Il rapporto del Pentagono sui cambiamenti climatici che Bush voleva tenere segreto

Lo scenario di un improvviso cambiamento climatico e le sue implicazioni per la sicurezza mondiale analizzato dallo stato maggiore americano. Per la prima volta gli Usa fanno i conti con i dati degli scienziati e si preparano alle guerre del XXI secolo per cibo,acqua ed energia

*allegato a Modus Vivendi - aprile 2004


L'introduzione di "Modus Vivendi". (Il link per scaricare il rapporto è in fondo)


I cambiamenti climatici rappresentano un serio rischio per
il futuro del nostro pianeta. Il loro impatto avrà conseguenze sull’ambiente
e sulla biodiversità, modificando radicalmente intere
regioni della Terra. Lo stile di vita di moltissime popolazioni
sarà profondamente modificato. Il Rapporto del Pentagono Lo
scenario di un improvviso cambiamento climatico e le sue implicazioni
per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, reso noto da
The Observer a fine febbraio, si preoccupa di quest’ultimo aspetto,
non tanto per spirito altruistico ma per studiare quali potranno
essere le misure di difesa nazionale necessarie a contrastare
il prevedibile afflusso di decine di milioni di rifugiati ambientali
e assicurare una egoistica sopravvivenza agli USA.
Gli scenari che il Pentagono propone appartengono alla
fantapolitica, con l’Europa affannata a contrastare i fenomeni di
emigrazione dalla Scandinavia e dagli altri paesi settentrionali
in cerca di climi più miti, e quelli di immigrazione dai paesi più
duramente colpiti dell’Africa e delle regioni calde a est. Gli Stati
Uniti, in questo quadro, si chiuderanno a riccio per difendere
le proprie risorse e garantire,cibo, acqua ed energia alla propria
popolazione. La Cina, dal canto suo, devastata da carestie e lotte
interne, cercherà un dialogo con la Russia o altri paesi a occidente
alla ricerca di risorse energetiche. Lo scenario è quello di
un mondo ridotto alla fame e sull’orlo di decine di conflitti in ogni
parte del globo (conflitti che non farebbero che aggravare le condizioni
di povertà) con diverse nazioni che, nei prossimi trent’anni,
si doteranno, per difesa o per offesa, di testate nucleari.
Il Rapporto è stato commissionato dal potente consigliere
per la difesa del Pentagono Andrew Marshall, che ha avuto una
considerevole influenza sulla politica militare statunitense negli ultimi trent’anni; gli autori sono Peter Schawartz, consulente
della Cia, e Doug Randall della Global Business Network, con
sede in California. Non si tratta, dunque, di un documento scientifico,
del tipo di quelli redatti dall’Intergovernanmental Panel
on Climate Change (IPCC), più volte messi in discussione dallo
stesso governo statunitense, ma di dati e prospettive che nascono
in seno alla stanza dei bottoni americana.
A leggere le pagine del Rapporto (che non hanno la struttura
I cambiamenti climatici rappresentano un serio rischio per
il futuro del nostro pianeta. Il loro impatto avrà conseguenze sull’ambiente
e sulla biodiversità, modificando radicalmente intere
regioni della Terra. Lo stile di vita di moltissime popolazioni
sarà profondamente modificato. Il Rapporto del Pentagono Lo
scenario di un improvviso cambiamento climatico e le sue implicazioni
per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, reso noto da
The Observer a fine febbraio, si preoccupa di quest’ultimo aspetto,
non tanto per spirito altruistico ma per studiare quali potranno
essere le misure di difesa nazionale necessarie a contrastare
il prevedibile afflusso di decine di milioni di rifugiati ambientali
e assicurare una egoistica sopravvivenza agli USA.
Gli scenari che il Pentagono propone appartengono alla
fantapolitica, con l’Europa affannata a contrastare i fenomeni di
emigrazione dalla Scandinavia e dagli altri paesi settentrionali
in cerca di climi più miti, e quelli di immigrazione dai paesi più
duramente colpiti dell’Africa e delle regioni calde a est. Gli Stati
Uniti, in questo quadro, si chiuderanno a riccio per difendere
le proprie risorse e garantire,cibo, acqua ed energia alla propria
popolazione. La Cina, dal canto suo, devastata da carestie e lotte
interne, cercherà un dialogo con la Russia o altri paesi a occidente
alla ricerca di risorse energetiche. Lo scenario è quello di
un mondo ridotto alla fame e sull’orlo di decine di conflitti in ogni
parte del globo (conflitti che non farebbero che aggravare le condizioni
di povertà) con diverse nazioni che, nei prossimi trent’anni,
si doteranno, per difesa o per offesa, di testate nucleari.
Il Rapporto è stato commissionato dal potente consigliere
per la difesa del Pentagono Andrew Marshall, che ha avuto una
considerevole influenza sulla politica militare statunitense negli di un lavoro scientifico: mancano i metodi di lavoro, le elaborazioni
di base, perfino una bibliografia) si rimanere colpiti
dalle previsioni geopolitiche che il Pentagono azzarda, che hanno
un impressionante impatto immaginifico, forse il valore principale
del lavoro. L’altra novità è l’assunzione da parte del Pentagono
che il cambiamento climatico non sia una “possibilità”
ma un processo in atto che vedrà probabilmente un improvviso
peggioramento. E impressionano le soluzioni: opere di geo-ingegneria,
manipolazioni del clima globale attarverso l’immissione
di determinati gas nell’atmosfera, piuttosto che affrontare e risolvere
un problema in gran parte provocato proprio dall’inefficienza
del consumo energetico degli Stati Uniti. Sintomo, tutto ciò,
che l’America di Bush comincia a prendere sul serio i cambiamenti
climatici, ma per la quale è forse ancora troppo presto per
capire come intervenire davvero.
La conseguenza logica di quanto affermato nel Rapporto
sembra essere l’alternativa tra un disastro ecologico globale –
uno scenario che è sempre meno fantascienza e sempre più attualità
– e un impegno concreto e rapidissimo per invertire i processi
in corso. Impegno che però sembra essere sempre più in ritardo
e lontano dalle logiche dell’attuale amministrazione USA.

 

ID 225, ut 1, pubblicato il 23/07/2004