Mercato Equo e Solidale
costruire senza distruggere

Trascrizione degli interventi del convegno del 23/08/03 organizzato presso il Parco di Legnago nell'ambito del Festival Terra e Libertà

Diego Marani - moderatore (giornalista di Nigrizia)
Paolo Pastore - direttore di Transfair
Biagio Calcavecchia - Tecnico qualità prodotti CTM
Giorgio Benedetti - Socio fondatore de La Rondine (VR)

 

BIAGIO CALCAVECCHIA

Il Commercio Equo e Solidale (ces) è un sistema di aiuto ai paesi in via di sviluppo che al posto di [elargizioni liberali] usa il commercio. Il nostro lavoro consiste nel valorizzare ciò che i produttori sono già in grado di fare, migliorandolo in qualche modo - per dargli uno sbocco commerciale. Da questo punto di vista li aiutiamo ad "aiutarsi". Cioè se loro lavorano, producono, fanno dei prodotti validi, noi li aiutiamo a vendere e acquistiamo però [i prodotti] ad un prezzo equo. Non ci mettiamo a contrattare per acquistare al prezzo più basso possibile. In alcuni casi come per il cacao, il miele, zucchero, caffè ci sono addirittura dei prezzi internazionali che sono stati calcolati per coprire le spese e lasciare un margine ai produttori. Quindi noi compriamo dei prodotti ad un prezzo concordato, perché - chiaramente - deve anche essere un prezzo sostenibile sul mercato.

Mi piace anche richiamare il titolo di quest'incontro: "costruire senza distruggere". Sembra che ci troviamo in una fase del mercato che per creare domanda dobbiamo prima distruggere per poi andare a costruire, [così è stato in] ex-Jugoslavia ed altre esperienze più recenti. Noi non è che diciamo ad un produttore "adesso mettiti a fare questo prodotto perché a noi piace questa cosa qua" ma i produttori vengono a contatto con CTM e ci propongono dei prodotti. Noi non facciamo altro che valutare questi prodotti [per] immetterli sul mercato italiano in modo che siano vendibili; perché poi è il consumatore che sceglie se comprarli. Noi non dobbiamo far altro che renderli appetibili: cioè creare un prodotto che incontri le esigenze, i bisogni del consumatore e che abbia anche un prezzo accettabile. Questo lo facciamo con i prodotti che ci capitano, per cui non stupitevi se non trovate dei prodotti che il commercio equo non può offrire perché non c'è un produttore - riconosciuto eticamente valido - perché CTM non importa genericamente dai paesi in via di sviluppo, ma importa sempre da certi determinati produttori. Il contatto è sempre diretto, è un contatto di partnership con produttori ben specifici. Questo permette a CTM di garantire la filiera, da sempre e non da ora che è diventato di moda parlare di filiera alimentare per sapere da dove viene un prodotto. Una volta che abbiamo il prodotto poi bisogna portarlo sul punto di vendita.

