Lettera aperta al sindaco di Verona in occasione della Manifestazione S.I.N.D.A.C.O.

Verona

Fernando Da Re

Egr. Sig. Sindaco, L’occasione di S.I.N.D.A.C.O. manifestazione organizzata dagli Amici della Bicicletta di Verona, mi permette, pur nella casualità di una lettura, di rinnovare lo scambio di opinione che altrimenti non avrei con la parte politica della città. Il primo intervento, su questo sito del 2005, rivelava la mia amarezza descrivendo situazioni ed emozioni legate all’illecito uso dei numerosi decimetri di pista ciclabile a disposizione, mal progettati e male utilizzati, in cui l’illegale percorrenza di altri veicoli, non viene prevenuto, gestito, ostacolato. Uno scoraggiante comportamento che ha portato al pettine nuovo, nodi vecchi, mettendo sotto accusa Giunta, Polizia Municipale, Amia sordi non solo alla voce grossa di utenti e associazioni, ma anche alle relazioni intriganti del Difensore Civico. Mi permetta allora, signor Sindaco, una riflessione anche quest’anno. Nel presentare Mantova, città al primo posto nella graduatoria ambientale delle statistiche di Legambiente 2005, il “sole 24 ore” presenta una fotografia con pista ciclabile in primo piano; sullo sfondo si intuisce una piacevole e serena città con i suoi monumenti pronta all’accoglienza. “Puntiamo sulla realizzazione di un anello di piste ciclabili intorno al centro” dice il sindaco. Le parole dette ieri sono diventate fatti oggi. Facile intuire che le parole dette oggi diventeranno fatti domani. Nel presentare Verona, lo stesso giornale, del quale nessuno può contestarne la serietà, dice:“ Verona ha il vizio di occultare: ha dimenticato il suo fiume maestoso, ha dimenticato le sue mura antichissime che potrebbero essere quasi più belle e visibili di quelle di Ferrara o Lucca e invece sono luoghi d’incontro dei devianti.” Aggiunge una considerazione (non del sindaco) ma di Nicolò Rizzato – primario di neurologia dell’ospedale Borgo Roma - che si dichiara “innamorato pazzo” di questa città: “ Verona ha dimenticato persino le piste ciclabili di cui si dibatteva nei lontani anni ’70 ma che ancora non si vedono”. Io nel ’70 avevo la bici ma non mi interessavo di mobilità sostenibile. Non ricordo se quello fosse già il tempo di progettare. So che ora è tempo di piangere, perché mi rattrista leggere una considerazione come questa su una città, la mia, la Sua, la nostra, di tutti perché Patrimonio dell’Umanità. E penso...se allora c’erano già le condizioni culturali e politiche per studiare e procedere, perché ora si è persa questa capacità pur nella spontanea maturazione sociale del problema? Perché la lungimiranza di precedenti padri politici è assente o tardiva nelle menti dei figli di detti padri? Le parole resteranno parole? Signor Sindaco, vorrei nel 2007 parlare di fatti e parlarne bene. Nel frattempo: Salvi Il Naturale Diritto Alla Ciclabilità Oppressa. E accetti i miei cordiali saluti. Fernando Da Re www.ciaobici.it

 

ID 478, ut 1, pubblicato il 14/03/2006