Un’Economia Sociale per il Veneto

Veneto
In tutti i settori è aumentata la disoccupazione e sta continuamente aumentando a causa della delocalizzazione (aziende locali che spostano all’estero la produzione) e delle massicce importazioni di beni di primaria necessità a basso prezzo, dai paesi emergenti.
Il potere di acquisto è diminuito e vi è incertezza per il futuro sia produttivo sia per l’equilibrio del sistema sociale ed economico.
Quali possibilità di ripresa per il Veneto?

Tarcisio Bonotto

Un’ Economia Sociale per il Veneto
Istituto di Ricerca PROUT

> Tarcisio Bonotto

Disoccupazione in aumento e insicurezza sociale
In tutti i settori è aumentata la disoccupazione e sta continuamente aumentando a causa della delocalizzazione (aziende locali che spostano all’estero la produzione) e delle massicce importazioni di beni di primaria necessità a basso prezzo, dai paesi emergenti.
Il potere di acquisto è diminuito e vi è incertezza per il futuro sia produttivo sia per l’equilibrio del sistema sociale ed economico.
Quali possibilità di ripresa per il Veneto?

Industria e Agricoltura
L’agricoltura dovrebbe essere considerata alla stregua dell’industria con analisi costi e prezzi adeguati per gli agricoltori. Abbiamo bisogno di una riforma agraria (proposta dettagliata in altro ambito)
Molti contadini vendono i propri prodotti al costo di 0,05 centesimi al Kg e troviamo gli stessi prodotti sui banchi ortofrutticoli a 3 euro. I contadini sono costretti a gettare i propri prodotti.

Competizione: questo concetto, vecchio di 200 anni, è considerato il motore del sistema produttivo del primo capitalismo. Egoismo e avarizia erano e sono tuttora considerati fattori necessari, dalla cultura edonistica (la cultura del piacere materiale), per il successo economico.
In un’economia avanzata non possono essere più considerati validi e sufficienti, anzi controproducenti.

La cooperazione è la nuova frontiera dello sviluppo economico. La cooperazione tra i diversi attori dell’economia: artigiani, piccole e medie imprese e grandi imprese, Banche, agricoltura, commercio e cooperazione all’interno delle stesse aziende.

Il liberismo economico è in contraddizione con il concetto di democrazia, poiché incentiva l’individualismo, disgiunto dalla ‘responsabilità collettiva’. Nel Veneto con il venir meno dei legami sociali ispirati dalla Chiesa Cattolica si è osservata una frammentazione della società, per carenza di altri fattori di unità sociale, ideali e principi.
La cooperazione è in sintonia con lo sviluppo della democrazia, sia partecipativa sia economica e, in ultima analisi, anche politica.

La coesione sociale deriva in parte da questo fattore: cooperazione. La cooperazione aumenta la sinergia produttiva, induce un maggiore coordinamento e favorisce la pace e la giustizia sociale. In questa cornice è possibile realizzare un sistema economico che garantisce:
·   Un’adeguata distribuzione della ricchezza
·   Le minime necessità esistenziali per tutti
·   Il potere di acquisto attraverso un lavoro o rendita

Le aziende produttive non sono al di fuori del contesto sociale, per cui possono esternalizzare i costi e non curarsi dello sviluppo sociale. Dovremmo istituire un tavolo per la Cooperazione, sia interna all’azienda, sia tra i diversi attori locali.
Il benessere sociale non è possibile in un sistema capitalistico, ma in un’economia socializzata le possibilità sono maggiori.

Obiettivi dell’economia locale
L’obiettivo dell’economia, anche locale, è di fissare e aumentare progressivamente il potere di acquisto dei cittadini. Questo lo si può realizzare attraverso
·   un lavoro adeguato per tutti, occupazione per tutti
·   un’economia bilanciata: nei settori agricolo, industriale, commerciale e amministrativo
·   pianificazione socio-economica locale decentralizzata

Oggi, in un contesto di globalizzazione, la disoccupazione continua a crescere a causa di:
·   importazioni a basso costo dai paesi in via di sviluppo
·   la delocalizzazione, lo spostamento delle produzioni all’estero: la Tiberghien 123 licenziati, qui a Verona ne è un esempio, la Zoppas 600 licenziati, a Treviso ne è un altro.
·   Istituzione delle quote produttive (latte, grano duro, agrumi, olio di oliva e in futuro il riso…) da parte della UE

Per garantire il lavoro
C’è la necessità di ripristinare la capacità produttiva incentivare l’acquisto dei prodotti locali contro i prodotti di importazione, in poche parole creare autosufficienza locale. Per cui si propone:
·   Difesa delle produzioni locali: innalzamento delle tasse doganali, di importazione, per tutti i prodotti di consumo giornaliero quali alimenti, vestiario, edilizia, medicinali e farmaceutici, materiale scolastico etc.
·   raccolta delle tasse a livello locale (comunale o provinciale) e distribuzione di quota parte alla regione e stato (federalismo fiscale o inversione della raccolta tasse).

