Johannesburg. Le conclusioni del summit della Terra

IL PIANO D'AZIONE, PRINCIPI E OBIETTIVI

Il Piano d'azione, uno dei due documenti finali del vertice della Terra di Johannesburg, in cui sono indicati scadenze e obiettivi da raggiungere, e' composto da 10 capitoli e da 148 paragrafi, per circa 70 pagine complessive.
PRINCIPI - Il Piano riafferma due principi contenuti nella Dichiarazione di Rio: quello dell' ''Approccio di precauzione'' - che invita i paesi ad agire per la protezione dell'ambiente anche quando le conseguenze di una assenza di iniziative non siano provate scientificamente - e quello delle ''responsabilita' comuni ma differenziate fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo''.
Obiettivi e scadenze
DIRITTI UMANI: promuovere l'accesso delle donne ai processi decisionali; eliminazione del lavoro minorile.
LOTTA ALLA POVERTA': dimezzare entro il 2015 il numero delle persone con reddito giornaliero inferiore ad un dollaro Usa.
SALUTE: promuovere la diffusione e l'accesso ai servizi di assistenza sanitaria di base; ridurre di 3/4 la mortalita' da parto entro il 2015; ridurre del 25%, entro il 2005 nei paesi maggiormente colpiti ed entro il 2010 globalmente, i malati di Aids di eta' compresa tra i 15 e i 24 anni; eliminare il piombo dalle benzine e dalle vernici.
ACQUA POTABILE: dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che non vi hanno accesso.
SOSTANZE CHIMICHE: impegno a far entrare in vigore entro il 2004 la Convenzione Onu per l'eliminazione dei pesticidi.
BIODIVERSITA': ridurre significativamente entro il 2010 la perdita' di biodiversita'.
OCEANI E PESCA: promozione della pesca sostenibile e avvio dal 2004 di un regolare monitoraggio dell'ambiente marino.
ENERGIA: aumentare significativamente la quota di energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili; promuovere le tecnologie a basso impatto ambientale; eliminare progressivamente i sussidi ai combustibili fossili.
CLIMA: conferma degli obiettivi della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, e in particolare sulla stabilizzazione della concentrazione in atmosfera di anidride carbonica e degli altri gas-serra; appello per la ratifica in tempi brevi del Protocollo di Kyoto.
FINANZIAMENTI: Istituzione di un FONDO MONDIALE PER LA SOLIDARIETA'. - Conferma degli obiettivi sull'Aiuto pubblico allo sviluppo concordati a MONTERREY.
RIDUZIONE DEL DEBITO DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO: attraverso la cancellazione e il rafforzamento delle iniziative a favore dei paesi fortemente indevbitati.
COMMERCIO: Avvio della RIFORMA DEL SISTEMA DEI SUSSIDI al commercio internazionale, a partire dai prodotti che non favoriscono lo sviluppo sostenibile.
GOVERNANCE: Assicurare la promozione della TRASPARENZA e dell'efficienza delle forme di gestione delle risorse, anche attraverso l'E-government.
PARTNERSHIP: Sono indicati 562 progetti in partnership tra soggetti pubblici, privati, organizzazioni non governative (ong) e societa' civile indirizzati ai paesi poveri e in via di sviluppo, in 12 diverse aree. Per avviarli, i governi e le istituzioni pubbliche metteranno a disposizione 1,5 miliardi di euro. (ANSA)

