la lingua recisa

Povegliano
Il tragico monologo di Calibano, ultimo proletario
nel suo amore smodato per la libertā
Scritto e interpretato da
NEVIO GAMBULA

Simone Azzoni

11 giugno 2005 ore 21.00
TEATRO S. MARTINO
P.zza IV Novembre, Povegliano (VR)
"E se vuol vivere, abolisce le cose, nega la merce, brucia"
Giorgio Cesarano

Lo spettacolo propone fusi in un unico contesto elementi che hanno matrici
diversissime; da un lato il filo conduttore della pičce č la condizione di
sconfitto vissuta da Calibano, lo schiavo deforme che anima La tempesta di
Shakespeare, il quale, privato della sua isola, aveva invano tentato di
ribellarsi al dominio di Prospero; dall'altra l'attore veste i panni della
maschera forse pių rappresentativa di quel "grande carnevale tragico" che si
svolge in Sardegna sul finire dell'inverno, il mamuthone: una grande
maschera di legno sul volto, una selva di pesanti campanacci sulla schiena,
un lento schiodare di passi. Mentre la scelta di Calibano disegna la pičce
come allegoria della "caduta nel fango" dei movimenti rivoluzionari che
hanno variamente attraversato il novecento, la scelta di vestire i panni del
mamuthone le dā valenza di un rito, di una lunga danza ritmata che riporta
alle radici del teatro, confermando quella ipotesi di lavoro che vede il
teatro come convocazione di una comunitā davanti ai propri dubbi, e il corpo
dell'attore l'unica scena possibile. Lo spettacolo č insomma una sorta di
nero poema epico costruito ricorrendo ad una miscela esplosiva di invenzioni
vocali e di temi narrativi, dove l'attore, con la sua scrittura del corpo,
smuove ritmicamente il linguaggio, costringe le parole a farsi carne,
cercando di alludere, con la propria alteritā, ad un'altra dimensione umana
possibile.

Allegato 1: nevio.bmp

 

ID 331, ut 86, pubblicato il 17/05/2005