ECCO LA RISOLUZIONE CHE PUO' SALVARE L'ONU

Si apre domani 14 settembre 2005 a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, il più grande vertice dei Capi di Stato e di Governo della storia. I 170 leader di tutto il mondo che si riuniranno nel Palazzo di Vetro devono decidere quali nuovi impegni assumersi per migliorare la vita nel pianeta, lottare contro la povertà, promuovere la pace e la sicurezza, difendere i diritti umani e l’ambiente, riformare l’Onu.

A tutti i Capi di Stato è stata inviata la Risoluzione elaborata dall'Assemblea dell'Onu dei Popoli, la Risoluzione che può salvare l’Onu: ne pubblichiamo il testo completo. Intanto è stato inviato un messaggio a Berlusconi da parte dei promotori della Marcia Perugia-Assisi: l’Italia non sia complice dei killer dell’Onu. Adesso manca solo la loro volontà politica

6° Assemblea dell’Onu dei Popoli
Perugia, 8-10 Settembre 2005

I partecipanti all’Assemblea, preso atto dei rischi di fallimento del vertice dei capi di stato e di governo che si terrà alle Nazioni Unite la prossima settimana, ha raccolto, sul modello delle risoluzioni delle Nazioni Unite, le principali proposte, concrete e realizzabili,discusse in questa Assemblea, per dare all’Onu gli strumenti per realizzare i propri obiettivi.


Risoluzione dell’Assemblea dell’Onu dei Popoli
Per la riforma e la democratizzazione delle Nazioni Unite

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Consapevole che l’obiettivo della promozione e della protezione della pace, dei diritti umani e delle libertà fondamentali deve essere prioritario nell’agenda della governabilità a livello locale, nazionale e internazionale,

Preoccupata delle persistenti minacce alla stabilità e alla sicurezza dovute alla guerra, al terrorismo, agli squilibri economici e sociali nelle condizioni di vita nel mondo, agli atti di violenza perpetrati da regimi autoritari, alle flagranti violazioni del vigente diritto internazionale, al riarmo in atto, al criminale comportamento di singoli e di gruppi i quali incitano al razzismo, alla xenofobia, alla discriminazione razziale e di genere,

Preoccupata del fatto che paesi, che pur vantano antiche tradizioni di democrazia e di rispetto dei diritti umani e dei principi dello stato di diritto, violano flagrantemente la Carta delle Nazioni Unite, parte essenziale del vigente Diritto internazionale, ignorando gli impegni di disarmo, usando la forza militare per operazioni contrarie ai principi e agli obiettivi delle Nazioni Unite,

Deplorando il persistente uso strumentale e mistificatorio dei diritti umani e dei principi democratici per perseguire interessi di parte incompatibili col bene comune dell’umanità,

Convinta che la cooperazione internazionale è sempre più necessaria per l’efficace esercizio delle funzioni di governo a qualsiasi livello,

Consapevole del positivo ruolo svolto dalle Nazioni Unite in vari settori, in particolare in ordine alla affermazione del Diritto internazionale dei diritti umani, alla diffusione della cultura della pace e dello sviluppo umano, alla valorizzazione delle organizzazioni non governative, alla diffusione della sensibilità per i diritti delle donne e dei bambini,

Intendendo celebrare il sessantesimo anniversario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite richiamando tutti a un più deciso impegno perchè sia messa in grado di effettivamente operare per il conseguimento degli obiettivi di pace, sicurezza, giustizia e sviluppo umano in ogni parte del mondo,

1. Ribadisce la propria fede negli ideali, nei principi e negli obiettivi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nel Diritto internazionale quale innovato e umanizzato dalla Carta,

2. Ribadisce con forza la centralità delle Nazioni Unite nella costruzione di un ordine di pace e di giustizia sociale ed economica quale definito dall’articolo 28 della Dichiarazione Universale,

3. Rinnova con estrema determinatezza il ripudio della guerra, che la stessa Carta delle Nazioni Unite perentoriamente proscrive come ‘flagello’,

4. Richiama tutti i governi a rispettare quanto stabilito dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici: «Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge»,

5. Invita gli stati ad adempiere scrupolosamente all’obbligo, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, di ricorrere a mezzi pacifici per la risoluzione delle controversie internazionali,

6. Ribadisce il principio dell’autodeterminazione dei popoli che sono sotto occupazione coloniale e straniera,

7. Urge perchè si proceda immediatamente, nel rispetto dei principi e degli obiettivi della Carta, a porre l’Organizzazione delle Nazioni Unite nella condizione di funzionare con efficacia ed efficienza, salvaguardandone l’identità di massima organizzazione mondiale deputata a mantenere la pace e la sicurezza, assicurare la giustizia e la libertà umana, facilitare lo sviluppo economico e sociale in ogni parte del mondo,

8. Sottolinea che la riforma dell’ONU non deve assolutamente intaccare tale identità e deve pertanto essere condotta con l’obiettivo di rafforzare le Nazioni Unite,