LA CARTA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Con l'approvazione della Carta dello sviluppo sostenibile si e' concluso il summit della Terra di Johannesburg. Ecco i punti principali in cui si articola la Dichiarazione politica, dove i 191 Paesi partecipanti si impegnano ''ad agire insieme, uniti dalla comune determinazione a salvare il nostro pianeta, a promuovere lo sviluppo umano e a conseguire la pace e la prosperita' universali''.
L'UMANITA' E' AD UN BIVIO ''Riconoscendo che l'umanita' e' giunta ad un bivio cruciale - si afferma al termine della premessa -, ci siamo riuniti per cercare di dare una positiva risposta alla necessita' di produrre un piano pratico e visibile che porti allo sviluppo umano e allo sradicamento della poverta' ''. Ricordando il cammino percorso nei vertici di Stoccolma, Rio de Janeiro, Monterrey e Doha, nella Carta si afferma che ''Johannesburg ha confermato che progressi significativi sono stati compiuti nel raggiungere un consenso globale ed una partecipazione di tutti i popoli del pianeta''.
I PRINCIPI Nella Carta si riafferma il ruolo indispensabile della democrazia e dello stato di diritto per la tutela della dignita' umana e delle liberta' fondamentali, ma si sottolinea anche l'importanza di preservare le diversita' culturali e si riafferma il ''principio delle responsabilita' comuni ma differenziate'' fra paesi industrializzati e paesi che non lo sono ancora, sottolineando che il progresso socio-economico e' una componente essenziale dello sviluppo sostenibile.
GLI IMPEGNI I Paesi firmatari si impegnano a contrastare il degrado ambientale, l'inquinamento, la desertificazione, l'eccessivo sfruttamento dei mari e degli oceani; a limitare i processi di cambiamento del clima; a preservare l'ecosistema planetario, con particolare riguardo alla bio-diversita'; a combattere la poverta' e a ridurre le ineguaglianze sociali ed economiche tra gli stati. Viene riconosciuto il ruolo fondamentale dell'acqua come risorsa indispensabile per lo sviluppo dei paesi piu' arretrati.
LE RACCOMANDAZIONI Al fine di promuovere la crescita economica e civile dei popoli in armonia con la protezione dell'ambiente, il Documento finale di Johannesburg elenca una serie di raccomandazioni riguardanti: il miglioramento della diffusione e dell'accesso ai servizi di assistenza sanitaria di base; l'accesso delle donne ai processi decisionali; la progressiva eliminazione del lavoro minorile; l'avvio di progetti in cooperazione tra pubblico e privato; l'incremento delle alleanze e dei raggruppamenti regionali, come la Partnership per l'Africa (NEPAD); il sostegno al trasferimento delle tecnologie ai paesi piu' poveri e la riduzione del loro debito estero; la garanzia di un commercio internazionale piu' equo e la necessita' di dare seguito agli accordi internazionali finora sottoscritti in materia di energia.
COLMARE IL FOSSATO FRA RICCHI E POVERI ''Il profondo fossato che divide la societa' fra ricchi e poveri, e che non cessa di approfondirsi fra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo - sottolinea la Carta di Johannesburg - rappresenta la piu' grande minaccia alla prosperita', alla sicurezza e alla stabilita' mondiale''. (ANSA)

