APPELLO: INFERMIERA CERCA GIOVANE DA LEI SALVATO 35 ANNI FA

Valeggio sul Mincio
La redazione del programma televisivo olandese wonderen bestaan (kro/ned1) cerca i testimoni di un fatto accaduto 35 anni fa a Valeggio sul mincio (vr).

Chi é l’autista di quel pullmino blu che rimase vittima di un incidente stradale nell’estate del 1970 o del 1971 sulla statale alle porte di valeggio sul mincio?

Chi fu testimone dell’incidente e del salvataggio del giovane autista?

GIUGNO/LUGLIO 1970 O 1971, TARDO POMERIGGIO.

UN PULLMINO BLU SI SCHIANTA CONTRO UN ALBERO SULLA STATALE NEI PRESSI DI VALEGGIO SUL MINCIO. I VIAGGIATORI LAVORANO PROBABILMENTE ALLA CENTRALE ELETTRICA NEI DINTORNI E STANNO TORNANDO A CASA ALLA FINE DEL TURNO SETTIMANALE. ALL’ARRIVO DELL’AMBULANZA L’AUTISTA GIACE CON GLI OCCHI SBARRATI, PRIVO DI SENSI ED IL MEDICO LO DA’ PER MORTO. MA L’INFERMIERA CHE ASSISTE AL SOCCORSO SENTE IMPROVVISAMENTE UNA SORTA DI RICHIAMO ‘TELEPATICO’ DEL GIOVANE, TRAMITE IL QUALE CAPISCE CHE LUI E’ ANCORA IN VITA. A QUEL PUNTO INSISTE AFFINCHE’ UN’AMBULANZA TORNI SUL LUOGO DELL’INCIDENTE CON UN NEUROLOGO E SOCCORRA IL GIOVANE CHE AD UNA SECONDA INDAGINE RISULTA DI FATTO ESSERE VIVO.

IL GIOVANE (DI ETA’ COMPRESA TRA I 25 ED I 30 ANNI, ALTO CIRCA 1.80 CM, CAPELLI CASTANI) HA RIPORTATO GRAVI LESIONI AD ENTRAMBI I PIEDI E VIENE (DOPO VALEGGIO) RICOVERATO AL REPARTO SPECIALISTICO DELL’OSPEDALE MAGGIORE DI BOLOGNA (BORGO TRENTO O BORGO ROMA).

L’INFERMIERA DELL’OSPEDALE DI VALEGGIO NON HA PIU’ AVUTO CONTATTI COL GIOVANE DA LEI SALVATO IN UN MODO CHE HA DEL MIRACOLOSO.

 

L’INFERMIERA, LA SIGNORA BETTY, VIVE DA TANTO TEMPO IN OLANDA E VORREBBE METTERSI IN CONTATTO CON L’UOMO DA LEI SALVATO 35 ANNI FA, PER RACCONTARE AL PUBBLICO OLANDESE QUESTA STRAORDINARIA STORIA.

 

CHI FOSSE AL CORRENTE DI FATTI RELATIVI A QUESTA STORIA (IL GIOVANE SALVATO, COLLEGHI DEL GIOVANE, IL NEUROLOGO, COLLEGHI DI BETTY) PUO’ LASCIARE UN RECAPITO PRESSO LA REDAZIONE LOCALE, OPPURE METTERSI IN CONTATTO DIRETTAMENTE CON LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA OLANDESE AL SEGUENTE INDIRIZZO EMAIL:

Wonderenbestaan@kro.nl OPPURE ellen.kaptijn@kro.nl

I MESSAGGI POSSONO ESSERE SCRITTI IN ITALIANO.

GLI INTERESSATI POSSONO INOLTRE PRENDERE TELEFONICAMENTE CONTATTO CON LA SIG.RA KAPTIJN AI SEGUENTI NUMERI:

0031-35-6713063, 0031-6-53759233

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Pubblicazione solo in caso di previa autorizzazione della redazione Wonderen Bestaan/KRO


LA STORIA

Nel 1970 la signorina Elisabetta ha circa 22 anni e lavora come infermiera all’ospedale di Valeggio sul Mincio. Un giorno d’estate (nel luglio del ’70 o del ’71) Betty, come tutti la chiamano, ha appena finito il suo turno diurno (verso le 18) quando viene subito richiamata al lavoro per un emergenza. Si tratta di un grave incidente stradale sulla statale alle porte di Valeggio.

Si reca sul luogo dell’incidente con un medico ed un altro collega infermiere. E’ un bellissimo pomeriggio di sole, il sole splende ancora sulla lunga e dritta statale di Valeggio. Una volta arrivata vede che un pullmino blu (6-8 posti) si e’ schiantato contro un albero. Si potrebbe trattare di alcuni operari della vicina centrale elettrica (di Ponti del Mincio?) che tornano a casa alla fine del turno settimanale, si tratta quindi di un giorno compreso tra giovedi’ e sabato. Betty rimane subito colpita dal viso del giovane uomo alla guida del pullmino. E’ accasciato sul volante ed ha gli occhi completamente sbarrati ed un’espressione da cui non traspare alcun segno di vita. Betty si da’ da fare col medico che velocemente ‘seleziona’ i feriti (4 o 5 persone) e ordina di portarli via in ambulanza. Per l’autista non c’é secondo il medico piu’ nulla da fare. Non occorre portarlo subito in ospedale, puo’ essere trasportato in un secondo tempo. Nel momento in cui il medico esprime il suo giudizio, scoppia qualcosa nella testa di Betty, a cui invece non piace per nulla l’idea di lasciare il giovane li’. Non riesce a staccare gli occhi da lui. Il medico nota la sua inquietudine e la invita ad andare "Betty, sei traumatizzata, andiamo". In quel preciso momento Betty sente una sorta di voce, un richiamo che le rimbomba in testa "Betty, non mi lasciare, io sono vivo!". Lei capisce che si tratta di un messaggio del giovane uomo ferito che evidentemente cerca di mettersi in contatto con qualcuno per dire che e' ancora vivo, ma nessuno sembra ‘sentire’ la sua voce, tranne lei. Purtroppo pero’ Betty non riesce al momento a convincere il medico a soccorrere il giovane. Il quarto d’ora che l’ambulanza impiega per ritornare in ospedale e’ per Betty un tormento. Piu’ si allontana dal luogo dell’incidente e piu’ continua a sentire quella ‘voce’ "non mi lasciare, non sono morto!" e le sembra letteralmente di soffocare.