La Regione Veneto dovrebbe imporre delle tasse sui prodotti che fanno una competizione iniqua ai prodotti locali: non c’è competitività o produttività che possa eguagliare i costi locali ai costi di prodotti cinesi ad esempio. Nel gennaio 2005 verranno tolti tutti gli ostacoli all’importazione del tessile. Molti di questi prodotti sono manufatti in paesi che non osservano la legislazione ambientale, le normative sul lavoro sia femminile che minorile, che non hanno legislazione sulla qualità dei prodotti stessi. E fondamentalmente il livello economico è molto diverso da quello europeo. Per cui la competizione è iniqua.

Nelle importazioni gli unici ad arricchirsi chi sono? Gli importatori e gli esportatori, un numero esiguo rispetto alla maggioranza della popolazione. Le importazioni non creano occupazione e le esportazioni, anche se creano lavoro, non sono un fattore stabile a causa dell’andamento fluttuante dei mercati internazionali. In questi anni è aumentato il numero dei miliardari in Italia (totale 180.000) e diminuito il potere di acquisto delle famiglie a reddito basse e medio (10-20%). Questo significa che vi è una cattiva distribuzione della ricchezza.

Economia bilanciata: nei settori agricolo, industriale, commerciale e amministrativo
Gli occupati nei diversi settori dovrebbero essere proporzionati alle necessità locali: oggi abbiamo il 63% degli occupati nel terziario, il 9% in agricoltura e 29% nell’industria.
Dovremmo avere: 20% in agricoltura, 20% nella agrico-industria, 20% nella agro-industria, 25%-30% industria, 15% -10% Amministrazione Pubblica.

Pianificazione socio-economica locale
Riportiamo più sotto la descrizione.


Come favorire un adeguato potere di acquisto alle famiglie?
Uno dei sistemi è di favorire l’adeguata distribuzione della ricchezza attraverso il sistema produttivo a cooperazione coordinata e non subordinata. Cooperazione, cooperazione, cooperazione è la parola chiave per uno sviluppo bilanciato. E salvaguardia della produzione locale.

Ci siamo trovati un anno fa d’accordo sul collasso del modello produttivo del Veneto e dell’Italia in genere. Ripartiamo dallo stesso concetto di allora:
·   sviluppo della cultura della cooperazione.
·   Sostegno della regione alle attività cooperative
·   Tassazione adeguata per i beni di importazione che disturbano la produzione locale
·   Cooperativizzazione dell’industrie e dell’agricoltura.
·   Boicottaggio dei prodotti non prodotti in loco
·   Importazione solo di beni non producibili in loco

Costi sociali e welfeare
Oggi i contributi statali al comune di Verona sono diminuiti come per altri comuni. A soffrirne sono molti servizi specialmente la cultura e lo sport e servizi sociali.
Ebbene la globalizzazione pretende che le aziende esternalizzino i costi, sociali e ambientali. Vale a dire che per l’inquinamento paga lo stato, per le infrastrutture paga lo stato, etc.
Chiediamo alle aziende di pagare i costi sociali per un 10%-20% del loro utile netto:
·   Costi delle infrastrutture, strade, aeroporti etc., che le industrie usano in maggiore percentuale dei cittadini
·   Per il personale specializzato che occupano, laureati, diplomati che hanno studiato alle scuole pubbliche per i quali anche la società in generale ha pagato.
·   Costi per l’inquinamento etc.
·   L’uso di suolo pubblico, dei molti centri commerciali etc.

I contributi delle aziende potranno ripagare in parte l’uso privato di beni pubblici e andare a progetti sociali.

Programma per il welfare a lunga scadenza
E’ possibile realizzare un programma di ‘welfare’ collettivo quando la regione è economicamente sviluppata:
Come è possibile sviluppare un sano ordine sociale?
·   Per costruire un ordine sociale sano ed integrato, il prerequisito fondamentale è la responsabilità o disciplina individuale e collettiva. Alcune nazioni stanno perdendo il proprio potere perché non vi è disciplina nella vita individuale e collettiva.
·   Il secondo requisito un’adeguata ispirazione o fondamento ideologico per il benessere individuale e collettivo.
·   Terzo, ci deve essere stabilità economica. L’economia del paese deve essere sana.

Un progresso a 360 gradi richiede alcuni principi fondamentali e adeguati programmi e pianificazione.

Pianificazione decentralizzata
Ogni specifica area di una regione richiede una programmazione diversa a seconda delle condizione di fertilità del suolo, risorse, presenza di lavoratori qualificati etc. Queste condizioni possono essere diametralmente opposte in due aree diverse.
·   Quindi la programmazione e pianificazione deve essere differenziata a seconda della zona che si considera (decentralizzata)

La programmazione centralizzata ha portato a dei fallimenti.
Il modello produttivo regionale (del Nord-Est) oggi è in crisi. Quello del Veneto è un modello produttivo basato sulle piccole aziende (93% delle aziende artigianato e agricoltura, sono piccole) e basate su:
·   Proprietà individuale dei mezzi di produzione
·   Rapporto di lavoro a cooperazione subordinata
·   Competizione

La proprietà individuale dei mezzi di produzione e una cultura sociale sempre più atomizzata, ha portato alla frammentazione produttiva e sociale. Il ricco Nord-Est ha prodotto secondo le statistiche regionali del 2003:
·   27.000 ricoveri all’anno per malattie nervose
·   250 suicidi
·   la spesa più elevata in Italia per psicofarmaci e tranquillanti (80 miliardi l’anno)

Il sistema di cooperazione subordinata, proprietario/dipendente non rende più, aumenta la conflittualità tra imprenditori, lavoratori-sindacati e invoca la mediazione continua del governo e non è di ispirazione per lo sviluppo economico.
Ciò impedisce di utilizzare al meglio le potenzialità individuali di tutti i lavoratori.