CALA SIPARIO, TRA COMPROMESSO E DELUSIONE

Aspettative troppo alte, ingenerano delusione. Sembra una massima buddista, ma e' solo il risultato dei dieci giorni di confronto e trattative tra 190 paesi del mondo al Vertice della terra, che si e' concluso stasera a Johannesburg e che probabilmente segnera' la fine dei summit con dimensioni da mammut. Kofi Annan, segretario generale dell'Onu, non si faceva troppe illusioni: ''Dobbiamo stare attenti a non aspettarci che conferenze come queste possano fare miracoli. Questo e' solo l' inizio, ma e' un inizio imporante'', ha detto, riconoscendo che ''non tutto quanto volevamo e' stato ottenuto''. Il compromesso e' stato il filo conduttore di questi dieci giorni. Dal Summit sono usciti due documenti distinti: una dichiarazione politica, che riafferma solennemente l'impegno dei Grandi della terra per uno sviluppo sostenibile; un Piano di azione, che fissa le cose da fare per dare concretezza a questo impegno.
DIALOGO TRA SORDI
I testi definitivi di entrambi i documenti risultano molto annacquati rispetto alle formulazioni originarie. ''Il vertice di Johannesburg ha mancato di impegno e di audacia'', ha denunciato il presidente venezuelano Hugo Chavez, il cui paese presiede il gruppo dei paesi in via di sviluppo (G77). ''Noi passiano da un vertice all'altro, mentre la nostra gente passa da un abisso all'altro. Sembra un dialogo tra sordi''. Romano Prodi, presidente della Commissione europea, non e' stato drastico: ''Il risultato del vertice e' positivo, anche se non e' quello che ci si poteva aspettare'', ha detto. L'Unione europea non e' riuscita ad imporre una data precisa per l'aumento dell'energia pulita sul totale dell'offerta. Aveva proposto il 15% in piu' entro il 2010, ma Stati Uniti, Giappone e i paesi produttori di petrolio hanno fatto blocco, impedendo qualsiasi passo avanti. L'Ue si e' consolata con l'annuncio della Russia a favore della ratifica del Protocollo di Kyoto, che consente di rendere operativo il 'patto' contro i gas ad effetto serra, firmato nel 1997. In compenso, pero', nella dichiarazione politica e' scomparso ogni riferimento al Protocollo di Kyoto: colpa (o merito), ancora una volta, dell' ostruzionismo americano. Il segretario di Stato Usa Colin Powell (fischiato durante il suo discorso) ha parlato di un risultato positivo. Ma ha ribadito la filosofia americana: ''Il Piano e' una buona cosa, ma le azioni sono meglio''. Gli americani si sono opposti a indicare obiettivi stringenti sui vari capitoli, spingendo piuttosto per favorire le partnership, cioe' la cooperazione tra pubblico e privato per portare avanti una miriade di progetti. Un'impostazione che si e' incontrata con la presenza a questo summit di molte imprese, che si sono proposte come partner per le strategie di sviluppo sostenibile. La dichiarazione finale le impegna a rafforzare la loro responsabilita' sociale e ambientale. Ma la formulazione - hanno accusato ambientalisti e Ong - e' troppo debole. E dal testo originario e' scomparsa anche la necessita' di sottoporre le partnership (all'Onu ne sono gia' arrivate 562) al monitoraggio delle Nazioni Unite.
POCO AMBIENTE L'ambiente e' stato il parente povero di questo Summit. La protezione degli ambienti marini e' l'unica novita' uscita da Johannesburg. L'attenzione si e' concentrata di piu' sul commercio. Ma anche qui senza passi in avanti. L'Unione europea ha confermato gli impegni a ridurre i sussidi all'agricoltura, ma rinviando il tutto all'agenda dei negoziati per la liberalizzazione del commercio mondiale, definita nel novembre scorso a Doha (Qatar). Gli Usa sono stati ancora piu' generici. E anche per gli aiuti allo sviluppo non si e' andati oltre a quanto gia' concordato alla Conferenza di Monterrey. La Ue portera' gli aiuti dallo 0,33% del Pil allo 0,39% entro il 2006. Gli Usa, fanalino di coda dei donatori internazionali con lo 0,11%, si sono impegnati a cercare fondi per aumentare i loro contributi di 5 miliardi di dollari l'anno per i prossimi tre anni. ''Non e'abbastanza, bisogna fare di piu''', ha commentato Prodi. ''Le divisioni tra nord e sud aumentano. Ho avvertito un grande malessere. Dobbiamo agire e in fretta. Oggi l'ho detto a Powell: bisogna cambiare la vecchia impostazione 'commercio e non aiuti' con una nuova impostazione: 'commercio e aiuti'''. (ANSA)

DA NAZIONI UE CONTRIBUTI VOLONTARI A FONDO GEF

Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Svezia e Regno Unito verseranno contributi volontari addizionali per una cifra totale di 80 milioni di dollari al Global Environment Facility, il Fondo varato nel 1991 con lo scopo di avviare azioni di difesa contro i cambiamenti climatici e la perdita delle biodiversita'. Lo scorso 7 agosto era stato deciso il terzo rifinanziamento del Fondo per un valore di 2,92 miliardi di dollari, la cifra piu' alta mai stanziata dai Paesi ricchi, inferiore, comunque, alle aspettative dell'Unione Europea. (ASCA)

