italia troppo pochi canali che fanno questo. "Microfinanza" si occupa di promuovere vari progetti nel sud del mondo, nei Balcani se ne occupa BE, Mani Tese che è la più grande organizzazione di volontariato lo fa nel sud del mondo. Questo sarebbe un altro elemento rivoluzionario rispetto alla finanza tradizionale e dobbiamo svilupparlo di più.

DOMANDE

D. Come è la realtà della finanza etica Usa e in cosa è diversa dalla nostra?

FB - La differenza sta nel differente modello di sviluppo fra Europa e Usa. Negli Usa il mondo del no-profit pesa per il 7% del Pil. Ci sono molte organizzazioni di assistenza che fanno lavoro sociale, A questo noi diciamo no, perché questo fenomeno avanza nella misura in cui arretrano lo stato dall'istruzione e della sanità e dove si privatizzano i servizi sociali di base. E allora sorgono organizzazioni "Charity" legate ad alcune grosse fondazioni come la Rockfeller, la Fox, la Jimmy Carter, fondazioni private che erogano liberalità a queste organizzazioni e che di fatto fanno donazioni, fanno assistenza. Questo è esattamente il contrario di quello che si promette di fare la finanza sociale e il microcredito quando si pone per una responsabilizzazione del soggetto che riceve il credito. Da una parte c'è il dare credito, mettendosi sullo stesso piano [del beneficiario], per dare lavoro e impresa, dall'altra parte si fa la carità. E' evidente che la carità in situazioni di emergenza non è un negativa, in certe situazioni non c'è altro da fare, ma quando in altre situazioni la carità è elemento strutturale, che giustifica il fatto che lo stato non si occupa più delle fasce marginali della popolazione, allora questo è grave perché si maschera con l'opera caritatevole e l'assenza di un diritto e il dovere che lo Stato ha di difendere le fasce più deboli della popolazione. Questo è un elemento caratterizzante forte di molti di questi enti di microcredito Usa nei confronti dei partner del sud del mondo perché molto spesso da una parte erogano liberalità e dall'altro esercitano un fortissimo controllo sulle politiche di queste organizzazioni. Non esiste un modello europeo al microcredito anche se stiamo cercando di crearlo per contrapporlo ad un modello Usa che ha una connotazione chiara.

Al "Microcredit Summit" si dice che bisogna rendere i poveri affidabili e quando sono affidabili diventano buoni clienti per le banche ricche. Cioè si sta cercando di creare un mercato per la finanza tradizionale che gioca sulla pelle della gente e che inganna in qualche modo il risparmiatore e l'azionista. Se il ruolo di alcune organizzazioni americane di microcredito è quello di emancipare il piccolo imprenditore e renderlo affidabile per la banca tradizionale, noi a livello europeo cerchiamo di fare esattamente il contrario cercando di creare un circuito di imprese alternative, per incidere con un meccanismo economico alternativo. Un "welfare mix" che cerchi di coinvolgere gli amministratori di comuni, provincie e regioni dicendo loro che hanno delle responsabilità nei confronti delle fasce deboli della popolazione. Questo non vuol dire che negli Usa non ci siano delle organizzazioni che lavorano molto bene nel campo della microfinanza.

FT - Spezzo una lancia a favore degli Usa. Queste affermazioni sono valide se si parla del terzo settore. Però nel contesto in cui siamo noi, mercato è una cosa generica. Lo storico francese Fernand Rodel scriveva che "quello che è noto come capitalismo, come economia moderna" non è lo sviluppo del mercato, quanto la costruzione dei piani alti del mercato, dell'alta finanza, delle grande imprese commerciali. Diceva - guardate che ai piani alti non c'è il mercato, è il regno del contromercato. Cioè un posto dove le questioni non si regolano con la concorrenza perfetta, con il consumatore che sceglie sulla base del prezzo e della qualità, ma invece ai piani alti c'è una situazione in cui ci sono gli oligopoli, le collusioni, gli intrecci fra stato e imprese. Per le grandi imprese, come lo è il caso del ns. presidente del consiglio, il punto chiave è avere accesso pressoché monopolistico a determinati beni pubblici, questo è fondamentale. Bisogna intendersi su cosa si intende per mercato. Certo, negli Usa una parte di quelli che fanno finanza etica stanno cercando di promuovere un mercato, ma se stanno cercando di promuovere un mercato effettivamente libero dai condizionamenti dei piani alti, [allora] sono complementari a quello che facciamo in Europa e forse ci aiutano a capire quest'altra faccia del tema. 1. Negli Usa c'è e da noi no, il cosiddetto "Sherald activism": Ci sono attivisti che comprano azioni di aziende (Lookeed); partecipano alle assemblee degli azionisti e cercano di convincerli a cambiare idea su alcuni temi. Questa esperienza si basa sul mercato. A noi manca questa cosa. 2. Investimenti di comunità. Sono altra cosa dagli enti di carità perché finanziano anche attività produttive a condizioni molto più favorevoli ed ai soggetti deboli della popolazione. Finanziano il lavoro, la piccola impresa (sotto i 50000$ di vendite) - in Italia moltissimi partono da queste cifre. E queste sono attività che cambiano radicalmente le cose. 3.- Microfinanza. Negli Usa ci sono dei fondi di investimento che sostengono sul piano finanziario i produttori di caffè equo e solidale per permettere loro di fronteggiare manovre speculative (Nestlè) volte a distruggere il loro mercato con compravendite di caffè a prezzi bassissimi. In questo modo loro si difendono. Anche in questo caso è un'operazione di mercato dove entrano in uno scontro politico economico ed è un'altra cosa che noi non riusciamo a fare.

