Guarino Angelo
ANGELO GUARINO - MEDICINA GENERALE LEGNAGO (VR) - TELEFONO: 0442 - 27007 FAX: 0442 605521
O
rigini e definizioni:
È noto come l'effetto complessivo di una terapia derivi dalla somma degli
effetti farmacologici del farmaco e delle risposte placebo aspecifiche associate
con l'intervento terapeutico. Il termine placebo, che pare tragga origine dai
salmi funebri Inglesi del XVII° secolo che recitavano "Placebo Domino in regione
vivorum", configura un finto medicamento che però costituisce un elemento
indispensabile di uno studio clinico controllato.
Risale al 1811 la
traduzione letterale "piacerò" dell'Hoopers Medical Dictionary che all’epoca
definì il placebo come "Medicamento dato più per compiacere il paziente che per
fornirgli beneficio". Agli inizi degli anni ‘90 il dizionario medico di Arnold
Shapiro descrisse il placebo come "Qualsiasi trattamento o parte di esso che
viene deliberatamente impiegato per determinare un effetto favorevole sul
paziente pur essendo obiettivamente privo di una attività specifica nei
confronti della malattia o sindrome presumibilmente in causa". Più recentemente,
nel 1995, il dizionario medico illustrato Dorland’s definì il placebo come una
“sostanza o preparazione somministrata per gratificare o soddisfare la necessità
psicologica di una terapia da parte del paziente o, anche, una procedura senza
alcun potere terapeutico intrinseco, effettuata a scopo preordinato”. Si
distingue un placebo intenzionale, quando una sostanza venga intenzionalmente
data come placebo (e lo è effettivamente), da un placebo involontario, quando
venga somministrato un prodotto creduto attivo, ma in realtà senza provata
efficacia.
È ragionevole ipotizzare che il placebo rappresenti il
"medicinale" maggiormente studiato e conosciuto per l'enorme mole di lavori che,
nel corso dei decenni, l’hanno confrontato (non sempre con esito perdente) con
le più svariate molecole. Chissà quante ricerche non hanno mai trovato
pubblicazione poichè caratterizzate da risultati non "statisticamente
significativi" dell'uso del principio attivo versus placebo?
Quest'ultimo,
sostanza farmacologicamente inerte ma psicologicamente attiva utilizzata durante
la sperimentazione dei farmaci o per studi scientifici, resta lontano dagli
ambulatori medici; tuttavia l'"effetto placebo", e cioè il potere che il placebo
ha sul paziente, è sempre a fianco del medico costituendo spesso un prezioso
alleato nella pratica clinica.
E
ffetto placebo: Il placebo vero e proprio va infatti
distinto dall'effetto placebo, cioè da quella carica di fiducia che il medico
deve saper trasmettere al paziente nei confronti del farmaco per riuscire ad
addizionare alla sostanza un'ulteriore potenzialità terapeutica
Quest'ultima
deriva da quello che il farmaco significa per il paziente e varia, dunque, da
caso a caso. E' di fondamentale importanza che il paziente abbia la convinzione
che il farmaco sia personalizzato e che, tramite esso, il medico si occupi di
lui e si prenda cura del suo stato di salute. L’effetto placebo è, dunque,
l’effetto psicologico e psicofisiologico prodotto dal placebo; si riscontra per
qualunque composto, attivo od inerte che sia, ed è una conseguenza del rapporto
medico-paziente, dell'importanza che il paziente attribuisce all'intervento
terapeutico e dell'attegiamento mentale indotto dalla situazione terapeutica e
dal medico. L'entità dell'effetto placebo varia notevolmente da individuo ad
individuo ed in uno stesso paziente nei diversi momenti e il risultato può
essere favorevole o sfavorevole rispetto agli obiettivi terapeutici prefissati.