Oltre a prodotti come caffè e zucchero che tutti conoscono ci sono prodotti come la quinoa ed il guaranà che non sono conosciuti nel nostro paese. La quinoa appartiene alla famiglia degli spinaci, fa dei chicchi molto piccoli, non contengono glutine - perché non è un graminacea - e si possono macinare per ottenere una farina. Ma sei io propongo la quinoa - e CTM la vendeva tanti anni fa - il mercato è molto ridotto perché quasi nessuno na conosce l'uso. Il mio lavoro è stato anche quello di trovare dei prodotti che si avvicinano di più alla nostra cultura alimentare e che quindi possono facilitarne il consumo ed aver un maggior sbocco commerciale. Da lì sono nati dei prodotti come: estrusi della quinoa (palline croccanti per la prima colazione o al posto del riso soffiato per il cioccolato o per il muesli con palline di estrusi di quinoa ricoperte di cioccolato, pasta al 16% di quinoa ad elevato contenuto di Mg). La quinoa cresce anche oltre i 3000m - dove non arriva il frumento - ed è molto ricca di minerali e molte altre interessanti proprietà nutrizionali. Il guaranà. Pianta considerata sacra dagli indios amazzonici - popolazione a rischio di estinzione a causa dei cercatori d'oro, del disboscamento amazzonico e del contagio con malattie per cui non sono protetti. Il guaranà fra le altre ha la proprietà di aumentare la capacità di concentrazione - gli indios lo usano per la caccia -. Il guaranà non è di facile commercializzazione. Contiene alcaloidi - come quelli della caffeina - che sono amari e non lo rende gradevole al consumo. Il lavoro [che fa] CTM per vendere questo prodotto e permettere agli indios di poter vivere con il commercio di prodotti - che fanno parte della loro economia tradizionale senza dover stravolgere la loro vita - parte dalla polvere del guaranà [da cui] si possono fare delle compresse che si possono prendere senza sentirne il sapore oppure facendone caramelle o cioccolatini energizzanti. Si macina il seme del guaranà - che è come una castagna - e se ne usa la polvere. Il guscio veniva buttato via, ma anche questo contiene del principio attivo e quindi ha un valore. Per [recuperarlo] abbiamo pensato di fare un estratto. Le bucce vengono messe in infusione con acqua e alcool e con l'infuso si preparano delle bevande. In Brasile la bevanda al guaranà è la bevanda nazionale. Noi dal succo abbiamo fatto uno sciroppo per le granite e una bevanda frizzante [con ingredienti tutti] del ces. Questi sono tutti prodotti provenienti dall'altra parte del mondo senza che venga stravolto alcunché.

 

DIEGO MARANI

CTM è la prima - sia in ordine cronologico che di grandezza - centrale di ces in Italia; viene da Bolzano ed era legata all'Austria. 10-12aa fa la cosa più difficile era spiegare cosa veramente cosa fosse CTM. Le domande erano: ci si può fidare dei prodotti?, i soldi arrivano veramente ai contadini?. Oggi CTM-altromercato è un consorzio che riunisce 200 delle 300 botteghe del mondo. Ogni bottega è un luogo di incontro con oggetti e cibi ma anche con idee, informazione incontri per riconoscere l'altra faccia della terra. "Botteghe" significa due cose: 1. Posti di lavoro - così come per CTM che significa 60-80 posti di lavoro rispetto ai 6-8 con cui si era partiti - e questo non è poco quando si porla di economia alternativa e di commercio diverso e di un modo pratico diverso di portare avanti le idee. Le botteghe sono le persone che ci lavorano e ormai sono tante le botteghe che hanno assunto 1-2 persone (moltiplicate questo per le 2-300 botteghe in Italia); 2. Volontari. Stimiamo 3-4000 volontari. Allora che cosa ha voluto dire in Italia il movimento del ces in questi 10aa anche in termini occupazionali, anche in termini di stimoli a fare sempre cose nuove. Mi ha colpito - dall'intervento di BIAGIO CALCAVECCHIA - l'attenzione al prodotto. probabilmente in un incontro di 5-6aa fa il problema principale sarebbe stato spiegare alla gente perché era opportuno avvicinarsi ad una bottega del mondo o scegliere quel tipo di caffè, che non è fare la carità ma è una questione di giustizia di equilibrio nei confronti dei paesi produttori del sud del mondo. Adesso lo si da già per scontato. Un altro esempio. Leggendo dal Sole 24 Ore o da Affari e Finanza de la Repubblica, si vede l'impennata nel numero di articoli dedicati ces negli ultimi anni. C'era poca curiosità nei primi anni - dal '94-95 - e poi un 'impennata quando è "diventato di moda". Poi una linea costante e poi un'altra impennata quando il mondo produttivo non equo e solidale ha cercato di vendere o di fare dei prodotti del ces e nel caso dei prodotti alimentari, quando i supermercati hanno incominciato a vendere questi prodotti del ces. Questo si vede anche per la finanza etica: all'inizio è nata Banca Etica, poi i giornali sono stati tranquilli ma hanno ricominciato a parlarne quando le banche tradizionali hanno iniziato a proporre i cosiddetti fondi etici o prodotti etici o le assicurazioni etiche. Anche questo secondo me è un segnale interessante di come ci sia ormai un'attenzione forte per un modo che non è solidarietà ma un modo diverso di fare economia fra nord e sud del mondo.

