BLACK OUT: A PENSAR MALE SI FA PECCATO...

Qualcuno è rimasto perplesso come noi su questo black out del 28/09/03 e soprattutto sulle motivazioni ufficiali addotte nella giornata di oggi? Vi sembra plausibile che un cavo spezzato su una linea (quella francese) che fornisce soltanto il 20% della nostra energia, possa giustificare un black out di alcune ore in tutta Italia? Forse è il caso di pensarci....
Questi tre articoli sono una prima riflessione a caldo.


A PENSAR MALE SI FA PECCATO...
di Giovanni Mandorino
(dalla Newsletter del Centro documentazione per la Pace)


Alcune cose a cui forse do' troppa importanza, ma che credo importante non lasciarsi sfuggire a proposito del blackout del 28 settembre 2003.
1) il presidente del gestore nazionale della rete di trasmissione (A. Bollino, nominato due mesi fa a seguito di un distacco programmato senza preavviso che interesso' per non piu' di due ore parte del territorio nazionale) sotto ferragosto, in occasione del blackout nella regione del nord-est degli Stati Uniti affermava, grosso modo letteralmente, che un episodio di quelle dimensioni non sarebbe mai potuto accadere in Italia grazie ai sistemi di controllo automatico della rete elettrica che avrebbero limitato l'impatto di un eventuale distacco accidentale.
2) alle ore 9 del 28 settembre 2003 il giornale radio di Radio3 diffondeva un'intervista al ministro Marzano che addossava tutta la responsabilita` del blackout ad un incidente avvenuto in territorio francese che avrebbe portato al distacco "improvviso" e "contemporaneo" di due collegamenti tra la rete francese e la rete italiana. Si tratta, secondo le informazioni della radio, di collegamenti "in ridondanza" ossia tali che uno dei due entra in funzione in caso di guasto dell'altro. I guasti sarebbero stati cosi' improvvisi e contemporanei da non permettere a nessuno dei sistemi di salvaguardia automatici (di cui al punto 1) di entrare in funzione. Una sola cosa il ministro si premura di dire con chiarezza, non quanto ci vorra` a ripristinare l'erogazione di corrente elettrica ma che la scelta di abbandono del nucleare fatta con il referendum e` stata catastrofica e che bisogna immediatamente costruire nuove centrali.
Un esperto dell'Enea, intervistato sempre dallo stesso giornale radio esprime meraviglia per le conseguenze del distacco.
3) sempre verso la stessa ora (o poco dopo) il gestore della rete francese comunica che c'e' stato si', alle 3,35 del mattino, un distacco tra rete francese ed italiana ma che e' durato pochi minuti. Si diffonde la voce di eventuali responsabilita` della Svizzera.
4) qualche ora dopo (intorno alle 10,30) Radio Capital manda in onda un'intervista al responsabile della rete di distribuzione del Canton Ticino (Paolo Rossi) che, dicendo di non avere una visione completa di quanto accaduto in quanto non al controllo dei grandi collegamenti internazionali, afferma che, dal suo osservatorio, ha avuto l'impressione che i distacchi della rete italiana da quella europea siano iniziati intorno alle 3 con un distacco di una condotta proveniente dall'Austria e siano solo culminati alle 3,35 quando sono stati distaccati i collegamenti con la Francia.
5) tra tanti esperti qualcuno (ma qui non ricordo davvero chi) osserva che il blackout ha avuto inizio alle 3,35 della notte tra il sabato e la domenica, con un clima ne' particolarmente caldo (condizionatori) ne' particolarmente freddo (riscaldamento) ossia in un momento in cui l'assorbimento di potenza della rete nazionale era probabilmente molto prossimo al minimo, a differenza di quanto accaduto a luglio, quando il blackout si era verificato a fronte di un record di assorbimento nelle ore centrali di un giorno lavorativo. Ventila l'ipotesi che quanto accaduto potesse essere conseguenza del fatto che in quel momento le centrali italiane fossero, in buona parte (diciamo quasi del tutto?), spente.
6) dalle cronache della giornata, mentre sempre nuove voci, dall'amministratiore delegato dell'Enel al presidente di Confindustria a vari uomini politici, si scagliano contro la iattura dell'abbandono del nucleare e il Presidente della Repubblica se la prende con gli amministratori locali che si oppongono alla costruzione di nuove centrali, veniamo a sapere che in alcune zone del Piemonte e del nord la tensione era gia` presente alle 7 del mattino. Mentre al sud, ancora alle 19, in varie zone mancava l'elettricita`. Per la cronaca a Galatina (mio luogo di origine) l'elettricita' e' tornata alle 17,30. Ma come?! La Puglia e` collegata alla Grecia da un elettrodotto a vari KVolt che sfiora Galatina, a meno di cento km c'e` la megacentrale termoelettrica di Cerano (fonte significativa di inquinamento della costa adriatica costruita nonostante un forte movimento popolare di contrasto) e ci vogliono 14 ore per ripristinare la distribuzione elettrica? Una telefonata a casa mi chiarisce la cosa: secondo quanto dichirato da un responsabile locale, la centrale non poteva essere accesa perche' necessitava essa stessa di corrente elettrica per mettere in funzione i dispositivi di comando e controllo. Un'intervista ad un responsabile nazionale Enel chiarisce definitivamente perche' al centro-sud la distribuzione dell'elettricita' sia ripresa con tanto ritardo: al nord, le centrali idroelettriche hanno potuto essere avviate molto velocemente ed hanno fornito l'energia necessaria al funzionamento di quelle termoelettriche, al sud non ci sono centrali idroelettriche.
7) in tutto questo, non una parola a proposito dei "tetti fotovoltaici" o dei piccoli generatori "casalinghi" disponibili in alcuni prototipi (e forse modelli gia' in commercio da qualche parte) di caldaie a metano per il riscaldamento.
8) tutto quanto sopra si e` verificato nell'arco di (circa) 17 ore dalle 3,30 del mattino di una domenica alle 20 della sera della stessa domenica: il periodo in cui i grandi consumatori di industria e servizi (a differenza dei privati) fanno minore utilizzo dell'energia trasportata dalla rete nazionale. Le fonderie ed altri impianti a ciclo continuo dispongono spesso di propri generatori che la domenica producono energia in esubero rispetto a quella necessaria al funzionamento degli impianti: ad esempio Siracusa, "grazie" alla centrale di autoproduzione della raffineria Erg ha avuto, unica citta` - per quanto e` dato sapere - in Sicilia, l'elettricita' per buona parte della mattinata.

