LA SCUOLA DI BESLAN

Poesia di Evtushenko dedicata alla tragedia dei bimbi massacrati in Ossezia.

(traduzione di Nadia Cicognini)

EVGENIJ EVTUSHENKO

Io sono uno che non ha mai finito una scuola in vita sua

uno che ha sempre pagato per le malefatte altrui

ma ora vengo a te,Beslan,

per imparare davanti alle rovine della scuola tua.



Beslan,lo so,sono un cattivo padre io,

ma davvero dovrò assistere

alla fine di tutti i cinque figli miei

sopravvivendo nella vecchiaia per castigo?



Lo so, non sono in una città straniera

mentre cerco il mio cuore tra i fiotti del dolore

inciso goffamente col coltello

in quell'ultimo banco bruciato della scuola.



Che cosa sarai mai in Russia tu,o poeta?

Paragonato al tritolo,sei un moscerino.

E non abbiamo oggi scusa alcuna

se sulla terra tutto questo accade.



Come ad un tratto lì a Beslan tutto si fonde ancora:

l'inafferrabilità,il caos,l'orrore

l'imperizia di saper salvare senza fare vittime

e al tempo stesso tutte quelle storie di coraggio.



E il passato,guardandoci,trema

e il futuro,promessa innocente,

tra i cespugli si sottrae al presente

che gli spara alla schiena.



Ma la mezza luna abbraccia la croce.

Tra i banchi bruciati e tra i cespugli

come fratelli vagano Maometto e Cristo

raccogliendo dei bambini i pezzi.



Oh Dio dai tanti nomi,abbracciaci tutti!

Che davvero dovremo seppellire senza gloria

accanto ai bambini di ogni credo

noi stessi nel cimitero di Beslan?



Quando andavano i convogli in Kazakhstan,

stracolmi di ceceni ammassati l'un sull'altro,

il terrore futuro si stava generando là,

nel liquido amniotico di quei nascituri.



Laggiù, in quella prima culla sempre più cattivi,

si stringevano loro,felici di nascondersi così,

eppur sentivano attraverso il grembo della madre

il calcio dei fucili sulle teste.



E certo non pregavano Mosca

che li confinava nella steppa,dove tutto è piatto e spoglio,

come se per incanto sulla terra

Satana avesse cancellato i monti antichi.



Ma la lama ricurva della luna,lì

tra le fessure dei tetti nelle case di terra

ricordava loro il segreto dell'Islam

tra gli slogan sovietici dell'inganno.



E l'arroganza plebea di Eltsin,

e la fanfaronata di Graciov su quella " guerra-lampo"

li spinsero poi verso i primi attantati,

e allora alla guerra non ci fu più scampo...



Le kamikaze cecene portano esplosioni sul petto,

alla vita, e al posto della collana al collo.

E come sempre,tanti più morti si lasciano alle spalle

tanto più basso è il prezzo della vita.



Com'è cambiato il volto del firmamento,

la tenebra a Beslan esplode solo per i tank,

e ha sussultato al pensiero della fine

in quella scuola e in quel campo di basket laggiù

la mina innescata da Stalin.



Ma a niente serve la vendetta.

Salvaci, Dio dai molti nomi,dalla vendetta.

Finchè ci sono ancora bimbi vivi

non ci dimentichiamo la parola "insieme".



Nessuno di noi è eroe da solo,

ma dinnanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi.

Io sto insieme ai bambini bruciati.

Sono anch'io uno di loro...Uno della scuola di Beslan..

 

ID 232, ut 1, pubblicato il 13/09/2004