PRODI,CRITICHE ONG SPRONE PER ANDARE OLTRE

Le critiche delle organizzazioni non governative (Ong), che hanno simbolicamente abbandonato il summit sulla terra perche' deluse dai risultati, ''saranno prese seriamente in considerazione dall'Unione europea, che ne fara' uno sprone per andare oltre quanto ottenuto a Johannesburg'''. E' l'impegno del presidente della Commissione Ue Romano Prodi. ''Il bilancio complessivo del summit per noi e' positivo dal punto di vista politico'', ha detto Prodi in un incontro stampa, in cui ha tratto un primo bilancio. ''Ora l'Europa ha una responsabilita' per il futuro, per trasformare quanto si e' deciso in azioni''. Per Prodi, il vertice di Johannesburg si colloca in una linea di continuita' su quanto deciso nella Conferenza di Monterrey sugli aiuti allo sviluppo (''siamo riusciti a frenare la discesa tragica degli aiuti'') e di quanto deciso a Doha, per l'avvio del secondo round negoziale per la liberalizzazione del commercio. A Doha, la Ue si e' impegnata per una riduzione sostanziale dei sussidi all'agricoltura e delle barriere doganali, che impediscono ai prodotti dei paesi in via di sviluppo di allargare i propri mercati. ''Rispetteremo questi impegni, ma non ci limiteremo a questo perche' siamo convinti - ha spiegato - che il commercio e gli investimenti da soli non bastano. Ci vogliono scuole e infrastrutture e aiuti. Ci siamo battuti a Johannesburg per questa correzione mentale: perche' il commercio da solo non basta''. Il patto nord-sud per Prodi deve marciare su tre pilastri: gli aiuti, il commercio, lo sviluppo. (ANSA)

MATTEOLI, BUON PUNTO DI MEDIAZIONE

L' accordo trovato a Johannesburg e' un punto di mediazione a livello sufficientemente alto. Lo ha detto il ministro dell' Ambiente, Altero Matteoli, commentando il risultato del summit sullo sviluppo sostenibile. ''Sul controverso punto dei servizi sanitari, che ha provocato un allungamento delle trattative - ha spiegato Matteoli - la soluzione di mediazione trovata e' soddisfacente per l' Italia''. Il ministro respinge poi i giudizi critici degli ambientalisti sui risultati del vertice. ''Gli ambientalisti non saranno mai contenti - ha sostenuto - ma gli uomini politici devono trovare soluzioni. Queste conferenze non sono circoli culturali dove seminare incertezza''. Per come si erano messe le cose nelle scorse settimane, ha aggiunto, ''Johannesburg ha riconfermato che i problemi ambientali si affrontano tutti insieme, al di la' degli egoismi di ognuno''. (ANSA)

WWF: IL VERTICE HA FALLITO DRAMMATICAMENTE

Il WWF è deluso dei contenuti del Piano d'Azione del Summit di Johannesburg al punto da ribattezzare questo appuntamento come il "Summit mondiale degli accordi vergognosi". A parte qualche risultato positivo, nel suo complesso dal Summit non sono scaturiti quegli impegni che il WWF, insieme ad altre associazioni, riteneva necessari per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Negli ultimi giorni del Summit i leader mondiali hanno "riempito" i loro discorsi di sviluppo sostenibile, elargendo promesse di accordi unilaterali e elargizione di fondi. Ma questo non ha fatto altro che sottolineare ancor di più il fallimento del Piano di Azione nell'indicare una strada precisa per il raggiungimento della sostenibilità dello sviluppo. "Inoltre, di questi risultati, non ne potranno beneficiare a lungo termine né i paesi che hanno tentato di 'salvare' l'esito del Summit ne' quelli che hanno lasciato che le cose andassero in questo modo senza fare nulla - ha dichiarato Claude Martin, Direttore generale del WWF Internazionale - A parte qualche indicazione su come proteggere gli oceani e gli stock di pesce ed i provvedimenti sulla sanità, il Summit non avrà alcun efficacia per aiutare a ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta. Sebbene alcuni paesi vogliano impegnarsi per salvare l'ambiente, i 'testi' che escono dal Summit sono un 'gioco al ribasso'". Il Piano d'Azione non contiene, in modo evidente, obiettivi chiari e scadenze su diversi temi cruciali: ha fallito nell'assicurare alle popolazioni l'accesso all'energia pulita; promette l'accesso all'acqua potabile per i poveri, ma poi non protegge gli ambienti da cui l'acqua proviene, come i fiumi; ha fallito nel confermare la supremazia dei bisogni dei poveri e dell'ambiente sull'agenda del libero commercio ed è più debole, rispetto ad accordi precedenti, sul controllo delle sostanze chimiche che minacciano la natura e la nostra salute". Tra i pochi elementi positivi del Summit c'è l'annuncio, da parte del Governo Brasiliano, del Global Environmental Facility (GEF), di Banca Mondiale e WWF della creazione del più grande piano di protezione delle foreste tropicali.. Il Programma per l'Area Regionale Protetta Amazzonica (ARPA) assicura la tutela di 500.000 chilometri quadrati (il triplo di quanto è fino ad oggi protetto), una regione pari a due volte la Gran Bretagna. "A questo punto lavoreremo insieme a coloro che condividono i nostri timori per elaborare programmi di sviluppo sostenibile e promuovere soluzioni e alleanze politiche che possano mitigare i difetti dell'attuale sistema di accordi multilaterali " ha concluso Claude Martin. Il discorso di Martin, l’unico rappresentante delle ONG (organizzazioni non governative) ad avere l’opportunità di rivolgersi direttamente ai Capi di Stato e di Governo, il 3 settembre è all’indirizzo http://www.wwf.it/news/492002_946.asp (wwf.it)