Sfruttata vantaggiosamente, quest'arma può integrare notevolmente gli effetti
farmacologici e decretare il successo od il fallimento di una terapia. Non si
tratta solo di forza della suggestione ma anche di fiducia, di speranza, di
voglia di guarire ed ascoltare il medico: una miscela di ingredienti che non
debbono essere mai scordati in una prescrizione. Si è di fronte ad una vera e
propria "medicina" che mette in moto meccanismi ancora poco noti ma che hanno un
importante ruolo a livello biologico. Dato che una parte consistente
dell'effetto di un farmaco deriva dalla convinzione del paziente, ma anche del
medico, di trovarsi di fronte alla risoluzione del male, anche la visita o il
colloquio con il medico assumono valore placebo in quanto l’incontro e la
presenza rassicurante rappresentano, per il malato, una terapia. Molti risultati
nella pratica clinica derivano dalla fiducia che il paziente ripone nella
terapia e nel curante: quest'ultimo sa bene di non poter mai prescindere
dall'effetto placebo. La forza del placebo risiede non solo nella sostanza in
sé, ma soprattuto nella personalità del malato e nelle capacità del medico: di
conseguenza è da ritenere possibile l'esistenza di medici in grado di indurre
costantemente un effetto, indipendentemente dalla pertinenza della cura. Quanto
detto è particolarmente vero quando il curante riesca a cancellare la paura e
l'ansia nel paziente; infatti la tensione innesca una serie di meccanismi a
livello neuro-ormonale che hanno ripercussioni negative dal punto di vista
biologico. Ansia, depressione, panico, tensione e stress debbono essere
considerate delle vere e proprie patologie e per chi ne è affetto il primo
placebo risulta essere proprio il medico.
È diffusa convinzione che in ambito
psichiatrico l'effetto placebo, dal quale è impossibile prescindere, giochi un
ruolo di primissimo piano. In particolar modo nei pazienti colpiti da ansia,
agorafobia e depressione, si è evidenziato come il placebo dia una risposta
positiva in quasi il 40%, in alcuni casi superiore a terapie consolidate a base
di psicofarmaci. Altri autori, per converso, fanno notare come il miglioramento
ottenuto con il placebo abbia, in genere, una minore persistenza nel tempo
rispetto a trattamenti standard con triciclici e/o benzodiazepine. Si stima,
inoltre, che oltre il 60% dei pazienti che entrano in un ambulatorio medico
soffrano di disturbi che medicina e chirurgia non sono in grado di risolvere
senza una considerazione più attenta del rapporto mente-corpo.
Nel campo
dell’analgesia i risultati del placebo sono a dir poco strabilianti e, talora,
paragonabili a farmaci quali la morfina, codeina o aspirina; alcuni studi
rimarcano come il placebo sia in grado di influire positivamente sul modo con
cui l’uomo reagisce al dolore, piuttosto che sull’intensità del dolore
stesso.
Il placebo si è dimostrato utile anche in situazioni in cui si sia
dovuto sospendere bruscamente (per malattia, effetti indesiderati, gravidanza,
etc.) il trattamento con il farmaco attivo: la funzione era quella di ridurre i
sintomi legati alla sospensione dei farmaci e, nel contempo, la probabilità di
una riacutizzazione dei sintomi.
In definitiva, è evidente come nella
pratica medica esistano tre componenti capaci di produrre effetti placebo o
anche nocebo (danni psicofisici alla persona provocati da alcuni fattori
emozionali o stressanti), a seconda dei casi: a- le convinzioni e le aspettative
del paziente; b- quelle del suo medico; c- i rapporti che si stabiliscono tra
primo e secondo.
A
nimali e
persone sane: Vi sono evidenze che all'effetto placebo siano sensibili anche
animali e soggetti sani (Lemoine P.,: “Le mystere du placebo”). In uno studio
del 1961 Patrick Pichot somministrò, senza alcun commento, pillole di lattosio a
studenti di medicina che, per loro stessa ammissione, non presentavano alcun
sintomo. L'indomani una percentuale dal 15 al 25% dei partecipanti dichiarò di
aver ricevuto un beneficio rispettivamente in campo fisico, intellettuale e
dell'umore. La forza del placebo sta dunque anche nel far stare meglio chi già
sta bene e questo esempio ci dimostra quanto sia potente la forza della psiche.