La competizione. Il concetto di competizione ha 200 anni, è antiquato e dannoso perché crea rivalità, inimicizia, conflittualità. La cultura edonistica, fondamento del capitalismo delle origini e di quello odienrno, sosteneva per il successo economico il principio di:
·   massimo egoismo e avarizia
Questi sono i valori su cui poggia la competizione di oggi.
In un’economia moderna, abbiamo bisogno di
·   cooperazione non di competizione
·   la cooperazione dovrebbe essere di tipo coordinato non subordinato

Questo principio automaticamente suggerisce che in un’economia a cooperazione coordinata la struttura produttiva portante, per il paese, dovrebbe essere di tipo cooperativo. La popolazione crediamo sia pronta per un salto qualitativo di questo tipo.

Nel Prout sosteniamo la necessità di sedersi al medesimo tavolo per coordinarsi e cooperare.
Se guardate gli esempi che abbiamo anche in Verona nel settore tipografico, è rarissimo trovare una piccola azienda tipografica che abbia lavorato con una grossa azienda, che ne parli bene: mors tua vita mea, è il principio guida nei rapporti produttivi. E questo non giova certamente allo sviluppo economico.

Ambiente
L'Italia, da una statistica globale, risulta 12ma nella produzione di CO2, con oltre 420 milioni di tonnellate annue, circa 7 per abitante.

La UE ha stimato, in un rapporto, che 1 ettaro piantumato ad alberi da bosco, assorbe circa 92 tonnellate/anno di CO2. In Italia assorbirebbe quindi la produzione di CO2 di circa 13 persone. Servirebbero quindi 4,5 milioni di ettari di bosco per assorbire la produzione italiana di CO2, una superficie come Lombardia e Veneto messe assieme.

La CO2 costituisce il 50% degli agenti responsabili dell'effetto serra.

Allora se inserissimo nel nostro programma la piantumazione di tot Kmq (da calcolare) di piante (riforestazione) per Regione, non sarebbe male nè per la nostra salute, nè per favorire la regolazione della piovosità, nè per salvarci dalle frane, nè per costituire quel microclima locale temperato che
evita le eccessive escursioni termiche.

In Africa sono stati piantati dalla neo-premio Nobel per la Pace, 30 milioni di alberi...
La UE finanzia molti progetti di salvaguardia dell'ambiente.

Conclusioni
La ns economia locale soffre di, oltre ai problemi culturali espressi:
·   Disoccupazione a causa di delocalizzazione e importazioni a basso prezzo.
·   Diminuzione del potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, impoverimento della popolazione a reddito medio basso.


Le proposte:
·   sviluppo della cultura della cooperazione.
·   Sostegno della regione alle attività cooperative
·   aumento dei dazi, per tutti i beni importati di uso quotidiano, ad un tale livello tale da poter salvaguardare le produzioni locali (alimentari, tessile, edilizia, farmaceutici e sanitari, materiale scolastico) (26.000 aziende cinesi in Italia nell’ultimo anno)
o   Importiamo 30% dei pomodori e la nostra produzione sarà dimessa con disoccupazione nel settore
o   Importiamo il 25% del latte e le nostre stalle sono state svuotate
o   Importiamo l’olio di oliva dalla Grecia e i produttori del Sud sono rimasti senza lavoro
o   Importiamo agrumi dal Portogallo e Spagna, al Sud è aumentata la disoccupazione
o   Da gennaio 2005 non vi saranno più frontiere per l’importazione del tessile da paesi come la Cina, le nostre produzioni e occupazione saranno a rischio.
o   La produzione di riso in Italia, (primo posto in UE: a rischio il 50% degli occupati)
·   Cooperativizzazione delle attività di base industriali e agricole
·   Importazione solo di beni non producibili in loco
·   Pianificazione decentralizzata per aree socio-economiche locali
·   Boicottaggio di tutti i prodotti esteri che possiamo produrre in loco

Per l’ambiente:
Favorire l’assorbimento della CO2 e l’equilibrio microclimatico con la piantumazione di 500.000 piante per provincia.

----------------------------------
Istituto di ricerca PROUT
tarcisio.bonotto@tin.it
www.prout.it
----------------------------------

Allegato 1: Economia_Sociale_per_il_Veneto.pdf

 

ID 266, ut 62, pubblicato il 13/12/2004