L' AMBIENTALISMO E' IL NUOVO ANTIFASCISMO

Al Gore attacca: «La battaglia per il clima e la salvezza della Terra è la nuova frontiera dell'antifascismo nel mondo»

WASHINGTON — La battaglia per il clima e la salvezza della Terra è la nuova frontiera dell'antifascismo nel mondo. Chi tace e volge lo sguardo dall'altra parte, ignorando l'emergenza planetaria imposta dalle emissioni di ossido di carbonio, è l'equivalente morale di quanti sotto il nazismo ignorarono lo sterminio degli ebrei. Forse si è trattato solo di una coincidenza, ma gli stati d'animo e la dinamica della Conferenza di Bali sono cambiati subito dopo l'intervento di Al Gore, fresco del Nobel per la Pace consegnatogli la scorsa settimana a Oslo. Un'orazione incendiaria, scandita da una serie di ovazioni, in cui il premio Nobel ha riproposto fuori dai denti le sue «scomode verità», accusando fra l'altro gli Stati Uniti di George Bush «di essere il principale ostacolo sulla strada di un progresso qui a Bali». Ostacolo poi rimosso dal ripensamento della Casa Bianca, che ha deciso di firmare la dichiarazione finale. Meno attenzione però, i media internazionali hanno dedicato ai passaggi dell'intervento di Gore, dove l'ex vice-presidente ha equiparato la lotta contro il riscaldamento del pianeta a quella contro il nazismo. «Una delle vittime degli orrori del Terzo Reich in Europa durante la Seconda guerra mondiale scrisse un famoso passaggio sugli esordi dello sterminio: "Prima i nazisti vennero per gli ebrei, ma io non ero ebreo e non dissi nulla. Poi vennero per gli zingari, ma io non ero zingaro e non dissi nulla". Elencò altri gruppi e per ognuno di questi non disse nulla. "Poi, concluse, vennero per me"».

La crisi del clima segue per Al Gore una logica simile: «Per coloro i quali pensavano che avrebbe riguardato i loro nipoti e non hanno detto nulla. E che poi si sono preoccupati un po' pensando che avrebbe riguardato i loro figli, ma di nuovo non hanno detto e fatto nulla. Ora sanno che la crisi tocca noi, la nostra generazione ed è nostro compito risolverla. Il senso d'urgenza è necessario, perché questa sfida è una sfida alla nostra immaginazione morale ». I paragoni storici con gli anni Trenta e Quaranta non si sono fermati qui. Gore ha ripetuto le parole con cui Winston Churchill descriveva l'atteggiamento dei leader politici mondiali, di fronte alla minaccia di Hitler: «Proseguono con uno strano paradosso, decisi soltanto a essere indecisi, risolti solo ad essere irresoluti, chiari a deviare, solidi solo nell'essere flessibili, onnipotenti solo per essere impotenti». Non piacerà a tutti il confronto morale con i silenzi sulla Shoah, che un commentatore del quotidiano tedesco Die Welt ha già definito «esagerazione pericolosa e irresponsabile ». Ma per l'ex vice-presidente americano, l'esagerazione è imposta dai fatti: è in gioco la sopravvivenza del pianeta, quindi la vita di milioni e milioni di persone, il futuro dell'umanità intera. Non più tra un secolo, trenta o quarant'anni, ma molto prima: «Secondo gli scienziati, la calotta di ghiaccio del Polo Nord potrebbe sparire entro sette anni». Il nuovo nazismo è il disastro ambientale che incombe. E questa volta, suggerisce Gore, gli ebrei siamo tutti noi.
Paolo Valentino - Corriere della Sera
16 dicembre 2007

 

ID 770, ut 1, pubblicato il 16/12/2007