9. Prende atto positivamente che il Segretario Generale delle Nazioni Unite, nel suo Rapporto intitolato «In una più ampia libertà: verso lo sviluppo, la sicurezza e I diritti umani per tutti», afferma che «I principi e gli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite rimangono validi e importanti come lo erano nel 1945» e che «il momento attuale offre una preziosa occasione per metterli in pratica»,

10. Esprime vivo sconcerto per l’interpretazione «estensiva» che in tale Rapporto viene data dell’articolo 51 della Carta riguardante l’uso della forza da parte degli stati a titolo di autotutela individuale e collettiva in risposta ad attacco armato, e fa presente che tale articolo costituisce eccezione, rigorosamente circostanziata, al generale divieto dell’uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali,

11. Ritiene pertanto che, oltre che contraria allo spirito e alla lettera della Carta, l’interpretazione del Rapporto secondo cui la forza può essere usata dagli stati anche quando la minaccia è imminente e addirittura non-imminente o latente, costituisce una falla macroscopica portata al sistema della sicurezza collettiva prevista dalla Carta,

12. Si dichiara vivamente preoccupata anche per l’allarme sociale che questa interpretazione sta suscitando in seno all’opinione pubblica, già sconcertata da operazioni belliche condotte da coalizioni di stati in flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e del vigente Diritto internazionale, allarme tanto pìù grande quanto più diffusa e avvertita si fa la conoscenza relativa al forsennato riarmo in atto, specie da parte delle maggiori potenze militari, e all’aumento della relativa spesa di bilancio

13. Non può fare a meno di denunciare che, nel Rapporto, alla totale assenza di attenzione per il tema della democratizzazione dell’Onu e delle altre istituzioni internazionali si accompagna la palese insensibilità nei riguardi del ruolo di pace e di sviluppo umano che innumerevoli organizzazioni non governative e formazioni di società civile globale stanno da decenni svolgendo in ogni parte del mondo,

14. Dichiara tutta la propria delusione a fronte della povertà di proposta del Rapporto, specialmente per i capitoli riguardanti l’Assemblea Generale e il Consiglio Economico e Sociale,

15. Deplora che il Rapporto non faccia menzione della necessità di abolire il potere di veto in seno al Consiglio di Sicurezza,

16. Reputa inutile, oltre che discriminatorio per gli stati, introdurre in seno al Consiglio di Sicurezza una nuova categoria di membri con status di membri permanenti o semi-permanenti, anche se per ambedue non sia previsto il potere di veto,

17. Considera con favore l’idea, contenuta nel Rapporto del Segretario Generale, di allestire in via permanente, sotto la diretta autorità delle Nazioni Unite, un sistema di coordinamento, delle unità militari regionali di rapido impiego (stand-by) per il perseguimento di obiettivi di polizia e di giustizia internazionale, non di guerra, vedendo in questo la premessa, giuridica e politica, per l’ingresso dell’Unione Europea nel Consiglio di Sicurezza.

18. Denuncia la definizione da parte dell’Organizzazione mondiale del commercio di un diritto internazionale commerciale totalmente esterno al sistema delle Nazioni Unite con il fine di minare le importanti conquiste raggiunte negli ultimi sessant’anni dal diritto internazionale in materia di ambiente, diritti umani, del lavoro e sociali, e dei popoli indigeni. Ritiene quindi cruciale una radicale revisione delle regole del commercio internazionale al fine di permettere uno sviluppo sostenibile e democratico delle economie locali ed nazionali, in particolare nei paesi in via di sviluppo, e ridurre l’interferenza spesso negativa di attori economici multinazionali.

19. Ritiene, di contro, che i governi nazionali e sub-nazionali debbano mantenere il loro diritto sovrano a regolare il commercio, specialmente per quel che attiene la sovranità alimentare, la fornitura dei servizi essenziali e la definizione delle politiche industriali, in modo da soddisfare i bisogni dei popoli, dell’economia e della società, e da onorare i propri obblighi a livello internazionale e costituzionale, in particolare per quel che concerne le donne,i popoli indigeni, i giovani, gli anziani e le classi sociali più povere.

20. Ritiene che il diritto all’informazione e alla comunicazione vada riconosciuto universalmente, facilitando la diffusione dei saperi, l’accesso alla conoscenza come bene comune e il libero utilizzo di risorse comuni come lo spettro elettromagnetico per le comunicazioni. Si impegna a coinvolgere la società civile nelle attività delle NU sulla comunicazione, come il Summit mondiale sulla società dell’informazione e l’attività dell’International Telecommunication Union (ITU), deplorando l’eccesso di influenza che soggetti privati, come le grandi imprese, hanno in tale organizzazione;