D. Sarà veramente possibile realizzare una TV alternativa, come No War TV

FB- Io me lo auguro anche se in questo momento è dura. Sarà molto difficile riuscirci. 6 mesi fa siamo stati contattati da Giulietto Chiesa e da Luciana Castellina che ci hanno proposto questo progetto di TV alternativa. Ci sono altri personaggi che ruotano attorno a questa iniziativa: Mario Monicelli, Michele Placido, la Baldini & Castoldie e anche Santoro ha dato la sua disponibilità a fare un programma, per pochi soldi, ma chiedendo in cambio un ampio spazio. Noi abbiamo accettato questa sfida perché, l'informazione, ci sembrava l'altra faccia della medaglia. Fare una TV dove ognuno possa farsi la a idea. G. Chiesa pensa di fare un TG alternativo che alle 22, alla fine dei telegiornali, Rai e Mediaset sia da completamento ai TG che l'anno preceduto. Stiamo cercando di raccogliere il capitale necessario per mettere in piedi questo enorme progetto, enorme, rispetto ai normali progetti della finanza etica. Per fare una TV che stia in piedi, bisogna ragionare su un fatturato che giri attorno ai 5 milioni di € all'anno per avere un minimo di TV funzionante su satellite e con un network attraverso alcuni accordi che abbiamo già fatto con una cinquantina di TV private che, in chiaro, riprodurrebbero dei format prodotti da No War TV. Stiamo cercando di creare delle circoscrizioni popolari in ogni città e paese per fare una TV ad azionariato popolare. Dovremmo arrivare a ca.100.000 soci persone fisiche che svolgerebbero il ruolo di quello che sta succedendo dall'altra parte con la "Sky" di Murdoc da una parte e "Mediaset" dall'altra: cioè i grandi capitali finanziari. L'obbiettivo è quello di arrivare a fine anno sul satellite e trasmettere almeno 5-6 ore al giorno, ma i costi sono impressionanti. Ci diamo altri 4-5 mesi per cercare di capire se abbiamo una base sociale abbastanza ampia che investa in quote di capitale sociale di 50€ per le persone fisiche e 500€ per le organizzazioni ed arrivare così ai 4-5.000€ per attivare lo "start-up". Poi sarà possibile anche usufruire della pubblicità etica infatti ci sono grosse imprese, come la Granarolo o la Merloni, che si sono dotate di un codice etico e darebbero la sostenibilità necessaria affinché la TV stia in piedi. Murdoc, che con Sky ha rilevato Tele+ e Streem, reggerà sua sostenibilità quando arriverà a 3 milioni di italiani. Noi contiamo su quei 3 milioni di italiani che sono andati in piazza a Roma contro la guerra e che potrebbero rendere questo progetto sostenibile. Il problema è che purtroppo, e questo lo devo dire con molta amarezza, molte delle persone che fanno attività sociale, anche organizzazioni del terzo settore, poi razzolano male e continuano a fare delle cose che invece sostengono un mercato che invece combattiamo. Se ci fosse coerenza e se soprattutto arrivasse quest'informazione a quei 3milioni che sono andati in piazza a Roma, allora si potrebbe fare. Pensate che se banca etica avesse 3 mlioni di azionisti sarebbe la prima banca italiana Invece BE è una banca piccola e non può neanche competere con i grandi gruppi. Questo discorso vale sia per la finanza etica che per No War TV. Allora il discorso è perché se il movimento italiano è uno dei movimenti più forti del mondo e lo dimostrano la partecipazione alle manifestazioni, a Porto Alegre, Firenze ecc., poi alla fine non riusciamo? Il problema [sta] nell'informazione. Comunque proviamoci. Informazioni le potete trovare sul sito www.nowartv.it . E' molto più dura che fare BE, ma proviamoci, la posta in gioco è molto alta. E' un obbiettivo che se raggiunto sposterebbe di molto gli obbiettivi culturali e informativi di questo paese.

