"LA GLOBALIZZAZIONE: effetti economici, sociali e ambientali.

Sintesi del convegno tenuto a Legnago nel corso del "Festival Terra e Libertà" ed. 2003. Intervenuti di Massimo Serafini di Legambiente, Paolo Rizzi, ricercatore ed Edgard Serrano, professore di sociologia presso l'università di Padova.

Quali alternative sono possibili al sistema economico esistente? Di questo si è parlato nel corso di tre convegni al "Festival Terra e Libertà" presso il parco di Legnago dal 20 al 26 agosto scorso. Gli altri due incontri avevano per titolo: "MERCATO EQUO E SOLIDALE: costruire senza distruggere" e "INTRODUZIONE ALLA FINANZA ETICA".
La trascrizione integrale dei tre convegni è disponibile su www.vronline.it.

Al primo convegno dal titolo "LA GLOBALIZZAZIONE: effetti economici, sociali e ambientali" sono intervenuti Massimo Serafini di Legambiente, Paolo Rizzi, ricercatore ed Edgard Serrano, professore di sociologia presso l'università di Padova. Moderatore a. Zanini.

Serafini ha parlato delle problematiche legate al clima, all'effetto serra e al connesso problema energetico dovuto all'uso di combustibili fossili. Richiamandosi al caldo eccezionale che abbiamo sperimentato la scorsa estate, Serafini, ha messo in evidenza la stridente contraddizione fra l'invito ad aumentare i consumi, in particolare quelli energetici - vedi gli incentivi all'installazione di climatizzatori - e l'aumento della calura estiva che è proprio figlia dell'effetto serra, causato dalle emissioni di CO2, e che sono il sottoprodotto della produzione di energia. La politica è drammaticamente in ritardo nella presa di coscienza che è necessaria una inversione di tendenza in questi comportamenti e che si rende necessario puntare sul risparmio energetico e sulle energie alternative, soprattutto il solare. Qualcuno - dice Serafini - afferma che il solare non è competitivo con il petrolio, ma questo è vero se ci limitiamo al puro costo di produzione. Se prendiamo in considerazione anche i costi indotti: effetti sulla salute, mutamento climatico e i disastri ambientali che ne seguono (inondazioni, frane, desertificazione, danni all'agricoltura ecc.), vedremo che il costo del KW da petrolio è molto vicino al KW da solare: "ci si può muovere anche all'interno della logica del mercato come i tedeschi che hanno promosso le rinnovabili e il solare consentendo ai cittadini di mettere il pannello e obbligando chi distribuisce l'elettricità a comprare quell'energia, pagando al cittadino anche il vantaggio ambientale perché la immette, nella rete che serve la comunità, energia pulita, che non fa male al clima e ai polmoni della gente".
Serafini ha poi parlato delll'intreccio profondo fra il mutamento del clima e la povertà". Egli ha messo in relazione la dichiarazione Usa al vertice per la Terra di Johannesburg: "lo stile di vita americano non è negoziabile", con il mancato accesso all'energia della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. "Gli americani consumano altissimi livelli di elettricità, cioè di una risorsa che richiede la combustione per essere prodotta: la combustione di petrolio, che genera le emissioni di CO2, e dicono che questo problema sarà risolto dal mercato. Cioè, quando il sole diventerà un'energia altrettanto poco costosa quanto il petrolio, allora vedremo. E' evidente che questa svolta energetica non sarà mai promossa da chi ha fatto la scelta di andar avanti col petrolio e ne presidia le fonti primarie L'energia è un elemento determinante. Dato che è impensabile che miliardi di persone dall'Africa all'India alla Cina possano ripetere un modello di approvvigionamento energetico basato sui combustibili fossili, perché andrebbe a fuoco la terra, è evidente che nella scelta di chi dice "a me del clima non mi interessa", c'è la scelta che il mondo deve andare avanti col 20% che vive alla grande e l'80% che deve vivere nella povertà, nelle malattie". Per questo si sono inventate "le guerre preventive, per il controllo dei luoghi dove è concentrato l'80% delle risorse petrolifere che è tra Iraq e Arabia Saudita".