LEGAMBIENTE: "BUY BUY JOHANNESBURG"

"E' il saluto piu' adatto per questo Summit le cui conclusioni segnano un passo indietro rispetto a Rio de Janeiro e che ha visto prevalere il 'potere d'acquisto' dei grandi potentati economici, dagli Stati Uniti ai Paesi produttori di petrolio, sugli interessi generali dell'umanita'". Legambiente commenta cosi' l'esito finale del World Summit on Sustainable Development: "Nel Piano d'azione – ha detto il portavoce di Legambiente Roberto Della Seta – non ci sono ne' target ne' scadenze temporali. Non ci sono sull'energia, sugli aiuti allo sviluppo, sulla cancellazione del debito, sui sussidi all'agricoltura in Occidente. E non c'e' nemmeno il principio che il Wto rispetti gli accordi ambientali e sociali multilaterali. Questo risultato quasi fallimentare e' il frutto dell'atteggiamento ostruzionistico statunitense e anche di parte del G77, in particolare dei produttori di petrolio". Di fronte a tale gravissima empasse, Legambiente attribuisce tanto piu' valore all'annuncio del si' della Russia a Kyoto: "La ratifica da parte russa – ha affermato Della Seta – va ascritta alla coerenza dell'Unione europea e anche di molti governi europei. L'imminente entrata in vigore del Protocollo rompe il fronte dell'egoismo dei Paesi ricchi, e puo' fare dell'Europa il capofila di una visione piu' avanzata e lungimirante dei problemi globali. Noi faremo ogni sforzo perche' questa nuova visione si concretizzi, e fin d'ora indichiamo alcuni obiettivi per i quali ci batteremo in Italia: 0,7% del Pil dei Paesi ricchi destinato agli aiuti allo sviluppo, riduzione del 6,5% delle emissioni dannose per il clima (enetro il 2012 e rispetto ai livelli del '90), almeno il 10% di energia ricavato dalle vere rinnovabili (solare, eolico, geotermico, piccolo idroelettrico) entro il 2010, niente Ogm in agricoltura". Infine, Legambiente esprime un giudizio critico sul discorso a Johannesburg di Berlusconi: "E' stato il solo leader europeo – rimarca Legambiente - a non difendere il Protocollo di Kyoto e, per il resto, non ha preso alcun impegno sui ritardi accumulati dall'Italia negli aiuti allo sviluppo (siamo con gli Usa agli ultimi due posti tra le nazioni Ocse) e nella riduzione dei gas serra, che dal '90 a oggi sono addirittura aumentati". (legambiente.com)

RIO MENO DIECI: L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEI GOVERNI NEL CONFRONTARSI CON I PROBLEMI DELLA TERRA