E
sempi: I casi nella
pratica quotidiana ambulatoriale abbondano ed ogni medico ha potuto sicuramente
verificare come in certi pazienti lo stesso principio attivo, seppur
somministrato in formulazioni e dosi bioequivalenti, sia talvolta capace di
produrre effetti terapeutici od eventi indesiderati estremamente variabili
dipendendemente dal nome e colore della confezione. Svariati studi, non
solamente di marketing, confermano che le compresse di tranquillanti mostrano
maggior efficacia se sono bianche oppure verde chiaro oppure blu, mentre il
rosso ed il giallo conferiscono ai farmaci antidepressivi un maggior potere
curativo. Il marrone od il verde scuro paiono fornire maggior potere ai
lassativi (Figura 1) . Oltre al colore assumono un ruolo chiave anche altre
qualità. Più basso è il livello culturale di un paziente maggiore sarà
l’efficacia conferita alla medicina da un sapore cattivo o disgustoso: si pensa
possa trattarsi di un retaggio di terapie infantili a base di oli di pesce o di
altri intrugli sgradevoli. Alcuni lavori hanno mostrato come l’efficacia di un
farmaco possa esser legata al costo dello stesso e, specie in antibioticoterapia
, al tipo di somministrazione effettuata. In quest’ultimo caso, ben conosciuto
dal medico di famiglia, si tratta prevalentemente di anziani ed entrano in gioco
ricordi di tempi lontani in cui molte cure, all’epoca pionieristiche e quindi
miracolose, erano effettuabili quasi esclusivamente per via parenterale.
D
ubbi. Se da un lato non
esiste alcun dubbio sull’utilità dell’effetto placebo, che può e deve essere
sfruttato vantaggiosamente dal curante nella pratica medica quotidiana per
integrare gli effetti farmacologici e decretare la riuscita di una terapia,
dall’altro lato vi sono incertezze, in parte condivisibili, concernenti
l’eticità dell’utilizzo del placebo nei trials scientifici. Ciò soprattutto
quando un numero randomizzato di soggetti, seppur adeguatamente informato,
riceva il placebo anzichè farmaci di pressochè indubbia efficacia nei confronti
di una determinata condizione patologica; sono noti i casi in cui, per questi
motivi, si è resa indispensabile l’interruzione prematura di un trial. Da quasi
un decennio la questione è vivacemente dibattuta in campo scientifico e le
argomentazioni addotte, in un senso e nell’altro, appaiono sempre plausibili: ne
costituisce esempio la folta corrispondenza intessuta sulle pagine del New
England Journal of Medicine (Volume 332, Gennaio 95, n° 1:“Correspondence: the
Use of Placebo Controls”).
A chi reputa non etici gli studi basati sul
confronto con il placebo, in quanto privano inevitabilmente alcuni pazienti di
una efficace terapia, e per tale motivo propone che i farmaci più nuovi siano
direttamente confrontati con quelli di provata efficacia, ribatte chi afferma
che tale tipo di approccio non dissiperebbe alcun dubbio morale poichè anche in
questo caso si sottrarrebbe, come già accaduto, un gruppo di pazienti ad una
terapia affermata per trattarlo con farmaci dotati di efficacia e sicurezza
ancora sconosciuta.
Il problema si presenta estremamente complesso e,
sicuramente, subirà un’evoluzione col tempo. È certo, tuttavia, che ogni caso
sarà sempre da vagliare singolarmente poichè appare chiara la difficoltà di
dotarsi a priori di regole generali in un campo così delicato. Se sono legittime
le numerose riserve sui limiti etici in studi che utilizzino farmaci di vitale
importanza (ad esempio vaccini, farmaci ad azione cardiovascolare o
endocrino-metabolica) versus placebo, altrettanto leciti sono i dubbi che
suscitano studi in cui la percentuale di risposta al farmaco è solo di poco
superiore al placebo, come nel caso degli antidepressivi (50% vs. 40%).
Non a
caso Sramek cita ad esempio il caso della Fluoxetina prima della sua
approvazione da parte dell’FDA: solo 5 studi su 14, finalizzati a provarne
l’efficacia, ne avevano dimostrato la superiorità statistica rispetto al
placebo. In ambito psichiatrico, come in altri campi della medicina nei quali
sono riscontrabili minime differenze di efficacia tra il placebo ed i farmaci
disponibili allo stato attuale, può risultare estremamente improbabile, oltre
che rischioso, evidenziare significative variazioni d’efficacia tramite il
confronto diretto tra due composti. Perciò, finchè non saranno disponibili nuovi
e più efficaci trattamenti, il placebo dovrebbe senz’altro restare il cardine
indispensabile degli studi clinici controllati condotti in questi particolari
settori.