Attenti: a pensar male si fa peccato...




29 settembre 2003 - CHI HA SPENTO LA LUCE?
di Wu Ming 5
dal sito di Carta (www.carta.org)

Tardo pomeriggio di domenica 28 settembre 2003. Quando New York si è trovata al buio mio padre, tecnico dell'Enel in pensione, mi ha assicurato che era difficile, se non impossibile, che un evento del genere potesse prodursi anche qui da noi. Mi diceva che il sistema era compartimentato. Un guasto o un malfunzionamento in Val d'Aosta avrebbe avuto scarso o nessun effetto già sul Nord Est, e nessunissimo effetto sul Centro o sul Meridione del paese. Non è andata così.
Le cause del black out sarebbero, a quanto ci dicono: 1] Un fulmine in Francia. 2] La caduta di un albero in Svizzera. In Francia e in Svizzera dicono che non esiste proprio. Boh. In ogni caso, l'effetto domino è stato disastroso. Altro che compartimentazione: Il sistema più importante nella vita del paese è imploso come un castello di carte, tra gli sforzi patetici dei minimizzatori. Quello che diceva mio padre - sistema compartimentato, relativamente al sicuro da interruzioni estese a larghi territori - valeva, evidentemente, per un'altra Enel, in un altro momento storico, in un altro paese. Dopo il pensionamento di mio padre, dopo la privatizzazione, sono state fatte altre scelte. E così in questo paese, dodici ore dopo i guasti, aree estese del centro e del meridione erano ancora prive di energia elettrica.
Il Presidente della Repubblica ha affermato: bisogna che tutti si mettano in testa che è necessario costruire altre centrali. Ha specificato: le fonti energetiche dovranno essere quelle "tradizionali". Combustibili fossili, quindi. Tutti quelli che hanno parlato: ministri, tecnici, osservatori eccetera, hanno ribadito la stessa cosa. E' ora di intraprendere, costruire. "Produrre più energia". Nessuno si è preoccupato della "struttura del sistema". Se sia cioè economico e ammissibile che un sistema possa implodere per un guasto in Francia o un albero caduto in Svizzera. Se un sistema è instabile, un evento del genere potrebbe verificarsi anche in presenza di flussi energetici considerevolmente piu' intensi, o sbaglio? Il problema non sarebbe la "portata" del flusso dentro il sistema, ma la "qualità" del sistema stesso.
I comparti vitali per il paese andrebbero sottratti alla logica d'impresa. Nessun privato o consorzio di privati affronterà mai lavori o ristrutturazioni i cui benefici saranno evidenti solo per le generazioni future. Un imprenditore massimizza i profitti e abbassa i costi. E vuole vedere i profitti arrivare nel corso della propria vicenda biologica su questo pianeta. Tra vent'anni, se è lungimirante. Non tra duecento. Un'altra cosa. Nessuno di quei signori ha detto, nemmeno timidamente, che sarebbe utile "risparmiare" energia.
P. S. [domenica sera] L'inquilino del Quirinale si domanda come mai nessuno voglia le centrali vicino a casa sua. La risposta può trovarla nell'inchiesta che la trasmissione Report ha dedicato a questo tema nell'aprile 2003: www.report.rai.it/2liv.asp?s=139
Poi si torna a straparlare di nucleare [in un paese a forte attività sismica e in pieno dissesto idrogeologico]. Ci dirigiamo tutti verso il nihil. L'importante è farlo cantando l'Inno di Mameli, per non sorbirsi dal Presidente uno dei suoi "severi moniti".
P.S.2. Nonostante tutto, come ci scrive Emiliano, "proposte per progetti di vero cambiamento esistono e sono anche attuabili... Il numero di settembre della rivista "Altreconomia" contiene proprio un paio di articoli sul tema energia. Se non lo avete ancora letto vi inoltro l'url: www.altreconomia.it/Numeri/numero42/esco.html
www.wumingfoundation.com
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I CONTI NON TORNANO
by Robin Hood
L'articolo originale e' recuperabile a http://italy.indymedia.org/news/2003/09/388564.php.