Alla conclusione del vertice della terra di Johannesburg, solo degli sfrenati ottimisti o dei bugiardi di professione potrebbero azzardarsi a vendere all’opinione pubblica mondiale i suoi risultati come dei concreti passi avanti per la salvaguardia del pianeta e per uno sviluppo veramente sostenibile . Il vertice non è riuscito a precisare un impegno internazionale vincolante per promuovere le energie rinnovabili, stabilire la supremazia degli accordi multilaterali per l'ambiente sulle politiche commerciali, avanzare un quadro legislativo multilaterale per controllare le attività delle grandi compagnie e generare risorse finanziarie addizionali per lo sviluppo dei paesi poveri e la cancellazione dei loro debiti. "Dubito fortemente che i pochi impegni concreti sottoscritti dai capi di stato e di governo qua a Johannesburg riescano almeno a controbilanciare le emissioni di gas di serra, il consumo di acqua e la produzione di rifiuti prodotti dal vertice stesso" ˜ "Chi di noi nutriva qualche speranza che l'evidenza scientifica ed empirica raccolta nel decennio passato avrebbe generato la volontà politica di affrontare seriamente i problemi chiave per uno sviluppo sostenibile è rimasto deluso", ha detto Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca Mondiale . "Molti di questi problemi erano già inseriti nelle conclusioni del vertice di Rio di dieci anni fa. Invece di avanzare soluzioni su questa base, la società civile si trova qui a difendere quello che i governi hanno sottoscritto un decennio fa e di cui ora non ne vogliano più sapere" afferma Tricarico. "Dobbiamo renderci conto che spetta a noi esprimere molto più chiaramente il dissenso degli abitanti della terra su questo tipo di fanta-politica dei nostri governi, a cominciare con l'Unione Europea. Ha ragione il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, a denunciare che nessuno dei leader dell’Unione sia andato oltre quello già deciso in ambito europeo. Anche nell’ammettere che sono stati sopratutto gli Americani a bloccare ogni progresso nei negoziati, c'è pure da costatare che l’Europa si nasconde dietro i vari no di Washington invece di far pesare il suo potere politico ed economico in favore di uno sviluppo sostenibile, non riuscendo nemmeno ad agire in coerenza con la sua politica interna." (crbm.org)

FRANA ANCHE L’ACCORDO SUI PESTICIDI

Lo stop entro il 2020 a tutti i prodotti chimici pericolosi per la salute e per l'ambiente, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi ricchi, non ci sarà. Il G77 ha chiesto infatti ai paesi più ricchi di tenere in ''stretto conto'' le diverse esigenze di crescita dell'agricoltura dei paesi in via di sviluppo, opponendosi a che vengano stabilite scadenze uguali per tutti per l'eliminazione delle sostanze chimiche più dannose. Unione europea e Usa condividono la necessità di stabilire una data (il 2020) per l'eliminazione di queste sostanze, ma altri paesi preferiscono parlare solo di ''riduzione''. Ci sarà invece una "minimizzazione" dell'uso e della produzione dei prodotti chimici pericolosi. Questo è il nuovo accordo del tavolo negoziale centrale del vertice sullo sviluppo sostenibile, avvenuto durante la notte del 30 agosto. Un sostanziale passo indietro rispetto all'accordo che era stato prospettato e approvato nelle trattative separate, che deriva dal compromesso raggiunto tra l'Unione Europa, gli Stati Uniti e i paesi del G77: "Si sono messi d'accordo, ma l'Europa ha come al solito ceduto sulle sue posizioni iniziali", commenta il responsabile della campagna sui prodotti chimici del WWF Internazionale, Cliff Curtis. L'accordo raggiunto questa notte sui prodotti chimici pericolosi "mira ad ottenere entro il 2020 che i prodotti chimici siano usati e prodotti in modo tale da minimizzare i significativi effetti avversi sulla salute e sull'ambiente". È questo il testo su cui si è raggiunto l'accordo finale tra i "blocchi" dei paesi che si contendono riga dopo riga i 153 punti del piano di azione di Johannesburg. Per questo motivo si tratta di un sostanziale passo indietro rispetto all'accordo che si era prospettato in precedenza e che prescriveva l'eliminazione dei prodotti chimici pericolosi, a partire dai pesticidi, fino alle vernici, solventi e a molte delle componenti della produzione industriale nonché dei sottoprodotti dei carburanti. (SloWeb)