G
iudizio. Forse
non c’è nulla di più erroneo che ritenere che l'effetto placebo non implichi
nulla di organico: esso, al contrario, è capace di modificare parametri fisici
come l'acidità gastrica (in effetti l'efficacia del placebo in patologie quali
reflusso gastroesofageo, dispepsia e perfino ulcera peptica è solo leggermente
inferiore agli antiacidi ed anti H2 potendo arrivare a dare remissioni sino al
35-40%), la peristalsi intestinale, il diametro pupillare, la frequenza e la
gittata cardiaca, la pressione arteriosa e, persino, parametri sanguingni come
la colesterolemia. In uno studio, quest'ultima risultava inferiore del 30% in
pazienti che fossero stati ricevuti con cortesia in ambiente accogliente e dopo
aver loro concesso 15' di rilassamento su un lettino, rispetto ad altri soggetti
esaminati in condizioni stressanti. Considerando tutte le varietà di condizioni
cliniche in cui è stato sperimentato il placebo, si notano valori di risposta
positiva assai costanti, che si pongono in media attorno al
35%-40%:
M
iglioramento
soggettivo, espresso in percentuale, dopo somministrazione di
placebo:
IPERTENSIONE 51-60 % DEPRESSIONE 30-40 %
MAL D’ARIA 58-61
% ALLERGIE A GRAMINACEE 22 %
ULCERA PEPTICA O DUODENALE 55-88 % IPOMOBILITÀ
INTESTINALE 27 %
ARTROSI 50-80 % ANSIA E TREMORI 30 %
PARKINSON 6-18 %
DOLORI 4-86 %
V
antaggi e
limiti del placebo:
1. VIE DI SOMMINISTRAZIONE: in ordine
d'efficacia, decrescente il placebo può essere somministrato e.v., i.m.,
compresse e supposte. Le gocce sono particolarmente interessanti in quanto
obbligano il malato a contarle minuziosamente, aumentando la sua partecipazione
attiva al trattamento;
2. LATENZA ED ANDAMENTO TEMPORALE DELL’EFFETTO: in
genere il placebo agisce più rapidamente del principio attivo, in particolare
nel dolore, nella depressione e nelle forme ansioso-depressive. Ulteriori
osservazioni, tendenti a chiarire i pattern di risposta al placebo in vari tipi
di patologie, hanno mostrato come in ambito ansioso-depressivo vi fossero molte
similitudini con l’andamento temporale dell’effetto degli
antidepressivi.
3. PICCO D’AZIONE: è molto precoce. Ad esempio nel caso
di una terapia antalgica ha un picco ad un'ora dalla somministrazione, mentre
l'aspirina l'ha a due ore.
4. DURATA D'AZIONE: In media l’efficacia del
placebo si protrae per 2 settimane circa, specie nel dolore; vi sono, tuttavia,
oscillazioni molto ampie da caso a caso.
5. RELAZIONE DOSE-EFFICACIA: In
caso di insuccesso è talvolta sufficiente l'aumento del numero di compresse di
placebo per incrementarne l'effetto. Anche gli effetti collaterali percepiti dal
paziente sono controllabili con la riduzione del dosaggio;
6. DIPENDENZA:
Non deve sorprenderci più di tanto che siano stati riportati perfino casi di
dipendenza dal placebo con sintomi sovrapponibili all'astinenza da
oppiacei;
7. EFFETTI COLLATERALI: Il placebo può provocare effetti
collaterali (effetto nocebo) non di rado simili a quelli provocati dai farmaci
di confronto. Particolarmente intensi sono gli effetti secondari del placebo
utilizzati in doppio cieco con le Benzodiazepine. I sintomi più frequentemente
accusati dai pazienti sono, in ordine decrescente, la sonnolenza, la stanchezza,
i disturbi gastro-intestinali, la difficoltà di concentrazione, la cefalea, le
vampate di calore ed il tremore. La tipologia degli effetti collaterali
rispecchia quella attesa dal paziente in relazione al tipo di farmaco che lo
stesso suppone d'aver assunto. In uno studio di qualche anno (C.A.R.E.) fa
sull'efficacia della terapia ipocolesterolemizzante che arruolò oltre 4.000
soggetti, randomizzati, metà dei quali trattati con 40 mg. di pravastatina, gli
altri con placebo, il tutto in doppio cieco: furono costretti ad interrompere
l'assunzione delle pillole per eventi avversi il 2,2% dei trattati contro il
3,6% dei controlli.
