Ancora asfalto sulle nostre campagne!

Il punto di vista di Legambiente, sul progetto di costruzione di una strada di collegamento tra Legnago e Ostiglia sull'ex-tracciato ferroviario. Da un'analisi degli aspetti archeologici, naturalistici e urbanistici del territorio interessato alla costruzione della strada (la Bassa Veronese) nasce l'esigenza di considerare accanto ai valori economici anche quelli culturali e ambientali.

Legambiente

 
Maggiori dettagli li puoi trovare nel documento completo presentato da Legambiente (download *.zip 23 KB).
 
 

Aspetti archeologici
 
La zona delle Valli Grandi è un territorio assai ricco di testimonianze archeologiche, come documentato dagli scavi compiuti a partire dalla seconda metà dell'Ottocento.
 
Siti di notevole interesse, rappresentativi dell'età del Rame, del Bronzo e del Ferro, si possono ritrovare un po' in tutta l'area.
 
In particolare sul tracciato dell'ex-ferrovia Legnago-Ostiglia si rimarcano pregevoli siti archeologici in zona Morandine e Perteghelle. Quì è presente un enclave vasto, molto ampio, entro tutto l'ex alveo del fiume Menago e nelle sue adiacenze, che presenta numerosissimi esempi di insediamenti, in un periodo che va dal 2000 a.C. al VII sec. a.C. L'ex alveo del Menago è lo stesso che ha conservato il Brusà, la Tombola, il Fondo Paviani, e che ha praticamente sigillato tutto il territorio con la presenza delle acque ristagnanti. La peculiarità di questa zona sta proprio in questo: il territorio non ha subìto interventi umani dal IV secolo alla fine dell'Ottocento, e così è stato preservato da quelle manomissioni che, altrove, hanno impedito poi qualsiasi ritrovamento. Già i lavori agricoli dell'ultimo secolo hanno "arato" completamente il periodo romano, di cui permangono, anche nella zona attorno alla ferrovia, ville urbane rustiche, necropoli.
 
C'è poi la pregevole chiesa romananica di San Salvaro, in località San Pietro di Legnago, costruita intorno al 1117, che pure rischia il degrado con la realizzazione della strada. La chiesa, infatti, verrebbe a confinare direttamente con la nuova sede stradale e pertanto sarebbe irrimediabilmente sacrificata.
 
La zona delle Valli Grandi, compresa quella attorno alla sede dell'ex-ferrovia, poiché rappresenta la più grande distesa della pianura veneta libera da insediamenti e poiché ha conservato, grazie alla sua particolare conformazione, quasi intatta la memoria delle nostre origini, merita di essere salvaguardata e tutelata da tutti quegli interventi invasivi che potrebbero alterarne la struttura, privandoci nel contempo delle ulteriori possibilità di studio e conoscenza.
 

Aspetti naturalistici
 
Il territorio delle Valli Grandi Veronesi presenta un "aspetto misto" con predominanza di campi coltivati, interrotti da siepi e alberate (lungo i canali, lungo le capezzagne, nelle aree rimaste non coltivate, come il tracciato dell'ex-ferrovia Legnago-Ostiglia che attraversa il territorio oggetto del nostro interesse), accanto agli ultimi lembi di zona umida.
Se questi ultimi sono tutelati e protetti dalla presenza di oasi naturalistiche (esempio l'Oasi Valle Brusà e Vallette e l'Oasi del Busatello), non altrettanto si può dire delle siepi e delle alberate, che pure rappresentano un importante patrimonio ambientale e storico.
Esse sono infatti l'ultima testimonianza della storia vegetazionale della pianura Padana originariamente coperta di foreste. Restano fondamentali per l'alimentazione, la nidificazione e la protezione di un gran numero di specie animali. La funzione di siepi e alberate, salvaguardando e arricchendo la biodiversità, diviene allora, per "l'effetto margine", quella di ospitare specie animali e vegetali comuni ai due tipi di territorio diverso tra cui esse si inseriscono: bosco e coltivazioni.
 
Le piante più diffuse sono varie specie di salici e pioppi, l'Acero campestre, l'Olmo campestre, il Noce, il Platano. Tra gli arbusti sono comuni il Sambuco, il Sanguinello, il Biancospino. Nel bosco lineare dell'ex-ferrovia ci sono anche piante divenute rare nel nostro territorio come una specie di quercia, la Farnia, e un arbusto chiamato Frangola.
 
Tra gli uccelli sono state censite circa 160 specie di cui una cinquantina nidificanti. Per quanto concerne la siepe dell'ex-ferrovia è da segnalare un grandissimo "dormitorio" di Gufo comune costituito da centinaia di esemplari e l'Averla piccola, specie ritenuta in diminuzione in tutta Europa, che in questa siepe trova l'ambiente adatto per nidificare.
 
Un ambiente non appariscente, ma ricco dal punto di vista naturalistico, da valorizzare dunque per le sue peculiarità. Al contrario la costruzione di una strada verrebbe a distruggere una porzione di habitat naturale, con conseguente riduzione dello spazio a disposizione per animali e piante; inoltre si costituirebbe una barriera che separerebbe gli ambienti naturali e semi-naturali in isole sempre più piccole, creando le premesse per la scomparsa delle popolazioni animali rimaste isolate (ricordiamo che ogni anno milioni di animali muoiono nel tentativo di attraversare le strade, che diventano praticamente impenetrabili per gran parte della fauna).
 