CONFAGRI, NO A FACILI EQUAZIONI

La Confagricoltura è contraria "alle facili equazioni tra apertura ai prodotti dei Paesi in via di sviluppo e crescita" in riferimento alle ipotesi liquidatorie dei sostegni agli agricoltori europei. "E' semplicistico - spiega il presidente della Confagricoltura, Augusto Bocchini - accettare l'equazione: apertura delle frontiere uguale crescita dei Paesi poveri. Si tenga presente che sin dallo scorso anno l'Unione Europea ha aperto completamente le proprie frontiere a tutte le produzioni originarie dai Paesi più poveri del pianeta ed è il principale importatore di prodotti agroalimentari dai Paesi in via di sviluppo". La spesa comunitaria sull'agricoltura - aggiunge Bocchini - è stabilizzata fino al 2006 mentre gli Usa già hanno deciso un importante aumento dei contributi per i farmers statunitensi. "La Pac, poi, da molti anni, è radicalmente cambiata; le misure europee - precisa - prevedono sostegni per tecniche produttive a basso impatto ambientale e rispettose dell'ecosistema (e l'Italia è paese leader in tal senso). Senza dimenticare il discorso sulla qualità e tipicità delle produzioni agroalimentari italiane". In questo scenario - prosegue il presidente della Confagricoltura - a luglio scorso, è iniziato il dibattito sulla riforma della Pac, che potrebbe ulteriormente incidere sul reddito degli agricoltori europei e sulla loro competitività. "Sono quanto meno intempestive conclude Bocchini - le dichiarazioni del premier della Danimarca Rasmussen, (il suo Paese è presidente di turno dell'Unione Europea) sull'impegno a metter fine agli aiuti agli agricoltori, quando a Bruxelles si è appena avviato il discorso sulla revisione della politica agricola comune". (ANSA).

IL RUOLO DEI PAESI PIÙ AVANZATI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

''Chi lavora nei campi nel quotidiano contatto con la natura conosce bene il valore dell'acqua, della sanita', della qualita' degli alimenti e del rispetto del territorio e per questo le agricolture dei Paesi piu' avanzati possono fare molto per assicurare un modello di crescita sostenibile alla popolazione mondiale, con interventi per lo sviluppo delle energie rinnovabili come i biocarburanti, il risparmio delle risorse idriche, l'integrazione dei lavoratori extracomunitari e la valorizzazione dell'origine territoriale degli alimenti commercializzati, per garantire un rapporto trasparente tra produzione e consumo''. E' quanto ha dichiarato il presidente della Coldiretti Paolo Bedoni in occasione del vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile nel sottolineare, in una nota, che nel tempo della globalizzazione dei mercati, il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia delle risorse naturali devono diventare una regola per lo sviluppo economico in un mercato allargato da est a ovest e da nord a sud. Una variabile strategica per i processi di crescita delle imprese - ha concluso Bedoni - che sappia garantire un commercio etico fondato su regole di concorrenza omogenee per tutti. (ASCA)

UE: PRODI, PRONTI A DIMINUIRE I SUSSIDI ALL'AGRICOLTURA

L'Unione europea ha riaffermato oggi al Vertice della Terra di essere disposta a accrescere l'accesso al suo mercato ai prodotti del Sud e a ridurre le sovvenzioni agricole, conformemente agli impegni presi a Doha (Qatar) nel novembre scorso nel quadro della WTO (Organizzazione mondiale del commercio). ''Siamo pronti a negoziare (questi problemi) sulla base dell'agenda di Doha'', ha dichiarato Romano Prodi, presidente della Commissione europea, davanti ai 103 capi di stato e di governo riuniti da stamattina a Johannesburg. La riduzione delle barriere tariffarie e non-tariffarie ''non basta'' per permettere un maggiore accesso dei prodotti del Sud nei mercati del Nord, ha affermato Prodi. Una riduzione delle ''sovvenzioni che creano distorsioni al commercio internazionale e delle sovvenzioni agricole e' necessario'', ha aggiunto. Prodi ha ricordato che l'Unione europea e' gia' il maggiore importatore mondiale dei beni provenienti dal Sud e a ha gia' deciso di sopprimere tutte le barriere tariffarie e non-tariffarie e le sovvenzioni all'esportazione in favore dei paesi meno avanzati. (ASCA)

JOHANNESBURG: PER SAPERNE DI PIÙ

Sito ufficiale del vertice: http://www.johannesburgsummit.org/
Sito vertice ONG: http://www.worldsummit.org.za/
Campagna riforma banca mondiale: http://www.crbm.org/
Greenpeace: http://www.greenpeace.it/earthsummit/
Legambiente: http://www.legambiente.com/documenti/2002/0821johannesburg/index.html
WWF: http://www.wwf.it/summit/
Friends of the Earth International: http://www.rio-plus-10.org
Carta: http://www.carta.org/agenzia/johannesburg/
Unimondo: http://www.unimondo.org/
Indymedia: http://italy.indymedia.org/

a cura di "Bioagricoltura Notizie" edito da AIAB - www.aiab.it

 

ID 61, ut 1, pubblicato il 13/09/2002