Una volta giunta in ospedale anche le suore e la caposala cercano di calmarla e di convincerla che e’ sotto choc, ma Betty contrariamente al suo carattere comincia a ‘rognare’, si sente una forte rabbia dentro, non sa cosa fare per convincere tutti che il giovane non e’ morto.

Non si tratta di choc, lei ha gia’ visto tanti morti nei circa quattro anni di lavoro, stavolta e’ diverso, ma quella voce in testa…

Betty si sente veramente frustrata e arrabbiata, continua a discutere, litigando, con le suore che cercano anche di farle capire come non si possa mettere in dubbio la parola del medico, specie se nella veste di giovane infermiera.

Ma Betty non sente ragione.

Ad un certo punto agisce d’istinto, corre nella camera del pronto soccorso, mette alcuni medicinali (per il pronto intervento) nel suo grembiule e si reca nella camera del neurologo che una volta al mese si reca a fare visite in ospedale. La sala d’aspetto e’ gremita di gente.

Betty spalanca la porta dello studio e ordina al neurologo "Hai 2 secondi di tempo per seguirmi, c’é un uomo che sta morendo sulla statale, e noi dobbiamo salvarlo!"

Il neurologo non osa sottrarsi al suo ‘ordine’ a causa della presenza di molte persone nella sala d’attesa. Ma appena seduto sull’autolettiga le dice "Spero per te che tu abbia ragione, altrimenti ti devo denunciare per falsa accusa ad un medico".

Circa un’ora dopo l’íncidente Betty si ritrova sul luogo dell’incidente, il corpo del giovane ancora nella identica posizione, occhi sbarrati, sguardo fisso. I due entrano nella vettura dalla parte posteriore in modo che il medico possa praticare un’iniezione al giovane. Immediatamente il giovane reagisce lamentandosi debolmente, e’ vivo! Il dottore la guarda stupito e la abbraccia chiedendole "Come hai fatto? Come hai capito? "

Alcuni operai (contadini?) di una fattoria vicina hanno visto l’incidente (Betty non ricorda la presenza di carabinieri o polizia) e aiutano con mezzi di fortuna a liberare il giovane dalle lamiere. Le sua gambe sono infatti incastrate nel vano sotto il volante. Betty mette la barella di traverso sul fossato accanto alla strada e insieme al medico vi posa il corpo semicosciente del giovane. Il giovane ha entrambi i piedi quasi staccati dal corpo, tranne che per la pelle e perde molto sangue. Betty e’ coperta del suo sangue.

Il giovane viene trasportato a Valeggio e poi subito dopo all’ospedale maggiore di Verona (Borgo Trento o Borgo Roma). Da quel momento Betty lo perde di vista e non ha piu’ sue notizie. Solo pochi colleghi dell’ospedale e la sua famiglia sono al corrente del fatto.

Circa due anni dopo (al massimo nel maggio/giugno del 1972) Betty passeggia nel centro di Verona con la madre. Si sta recando a far visita a usa sorella che abita li’ nei paraggi.

Ad un tratto alle sue spalle sente lo stridore di freni e una persona che si avvicina loro correndo, un po’ affaticata. Sente una mano sulla sua spalla e si gira ma la madre tenta di difenderla prendendo a borsettate il giovane che le e’ adesso vicino. In quel periodo si verificavano rapimenti di giovani donne da avviare poi alla prostituzione in paesi stranieri.

Ma il giovane ferma la madre gridando "Signora lei e’ il mio angelo, se sono vivo lo devo a lei!" aggiungendo poi dei particolari dell’incidente verificatosi sulla statale due anni prima.

Prima che entrambe si rendano conto dell’accaduto, il giovane abbraccia Betty la ringrazia ancora e va via in auto, per come era arrivato. Betty ricorda solo che si tratta di un uomo abbastanza alto (1.80 circa) e non magro ma non ricorda affatto il suo viso. Ma evidentemente il giovane ha memorizzato il viso di lei nei momenti di incoscienza e di semicoscienza durante il trasporto in ospedale. Questo secondo incontro costituisce per Betty un vero miracolo, ancor piu’ del primo. Come ha fatto l’uomo a riconoscerla per strada? O la stava cercando gia’ da tempo? E perche’ solo allora e non prima? Queste domande sono rimaste senza risposta. Da allora Betty non ha piu’ rivisto l’uomo da lei salvato ne’ ha avuto sue notizie.

 

ID 315, ut 1, pubblicato il 04/04/2005