Aspetti urbanistici
 
E' corretto orientarsi verso la costruzione di nuove grandi arterie stradali e procedere nella direzione di una maggiore dipendenza dalle auto e di una costante espansione urbana? Oppure si dovrebbe optare per lo stanziamento di nuovi investimenti in infrastrutture dedicate al traffico su rotaia, ai trasporti pubblici e ai veicoli a due ruote, in modo da incoraggiare un'alternativa all'automobile?
 
Gli investimenti decisi dalle società di oggi saranno determinanti per stabilire quale delle due alternative, diversissime tra loro, si affermerà nel settore dei trasporti di domani. Purtroppo conosciamo bene, con l'esperienza delle metropoli e delle città, quali sono i rischi di una soluzione che privilegia nettamente i veicoli a combustione: incidenti, inquinamento dell'aria, inquinamento acustico, perdita di habitat e di grandi spazi naturali, forte contributo all'alterazione del clima.
 
Inoltre chi si occupa di pianificazione dei trasporti è sempre più convinto che la costruzione di nuove strade non sia necessariamente la soluzione ai problemi di traffico perchè crea un circolo vizioso stimolando ulteriormente l'uso dell'auto.
 

Il progetto della strada Legnago-Ostiglia
 
Il progetto consiste nella realizzazione della strada sulla dismessa linea ferroviaria Ostiglia-Legnago-Grisignano di Zocco.
Un nastro di asfalto largo 15 metri verrebbe a solcare la pianura distruggendo una delle poche zone rimaste a vocazione agricola, non tagliata da strade e priva di insediamenti industriali e residenziali, che presenta inoltre natura e paesaggio ancora godibili. Infatti l'esperienza insegna che dopo la realizzazione di una strada del genere, inizierebbe la costruzione a pioggia di lottizzazioni industriali e residenziali in prossimità del suo tracciato.
 
Uno sviluppo così disperso porterebbe spreco e frammentazione di terreno agricolo, unitamente ad un aggravio di costi per le amministrazioni per realizzare servizi a rete ora totalmente inesistenti e per la loro gestione. Se la collettività ricevesse più danni che benefici dalla strada Legnago-Ostiglia, a chi e a cosa gioverebbe l'impresa? Forse soltanto a facilitare il traffico pesante da e per la discarica di Torretta? Certamente subirebbero danni notevoli sia il patrimonio archeologico che quello naturale.
 
Lungo l'intero tracciato della ferrovia da tempo la collettività attende la realizzazione di una pista ciclabile, capace di valorizzare la fruibilità dell'ambiente naturale da parte degli abitanti con beneficio per la salute e il benessere collettivo e arricchimento della qualità della vita, dati confermati dal successo delle poche piste già realizzate in zona, come ad esempio quelle che da Legnago vanno verso Vangadizza e verso Angiari, o quelle lungo gli argini dell'Adige.
 
Altri pericoli in agguato. Temiamo poi fortemente l'eventualità che questa zona, disabitata ma resa più facilmente accessibile dal nuovo percorso stradale, diventi appetibile per la costruzione di impianti di produzione energetica a grave impatto ambientale.
Ci riferiamo alle notizie uscite sulla stampa, secondo cui è prevista nel basso veronese e nell'alto mantovano la realizzazione di un grappolo di centrali energetiche, con il loro potentissimo impatto ambientale sommativo. In particolare ci preoccupa il progetto del CISI, che prevede la realizzazione, entro i prossimi tre anni, di un inceneritore.
 

Le alternative
1. Potenziare il trasporto pubblico e di merci soprattutto su rotaia sulla tratta Mantova-Padova. Appare preoccupante, a questo proposito, il rischio di chiusura degli scali merci di Legnago, Cerea e Nogara, col conseguente aumento del traffico pesante su strada.
2. incentivare anche le linee di corriere sulla stessa direttrice, allo stato carente.
3. sgravare i centri urbani dal traffico attraverso la variante della statale 10.
4. dotare i centri urbani di zone pedonali più ampie.
 
Oggi, di fronte all'emergenza ambientale che attanaglia i centri abitati, sta prendendo sempre più corpo l'idea di una rinaturalizzazione che integri il verde con l'ambiente costruito. Riteniamo che una politica che tende a cementificare sempre maggiori porzioni di territorio sia palesemente perdente; proponiamo invece di dare la priorità a soluzioni che modifichino il paesaggio nella direzione della sostenibilità, che sviluppino le sue potenzialità senza impoverirlo, che vedano nel rispetto e nella difesa dell'ambiente naturale e delle forme di vita che esso accoglie una priorità irrinunciabile e non una scomoda utopia.
E' interesse nostro e delle generazioni a venire valorizzare la nostra pianura anche dal punto di vista storico-ambientale e non soltanto economico, se veramente desideriamo migliorare la qualità della vita e il benessere e la salute dei suoi abitanti.
 
Maggiori dettagli li puoi trovare nel documento completo presentato da Legambiente (download *.zip 23 KB).
 

 

ID 41, ut 1, pubblicato il 01/06/2002