Accoglienza alle famiglie Rom: chiediamo alla Verona solidale di scuotersi e reagire

Verona

Il nostro mondo sta rapidamente cambiando. La guerra, la crisi ambientale ed economica, la violenza che accade spesso nei luoghi più impensati ci dicono che l’equilibrio su cui si era basata la nostra civiltà è entrato in crisi: ed è difficile intravedere il futuro. Questo ci mette ansia, ci induce a reazioni di paura, di chiusura verso gli altri, di ricerca di quella sicurezza e serenità che ci sembrano perdute: spesso cerchiamo un nemico a cui addossare le responsabilità di quello che non riusciamo a spiegarci. L’attacco violento al progetto di accoglienza delle famiglie Rom e alle realtà dell’economia sociale che vi lavorano ci dice che questo clima di incertezza e paura ha messo radici e sta minando la coesione sociale e il confronto democratico anche nella nostra città. Con il desiderio di riaprire spazi di confronto civile e di valorizzazione dell’accoglienza, noi cittadini abbiamo voluto sottoscrivere questo appello alla città, alle forze politiche, produttive e culturali. Siamo convinti che il “progetto Rom” e questo momento di tensione politica possano essere un’occasione per discutere di come la nostra città vuole affrontare i problemi della marginalità costruendo strumenti per rispondere alla crisi che caratterizza questa nostra epoca. POLITICHE DI ACCOGLIENZA CHE QUALIFICANO LA CITTÀ Il progetto di accoglienza delle famiglie Rom, pur con le difficoltà che esso comporta, rappresenta un’esperienza di politiche di integrazione, di promozione dei diritti di cittadinanza, di coesione sociale. Appoggiamo le politiche che favoriscono l’accoglienza e le istanze di giustizia e di equità sociale. IL MONDO AL CONTRARIO Già prima dell’inchiesta della Magistratura gli operatori del progetto avevano fatto delle segnalazioni alle forze dell’ordine. Invece sui mezzi di comunicazione sono associati agli accusati di pedofilia. Alla fine è diventato un mondo raccontato al contrario. Chi sta dalla parte della legalità risulta accusato di un reato gravissimo. Vogliamo esprimere la nostra solidarietà agli operatori che lavorano nel “progetto Rom”, alle loro organizzazioni, alla Giunta comunale. LA BOSSI-FINI: UNA LEGGE INGIUSTA COSTRINGE A COMPORTAMENTI A RISCHIO Gli operatori sono stati ingiustamente accusati di favorire l’immigrazione irregolare. Ma non possiamo tacere che una legge ingiusta, la Bossi-Fini, invece di favorire la regolarizzazione degli immigrati ne favorisce l’illegalità e l’irregolarità. È questa legge che va cambiata, non i comportamenti a favore dei migranti. È questa legge che va messa sotto accusa, non gli operatori sociali. LA NOSTRA SOLIDARIETÀ ALLE FAMIGLIE ROM È stata messa sotto accusa l’intera comunità Rom. È come definire Verona una città di pedofili soltanto perché alcuni veronesi sono accusati del reato di pedofilia. NOI SOGNIAMO UNA CITTA’ MIGLIORE Sogniamo una città più accogliente. Sogniamo una città che vive i legami sociali con fiducia e tolleranza. Sogniamo che le politiche dell’accoglienza diventino uno dei simboli positivi di Verona. Chiediamo che siano rinforzate quelle politiche lungimiranti che favoriscono l’inclusione, l’accoglienza, i diritti di cittadinanza. Per questo abbiamo preso la parola. Troppe persone soffrono problemi di convivenza, di accoglienza, di integrazione. Chiediamo al mondo della cultura, del lavoro, dell’impresa e dell’economia sociale, al mondo ecclesiale e della politica di prendere la parola. Chiediamo alla Verona solidale di scuotersi e reagire. Questo appello è promosso dai seguenti cooperatori/trici: Ivo Conti, Roberta Del Bene, Lucia Bertell, Giuseppe Turrini, Paolo Valentini, Nida Peretti, Carlo Castiglioni, Carlo Melegari

 

ID 389, ut 1, pubblicato il 16/09/2005