 

PAOLO PASTORE

Transfair è un marchio di garanzia, un bollino, che viene concesso ai prodotti che rispettano una serie di caratteristiche del ces. E' nato in Germania nel '92 ed è presente in Italia dal '96. Perché un bollino? Si poteva continuare a vendere nelle botteghe del mondo che sono dei luoghi di informazione e una persona ha un rapporto personale con queste, e quindi, [essendo il] rapporto di tipo fiduciario, non era strettamente necessario controllare che cosa si fa ecc., E' nato Transfair sulla richiesta dei produttori. I produttori del sud del mondo chiedevano di allargare il mercato anche al di fuori delle Botteghe del Mondo. Sulla base di regole certe e precise, sul fatto che chi comprasse del caffè a prezzo equo potesse in qualche modo riconoscere perché aveva effettuato questa operazione. E soprattutto con il pensiero di rivolgersi al grande pubblico. Perché è importante il lavoro delle Botteghe del mondo, ma ce ne sono 467 su una popolazione di 60 milioni di abitanti e ci sono ca. 8000 comuni in Italia e soprattutto le persone - spesso e volentieri - non hanno la possibilità di fare la spesa nelle botteghe del mondo perché magari stanno a 20Km e non ci vanno abitualmente. Il tentativo era quello di espandere la presenza di questi prodotti nella distribuzione normale per far sì che tutti i cittadini, anche la persona che va a fare la spesa una volta alla settimana per la propria famiglia, potesse trovare [tali] prodotti nel posto dove normalmente va a fare la spesa. Però, attenzione, non essendo più il luogo dove si fa la spesa un luogo fiduciario, come la bottega del mondo, ma essendo il supermercato - che come sappiamo spesso è un posto spersonalizzante (in un discount uno trova 7-800 articoli, in un supermercato trova 4-5000, in un grande ipermercato ne trova 13-14000) c'è la necessità di distinguere questi prodotti con un marchio di garanzia che certificasse che quel prodotto aveva avuto un percorso ces. Significa che per quel prodotto è stato pagato un prezzo giusto Es. Il caffè. [La sua quotazione attuale] in borsa adesso [è di] 50-60$ a sacco [mentre] il prezzo equo minimo riconosciuto a livello mondiale è di almeno 126$ a sacco. Per un prodotto di commercio equo c'è anche un altro fattore: il prefinanziamento. Chi compra il caffè da una cooperativa in Asia o in Africa o in America latina concede un anticipo finanziario per evitare che i produttori si indebitino. Un finanziamento qui in Italia si può portare a casa da una persona conosciuta in banca tra il 5-7% di interesse, in Messico o in Honduras chiedono tra il 25-30%. Chi fa commercio equo si impegna anche a dare delle garanzie finanziarie al produttore affinché non ricorra all'usura o al mercato "normale". L'altra cosa importante è la continuità, cioè il fatto che chi fa commercio equo deve impegnarsi ad acquistare questo prodotto con un certa continuità per evitare che il produttore sia sempre appeso al filo del ti compro il prodotto o non te lo compro. [Questo permette che] si costruiscano delle relazioni con i produttori. L'altra cosa importante è il rapporto di cooperazione e di partnerariato. Es. il consorzio nazionale apicoltori che è il più grande consorzio di apicoltori italiano che produce miele ha instaurato rapporti di partnerariato con una decina di cooperative di produttori di miele in America latina per cui fornisce informazioni, cultura, strumenti per poter produrre miele allo stadio migliore di produzione senza dover ricorrere a pesticidi e ad altre cose quindi un prodotto di qualità ed in questo modo c'è un interscambio di culture e di capacità produttive coi produttori del sud del mondo. Tant'è che - notizia di questi giorni - al consorzio nazionale apicoltori italiani aderiranno 5 cooperative di apicoltori Messico Guatemala e Nicaragua. Quindi prezzo equo, prefinanziamento, continuità di rapporto, interscambio di cultura per creare delle relazioni produttive che siano più eque. Il tentativo fatto con Transfair è stato quello di portare le aziende a cambiare la loro modalità di acquisto e devo dire che tra contrasti - non è facile lavorare sul mercato aperto - alcune aziende stanno incominciando a cambiare la loro modalità di approvvigionamento e produzione. Es. la Coop - la più grande azienda di distribuzione italiana, con ca. 8-600 fra supermercati e ipermercati - ha scelto di avere fra il suo referenziamento 15 prodotti equo e solidali con certificato di garanzia e lo ha fatto andando a lavorare con produttori che stanno in tre continenti (es. fa un succo d'arancia che viene da produttori brasiliani - fra l'altro abbiamo scoperto che la cooperativa che fa il succo d'arancia è fatta per il 30% da emigrati veneti che sono andati nel Paranà alla fine del secolo scorso - oppure hanno dato informazioni tecniche a cooperative di produttori di caffè per fare in modo che il loro caffè diventi migliore consentendo a queste cooperative di stare anche nel loro mercato interno in modo migliore. In questo momento ci sono in Italia 4000 supermercati che hanno prodotti del ces certificati. Molti si inorridiscono dei centri commerciali, [ma anche qui da voi] Bennet, Famila hanno 5-6 prodotti del ces. Convincere le aziende a cambiare il loro comportamento è un po' la nostra missione. Qualcuno potrà stupirsi e dire "le aziende si danno un verniciata di bontà"; non è proprio vero perché quando comprano i prodotti del ces e questi prodotti portano il bollino Transfair queste aziende devono sottostare a tutta una serie di controlli molto rigidi: noi andiamo, le ispezioniamo, le controlliamo, vediamo cosa fanno effettivamente e se rispettano queste condizioni. Quindi un lavoro anche di ispezione che qualche volta ci porta anche a dire di no a qualche azienda. es. siamo contrari a dare il marchio di garanzia a quelle aziende che sono delle multinazionali come Nestlè o Del Monte noi non glielo daremmo perché non sarebbe corretto ma solo un'operazione di immagine. Nel nostro caso diamo ila possibilità di fare quest'operazione dei commercio equo solamente a quelle aziende che sappiamo hanno un comportamento mediamente buono e positivo rispetto al mercato. Noi facciamo anche formazione p.e. con l'ARCI da due anni facciamo corsi di formazione per aiutare le persone dell'ARCI a fare dei circoli di ces.

