Buon Natale

Verona

Ugo Brusaporco

Giorni uguali, sempre uguali. Giorni contati, uno dopo l'altro, senza entusiasmo, aspettando. Aspettando la notte. La notte per contare le ore, per ascoltare il battito di un orologio sempre in ritardo. Sempre pronto a ritardare il mattino. Mattino, ora. Mattino di uno strano dicembre, caldo, troppo caldo, quasi afoso. Le montagne, non lontane, si sono colorate di bianco. Con questo caldo, un'impresa. La città invece affoga nei gas di scarico, di auto, industrie, riscaldamenti accesi senza motivo, ma hanno più motivi le auto e le industrie? Dalla finestra appena appannata si vedono i tetti delle altre case, le innumerevoli antenne televisive, un tempo filiformi, oggi simili a pentoloni in cui non sapresti cosa friggere e che invece ti condannano a stare in casa a guardare. Guardare cosa? Ho conosciuto un bambino che guardava disegni animati in tedesco e non sapeva una parola di tedesco. La televisione non si ascolta, si guarda. Vederla, poi, è un' altra cosa. Uscire e disperdersi nella gente che cammina per le vie di un centro vuoto di idee, negozi illuminati espongono mutande a pochi euro, abusivi con tappeti di fortuna espongono oggetti di gran firma, tutti falsi. Falsi per chi crede ancora nelle cose vere. Vere come vedere un film al cinema e non in tv. Vere come quel tale che ti rincorre per farti gli auguri e poi guardandoti avvilito, lui, si scusa velocemente per aver sbagliato persona. Unica consolazione: assomigliare a qualcuno. A qualcuno magari felice, felice perché è Natale. Già Natale. Lo capisci da qualche vetrina illuminata e dai prezzi decorati, colorati per far sentire meno pesante la povertà di chi li trova impossibili. Povertà, che parola strana in un paese che si ritiene tra i più ricchi in questo pallido e povero mondo. Povertà! Ti senti povero? tu, caro amico di giornaliere e notturne bevute, compagno di scuola, che ora dormi tra i cartoni sotto antichi portici trasformati in dormitori per gente come te che di giorno lavora ma non guadagna abbastanza per un letto. Un letto per tutti!!! Un letto per tutti. Senza sveglia però, troppo difficile dormire sentendo battere i minuti. Come ti chiami? Non ricordo più il tuo nome ... e cammino tra la gente provando a chiamarmi Nessuno e aspettando un Ulisse qualsiasi per poter finalmente nascondermi e morire. "Buon Natale" mi sussurra una vecchietta appena scesa da un autobus. Perché dirle che si sbaglia, perché non tenersi stretto l'augurio sbagliato. Perché non provare ancora a vivere non per il Natale ma per quel poco tempo in cui bisogna fare, fare per ... Vivere, si, vivere ancora, senza bisogno di un angioletto che scenda dal cielo per dirti che la vita è meravigliosa. Senza sperare di più di una notte lunga da passare. Sicuro di una cosa importante che a casa tu mi aspetti, amore a cui non so dare tutto e a cui provo a dire, cercando un sorriso, aspettando un bacio: "Buon Natale".

Natale 2004

 

ID 268, ut 1, pubblicato il 27/12/2004