Il male chiamato guerra

Filippo Zaccaria

Chi vince la guerra non è mai il bene. Lo aveva intuito Aurobindo, il grande poeta e mistico indiano, che disse, alla fine della seconda guerra mondiale conclusasi con la sconfitta del Nazifascismo, che sarebbe stato un errore gravissimo considerare i vincitori “il bene”, ma andavano considerati ugualmente un male, diverso, certamente vincitore del “male” sconfitto. D'altra parte l'alleanza che vinse era fatta di acerrimi nemici, basti pensare all'Unione Repubbliche Sovietiche da una parte e Stati Uniti America dall'altra. Ora qualcuno, come Gino Strada, ha paragonato G. W. Bush ad Adolf Hitler, errore o verità? Comunque le similitudini ci sono. “Naturalmente la gente comune non vuole la guerra: né in Russia, né in Inghilterra, né in Germania. Questo è comprensibile. Ma, dopotutto, sono i governanti del paese che determinano la politica, ed è sempre facile trascinare con sè il popolo, sia che si tratti di una democrazia, o di una dittatura fascista, o di un parlamento, o di una dittatura comunista. Che abbia voce o no, il popolo può essere sempre portato al volere dei capi. È facile. Tutto quello che dovete fare è dir loro che sono attaccati, e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo, in quanto espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i paesi.”(Dichiarazione di Hermann Goering, Capo delle SS tedesche, al processo di Norimberga).
Rimane il problema etico se per sconfiggere un potere malefico si può usare uno strumento altrettanto malefico, ma più forte, in grado di sconfiggerlo? C'è una guerra giusta? Una violenza estrema, comunque negativa, ma che giustifichi l'uso del male minore, per liberare dal male peggiore? Forse le guerriglie di liberazione, le rivoluzioni popolari, dove una diffusa istintualità primitiva può spiegare la violenza, anche se non giustificarla. Certamente non questa esecuzione di massa contro l'Iraq, paese pressoché inerme, da parte della nazione più potente, più ricca del mondo. L'imperatore del mondo vorrebbe ammantarsi da liberatore, guerriero del bene, della giustizia, ma il Primo Ministro Mahatir Muhammad, di un piccolo stato, la Malaysia ha avuto il coraggio a Davos durante il Forum Economico Internazionale di renderlo nudo. Ha dichiarato, con riferimento agli Stati Uniti: “ Non ci si può fidare di chi dice di voler trovare un accordo con gli altri, ma poi se questi non vogliono seguirlo agirà per conto suo”. Dobbiamo tutti renderci conto che l'Imperatore del mondo vuole un bagno di sangue per affermare oltre ogni dubbio la sua potente malvagità. La strage degli innocenti è contro tutti coloro che pensano che gli USA siano disponibili a pagare con gli altri la crisi economica e ambientale del pianeta.


Biolcalenda, aprile 2003

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ID 33, ut 1, pubblicato il 09/04/2003