Paolo Rizzi si è invece concentrato sul problema dell'acqua il cui controllo sarà causa di molte guerre future. Cita Vandana Shiva che nel suo libro "Le guerre dell'acqua" afferma: "la crisi dell'acqua è una crisi ecologica che ha ragioni commerciali ma non soluzioni di mercato" perché le soluzioni di mercato distruggono la terra e aumentano le disuguaglianze. La soluzione alle disuguaglianze è la democrazia. La soluzione alla crisi dell'acqua è la democrazia ecologica".
Rizzi cita dati allarmanti sulla povertà "negli anni '60 il rapporto della ricchezza fra ricchi e poveri era di 30/1 adesso abbiamo un rapporto di 74/1. La forbice fra ricchi e poveri si allarga". Questo è accaduto in un lasso di tempo che ha visto l'affermarsi delle presunte soluzioni basate sul mercato perciò afferma che "le soluzioni di mercato non sono la soluzione. La povertà è la figlia di queste non soluzioni che il mercato offre". Il fatto è che il mercato ci sta "trasformando da cittadini, cioè da detentori di diritti, in clienti il cui l'unico diritto è di non essere fregati se paga il prodotto che decide di acquistare". "Ma del diritto di accesso - che sta alla base di tutti i diritti -" non se ne può occupare il mercato "se ne devono occupare i cittadini". "Il mercato - prosegue - ha un suo DNA che è quello di trarre profitti dagli investimenti, altrimenti non sarebbe un mercato. Noi attribuiamo al mercato questa capacità ma non la soluzione dei nostri problemi cioè garantire l'accesso a 1,5 miliardi di persone il diritto - negato - dell'accesso all'acqua potabile. Ci sono 6 milioni di morti legati all'acqua."
Ora, "l'Europa andrà a Cancun (sede del prossimo vertice del WTO - Organizzazione Mondiale del Commercio) chiedendo la liberalizzazione dei servizi: energia, trasporti, sanità, istruzione, energia e anche acqua. L'Europa ha chiesto a 119 paesi in via di sviluppo di aprire i loro servizi e a 82 di questi ha chiesto di aprire il mercato dell'acqua alle multinazionali." Nello stesso tempo "c'è una riduzione dell'impegno economico dei paesi ricchi: dallo 0,6% del PIL in cooperazione si è passati allo 0,3% entro il 2006. L'Italia è il fanalino di coda con lo 0,012% del PIL, che diventa niente perché per mandare gli alpini in Afganistan hanno attinto da questi fondi. Per l'agricoltura l'Europa da sovvenzioni per 240 miliardi di $. Queste sovvenzioni impediscono agli agricoltori del sud [del mondo] di esportare i loro prodotti sui nostri mercati. Es. il riso italiano costa meno del riso del Bangladesh a causa di queste sovvenzioni. Noi ci battiamo per la sovranità alimentare, perché quella è l'energia rinnovabile in agricoltura. Una produzione di tipo familiare, che non richiede alte energie e non è altamente idrovora come l'agricoltura industriale" ( il 60-70% dell'acqua è consumato in agricoltura). Rizzi ha infine concluso dicendo che "questo discorso sull'agricoltura è importante, stiamoci attenti e diamo sostegno alle ONG che se ne occupano."


Edgard Serrano
Il processo che chiamiamo globalizzazione, sta comportando uno stravolgimento non solo della società e delle istituzioni ma anche del modo in cui ci rapportiamo con gli altri esseri umani e con la natura." Però questo processo globalizzante essendo essenzialmente di matrice economico finanziaria, sta creando grossi problemi, al punto da mettere in crisi le grandi istituzioni sovranazionali", come l'ONU che "nato 55 anni fa per impedire conflitti fra stati, assiste [ormai] in modo impotente al proliferare dei conflitti nel mondo".
"Oggi assistiamo ad un grande disordine mondiale" a causa di localismi e della crisi degli stati nazionali con le loro istituzioni democratiche e questo perché "gli stati nazionali non hanno nessuna capacità di governare i grandi flussi di capitali". "Questo si vede molto più fortemente nei paesi del sud del mondo, dove abbiamo democrazie deboli, fragili e nessuna capacità di incidenza su queste grandi forze di capitale che entrano nelle borse nazionali, distruggono le economie interne fuggono in meno di un secondo e lasciano le conseguenze che conosciamo".
"Gli effetti della globalizzazione, oggi non hanno a che fare solo con macro istituzioni o con sistemi politici ma anche e soprattutto con le persone. Assistiamo ad una omogeneizzazione dei gusti e dei comportamenti ed anche ad una forte crisi di identità personale". Ciò è connesso anche al tema del "lavoro che" a causa di "questo processo di globalizzazione e per il trasferimento di capitali da un posto all'altro, è sempre più un lavoro precario e precarizzante. Questo sul piano psicologico comporta maggiore incertezza, insicurezza, disagio per le persone, quindi più consumo di tranquillanti, di medicinali".
"La precarizzazione del lavoro è anche un fattore che entra nel processo di smantellamento del sistema delle tutele cioè del welfare e questo perché ci viene detto "che il welfare è un intralcio alla libera circolazione dei capitali, alla libera iniziativa, e va modificato".
Insomma, dice Serrano, la globalizzazione produce effetti a cascata e "necessita di strumenti, di via libera per espandersi nel pianeta".
Il discorso della distribuzione della ricchezza e dell'aumento del divario fra Nord e Sud del mondo va però visto più come "un arcipelago" per la presenza, nei paesi del Sud, di una potente élite anche molto più ricca dei nostri ricchi e con il formarsi "nuove povertà" anche da noi.
Il problema dei migranti - secondo Serrano - rappresenta il fallimento delle politiche della cooperazione. Infatti, da una ricerca che ha svolto, "risulta che sono proprio gli appartenenti alle classi medie dei paesi in via di sviluppo, coloro che hanno acquisito un moderato reddito e non i poverissimi, che, allo scopo di dare un futuro ai propri figli - non possibile nei paesi di provenienza - decidono di abbandonare tutto e di impegnare le poche ricchezze che hanno per tentare la fortuna nei ricchi paesi del Nord del mondo."

A cura di Lino Pironato
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ID 171, ut 1, pubblicato il 17/09/2003