"Genova: il nostro G8."

Anche da Legnago e Verona una partecipazione alla manifestazione del 21 Luglio contro il G8.

Lino Pironato

Papà! Che mondo mi lasci?
PAPA'!
CHE MONDO MI LASCI?

 
Il nostro gruppo Siamo partiti sabato mattina con un pullman organizzato dall'ARCI di Legnago e che si è riempito facendo tappa a Verona.

In una bella giornata di sole, calda ma ben ventilata, è iniziato il corteo del Genoa Social Forum. raggruppamento Già dai primi concentramenti di manifestanti si capiva che eravamo tantissimi (alla fine la cifra stimata è di 270.000 di cui 20.000 stranieri).
In questa fase abbiamo provato una certa tensione, pensando ai fatti accaduti il giorno precedente, sorpassando un gruppo, forse di Black Block, schierato attorno ad un camioncino (evidentemente invisibile alle forze dell'ordine).
Nonostante ciò la composizione del corteo lasciava sperare in un epilogo migliore.
 
Migliaia e migliaia di manifestanti pacifici e gioiosi Andrea hanno sfilato contro la globalizzazione esclusivamente economica e finanziaria del pianeta e per chiedere invece la globalizzazione dei diritti umani e la condivisione delle risorse planetarie, Possibile che non siamo ancora sazi? un bene di tutti e per tutti, e contro la distruzione ambientale. Invocavano che le decisioni sulle sorti del pianeta non devono essere riservate solo agli "8 Grandi", autoreclusisi nella gabbia dorata della zona rossa,  ma che è necessario un coinvolgimento di tutti i popoli che finora hanno solo subito la forza dell'occidente.
 
Ondate di gioia - La mamma, il bimbo ed il corteo che si ferma Alcuni momenti di vera gioia, significativi dello spirito di questo movimento (in contrasto con le immagini parziali di TV e giornali), li abbiamo visti sul lungomare di Corso Italia. Dal terrazzo di una casa sono comparsi una mamma col suo bimbo in braccio ed un emozionamìnte scambio di sorrisi, applausi, e grida gioiose si è allacciato con le migliaia di manifestanti che sfilavano. Stessa scena in corso Sardegna dove protagonista è stata un'anziana signora. Ma anche di altri episodi di solidarietà abbiamo visto o sentito raccontare.
 
Ma chi era presente? Possiamo, ovviamente, dar conto solo di una minima parte del corteo. Decine e decine di associazini: ARCI, WWF, Legambiente, Beati i Costruttori di Pace, Charta 77, Lega Antivivisezione, Rete Lilliput, AIAB - la mucca transgenica AIAB - la mucca che vogliamo AIAB (l' associazione Italiana Per l'Agricoltura Biologica con la loro bella Mucca), le Botteghe per il Commercio Equo e Solidale. Fra le formazioni politiche più rappresentate: Verdi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani; presente anche Partito Autonomista Sardo. Grande anche la partecipazione dall'estero: Greci, Spagnoli, Argentini, Curdi, Francesi, Inglesi, Tedeschi.
 
Questo è stato il vero corteo. La manifestazione di chi civilmente e con le braccia alzate in segno di nonviolenza contestava quella che è la situazione oggettiva di governo oligarchico del mondo.
 
I primi lanci di lacrimogeni I lacrimogeni si intensificano Nel primo pomeriggio la situazione sembrava cambiare. Il corteo si fermava. Ad alcune centinaia di metri, piazzale Kennedy, vedevamo il fumo dei lacrimogeni. Un ragazzo del nostro gruppo, più tardi, ci racconta che si trovava lì proprio quando sono iniziati gli scontri ed ha scattato alcune foto che pubblicheremo nei prossimi giorni. Egli racconta della reazione delle forze dell'ordine a provocazioni esclusivamente verbali di una parte dei manifestanti questa versione mi verrà più tardi confermata da casa dall'intervento di una giornalista al TG3 che chiedeva ai polizziotti il motivo dell'intervento visto che dall'altra parte non c'erano disordini. Questo è quello che noi possiamo testimoniare.
 
Intanto il corteo riprende la sua strada, e dov'eravamo noi piuttosto ignari di quanto succedeva altrove. Solo quando arriviamo alla conclusione ci rendiamo conto di essere in testa e che dietro di noi ci sono centinaia di migliaia di persone che ancora sfilano.
 
Dopo un minuto di silenzio per ricordare l'uccisione di Carlo Giuliani e brevi interventi dal palco degli organizzatori, c'è una certa ansia di sgombrare. Dietro sono imbottigliati: polizia e blocco nero attaccano il corteo e l'unica via di fuga è in direzione dello stadio.
 
Addio Genova! - Fumo da piazzale Kennedy Arrivati a Marassi, dove parcheggiano i pulman, ci prepariamo a partire mentre giù in fondo verso il mare una nube di  fumo nero si alza verso il cielo. Prendiamo contatto coi nostri familiari e veniamo informati che TV e giornali non hanno fatto altro che parlare e mostrare per tutto il giorno violenze e scontri. Il nostro messaggio di pace è stato ancora una volta coperto dal male e dalla distruzione. Siamo indignati.
 
Conclusioni. Le mie conclusioni sono che questo è un gioco di guerra mediatico. Di fronte ad una sempre più montante richiesta di giustizia da parte della società civile, i grandi burattinai, democraticamente eletti, fortemente condizionati dagli immensi interessi economici che rappresentano, hanno bisogno di togliere la voce a chi dissente. Non dare loro spazio comunicativo. Fanno apparentemente proprie queste richieste per poi svilirne la sostanza. Per ottenere questo effetto quale mezzo migliore e già sperimentato di far passare tout court il movimento dei contestatori tal quale i violenti infiltrati così da avere la giustificazione per usare la repressione violenta e poter così distogliere l'attenzione dei media (notoriamente attratti dalla cronaca nera) e dell'opinione pubblica. Occupare i mezzi  di comunicazione con la loro cieca violenza rivoltata su di noi per spaventare l'opinione pubblica e persentandosi come difensori dell'ordine e del quieto vivere, conquistarsi il loro consenso.
 
Ma così non può essere queste trecentomila persone radunate a Genova non sono un blocco ideologico e rivoluzionario stile anni settanta. No! Sono una miriade di storie anche diverse e profondamente legate alla vita di tutti i giorni negli ambienti più diversi. Nonostante la violenza passa una grande voglia di costruire un mondo diverso convinti che la dignità umana ed il rispetto della natura debbano questi sì trovare una valenza globale perchè sono, nella nostra scala di valori, ad un livello più elevato rispetto al profitto e alla finanza.

 

ID 27, ut 1, pubblicato il 23/07/2001