A Legnago spunta l’arcobaleno della Pace

Dopo la delibera del Consiglio Comunale di Legnago contro la guerra in Iraq, ora la città si riempie dei colori delle "Bandiere della Pace". Ne parliamo con don Emanuele della parrocchia di Porto, artefice dell’iniziativa.
Intervista a don Emanuele sulla campagna ''Pace da tutti i balconi''

Pace da tutti i balconi - dipingiamo di Pace le città

Chi si è trovato a transitare per Porto di Legnago nelle ultime settimane avrà certamente notato, esposte a balconi e finestre, delle bandiere dai colori dell’arcobaleno con su la scritta "PACE". Sono le "Bandiere della Pace". Fanno parte della campagna "Pace da tutti i Balconi!" promossa a livello nazionale dalla Rete di Lilliput (www.retelilliput.org/) a cui hanno aderito numerose associazioni e cittadini fra cui Emergency di Gino Strada. Artefice dell’iniziativa a Legnago è don Emanuele Novelli sacerdote di Correzzo, alla sua seconda esperienza pastorale qui a Porto, dopo i cinque anni passati nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista (Verona -S. Lucia-). don Emanuele ha già distribuito un centinaio di bandiere fra Legnago e dintorni.

D. In occasione delle festività del Natale Lei ha invitato i parrocchiani a esporre dai balconi la bandiera della Pace. Può spiegare il motivo di questo invito?

don Emanuele

R. Abbiamo messo una comunicazione (1) su "La voce della Madonna", il giornalino parrocchiale, consegnato nelle case per Natale, nel quale, andando anche controcorrente, era spiegato il motivo di non volere la guerra. Questo in fondo è quello che dice anche la nostra costituzione. Quando ci è stata proposta questa iniziativa, ci siamo documentati sui siti web della Lilliput e di Mani Tese. Mi sembrava una bella iniziativa da proporre e da diffondere tramite il giornalino in parrocchia, perché per i Cristiani il discorso della Pace è essenziale, fondamentale.

D. Dopo mezzo secolo di pace, da una decina d'anni l'Europa e l'Italia si sono fatte coinvolgere in più guerre (Iraq nel '92, ex Jugoslavia, Afganistan), a volte definite addirittura umanitarie, lei ritiene che sia sempre possibile trovare una via alternativa alla violenza nella risoluzione dei conflitti?

R. Penso di sì perché le guerre innescano ritorsioni, per cui una guerra tira l'altra. Bisogna invece provare con il dialogo anche se a volte è difficile. La vediamo anche fra di noi la difficoltà di chiarirci e spiegarci quando qualcuno ci fa un torto, ma penso che la soluzione migliore sia quella del dialogo e di riuscire a parlarci assieme per risolvere queste situazioni, anche se è difficile. Dopo l'11 settembre la gente vive con più paura ma bisogna evitare di innescare una catena di violenze. La Pace è un dono che tutti desiderano.

D. Qualcuno dice che la lotta al terrorismo è diventata un pretesto per affermare la potenza ed il controllo Usa sulle risorse mondiali, in primis il petrolio: una guerra cioè per difendere il nostro ricco standard di vita. Lei che ne pensa?

R. Gli americani noi li vediamo sempre come quelli che devono dominare, quelli che devono essere al di sopra di tutti e difendere tutti per la potenza che hanno e forse sì, è anche per difendere il nostro standard di vita. Ce l'abbiamo con gli americani, però sotto sotto forse ci sta bene anche così: che siano loro a difenderci e a difendere il mondo.

D. Stime del governo americano dicono che questa guerra costerà 60-100 miliardi di dollari. p. Alex Zanotelli dice che con 16 miliardi di dollari all'anno si potrebbe risolvere il problema della fame per il mondo intero, non è scandaloso?

R. Vedendo i dati è scandaloso, nel senso che si spendono tanti soldi per armi e guerra, che vuol dire morte anche di persone innocenti e dall'altra parte c’è gente che muore di fame. Sarebbe auspicabile utilizzare quei soldi lì per far stare un po' meglio coloro che si trovano più in difficoltà o perché hanno il problema della fame o per altri problemi. Ma è difficile portare queste istanze all'apice, a chi governa, perché certamente hanno degli interessi economici e politici da difendere.

