Bono vox: meno carità e più giustizia

Verona
l'impegno di Bono contro il debito, la fame e la povertà è encomiabile, ma forse un pò ingenuo. A stare sempre fra i potenti rischia di fare la figura del cantastorie o del giullare di corte, buono per fare un pò di pubblicità, qualche grande proclama, quattro soldi per mettersi a posto le coscienze e poi tutto resta uguale...

Luca Salvi

In Africa l'Aids uccide due milioni di persone ogni anno. Muoiono perché le vittime non possono pagare i prezzi esorbitanti dei farmaci anti-Aids prodotti da poche multinazionali e il Global Fund creato per finanziare interventi contro AIDS, tubercolosi e malaria riceve
finanziamenti insufficienti dai Governi (le priorità,si sa, sono ben altre) e spesso anche i finanziamenti pubblici si perdono fra sprechi, corruzione e i lauti stipendi dei burocrati. E allora che fare, di fronte all'immobilità o agli sprechi degli stati ? Al Forum economico di Davos Bono, Armani, Gap e altri grandi "firme" hanno promosso il marchio «etico»: parte dei profitti legati alle vendite
di prodotti contraddistinti da un marchio rosso serviranno a guarire i poveri da Aids, tubercolosi e malaria. Se poi non sarà così, pazienza, tanta pubblicità e il patentino etico avrà fatto comunque salire le vendite. Ma la salute è un bene pubblico e non può essere affidata al Mercato. Il Mercato è il problema, non la soluzione.
Basterebbe più giustizia, basterebbe smettere di sfruttare i lavoratori del sud del mondo e concedere il diritto di accesso ai farmaci essenziali. Bono è sicuramente animato da nobili scopi e il suo impegno contro la povertà e contro il debito è encomiabile, ma forse anche un pò ingenuo: dovrebbe chiedersi perchè i potenti sono sempre così felici di riceverlo e di fare grandi promesse regolarmente disattese. La Povertà passerà alla storia non con la
carità ma con la giustizia!

 

ID 455, ut 57, pubblicato il 01/02/2006