DA CONSUMATORI A UTENTI

Filippo Zaccaria

Ogni essere vivente nel processo vitale che lo contraddistingue deve inevitabilmente consumare parte dell’ambiente che lo circonda, ma, se rispetta le leggi economiche naturali, restituisce almeno in parte ciò che toglie, permettendo il progressivo evolversi della natura, che ricrea ritmi armonici, vitali, dove il tempo, noioso e indistinto, tenderebbe al degrado e alla polverizzazione. Da un certo punto di vista quindi ogni essere vivente, compreso l’uomo, è utente della natura e non suo padrone. Il termine “utente” deriva dal latino úti ‘usare’, cioè ‘che usa, che si serve’, noi usiamo abitualmente il termine “utenza” riferita soprattutto ai servizi pubblici : acqua, gas, elettricità, in cui un bene è appunto di tutti e ne viene pagato individualmente quel tanto che usiamo.
Oggi è in atto un tentativo, mai visto prima, di appropriazione, non solo di beni di monopolio pubblico, attraverso le così dette privatizzazioni, ma di privatizzare delle componenti biologiche della natura attraverso la modificazione dei geni, che le tecniche dell’ingegneria genetica rende possibile. Come le risorse non rinnovabili, i geni esistono in natura e devono essere estratti, distillati, purificati e sottoposti a processi della più varia natura. Le imprese che operano nel settore della scienza della vita stanno eseguendo biorilevazioni ai quattro angoli della terra, alla ricerca di rarità genetiche presenti in microrganismi, piante, animali e uomini che possono essere sfruttati commercialmente per creare nuovi prodotti agricoli, farmaci o fibre e fonti di energia. Una volta individuati i geni di potenziale valore commerciale vengono brevettati e, agli occhi della legge (voluta dalla tirannia finanziaria), diventano invenzioni. Uno scienziato, che nel secolo scorso, scopriva un nuovo elemento chimico esistente in natura, poteva brevettare il processo che aveva inventato per estrarre e purificare la sostanza, ma non l’elemento chimico in sé; le leggi non consideravano invenzioni le “scoperte naturali”. Nel 1987, in apparente violazione degli statuti che governano la concessione di brevetti sulle scoperte naturali, il Patent and Trademark Office (PTO) Usa, ha emesso un decreto in cui dichiara che le componenti di creature viventi (geni, cromosomi, cellule e tessuti) sono brevettabili e possono essere considerate proprietà intellettuale di chiunque ne isoli per primo le proprietà, ne descriva le funzioni e ne individui applicazioni commerciali utili. Venditori e compratori di materie prime saranno sostituiti da fornitori e utenti. Nel prossimo futuro, le risorse biologiche, le più importanti delle risorse, non saranno vendute, ma cedute a titolo temporaneo, a cominciare dalle sementi in agricoltura.
da BIOCALENDA 02/04 – www.labiolca.it

 

ID 201, ut 1, pubblicato il 08/02/2004