Lanciare delle campagne di partnerariato con i produttori - "Sin caffè no i manana" - che punta a sostenere i produttori di caffè in un momento in cui il caffè è un prodotto che viene pagato al coltivatore meno del suo valore reale. Stiamo assistendo soprattutto in America latina a migrazioni epocali con migliaia di persone produttori di caffè che si spostano verso le città perché la coltivazione del caffè dà al produttore meno del suo valore reale e non dà a loro e ai loro figli la possibilità di vivere dignitosamente e ingrossano queste grandi favelas alla periferia di gradi città del sudamerica. Noi vogliamo fermare questi grandi processi e lo vogliamo fare anche attraverso queste campagne. Uno può acquistare il caffè e anche ad es. può attraverso i certificati di deposito di Banca Etica fare delle azioni di finanza verso il sud del mondo.

Altra cosa importante, Transfair insieme ad altre organizzazioni gemelle - 17 organizzazioni europee, Usa, Canada e Giappone - in collaborazione con la comunità europea stiamo registrando un marchio che dal mese prossimo comincerà a circolare anche in Italia e che sarà una ristilizzazione del marchio Transfair e sarà valido in tutti questi paesi. Un consumatore che andrà in un supermercato di questi paesi troverà sempre lo stesso logo. Questa importante operazione aiuta a diffondere questo tipo di commercio e i consumatori a riconoscere i prodotti che hanno le caratteristiche del ces.