D. L'opposizione alla guerra in Iraq e alla politica Usa della guerra preventiva, coinvolge in Italia diversi settori sociali e culturali: lo dimostra la grande manifestazione "contro tutte le guerre" del 9 novembre a Firenze. Lei ritiene che il mondo cattolico debba incoraggiare questa convergenza, anche per proporre delle alternative praticabili al sistema di valori dominante?

R. Penso di sì nel senso che il cristiano e il mondo cattolico deve tentare di creare un mondo migliore, un mondo di pace e quindi cercare tutte le strade possibili o le alternative immaginabili per arrivare a che ci sia più pace nel mondo. Questa è la cosa più auspicabile e migliore per tutti, riuscire a tentare, in varie forme o con proposte alternative, delle vie o delle strade perché ci siano meno guerre possibili.

D. L'11 dicembre il Papa ha usato un'espressione molto forte, riferendosi l'attuale situazione mondiale ha detto: "Dio non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dall'agire dell'umanità." In quali forme Dio si rivela all'uomo, e perché il Papa ha usato un linguaggio così forte?

R. Il riferimento, fatto dal Papa, è un commento al profeta Geremia 14,17,21. Il motivo dell'invocazione lacerante del profeta è da cercare in due eventi tragici la spada e la fame, cioè la guerra e la carestia; si tratta insomma di una situazione storica travagliata. La seconda parte del cantico è una supplica collettiva rivolta a Dio, oltre alla spada e alla fame c'è infatti una tragedia maggiore: quella del silenzio di Dio che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo quasi disgustato dall'agire dell'umanità. Ormai ci si sente soli e abbandonati, privi di pace, di salvezza e di speranza; il popolo lasciato a sé stesso si trova come sperduto, invaso dal terrore. Non è forse questa solitudine esistenziale la sorgente profonda di tanta insoddisfazione che cogliamo anche ai giorni nostri? Tanta insicurezza e tante reazioni sconsiderate hanno la loro origine nell'aver abbandonato Dio roccia di salvezza. Avendo abbandonato Dio non lo si sente più: è l'uomo che si allontana e quindi fa fatica a sentirlo. A questo punto ecco la svolta il popolo ritorna, capisce di aver peccato e di essersi allontanato da Dio e gli rivolge un'intensa preghiera riconoscendo il proprio peccato.

Il linguaggio del Papa è forte per spronarci ed incoraggiarci a fare fronte alle difficoltà che il mondo ci pone davanti, per affrontarle e sconfiggerle e per avere un mondo più di pace.

D. Come si deve fare per avere una bandiera della pace da esporre? Quanto costa?

R. Per avere le bandiere basta rivolgersi a Don Emanuele della parrocchia di Porto Tel. 0442 20378; se non ci fosse una disponibilità immediata è possibile prenotarle. Il costo è di 5,00 euro.

 

(1) L'APPELLO DI DON EMANUELE SU "LA VOCE DELLA MADONNA" (Dicembre 2002)
Non possiamo più starcene semplicemente a guardare, nella speranza che la pace arrivi per conto suo.
Se vogliamo evitare che il nostro paese venga coinvolto in una nuova guerra, se vogliamo gettare la guerra fuori dalla storia, dobbiamo dimostrarlo concretamente, dobbiamo far capire ai nostri decision makers che questa volta non accetteremo di essere nuovamente imbrogliati dalla loro propaganda.
Sono tanti i modi per dire no alla guerra e costruire dal basso le condizioni per la pace. E vanno tutti bene.
Noi ve ne proponiamo uno in più: un gesto facile, alla portata di ciascuno; un gesto unificante, che potrebbe diventare un simbolo in cui tutti si ritrovano: Credenti e non, donne e uomini, bambini ed anziani, scuole, condomini, negozi, enti pubblici:
dipingiamo di pace le nostre città, con i colori dell'arcobaleno, o con un drappo bianco con la scritta "PACE".
Esponiamo la BANDIERA DELLA PACE dal balcone di casa nostra, dalla finestra dell'ufficio, dal campanile della chiesa, dal pennone del municipio... finché non sarà scongiurata la minaccia della guerra.

Troviamo la forza e il coraggio di superare ogni timidezza e la ritrosia ad esporci personalmente. Aiutiamo questo piccolo segno a crescere, fino a diventare un gesto talmente diffuso e condiviso da non poter più essere ignorato o censurato.
Dimostriamo al mondo che veramente il popolo italiano, così come stabilisce la Costituzione, "ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali".
Puoi trovare la "bandiera della pace" da don Emanuele.

 

ID 36, ut 1, pubblicato il 07/01/2003