D: E' cambiato qualcosa nei comportamenti di BM e FMI negli ultimi anni?

FT. Un qualche cambiamento negli ultimi anni, qualche incertezza, si è fatta strada nel comportamento di questi consessi. La filosofia era che se un paese andava male deve stringere la cinghia, tagliare le proprie spese, diminuire i consumi, aumentare le esportazioni, pagare i propri debiti. Era una filosofia molto tradizionale e che ha provocato qualche disastro. Ci si è resi conto che qualcosa non funzionava: 1. il paese più indebitato del mondo con l'estero sono gli Usa con 2.500miliardi di $. Anche togliendo l'indebitamento con le proprie banche il debito resta di 1500miliardi di $, ma 2500 miliardi di $ è lo stesso valore del debito estero dei paesi del sud del mondo. Ma qui non si deve stringere la cinghia, per molti motivi, anche molti buoni motivi. Per esempio se non ci fosse stato questo lassismo nei confronti degli Stati Uniti questa recessione mondiale ci sarebbe stata molto prima. Inoltre i ricchi e medio ricchi americani hanno comprato un po' di prodotti dalla Corea, dalla Cina che a loro volta per vendere questi prodotti compravano petrolio dalla Russia, legname dall'Africa ecc. Per fortuna c'è stato questo che ha fatto girare la macchina negli anni '90. Ma la contraddizione resta.. 2. C'è stata la crisi in Asia orientale. Paesi come Indocina e Corea che, secondo i criteri del FMI e della BM erano paesi bravi, sono andati in crisi. 3. Le dimissioni del vicepresidente della BM e premio Nobel per l'economia, Jon Stglitz, che adesso è uno dei punti di riferimento della critica new-global alla BM. Così ii il FMI non è più tanto "cattivo" come una volta (lo vediamo in Equador e Argentina). Le banche private protestano con il FMI per l'allargamento delle maglie. Ma siamo lontani da un vero e proprio ripensamento, anche per la concessione di prestiti a grandi imprese che sono ben lontane dalle popolazioni e creano grandi disastri di territori.

D. [Sui soggetti finanziati da BE]

FB. Il soggetto del finanziamento può non essere necessariamente un organizzazione no-profit, ma anche profit: se fa agricoltura biologica o comunque è applicata nel settore ambientale come aspetto prevalente. (Fiera Eurosolar Verona). Ma questo allargamento al profit deve essere molto cauto. Facciamo però fatica a trovare progetti ambientali da finanziare.

D. Chi valuta l'eticità degli investimenti di BE

FB. In BE c'è un comitato etico che valuta il finanziamento e poi c'è la rete dei soci e delle circoscrizioni sul territorio. Altra cosa è Etica sgr che investe in imprese quotate in borsa ma che si sono dotate di un regolamento etico. Etica sgr usa un ente certificatore esterno: "Ethibel". Non c'è da pensare comunque che siamo esenti da errori.

D. [incomprensibile]

FB. I processi di istruttoria dei finanziamento sono lunghi. In un anno e mezzo BE è passata da 20 a 120 persone dipendenti e sono stati erogati 10milioni € di finanziamenti.

Ci sono organizzazioni del terzo settore, e sono molte, che si rivolgono ancora alle banche tradizionali anche se magari sono socie fondatrici di BE. Questa è una grave contraddizione per il modello alternativo di economia che vogliamo creare. Non ci sono motivazioni razionali per questo; forse è anche solo pigrizia. Se noi avessimo la garanzia che tutte le imprese del terzo del terzo settore si facessero finanziare da noi allora creeremmo veramente un modello alternativo pericoloso.

D. [incomprensibile]

FB. Il problema dell'informazione è dovuto al fatto che siamo inefficienti dal punto di vista informativo e siamo inefficienti perché siamo piccoli. Un inserto redazionale su repubblica costa 25.000€ per non parlare degli spot in TV.

D. Non c'è contraddizione fra lo spirito originario di BE che investe nel terzo settore e una società di investimento come Etica sgr che invece investe in imprese che possono anche essere quotate in borsa?

FB. Sì ma noi cerchiamo di evitare i problemi che ciò può comportare con un istituto di controllo [come] Erthibel. Posso solamente dire che i criteri sono molto rigidi. La decisione è stata presa dall'assemblea dei soci con lo spirito di provare a confrontarsi con imprese che hanno deciso ci adottare un comportamento eticamente compatibile.

 

ID 163, ut 2, pubblicato il 23/08/2003