 

GIORGIO BENEDETTI

Il ces è [per] una persona che vuole migliorare la propria qualità della vita. Per migliorare la propria qualità della vita una persona deve rendersi conto di quello che gli sta succedendo intorno. Se le risposte che la società gli da riempiono tutta la sua curiosità, la persona ha finito di crescere e perciò nel ces l'aspetto culturale deve essere valorizzato sempre e comunque. Anche quando noi fossimo presenti in tutti i supermercati e le botteghe d'Italia, la tentazione all'egoismo, a chiudersi in sé stessi è sempre presente. Un consumatore consapevole del ces ha sempre da combattere col proprio egoismo. Potremmo anche metterci in concorrenza con le multinazionali sulla bontà, sulla qualità sulla comodità, ma c'è sempre questo salto. Altrimenti noi avremo dei consumatori che sono sensibili a determinati richiami commerciali e tecnici di qualità - e ci devono essere assolutamente - ma che poi [con il] cambiare della moda un domani, un altro aspetto dei propri bisogni, lo soppianterebbe con un qualcosa di più di comodità o una lira in meno sul prezzo. E questo perché si è diventati consumatori del ces ma dentro non si è diventati critici di quello che ci succede intorno e non abbiamo migliorato la qualità della nostra vita, che vuol dire sempre fare delle scelte anche quando il nostro egoismo ci lega alle abitudini e alle comodità. Il salto di qualità che noi abbiamo dentro è un aspetto che va sempre tenuto presente nel ces. Dobbiamo tenere nella nostra mente uno spazio aperto, sempre, alla novità. Se questo spazio rimane aperto ecco che tutto quello che ci succede attorno ha la possibilità di essere collocato all'interno del nostro mondo di interessi. Quando tutto il nostro universo mentale è completamente riempito - e oggi ci sono delle buone tecniche per riempircelo tutto - perché sei gratificato in tutto, a quel punto noi abbiamo un consumatore fragile, che ci può sfuggire di mano. Il problema culturale è fondamentale nel discorso del ces. Oggi noi siamo dalla parte - e lo dico con un certo orgoglio, con una certa enfasi - siamo dalla parte degli ultimi, degli esclusi, di quelli che non hanno voce. Ma bisogna sempre fare riferimento all'individuo, alla persona. Una persona per poter invecchiare dignitosamente deve avere sempre una parte nel proprio cervello libera alle novità, perché questo gli permette di invecchiare dignitosamente. [Deve] sempre [rimanere] aperto a quello che gli succede e alle voci che a volte potrebbero sembrare critiche ma invece non lo sono. Noi dovremmo sempre avere una fetta della nostra personalità critica su quello che stiamo facendo. E' vero che è tutto buono quello che stiamo per fare? io vengo - appunto - da un mondo nel quale ascoltavo i discorsi di Mussolini [che diceva] "quello che stiamo per fare è tutto buono". L'ideologia nella quale io sono vissuto negli anni '50-'60 diceva: "quello che facciamo noi è buono". La Chiesa, sotto certi aspetti, adesso l'ha persa questa presunzione, [ma] diceva "quello che facciamo noi è tutto buono". Anche noi del ces teniamo viva sempre al nostro interno questa fetta di libertà nel criticare e nel domandarci se tutto va bene.

 

