Dopo lo sciopero generale: Lavoro e Sviluppo

Paolo NegriNegri - Coordinatore Responsabile CISL Legnago

Ci sono momenti in cui sembra difficile avviare un discorso sia per le tante cose da dire, sia per la fatica a rintracciare il punto di partenza. Proviamoci: abbiamo sempre detto e sostenuto che per noi della CISL L'art. 18 dello statuto dei lavoratori doveva e deve rimanere così comè senza nessuna modifica, vale a dire nessun padrone può licenziare senza giusta causa e se il licenziamento dovesse essere annullato dal giudice, il lavoratore deve essere riammesso al proprio posto di lavoro. In nessun caso, la CISL pensa di barattare o compromettere tale diritto. Per questo, assieme alla UIL e alla CGIL abbiamo proclamato lo sciopero generale di Martedì 16 aprile scorso, che ha visto una grande adesione e successo per tutti i lavoratori italiani con la piena solidarietà della pubblica opinione. A Padova alla manifestazione Regionale eravamo in 80.000, in Veneto oltre un milione, i lavoratori che hanno aderito allo sciopero Generale, da Legnago circa in 300 sono partiti martedì mattina alla volta di Padova. Ora andremo a Palazzo Chigi, dal presidente del Consiglio Berlusconi più forti e determinati a chiedere che dell'art. 18 non si parli più, ma si affronti con la necessaria volontà la partita vera vale a dire dare garanzie al vasto mondo dei giovani e dei cosiddetti lavoratori flessibili e precari; per fare ciò serve risorse economiche che il Governo deve mettere a disposizione.La Confindustria e il Governo non pensi che si possa governare contro tanta parte del paese, degli uomini e delle donne che lavorano: si riassume così il senso di una giornata di astensione dal lavoro, in risposta ai voltafaccia del Governo cui partecipano milioni di uomini e donne che non temono la minaccia terrorista e la sfidano sul terreno della partecipazione civile e democratica per far valere e prevalere le loro ragioni di progresso e di giustizia.. Non essendo né ingenui, né sprovveduti, siamo sempre stati consapevoli che il Governo era e rimane espressione di una maggioranza compatta, dentro la quale il peso delle correnti liberiste, populiste e antisindacali era ed è abbastanza forte. Eppure, nonostante ciò abbiamo scelto la strada del confronto e del negoziato. Non spetta al sindacato mandare a casa i Governi, e quei lavoratori che hanno votato per uno schieramento diverso da quello che attualmente sta al Governo, non possono chiedere e utilizzare il sindacato per una battaglia tutta politica e di schieramento. Il sindacato dal canto suo, in questo nuovo contesto deve battersi per rafforzare il senso e il significato dell'autonomia del sociale in rapporto alla politica. La rappresentanza sociale e degli interessi, in particolare (le associazioni sindacali e imprenditoriali in primo luogo) deve avere la capacità di sottrarsi alle logiche della competizione maggioranza/opposizione, cosa che in questi ultimi tempi sembra indebolirsi. IL confronto non è mai stato agevole e non lo sarà nemmeno oggi dopo lo sciopero generale, infatti, ricordiamo come il Governo solo all'ultimo momento ha posto sul tavolo l’art. 18 nonostante il "Libro Bianco" elaborato anche dal professor Marco Biagi e per questo barbaramente ucciso dal terrorismo delle Brigate rosse, non ne faccia menzione in nessuna delle sue parti. La modifica dell’art. 18 - così com’è stata presentata - è vissuta dai lavoratori come la volontà delle imprese di avere mano libera nei licenziamenti. Tale modifica non sottintende certo una moderna idea di impresa fondata sulla partecipazione, ma una maniera di chiudere il dialogo, ristabilendo rapporti di forza più favorevoli al datore di lavoro, che così può liberarsi a suo piacimento dal rapporto che lo lega al lavoratore, accentuando enormemente la debolezza del dipendente, lasciando così spazio agli abusi. Anche le imprese meglio intenzionate sarebbero portate a sviluppare strategie opportuniste di breve periodo nei rapporti con i lavoratori. La proposta sindacale che vogliamo portare avanti ha dunque il preciso scopo di allargare le tutele e i diritti, al fine di dare voce ai tanti giovani che per anni si vedono ai margini del mercato del lavoro senza un minimo di sicurezza e di dignità; se riusciremo, attraverso il negoziato con il Governo, meglio! Altrimenti, ci dovremmo regolare di conseguenza. Forse in queste ore c'è qualcuno che pensa, dopo aver deriso lo sciopero generale, di aver vinto, di aver dimostrato la sua forza. Altri che pensano di aver guadagnato. La CISL è convinta che Governo e Confindustria hanno perso e mostrato tutta la loro debolezza. Dovranno fare i conti con i guasti che hanno provocato e che provocheranno con le loro scelte. E' solo un abbaglio che non servirà a nessuno, tantomeno alle imprese che dovranno fare i conti con una conflittualità nuova e costante. Per quanto ci riguarda, continueremo a fare il nostro dovere di sindacato dell'autonomia. Nei giorni scorsi esponenti del governo hanno manifestato la loro delusione per le nostre scelte, ma cosa credevano? Non rinunciamo alla nostra autonomia per un piatto di lenticchie. La CISL è gelosa della sua autonomia nei confronti di tutti: non saremo mai il sindacato del Governo o della maggioranza, come non lo saremo dell'opposizione. Siamo stati chiari con le altre organizzazioni e abbiamo sempre messo in campo le nostre posizioni, convinti che solo dalla chiarezza nascono prospettive e convergenze. Siamo portatori dei valori della solidarietà, dell'uguaglianza e della libertà e sulla base di questi principi esprimiamo giudizi e valutazioni. Questo è il nostro modo di essere al quale non intendiamo, per nessuna cosa al mondo rinunciare.

 

ID 42, ut 1, pubblicato il 06/05/2002