COSA LI PUÒ FAR
FUNZIONARE MEGLIO ?
TIPI DI FARMACI
QUALITÀ /
CARATTERISTICA
ANSIOLITICI Formulazione in gocce
ANTIBIOTICI
Somministrazione intramuscolo
ANTIDEPRESSIVI Colore rosso o
giallo
LASSATIVI Colore marrone o verde scuro
RICOSTITUENTI,
ANTIASTENICI,
POLIVITAMINICI Somministrazione intramuscolo, sapore
sgradevole
TRANQUILLANTI Colore bianco, verde chiaro o
blu.
Massime
“Ciò che
non potè guarire la ragione, l’ha spesso guarito il tempo” (Seneca).
“Se
ti mancano i medici, ti giovino queste tre medicine: allegria, riposo e
moderazione nel mangiare” (Massima della
scuola di Salerno).
“La
valeriana ogni male risana” (Detto popolare).
“Nulla giova di più ai
malati che l’esser curati dai medici che essi stessi hanno scelto”
(Seneca).
“Non a tutti gli ammalati giovano gli stessi rimedi”
(Celso).
“La buona medicina deve aver sempre un sapore amaro” (Detto
popolare).
“Quando non si deve morire tutte le medicine fan guarire”
(Detto popolare).
“Il medico è come il confessore” (Detto
popolare).
“Che giova esperto medico e accurato, se indocile ed ostinato
è l’ammalato?” (Detto popolare).
“Risulta efficace la medicina che viene
somministrata nei tempi (e modi) necessari” (Palingenio).
“Il medico
cura, la natura risana” (Massima popolare).
“Non basta non esser
ammalato; bisogna esser forti, ben disposti e tonici poiché chi è soltanto sano
è mezzo infermo” (Tacito).
“Importa che tu viva bene, non quanto a
lungo” (Seneca).
“Ricordatevi che la persona sola invecchia anzitempo,
che i dispiaceri e le angosce sono i migliori alleati di una vecchiaia precoce e
piena di dolori, perché la solitudine ed i dispiaceri sono un veleno sottile che
entra nelle ossa e toglie il desiderio di vivere”. (Scuola antica di medicina di
Asclepio).
“Opponiti subito al male, poiché è troppo tardi somministrare
il rimedio quando i mali si sono rafforzati nell’indugio”
(Ovidio).
“Nulla è di maggior impedimento alla guarigione che il mutare
troppo spesso i rimedi” (Seneca).
“Mai, credimi, guarirà chi si ammala,
pur di una semplice febbre se lo metterai nelle mani di molti
medici”
(Binder)
“Per la fragilità della natura umana, i rimedi sono
più lenti dei mali” (Tacito).
“Non si cura con la sola speranza, né con
il timore” (Massima di medicina antica).
“La natura ha sempre il
sopravvento, anche se la cacci via con il forcone” (Orazio).
“Non si
vince la natura se non obbedendo alla natura” (Bacone).
“La natura non fa
salti” (Linneo).
“Una medicina cara fa sempre bene, se non all’ammalato
al farmacista” (Detto popolare).
“La natura non fa nulla inutilmente, non
vien meno nelle cose necessarie e non abbonda in quelle
superflue”
(Aristotele).
“Non c’è niente di buono che non abbia basi
nella ragione e la ragione segue le leggi costanti della
natura”
(Seneca).
“Non v’è malattia senza ricetta” (Detto
popolare).
“L’ipocondria è la più triste malattia” (Detto
popolare).
“Chi si medica sano, è sempre infermo” (Detto
popolare).
“La paura del morire è peggio della morte” (Detto
popolare).
“Guai all’ammalato che si crede sano, e peggio al sano che si
crede ammalato” (Detto popolare).
“Cerca di stare in buona salute”
(Cicerone).
“La ragione regola e governa tutto” (Cicerone).
“Fin
quando respiro spero” (Binder).
“Il male che siamo riusciti a prevedere
ferisce meno” (Catone).
ID 197, ut 42, pubblicato il 12/01/2004