Internazionalizzare l'Amazzonia? Sì, ma anche il petrolio, la povertà nel mondo, i beni architettonici, i bambini, ecc. ecc...

Gli USA per presevare le foreste dell'Amazzonia hanno proposto di internazionalizzarle
ed il Ministro dell'Educazione brasiliano, pur condividendone il desiderio
di conservazione, propone in antitesi critica di internazionalizzare anche:
le fonti energetiche del petrolio, la povertà nel modo, i beni architettonici,
ecc. ecc.

Martedì, maggio 25, 2004 Show Brasiliano negli Stati Uniti !

Durante il dibattito in una Università negli Stati Uniti, l'Ex Governatore
del Distretto Federale e attuale Ministro dell'Educazione del Governo Brasiliano
di Ignazio Lula da Silva, Cristovao Buarque, fu invitato a esporre la propria
opinione sulla internazionalizzazione dell'Amazzonia. Un giovane studente
americano intruduceva la sua domanda, affermando che sperava in una risposta
da Umanista e non da Brasiliano.

Questa è stata la risposta del Signor Cristovao Buarque:

"Infatti, come brasiliano, io parlerei semplicemente contro l'internazionalizzazione
dell'Amazzonia. Per quanto poco i nostri governi abbiano protetto questo
patrimonio, esso è comunque nostro. Come Umanista, avvertendo forte il rischio
di degrado ambientale di cui soffre l'Amazzonia, posso immaginare la sua
internazionalizzazione, come dovrebbe avvenire per tutto quello che è di
importanza vitale per l'Umanità. Se l'Amazzonia sotto un'ottica umanista
deve essere internazionalizzata, si dovranno pertanto internazionalizzare
anche le riserve di petrolio del mondo intero. Il petrolio è importante
per il benessere dell'umanità tanto quanto l'Amazzonia per il nostro futuro.
Nonostante ciò, i proprietari delle riserve si sentono in diritto di aumentare
o diminuire l'estrazione di petrolio, di alzarne o abassarne i prezzi.

Nello stesso modo, il capitale finanziario dei paesi ricchi, dovrebbe essere
internazionalizzato. Se l'Amazzonia è una riserva per tutti gli esseri umani,
non può essere bruciata per volontà di un proprietario, o di un paese. Bruciare
l'Amazzonia è tanto grave quanto la disoccupazione provocata dalle decisioni
arbitrarie degli speculatori globali. Non possiamo lasciare che le riserve
finanziarie si servano per bruciare paesi interi nella voluttà delle speculazioni.
Prima comunque dell'Amazzonia, io vorrei vedere l'internazionalizzazione
di tutti i musei del mondo. Il Louvre, non deve appartenere soltanto alla
Francia. Ogni museo del mondo, è guardiano dei più bei pezzi prodotti dal
genio umano. Non si può lasciare che questo patrimonio culturale, come il
patrimonio naturale amazzonico, siano manipolati e distrutti a unica decisione
di un proprietario o di un paese. Non molto tempo fa un miliardario giapponese
decise di seppellire con lui il quadro di un grande maestro d'arte. Prima
che accadesse questo, quel quadro avrebbe dovuto essere internazionalizzato.


Nel corso del Forum del Millennio, incontro organizzato di recente dalle
Nazioni Unite, i Presidenti di alcune nazioni del mondo, hanno avuto difficoltà
a presenziarvi, per impedimenti alle frontiere degli Stati Uniti. Per questa
ragione, io credo che New York , in quanto sede delle Nazioni Unite, debba
essere internazionalizzata.
Per lo meno Manhattan, dovrebbe appartenere a tutta l'umanità. Così come
Parigi, Venezia, Roma, Londra, Rio de Janeiro, Brasilia, Recife, ogni città
con una bellezza specifica, con una storia di rilevanza mondiale, dovrebbe
appartenere al mondo intero.
Se gli Stati Uniti vogliono internazionalizzare l'Amazzonia, per scongiurare
il rischio di lasciarla nelle mani dei brasiliani, internazionalizziamo
dunque tutti gli arsenali degli Stati Uniti! Proprio perchè gli americani
hanno dimostrato che sono capaci di usare queste armi provocando una distruzione
miliardi di volte superiore a quelle, pur deprecabilissime , degli incendi
fatti nelle foreste brasiliane.

Negli ultimi loro dibattiti, gli attuali candidati alla presidenza degli
Stati Uniti hanno difeso l'idea di internazionalizzare le riserve forestali
del mondo intero, in cambio dell'abbuono del debito pubblico internazionale.
Cominciamo, usando questo debito per garantire che ogni bambino del mondo
intero abbia la possibilità di MANGIARE e di andare a scuola. Internazionalizziamo
i bambini, trattandoli, tutti loro, non importa da quale paese provengano,
in quale paese siano nati, come patrimonio dell'umanità, che merita l'attenzione
e la protezione del mondo intero! Ancor più di quanto non meriti l'Amazzonia!
Quando gli alti funzionari di stato mondiali, tratteranno i bambini poveri
del terzo mondo come patrimonio dell'Umanità, essi faranno in modo che i
bambini non lavorino, quando dovrebbero studiare, non muoiano, quando dovrebbero
vivere.
Como Umanista, accetto di difendere l'idea di internazionalizzare il mondo.
Ma fintanto che il mondo, mi tratterà da brasiliano, lotterò affinchè l'Amazzonia
sia nostra. Solo nostra!"