DIEGO MARANI

Alcuni anni fa c'era un libro che veniva utilizzato spesso per parlare di questi temi era "Lettera ad un consumatore del Nord" ed. EMI di Francuccio Gesualdi che è stato allievo di don Milani. La tecnica era [la stessa]: lui andava un una scuola media [faceva] fare dei disegni, [faceva pensare allo] squilibrio Nord-Sud, il ruolo delle multinazionali, il ruolo del caffè il ruolo del tè e ha fatto questo libriccino che anche nel titolo ricordava "Lettera ad una professoressa". … E' curioso vedere come le cose cambiano. Con le varie edizioni, questo libro ha avuto un grande successo - per i parametri della Emi - [ed] è diventato il "Manuale del consumo critico" pubblicato da Feltrinelli in edizione economica e ha venduto molte copie. Questo significa una sensibilità che si è sviluppata, che si è creato quello che gli analisti delle case editoriali chiamano un "segmento di mercato" di potenziali lettori che vogliono essere informati sul consumo critico e quindi arriva il prodotto che va a soddisfare la loro esigenza. Contemporaneamente Francuccio Gesualdi ha portato avanti delle campagne di boicottaggio ottenendo dei risultati (es. con le ananas Del Monte in Kenia); ha portato avanti un discorso di "Consumo Critico" generale per continuare ad essere consumatori critici anche in altre situazioni: finanza, assicurazioni… Gesualdi era una delle persone più presenti - insieme a Giorgio dal Fiume (presidente di CTM) in tutto quello che è stato il movimento che ha portato molte di queste organizzazioni a Genova 2001 alla marcia di contestazione del G8. [La si] vedeva, quando [intervenivano] nei dibattiti, che parlavano con discorsi che venivano da molto lontano e cercavano di guardare avanti sempre con l'approccio di rimanere critici, anche ammettendo gli errori o i limiti che si facevano in quel momento. Ma rimane un denominatore comune - a mio avviso - quello che qui da noi in Italia, in Europa, nel Nord del mondo, esiste un passaggio fondamentale ed è quello che va dal cervello al portafoglio, cioè l'utilizzo dei nostri soldi di come consumiamo i nostri soldi - attenzione! - indipendentemente dal potere di acquisto, indipendentemente da quanti soldi disponiamo. Anche in questo senso è un passaggio mentale, un passaggio critico. Questo è un lavoro che viene continuamente portato avanti a fianco e contemporaneamente al lavoro che si può fare sulla distribuzione o sulla qualità dei prodotti e sulla loro innovazione. Questa è una delle ricchezze del mondo del ces cioè il tentativo di provare ad essere sempre critici e a mantenere sempre aperta una fetta del nostro cervello e di continuare a proporre qualcosa che va avanti.

Domande

D. Sul WTO e la malvagità di queste organizzazioni, di cui non se ne parla perché la Tv non ne parla.

D. Certificazione biologica dei prodotti del ces

PAOLO PASTORE

Il commercio equo è per la globalizzazione, purché sia una vera globalizzazione; nel senso che se la globalizzazione è fatta solo su accordi che prevedono che io esporti verso un paese ad un prezzo che decido io e gli compri la merce ad un prezzo che decido io, non è globalizzazione questa. Tant'è che al prossimo vertice di Cancun ci sarà, in una delle vie accanto, un vertice che si chiamerà: "Fair trade day for sostenibility developement" organizzato da OxFarm ,Transfair e da altre organizzazioni che fanno "fair trade". Alle sessioni del WTO si opporrà, [si svolgerà] in parallelo, una sessione che parlerà degli stessi temi del Wto ma con la visuale del fair trade e sta montando una campagna mediatica su questo evento perché è questa la vera novità cioè il commercio equo e le sue organizzazioni a livello mondiale che si pongono come una reale alternativa alla globalizzazione, con un modello di globalizzazione che rispetti i diritti civili sociali ed economici dei popoli. Dire sono contrario all Wto non significa nulla; noi diciamo invece che siamo contrari a questo modello di globalizzazione proposto dal Wto, dalla BM e dal FMI ma perché abbiamo verificato un modello che funziona. Vogliamo informare su questo.

Certificazioni. I prodotti del ces sono tutti prodotti ottenuti con "lotta integrata". Molti di questi stanno traformandosi in biologico. Noi come Transfair e come "Flow" - che è la nostra organizzazione internazionale - stiamo lavorando con l'IFOAM - che è l'organizzazione mondiale - per l'agricoltura biologica per integrare i sistemi di controllo del biologico con quelli sulle filiere del ces. Il problema di questi prodotti è che nei paesi di origine non ci sono organismi di controllo. L'obbiettivo è quelli di fare la certificazione in loco perché sarebbe troppo costoso mandare un tecnico da qui.

