Le borse: dalla speculazione, al gioco, al pianto.

Verona
La Borsa costituisce una attrazione fatale per molti piccoli non esperti investitori, che costituiscono il cosiddetto "parco buoi", da spennare. Chiudere le Borse a livello mondiale e investire in 'economia reale', il messaggio perentorio di Sarkar, per il benessere dell'economia locale.

Tarcisio Bonotto

Vi è un'asserzione di Ac. Krtashivananda, indiano d'origine, che dice: "In borsa vengono scambiati ogni giorno 3.000 miliardi di dollari, senza creare un posto di lavoro..."
E un'altra: "per ogni persona che in borsa ci guadagna, ve ne sono altre che ci perdono".

Originalmente l'azionariato era stato concepito per capitalizzare l'azienda, favorire la liquidità per gli investimenti necessari. Oggi la borsa ha nuovi connotati, i benefici non vanno direttamente all'azienda che ha emesso le azioni, quanto alla voracità speculativa degli azionisti. Perché? Perché il processo di compravendita delle azioni e la velocità degli scambi non sono legate strettamente alla performance dell’azienda ma a fattori spesso esterni ad essa.

L'idea di fondo è di racimolare grosse quantità di denaro senza produrre nulla, sulla pelle dell’azienda quotata, approfittando della vulnerabilità dei titoli: qualche anno fa un malore di Willy Brandt, ha fatto precipitare alcuni titoli in borsa di 10 punti, …
In secondo luogo, si creano condizioni artificiali per gonfiare i titoli e farli crollare a beneficio di pochi speculatori. Gravi sono state le crisi di pensionati che hanno perso tutto nei crolli di Enron, Parmalat, Cirio, Telecom Brasile….

In effetti il gioco di borsa, della moneta virtuale, sta creando parecchi problemi all'economia reale.
Sembra proprio a causa della crisi del sistema di produzione reale che ci si rivolge alla finanza speculativa per trovare forme di sussistenza. I proventi di borsa, portati al di fuori dell’economia locale, distribuiti tra gli azionisti, depauperano la liquidità il sistema economico locale e mettono a rischio la sua stabilità.
Il danno peggiore è che la proprietà di molte aziende è di azionisti che nulla o poco hanno a che fare con l’area geografica in cui si situa l’azienda.
Sarkar è dell’avviso che: “Per il benessere dell’economia locale le Borse dovrebbero essere chiuse in tutto il mondo”, e favorire gli investimenti in un'economia reale, una produzione locale, socializzata, a maggiore partecipazione popolare.

In effetti potrebbe essere interessante una moratoria sull’attività speculativa chiedendo che:
1.   Le azioni acquistate non possano essere rivendute se non dopo sei mesi dal possesso
2.   Che le azioni siano gestite dalle banche e non dalla Borsa Valori.

Chiudere il mercato borsistico speculativo e ritornare all’azionariato aziendale, possibilmente in mano a tutti i lavoratori delle stesse aziende, potrebbe forse chiudere un ciclo di idilliache speranze e cocenti delusioni, per ciò che riguarda la sicurezza e la stabilità del nostro futuro, prossimo venturo.

Tarcisio Bonotto
Proutist Universal

 

ID 702, ut 62, pubblicato il 17/08/2007