Visita al campo profughi MsF a Verona il 22 Aprile 2006

Verona

Fernando da Re




Il profugo quando arriva al campo ha bisogno di tutto.
Si disseta, si lava, mangia. I primi soccorsi sono acqua, cibo ipercalorico di facile digeribilità, medicine e cure, servizi igienici. E poi un riparo e il fuoco per fare famiglia. E i bambini, sopravvissuti, perso il sorriso, devono continuare a giocare per sopravvivere. Devono dimenticare giocando. E’ così che nascono quei giocattolin,i che mani affaticate di genitori o abili dei volontari, realizzano utilizzando gli scarti di latta, di filo di ferro, di legno, di gomma. Rappresentano cose che i bimbi vedono utilizzare dagli adulti ( spesso sono camion e macchine di vario tipo), a volte, poche volte, sono sogni. Uno di questi e la bicicletta, giocattolino in filo di ferro, minuta e perfetta nei particolari, funzionante nei movimenti. Questo modo di divertirsi pedalando, con il sorriso (quello che ora non hanno più), nei campi profughi è un sogno. Non più liberi nel cortile del loro villaggio, ma costretti nel poco spazio obbligato e condiviso. Una bici, quella del papà, sulla quale ci si dondolava cercando di esercitare il proprio equilibrio, quella bici che portava la tanica d’acqua dal pozzo lontano o il fascio d’erbe dall’arido orto, lasciata di fretta, come tutto il resto, per scappare, diventa sogno nella realtà del giochino improvvisato.
Il profugo, vagabondo, obbligato a non tornare più, scappa e morirebbe se altri, per sostenerlo, non lo fermassero. Medici senza Frontiere lo cercano, lo fermano, lo risanano nel corpo e nella mente. E per far riconoscere una dignità anche a chi scappa, MsF ha allestito un campo profughi nella città di Verona. Perché anche noi, profughi, non possiamo più scappare dopo aver conosciuto il movimento. Fermarci piuttosto, incoraggiandolo e sostenendolo. Al di là dei denari essi cercano menti sulle quali costruire un nuovo mondo quello dell’accoglienza, della solidarietà, della di pace possibile.

La bicicletta, giocattolo questa volta, mi fatto nuovamente riflettere.

 

ID 497, ut 1, pubblicato il 24/04/2006