Discorso pubblicato sul New York Times/Washington Post/Today e nei maggiori
giornali d'Europa e Giappone. Invece in Brasile, il discorso non è apparso
su nessun giornale













Durante il dibattito in una Università negli Stati Uniti, l'Ex Governatore
del Distretto Federale e attuale Ministro dell'Educazione del Governo Brasiliano
di Ignazio Lula da Silva, Cristovao Buarque, fu invitato a esporre la propria
opinione sulla internazionalizzazione dell'Amazzonia. Un giovane studente
americano intruduceva la sua domanda, affermando che sperava in una risposta
da Umanista e non da Brasiliano.

Questa è stata la risposta del Signor Cristovao Buarque:

"Infatti, come brasiliano, io parlerei semplicemente contro l'internazionalizzazione
dell'Amazzonia. Per quanto poco i nostri governi abbiano protetto questo
patrimonio, esso è comunque nostro. Come Umanista, avvertendo forte il rischio
di degrado ambientale di cui soffre l'Amazzonia, posso immaginare la sua
internazionalizzazione, come dovrebbe avvenire per tutto quello che è di
importanza vitale per l'Umanità. Se l'Amazzonia sotto un'ottica umanista
deve essere internazionalizzata, si dovranno pertanto internazionalizzare
anche le riserve di petrolio del mondo intero. Il petrolio è importante
per il benessere dell'umanità tanto quanto l'Amazzonia per il nostro futuro.
Nonostante ciò, i proprietari delle riserve si sentono in diritto di aumentare
o diminuire l'estrazione di petrolio, di alzarne o abassarne i prezzi.

Nello stesso modo, il capitale finanziario dei paesi ricchi, dovrebbe essere
internazionalizzato. Se l'Amazzonia è una riserva per tutti gli esseri umani,
non può essere bruciata per volontà di un proprietario, o di un paese. Bruciare
l'Amazzonia è tanto grave quanto la disoccupazione provocata dalle decisioni
arbitrarie degli speculatori globali. Non possiamo lasciare che le riserve
finanziarie si servano per bruciare paesi interi nella voluttà delle speculazioni.
Prima comunque dell'Amazzonia, io vorrei vedere l'internazionalizzazione
di tutti i musei del mondo. Il Louvre, non deve appartenere soltanto alla
Francia. Ogni museo del mondo, è guardiano dei più bei pezzi prodotti dal
genio umano. Non si può lasciare che questo patrimonio culturale, come il
patrimonio naturale amazzonico, siano manipolati e distrutti a unica decisione
di un proprietario o di un paese. Non molto tempo fa un miliardario giapponese
decise di seppellire con lui il quadro di un grande maestro d'arte. Prima
che accadesse questo, quel quadro avrebbe dovuto essere internazionalizzato.


Nel corso del Forum del Millennio, incontro organizzato di recente dalle
Nazioni Unite, i Presidenti di alcune nazioni del mondo, hanno avuto difficoltà
a presenziarvi, per impedimenti alle frontiere degli Stati Uniti. Per questa
ragione, io credo che New York , in quanto sede delle Nazioni Unite, debba
essere internazionalizzata.
Per lo meno Manhattan, dovrebbe appartenere a tutta l'umanità. Così come
Parigi, Venezia, Roma, Londra, Rio de Janeiro, Brasilia, Recife, ogni città
con una bellezza specifica, con una storia di rilevanza mondiale, dovrebbe
appartenere al mondo intero.
Se gli Stati Uniti vogliono internazionalizzare l'Amazzonia, per scongiurare
il rischio di lasciarla nelle mani dei brasiliani, internazionalizziamo
dunque tutti gli arsenali degli Stati Uniti! Proprio perchè gli americani
hanno dimostrato che sono capaci di usare queste armi provocando una distruzione
miliardi di volte superiore a quelle, pur deprecabilissime , degli incendi
fatti nelle foreste brasiliane.

Negli ultimi loro dibattiti, gli attuali candidati alla presidenza degli
Stati Uniti hanno difeso l'idea di internazionalizzare le riserve forestali
del mondo intero, in cambio dell'abbuono del debito pubblico internazionale.
Cominciamo, usando questo debito per garantire che ogni bambino del mondo
intero abbia la possibilità di MANGIARE e di andare a scuola. Internazionalizziamo
i bambini, trattandoli, tutti loro, non importa da quale paese provengano,
in quale paese siano nati, come patrimonio dell'umanità, che merita l'attenzione
e la protezione del mondo intero! Ancor più di quanto non meriti l'Amazzonia!
Quando gli alti funzionari di stato mondiali, tratteranno i bambini poveri
del terzo mondo come patrimonio dell'Umanità, essi faranno in modo che i
bambini non lavorino, quando dovrebbero studiare, non muoiano, quando dovrebbero
vivere.
Como Umanista, accetto di difendere l'idea di internazionalizzare il mondo.
Ma fintanto che il mondo, mi tratterà da brasiliano, lotterò affinchè l'Amazzonia
sia nostra. Solo nostra!"



Discorso pubblicato sul New York Times/Washington Post/Today e nei maggiori
giornali d'Europa e Giappone. Invece in Brasile, il discorso non è apparso
su nessun giornale

 

ID 228, ut 1, pubblicato il 09/09/2004