INDULTO O INCIUCIO?

La sinistra e l'indulto: inciucio d'estate

Fa caldo. Molti italiani sono già al mare, e altri lo saranno nelle prossime settimane. Chi è rimasto in città controlla con voluttà lo stato di maschere e pinne, pregustando meravigliosi bagni e immersioni.Nel frattempo, come ladruncoli estivi che aspettano agosto per svaligiare le nostre case, i nostri cari politici ci stanno preparando il colpo gobbo: nel calendario dei lavori parlamentari le settimane a cavallo fra luglio e agosto sono destinate a far passare l’indulto, ossia un cospicuo sconto di pena per chi ha subito condanne penali [Luca Ricolfi, La Stampa web].


Di per sé l’indulto non è un colpo gobbo. Si può ricordare che fu papa Wojtyla, nella sua storica visita di quattro anni fa al Parlamento, a invocare un gesto di clemenza per i detenuti. Si può osservare che le nostre carceri straboccano, con oltre 60 mila detenuti a fronte di 45 mila posti. E si può anche aggiungere, per chi ha votato a sinistra, che dopotutto un atto di clemenza verso i detenuti era nel programma dell’Unione. Simmetricamente si può obiettare che l’indulto non alleggerisce il lavoro dei magistrati, e che è ben strano un Paese in cui, anziché costruire nuove carceri o provare a ridurre il crimine, si preferisce adeguare le pene ai posti letto. Ma tant’è, su queste materie ognuno ha le sue opinioni, ed è giusto che sia così, perché ci sono buone ragioni a favore dell’indulto come ce ne sono contro. Dove sta il colpo gobbo? Il colpo gobbo sta nella scelta dei reati da escludere dall’indulto: il testo che il Parlamento si appresta a votare esclude solo i reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale, pedo-pornografia. Rientrano invece nell’atto di clemenza i peggiori crimini tipicamente commessi dal ceto politico, dagli amministratori pubblici, e più in generale dalla classe dirigente del Paese: corruzione, concussione, peculato, falso in bilancio, frode fiscale, aggiotaggio, appropriazione indebita, tanto per ricordarne alcuni. Si noti che, pur essendo molte le persone condannate per questi reati, pochissime sono rinchiuse in carcere, perché la maggior parte si avvale di pene alternative (arresti domiciliari, affidamento ai servizi sociali). Dunque l’effetto di riduzione della popolazione carceraria è del tutto trascurabile.Perché dunque includere reati così odiosi, così gravi, ma soprattutto così dannosi per il buon funzionamento delle istituzioni? Qui non stiamo parlando di poveracci che rubano una mela, di ragazzi di strada che vivono di espedienti, di tossicodipendenti che hanno commesso reati per procurarsi la dose quotidiana. E nemmeno di immigrati clandestini più o meno colpevolmente coinvolti in attività illegali. No, qui stiamo parlando di molte decine di parlamentari, come Barbacetto, Gomez e Travaglio hanno ripetutamente documentato. Stiamo parlando di un numero imprecisato, ma sicuramente molto alto, di politici locali, di amministratori, di finanzieri - spesso recidivi - che in questi anni hanno dato una mano a sfasciare l’Italia. Perché l’indulto, dunque? In attesa che gli onorevoli parlamentari ci diano una risposta, mi permetto di avanzare un paio di ipotesi. La prima è che il ceto politico sappia perfettamente quanto il proprio tasso di criminalità sia elevato, e che pensi - con l’indulto esteso - di togliere innanzitutto a sé stesso un bel po’ di castagne dal fuoco. L’impatto dell’inclusione dei reati della classe dirigente, infatti, è minimo sull’affollamento delle carceri, ma è notevole sul grado di impunità della classe dirigente stessa. La seconda ipotesi non riguarda il ceto politico nel suo insieme, ma i politici di sinistra. Per far passare l’indulto occorre una maggioranza dei due terzi; Lega e Italia dei valori sono contrarie, An è incerta; dunque i voti di Forza Italia sono essenziali. Può darsi che il centro-sinistra, che tiene moltissimo a far passare l’indulto, abbia subito un aut aut di Forza Italia: o includete i reati che a noi più interessano, oppure non vi diamo i nostri voti. Se è così vorrei dire all’Unione che, come cittadini, è su altre cose che ci aspettiamo che destra e sinistra trovino un ragionevole accordo. Sulle pensioni, sulla sanità, sul mercato del lavoro, sull’evasione fiscale, sulle liberalizzazioni non è impossibile individuare le cose che andrebbero fatte comunque, non perché sono di destra o di sinistra, ma semplicemente perché servono al Paese. Ma il resto no. Il resto si chiama «inciucio». Una parola bruttissima, ma che in questo caso evoca esattamente il senso di quel che ci attende. 21/7/2006 Tratto da: http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=1371&tp=C

 

ID 534, ut 1, pubblicato il 29/07/2006