26 marzo 2006
Il fascino della pianura veronese

Amici della bicicletta







descrizione itinerario

Dopo la visita guidata al centro della città di Legnago (descrizione a parte), le indicazioni del percorso sono subito visibili percorrendo il fiume Bussè sul lato sinistro. La pista ciclabile che si percorre, nuova nella sua ideazione e ben costruita, conduce verso Vangadizza. Lo sguardo non viene più ostacolato da costruzioni, ma riposa nell’osservazione di alberi, campi, del lato sinistro del fiume che scorre lento. Uniformandosi alla sua corrente senza il traffico, l’itinerario permette di rilassare lo sguardo nell’osservare gli spazi dei campi, nei filari di alberi, nel corso di fossati.
Dopo 6 km, in località Rosta, per strada secondaria si raggiunge Aselogna, (proseguendo la ciclabile del Bussè in direzione Torretta si entra nel comprensorio delle Valli Grandi Veronesi) che nelle antiche mappe esisteva già la sua posizione, rilevata per effetto di un “palazzetto” esistente prima del ‘500 appartenuto a famiglie nobili dei Monselice e dei Widman. Entrando nell’area del Palazzetto di Aselogna appartenuto in età moderna allo studioso e paleontologo Stefano De Stefani, che contribuì con il figlio Lamberto al definitivo restauro e conservazione. (Recentemente un incendio l’ha precipitato nell’alto medioevo quando le orde barbariche crudeli ed ignoranti rovinavano costantemente i tesori certificando che le orde purtroppo esistono ancora).
La strada che porta verso Casaleone ( Comune Amico del turismo itinerante) mette in mostra la campagna ordinata, pronta per le semine in primavera e ricca di colture nelle altri stagioni, nella quale è facile intravedere specie di uccelli che vivono preferibilmente nella vicina Oasi acquatica del “Brusà”. (descrizione)
Passando davanti alla corte Rovagnana ( se si ha tempo si raggiunga anche la Rangona e la Borghesana a Sustinenza) si resta stupiti da ciò che era la la casa “dei siori” in tempi passati, la corte padronale dove una comunità era al servizio dell’impresa agraria cioè del latifondo. Vecchi attrezzi ancora in mostra un po’ in tutte le corti che si incontrano, restano a simbolo di una radicale ma recente rivoluzione tecnologica.
Dopo Venera, per via Faval verso Asparetto, si intravede la Corte Faval già appartenuta ai Canossa nella quale fa bella vista naturalmente una cappella oratorio.
Progressivamente si percepisce che la ricchezza della zona non è più solo agricola, ma diventa artigianale, industriale legata alla lavorazione del legno, e del mobile. Di questo passaggio si notano i diversi elementi: urbanizzazione, capannoni, infrastrutture del territorio e nessuna critica deve essere rivolta verso una agricoltura attiva, moderna e ordinata (anche se moderno non va spesso d’accordo con ecologico). L’incontro con l’antica pieve di San Giovanni Battista al km. 30 vale il viaggio che stiamo percorrendo. Da lontano, improvvisamente in mezzo alla campagna, s’erge il complesso architettonico della pieve, tra filari di pioppe cipresse (fortunatamente preservato da eccessive costruzioni intorno), creando una “ piazza” verde, ristrutturata in occasione del Giubileo del nuovo millennio (vedi descrizione a parte).
Raggiungiamo Bovolone, visitiamo l’oasi del parco del fiume Menago, quasi un “museo all’aperto” per conoscere flora e fauna della Bassa e delle zone umide.
L’itinerario percorre successivamente strade secondarie per Tarmassia, Caselle, Buttapietra, riconsegnandoci ancora un territorio agricolo con qualche sorpresa. Da coltivazioni estese di mais, grano, tabacco si trasforma in colture più ristrette riservate a frutteto, ad orticoltura spesso protetta, ad attività floro-vivaistica. Con qualche eccezione ancora in località Caselle di Isola della Scala (incontro con l’itinerario cicloturistico strada del riso vialone nano) e Feniletto dove antiche corti, attorniate da innumerevoli ettari conservano l’idea di un mondo legato all’ antico latifondo. Oramai si vede che la città si avvicina, le colline e le montagne l’abbracciano. Eppure ancora lo sguardo e la mente si rilassano nell’incontro con i laghetti in località Trinità: vere oasi di pace per pescatori sportivi. Occasione per una sosta e ristoro per molti.
Qualche pedalata ancora e la città è alle porte. Un incontro piacevole dopo i 65 km percorsi.
Ai più non sarà sfuggito la quasi intatta ampiezza degli orizzonti, anche se turbata da modernismi edilizi, la fortunata resistenza di alcune tradizioni, la vitalità di un largo tessuto agricolo: componenti da rispettare e salvaguardare per avere modo di tuffarsi periodicamente ancora in futuro nel fascino della pianura e nella suggestione del paesaggio delle “Basse”


Accompagnatori: Fernando Da Re, Giuseppe Merlin, Alberto Bottacini. L’itinerario sopradescritto presenta la novità di essere completamente segnalato con adesivi e cartelli che riportano l’indicazione “Verona-Legnago” e percorribile in ogni stagione

 

ID 479, ut 1, pubblicato il 14/03/2006