21. Vuole infine riaffermare l’importanza del multilateralismo come principio cardine dell’ordine internazionale ed esprime preoccupazione per l’emergere di azioni unilaterali che indeboliscono la centralità, la legittimità e l’efficacia delle NU e del diritto internazionale,
decide pertanto di


a) creare un’Assemblea Parlamentare delle Nazioni Unite, organo elettivo di secondo grado con funzioni consultive (emissione di «pareri»), quale premessa per la successiva istituzione di un Parlamento delle Nazioni Unite. La composizione dell’Assemblea Parlamentare dovrebbe essere di delegazioni dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlamento Latinoamericano; l’Assemblea Generale avrà la responsabilità del processo di creazione dell’Assemblea Parlamentare delle Nazioni Unite;

b) trasformare il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) in Consiglio per la sicurezza economica, sociale e ambientale, con funzioni di: orientamento dell’economia mondiale secondo principi di giustizia sociale ed economica; supervisione delle ‘public policies mondiali’ per la gestione dei beni globali (global goods) e in applicazione dei Programmi d’azione delle Conferenze mondiali; coordinamento delle Agenzie specializzate e istituzionalizzazione della cooperazione con le Organizzazioni regionali in materia economica e sociale; coordinamento, supervisione e controllo effettivo di Banca mondiale, FMI e OMC al fine di garantire la coerenza delle politiche di queste istituzioni con principi e diritti fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, con il Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e con le politiche attuate dalla altre agenzie del sistema ONU; dotare di un potere di enforcement tale Consiglio con poteri superiori al Meccanismo di Risoluzione delle Dispute dell’OMC»; gestione del sistema di «risorse proprie» delle NU,

c) assicurare che i paesi membri rispettino gli impegni presi alla Conferenza sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, sia in termini di impegni di finanziamento, sia in termini di realizzazioni degli obiettivi economici, sociali e ambientali; estendere la definizione di obiettivi quantificabili, da monitorare successivamente, a tutti i documenti finali delle Conferenze delle NU sui temi globali, in cui deve essere allargata la partecipazione della società civile;

d) trasformare l'attuale Conferenza che riunisce le Ong con status consultivo all'ECOSOC (CONGO) in una Conferenza delle Organizzazioni della Società Civile (CoSCO), organo sussidiario dell’Assemblea Generale, con funzioni di consultazione e di partecipazione politica popolare; istituire un fondo delle NU per sviluppare le capacità della società civile nei paesi in sviluppo,

e) potenziare le funzioni consultive, con la competenza a emettere «pareri», ufficiali, dell’attuale United Nations Advisory Committee on Local Authorities, UNACLA,

f) istituzionalizzare la partecipazione di rappresentanti dei parlamenti e della società civile accanto a quelli dei governi nelle delegazioni degli stati membri all’Assemblea generale, all’ECOSOC e alle Conferenze mondiali,

g) istituzionalizzare la consultazione delle organizzazioni non governative con status consultivo sulle candidature al posto di Segretario generale,

h) rendere più rappresentativa la composizione del Consiglio di sicurezza mediante l’aumento del numero dei paesi del Sud del mondo e, in qualità di membri con speciale status, l’Unione Europea, l’Unione Africana e di altre Organizzazioni regionali;

i) chiedere l’abolizione del potere di veto nel Consiglio di Sicurezza e, come primo passo, stabilire la moratoria per il suo esercizio, con speciale riferimento alla materia della pace e dei diritti umani,

j) estendere le competenze della Corte internazionale di giustizia al controllo di legittimità sugli atti del Consiglio di sicurezza e ai «ricorsi individuali».

k) istituire un corpo permanente di polizia internazionale ai sensi dell’art. 43 della Carta, utilizzabile dal Segretario Generale sulla base delle decisioni dell’Assemblea Generale;

l) istituire un'Alta Autorità delle Nazioni Unite per il disarmo e il controllo della produzione e del commercio di armi

m) ampliare i poteri dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e allargare la composizione della Commissione diritti umani a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite; creare un Consiglio permanente dei diritti umani a composizione più limitata con rappresentanti degli stati e della società civile, con funzioni di garanzia dei diritti internazionalmente riconosciuti,

n) Rafforzare le competenze delle agenzie del sistema ONU che lavorano su temi inerenti al commercio, nella prospettiva di restringere il mandato dell’Organizzazione mondiale del commercio a tematiche meramente commerciali e di permettere ai paesi membri di mantenere accordi preferenziali commerciali, subordinando il funzionamento di questa organizzazione ai principi e diritti fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e assicurando che qualsiasi accordo commerciale o sugli investimenti non abbia supremazia rispetto accordi internazionali che promuovono la giustizia sociale, economica e ambientale – inclusi la Dichiarazione dell’ILO sui prinicipi e diritti fondamentali nel lavoro che copre i quattro core labour standard,la Convenzione sulla biodiversità ed il Protocollo di bio-sicurezza, ed altri accordi ambientali multilaterali, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti umani e la Convezione 169 dell’ILO sui diritti dei popoli indigeni e l’anticipata dichiarazione delle Nazioni Unite al riguardo.

o) creare un corpo di polizia giudiziaria internazionale (Caschi blu giudiziari) a sostegno delle attività della Corte penale internazionale.

 

ID 388, ut 1, pubblicato il 16/09/2005