Ore 3,30 del mattino. Tra sabato e domenica. L'ora giusta perché i danni economici generali siano limitati al minino (se poi si fermano 110 treni e qualcuno resta bloccato in ascensore - quanti a quell'ora? ? è un prezzo minimo, in disagi, che può benissimo essere scaricato sulla gente comune che, tanto, il biglietto è già stato pagato alla partenza e nessun paziente, a quell'ora, sta "sotto i ferri" di un chirurgo). Le 3,30 del mattino: l'ora dei ladri e dei furti con scasso. L'ora giusta, da sempre, per tantissime cose, lecite o illecite, legali o illegali (dal cambio dell'ora legale in solare ai movimenti che devono dare meno all'occhio, come i trasferimenti di natura bellica e di natura antiecologica?). Tra un sabato e una domenica, a parte i "vitaioli" che si spostano in auto, la gente dorme e quindi non produce né consuma. E' l'ora giusta per fare tante cose senza dover rendere conto a nessuno. Questo black out annunciato (le avvisaglie preparatorie risalgono ai famosi mesi di caldo, quando la scusa era addebitata al funzionamento in contemporanea di milioni di condizionatori. Stanotte nessun ondizionatore era in funzione e niente altro (se non i frigoriferi di casa e le TV in stand by). Ciò che doveva comunque funzionare ha funzionato, nonostante la sospensione di energia elettrica, essendo supportato da gruppi autogeni (ospedali, prefetture, centri di controllo ecc?) i quali, avendo una autonomia correlata alla quantità di gasolio a disposizione, hanno dimostrato di "potercela fare" per più delle tre ore circa in cui l'Italia è stata
lasciata al buio. Ora le cose sono due: - o si è dato inizio alla campagna (peraltro scontata) per iniziare a sensibilizzare la gente verso la necessità di giungere all'autonomia
energetica attraverso la riproposta nucleare (boccone amaro mai digerito quello del referendum che ha detto no al nucleare in Italia), seguendo la falsariga ? più modernizzata ? della strategia targata anno 1973 (vi ricordate l'austerity?) - oppure, ed è più plausibile, SONO STATE FATTE DELLE PROVE GENERALI, di controllo del territorio e delle modalità di funzionamento del programma di difesa in caso di eventuale attacco terroristico sulla rete elettrica
(o anche per semplice incidente o calamità di ampia portata), o di rivolta popolare, o di? (ognuno immagini quel che vuole, perché va bene lo stesso).
Tutte le forze dispiegate hanno operato per verificare la funzionalità del piano (avrà un nome in codice, ovviamente) per eventuali aggiustamenti e migliorie. Procedure attualmente in atto, peraltro, nei paesi occidentali e negli USA, dopo la "grande paura" del 2001 (e per come stanno andando le cose sia nelle zone "calde" del mondo, sia sul piano "interno"). Ovviamente un'operazione del genere, su vasta scala, non può essere annunciata perché le prove per far fronte alle emergenze sono fatte così.
Il problema che rimane aperto riguarda, invece, la natura dell'"esperimento" che non è, certamente, di ordine civile (lo è, semmai, di riflesso) ma, sicuramente di ordine pubblico e militare. Non è per caso che nel comunicato ANSA venga sottolineato che nella mobilitazione del
personale utilizzato ha funzionato «in PARTICOLARE la struttura che comprende le forze addette alle emergenze nazionali» (le auto della polizia e dei carabinieri coi fari accesi piazzati sulle entrate di Montecitorio e altri simili luoghi del potere, per esempio, e la messa in
funzione della "macchina di difesa" - parallela a quella operante nella quotidianità ? relativamente a tutti gli obiettivi e i nodi sensibili sparsi su tutto il territorio nazionale).
E noi, intanto, tutti a dormire, stanchi della settimana lavorativa trascorsa, per ricaricarci in vista di quella successiva! Ore 3,30 del mattino, tra un sabato e una domenica ( attenzione: non negli altri giorni di piena attività economica o in altre ore più delicate) scatta l'allarme black out: l'ora giusta per far quel che si vuole senza creare maggiori danni di quelli, minimi, inevitabili e, soprattutto, senza dare troppo nell'occhio. L'ora giusta per mestare nel torbido alle spalle della popolazione dormiente, salvo poi, alle prime ore del mattino, cominciare a seminare palle? come al solito? su cavi spezzatisi all'improvviso, sulla dipendenza energetica italiana dalla Francia e così via blaterando e scribacchiando?

 

ID 174, ut 1, pubblicato il 03/10/2003