democrazia sindacale e referendum



si chiede la fine del monopolio CGIL CISL UIL delle relazioni e una legge di regolamentazione dei referendum

pietro ancona

Proposte per misure urgenti per garantire la democrazia sindacale e sociale
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Sono rimasto assai colpito della risentita opposizione mostrata da Epifani alle modifiche introdotte nel protocollo welfare dalla delegazione della sinistra di governo e poi dalla Commissione Lavoro della Camera. Ha rivendicato l'inviolabilità di una funzione corporativa e non tanto l'opposizione a misure peggiorative per i lavoratori. Le misure proposte dalla sinistra miglioravano sensibilmente il testo scaturito dalla concertazione. In altri tempi la CGIL avrebbe accolto con un largo sorriso le proposte accettate in sede parlamentare. Invece si è rivendicato a muso duro il diritto di esclusiva in materia di welfare assieme alla Cisl ed a Montezemolo. Non si tratta di un diritto di contrattazione salariale che è indiscutibile ma di un qualcosa che fa parte della civiltà di una società dove nessuno può rivendicare una primazia ed una esclusiva corporativa. Il Parlamento ed in esso i partiti che si richiamano ai lavoratori hanno tutto il diritto di esprimersi e di concorrere alle decisioni.
Questo mi induce a riflettere sul regime di monopolio CGIL CISL UIL anche nella materia strettamente di loro pertinenza. In Italia esiste un grande sindacato di base: la Federazione dei Cobas ed altre Confederazioni provenienti dalla vecchia Cisnal e dai sindacati autonomi. Non è
normale in una democrazia che rispetta tutti che questi sindacati vengano esclusi dalla contrattazione con il governo del welfare e dalla contrattazione con il padronato per i ccnl Si tratta di un abuso che,prolungatosi nel tempo si è difatto istituzionalizzato. Ebbene tutte le rappresentanze sindacali dei lavoratori debbono essere ammesse alle trattative. Escluderli significa privare con violenza autoritaria milioni di lavoratori della loro rappresentantività e della loro facoltà decisionale.
Fa rivisto anche il meccanismo della riserva del trenta per cento dei Sindacati CGIL CISL UIL nelle RSU. Non si può alterare con un "premio speciale" la risultanza della volontà dei lavoratori imponendo agli stessi figure scelte burocraticamente in base ad una prerogativa antidemocratica.
E' necessaria, poi, la regolamentazione per legge dei referendum sindacali. Non possono essere un fatto interno ad alcune organizzazioni sindacali specialmente quando sono attese dal governo come condicio sine qua non per la sua stessa sopravvivenza. Ci vuole una legge che regoli i referendum e ne stabilisca le modalità di svolgimento. Non è possibile che risultati che possono essere stati adulterati vengano proposti alla opinione pubblica. Oggi, la destra ed il governo sostengono il mostruoso protocollo del 23 luglio come espressivo di una volontà dei lavoratori conclamata da un referendum. Ebbene contesto questo dato e sono convinto che non sia possibile verificarne la veridicità.
Il tema della democrazia sindacale e sociale dovrebbe costituire oggetto degli Stati Generali della Sinistra nella formulazione di proposte che
ricostituiscano i diritti violati e suffraghino la lotta per l'abolizione delle agenzie per il lavoro interinale (schiavismo) e la famigerata legge Trenta appesa come la spada di Brenno negli uffici risorse umane delle aziende per ricattare il lavoro a tempo indeterminato.

Pietro Ancona
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ID 744, ut 218, pubblicato il 03/12/2007