La grande manifestazione della CGIL del 23 marzo a Roma.

Il commento di un partecipante di Legnago.

Vincenzo Tria

Grandiosa, entusiasmante, commovente e, soprattutto, assolutamente pacifica. Sono questi solo alcuni degli aggettivi che, come partecipante, mi sembra di poter usare per definire la manifestazione del 23 a Roma.


Efficace anche?
Alcuni positivi risultati, difficilmente contestabili anche mettendo in campo tutta la malafede e la triviale arroganza di cui il governo Berlusconi è portatore malsano, mi sembra siano sicuramente raggiunti:
• Un grosso passo avanti verso la perduta unità tra lavoratori (certo non erano solo militanti o semplici iscritti alla C.G.I.L. coloro che marciavano fianco a fianco animati dagli stessi sentimenti);
• Un grosso passo avanti verso la perduta unità tra lavoratori e non (la presa di coscienza che la storiella dei padri contro i figli è soltanto uno squallido tentativo di forzare le menti più giovani nella direzione di un luminoso e moderno futuro - non capito dai rimbambiti ancora oscenamente ancorati all'idea di diritti per tutti e non soltanto per il padronato – era quasi palpabile);
• Il crescere della sacrosanta rabbia che anima chi, assolutamente innocente, si sente accusare delle peggiori nefandezze;
• La consapevolezza che queste accuse non provengono da un pazzo visionario ma da chi - nella migliore tradizione totalitaria - scientificamente usa anche l'arma della demonizzazione dell'avversario per acquisire consensi;
• La piacevole sensazione, anche in chi (come nel sottoscritto), questa convinzione era assai sopita, che l'individuo non è lasciato solo ad affrontare tempi assai duri; che ancora la parte di società più sensibile ai valori della democrazia e della solidarietà, può ritrovarsi in una casa comune.

Risolutiva anche?
Solo una mente vacillante potrebbe pensare questo. L'avversario è agguerritissimo e può spavaldamente vantare un'ampia investitura popolare (anche se mi auguro che qualcuno cominci a sentire un certo bruciore nelle parti basse).
L'avversario – piange il cuore a dover usare questo termine per indicare il governo di un Paese – ha compiuto una vera scelta di campo ed ha stretto alleanze d'acciaio contro la parte numericamente preponderante dei cittadini.
In siffatte condizioni, ove il buon senso lascia il posto all'arroganza, l'orgoglio nazionale diventa la supremazia del re, la politica si confonde con gli interessi di parte, l'opposizione è protervamente vilipesa e la bontà del provvedimento è commisurata al gradimento della borsa, ogni spazio è precluso alla trattativa ed alla dialettica parlamentare. Ben venga, allora, lo sciopero generale, ben venga la lotta – civile e democratica – così bene iniziata.

 

ID 45, ut 1, pubblicato il 25/03/2002