DIEGO MARANI

Mi è suonato un campanello di allarme quando hai parlato della malvagità delle multinazionali e della bontà del ces. Io starei molto attento a usare queste parole, per due motivi: 1. Perché e tutto da dimostrare che le organizzazioni internazionali - Wto, BM, FMI - siano malvagie. Tutti i documenti della BM e del FMI parlano di riduzione della povertà di lotta alla fame all'AIDS di miglioramento delle posizioni dell'occupazione… Si può discutere del loro reale impatto e critiche ne sono state fatte molte con analisi approfondite. 2. [Vedo] un grosso rischio perché, se - per alcuni - il fine giustifica i mezzi, se io combatto quelli cattivi sono sempre dalla parte dalla ragione e qualsiasi mezzo adopero per combattere i cattivi è giustificato dal fatto che quelli sono cattivi e noi siamo i buoni.

Ogni grossa organizzazione del ces o organizzazione non governativa (ong) ha i suoi mezzi di comunicazione, le sue pubblicazioni e i propri giornalisti di riferimento quindi c'è l'informazione su questo. Mai come oggi tutti i mezzi d'informazione sono sensibili a quello che è ces, musica etnica, moda etnica, finanza etica, addirittura c'è un'attenzione grandissima al turismo responsabile (il "Sole 24 ore" forse è stato il quotidiano che ha dato più spazio alle tematiche della finanza etica). Attenzione perciò a non fare il solito discorso che "la TV di Berlusconi non parla del ces e non parla di Banca Etica". E' vero, però non esiste solo la TV di Berlusconi e soprattutto il pericolo non è quello di non avere informazione sul ces e su Banca Etica o su finanza etica, ma quello di avere troppe informazioni e quindi avendone così tante c'è un mormorio di fondo per cui uno non coglie la novità, anche come consumatore di informazioni uno è gratificato e non tiene una parte di cervello libero per cogliere le informazioni che a mio avviso ci sono . Ci sono - paradossalmente - molte più informazioni sul ces qui in Italia che in Messico o in Ecuador o in Tanzania o in Mozambico dove i produttori vivono e lavorano.

 

BIAGIO CALCAVECCHIA

I prodotti biologici del ces rispondono agli stessi requisiti dei prodotti biologici italiani, devono rispondere alla norma vigente in Europa. Questo vuol dire che - la norma stessa lo prevede - quando i prodotti provengono da paesi terzi i produttori devono sottostare al periodo di conversione [delle terre ndr] come per i produttori italiani; deve esserci un'ispezione almeno una volta all'anno da parte di un organismo riconosciuto in Europa o europeo o che ha il mutuo riconoscimento e che quindi opera allo stesso modo. Dopodiché chi vuol fare l'importazione deve chiedere, sulla base del rapporto di ispezione del certificato di equivalenza, un'autorizzazione al ministero dell'agricoltura. Una volta ottenuta l'autorizzazione per un certo quantitativo - che vale un anno - può importare il caffè o altro. In Italia l'organizzazione deve essere controllata da un organismo di certificazione italiano che [verifica] che le quantità importate corrispondano esattamente alle quantità vendute. In ogni caso, non è una cosa strana che i prodotti del ces siano così tanto biologici anche perché la difficoltà [ad esserlo stava più che altro nella] parte burocratica, che non è semplice, perché sappiamo ce il ces ha sempre avuto attenzione all'uomo ma anche un'attenzione all'ambiente: non stiamo parlando di grandi monocolture, ma di piccoli appezzamenti, con il contadino che cura le sua piantine una ad una, con amore dalle quali poi dipende quasi la sua esistenza e comunque il suo benessere.

