PM10: NEL PRIMO SEMESTRE 2005, A VERONA, SUPERATI PER 112 GIORNI I LIVELLI

Verona
LEGAMBIENTE: "SERVE UN PIANO D'AZIONE OMOGENEO
IN TUTTO IL VENETO"

Se l'andamento del 2004 aveva lasciato sperare nell'inizio di una controtendenza (il 2004 risultò meno inquinato del 2003 e del 2002, per quanto sempre al di sopra dei limiti di legge), il primo semestre di quest'anno smentisce quest'ipotesi.
"Infatti" dice Michele Bertucco, responsabile di Legambiente Verona, "per quanto riguarda il limite giornaliero di legge delle micropolveri, fissato in 50 microgrammi per metro cubo, i primi sei mesi del 2005 registrano 119 superamenti. Un risultato negativo, da quando il Pm10 viene monitorato a Verona, superiore a quello del primo semestre 2003. In quell'anno dal 1 gennaio al 30 giugno furono registrati 115 superamenti. Furono "solo" 87 l'anno scorso, e 74 nel 2002. Siamo lontanissimi dai 35 giorni in cui per legge, e per la tutela della salute, è accettabile superare il limite in un anno." "Ma le brutte notizie non sono finite" avverte Bertucco. "La media del Pm10 a Verona nel primo semestre di quest'anno è risultata essere di 76 microgrammi per metrocubo d'aria. Anche qui siamo molto lontani dall'altro limite di legge, quello annuale fissato in 40 microgrammi che non è certo la soglia di sicurezza (è scientificamente provato che non c'è una soglia sotto cui le polveri sottili non producono danni alla salute) ma è il traguardo fissato dall'unione Europea, con la Direttiva 30 del 1999, che i Comuni degli Stati membri avrebbero dovuto raggiungere entro il 1 gennaio 2005. E si pensi, che sempre secondo la direttiva della UE, entro il 2010 il limite di legge annuale dovrebbe scendere a 20 microgrammi per metro cubo!
Insomma questo 2005 assomiglia molto al 2003, l'anno peggiore per il Pm10 in tutto il Veneto, come si spiega?
Verona, ha iniziato ad affrontare il problema - spiega Michele Bertucco di Legambiente Verona - ma non è certo stata aiutato dai comportamenti, a dir poco timidi dei comuni contermini, nonché dalla latitanza della Provincia di Verona e della Regione Veneto. I provvedimenti andavano presi su scala regionale, ma Verona è stata lasciata praticamente sola. Ha inoltre influito moltissimo il lungo periodo di siccità dei primi mesi che ha favorito il ristagno delle micropolveri nell'aria.
"Ma che il clima ci sia favorevole o meno nei prossimi sei mesi bisogna moltiplicare gli sforzi - continua Bertucco - "Servono la realizzazione di piani d'azione comunali, provinciali e regionali omogenei che abbiano come obiettivo la riduzione del 40% delle emissioni entro alcuni anni. Dovremo continuare con le limitazioni del traffico e se necessario potenziarle (targhe alterne, blocchi) allargando anche la scala territoriale in cui si applicano. Ma da subito bisogna puntare a sostituirle con una riduzione strutturale del traffico mediante la leva della tariffazione degli accessi e della sosta e il potenziamento del trasporto pubblico grazie ai conseguenti introiti, sul modello del "road pricing londinese": insomma chi inquina paga. Poi dobbiamo continuare o promuovere il passaggio all'uso del biodiesel o al metano nei mezzi pubblici e nei grandi impianti di riscaldamento. Bisogna iniziare a diffondere l'uso dei FAP (filtri antiparticolato) da applicare ai diesel, escludere i SUV dalla circolazione urbana, continuare a promuovere le piste ciclabili e la pedonalità, realizzare corsie preferenziali protette per gli autobus, parcheggi scambiatori. E infine non dimentichiamoci l'uso dei pannelli solari per produrre elettricità e acqua calda.


 

ID 360, ut 1, pubblicato il 20/07/2005