D. …Il ces cosa fa per fornire gli attrezzi necessari agli agricoltori del sud per produrre di più?

BIAGIO CALCAVECCHIA

Il ces è una forma di cooperazione basata sul commercio: noi compriamo pagando un prezzo giusto e poi rivendendo. In realtà c'è anche un rapporto di partnership. Si da un prefinanziamento e, per avere una qualità idonea al nostro mercato, gli si da anche un supporto tecnico per migliorare anche la qualità. Però è chiaro che non è l'organizzazione del commercio equo che compra e regala il trattore ma piuttosto il fatto che pagando di più il caffè o il cacao, il contadino ha un margine per poter investire nella sua attività e farla crescere. Naturalmente coloro si mettono in cooperative e hanno un'organizzazione più ampia sono facilitati.

PAOLO PASTORE

Tratto da un'intervista a un produttore del Ghana: che differenze ci sono tra un lavoratore del ces e quello di altre piantagioni? 1. Differenza di garanzia sociale - assistenza sanitaria, ambulatorio mobile, servizi igienici e acqua potabile. 2. Cerchiamo di limitare al massimo l'uso di prodotti e fertilizzanti chimici.

Poi c'è il salario più giusto. Il prezzo del caffè in borsa è tra i 50-60$ a sacco il prezzo equo è 126$ che vengono pagati alla cooperativa di coltivatori di caffè. Nelle cooperative la cosa funziona in questo modo: 2/3 di questa cifra 80-85$ vengono dati direttamente come differenza salariale ai lavoratori e 1/3 del prezzo equo pagato viene convertito in servizi sempre per i lavoratori es. cooperative dei consumo a prezzi agevolati, o salute o istruzione. Quasi tutte le cooperative hanno instaurato un sistema di sanità riducendo di molto p.e. la mortalità infantile a livelli europei (una cooperativa in Honduras). Questo risultato è legato a fattori molto semplici: acqua potabile (riduce le infezioni), migliore alimentazione (i genitori possono comprare cibo e quindi l'organismo si rafforza), assistenza sanitaria in fase di parto (riduce le emorragie e le infezioni).

GIORGIO BENEDETTI

Noi parliamo del ces assieme a tutti questi aspetti straordinari, validissimi: ogni famiglia che oggi finisce la giornata in dignità è un successo per il commercio equo e solidale. Però dobbiamo anche [riflettere sul fatto che] se noi impostassimo tutta l'organizzazione mondiale col commercio equo e solidale il nostro livello di vita scenderebbe di molto. Se acquistassimo al 100% dal ces pagando [le merci] a loro il prezzo giusto, se lo scorda il ricco mondo del nord di avere questo livello di vita. Questo è un altro dei nodi che facciamo una fatica tremenda a far passare. E' impensabile tenere il nostro livello di vita e pretendere che quelli salgano. Qualcosa del nostro livello va messo da parte. Questo è un salto culturale che è difficilissimo da digerire. E' gratificante sapere che oggi ci sono migliaia di contadini e artigiani del sud del mondo che attraverso il ces hanno vissuto una giornata in dignità, ma se tutto il discorso dovesse essere allargato e noi dovessimo portar via la responsabilità del commercio mondiale alle multinazionali noi dovremmo dire alla nostra opinione pubblica - perché finora ha risposto solo quel 2-3% del volontariato - che il nostro livello di vita va ridimensionato. E questo è un lavoro culturale lento, faticoso ma che dobbiamo portare avanti con estremo coraggio.

DIEGO MARANI

Il ces non è un'ong quindi non fa progetti di sviluppo però è vero che in molti paesi lavora a fianco o di missionari o di ong e quindi capita che il gruppo di produttori del ces ha a fianco - magari nello stesso paesino - un'ong collegata o un progetto di sviluppo collegato che aiuta e magari serve a costruire scuole o mezzi o a finanziare trattori, fabbriche per fare la marmellata o macchinari. Qui in Europa e in Italia le organizzazioni del ces fanno un'altra azione a favore dei contadini del sud del mondo che è l'azione di lobby per cambiare certe leggi soprattutto leggi commerciali e leggi riguardanti dazi doganali, contingentamenti ai prodotti che arrivano dal sud del mondo.

 

 

 

Festival Terra e Libertà - Legnago, 23/08/03

 

ID 165, ut 1, pubblicato il 29/08/2003