Le Poesie di Luigina Tambara Cerea

Cerea
La poetessa di Cerea Luigina Tambara racconta come era la vita in campagna.

Sergio Bissoli


LUIGINA TAMBARA DI CEREA E LE SUE POESIE

La poesia è un distillato di emozioni. La poesia è una goccia di realtà lontana donata ai lettori, in forma piacevole e originale. La poesia è una descrizione intrecciata con la sensibilità dell’autore.
Sul tema della poesia ascoltiamo cosa ci racconta l’insegnante Luigina Tambara di Cerea: Ho incominciato a scrivere poesie dopo la morte della mamma. All’inizio scrivevo poesie in italiano e le mandavo al settimanale Confidenze, che le pubblicava. Successivamente ne ho scritte molte anche in dialetto.
I miei temi preferiti sono: la vita in campagna, l’osservazione delle persone e della natura. Ho partecipato a molti concorsi. Nel 1995 ho vinto il primo premio a Villabartolomea, con la lirica intitolata “Gli occhi di mamma”. E poi ho ricevuto altri secondi premi, targhe, segnalazioni. L’organizzatore dei concorsi a Villabartolomea era Lino Zeffirino Ramarro autore del libro “La voce dell’anima”.
Ho partecipato a concorsi a Porto, organizzati da Sante Zamboni (poeta pure lui) e musicati da Caltran. Anche a Porto hanno pubblicato le mie poesie sull’antologia annuale che comprendeva due poesie per ogni poeta.
Io sono nata a Roverchiara ma ho vissuto a Isolarizza dove ho trascorso la mia giovinezza, ho frequentato le scuole, fatto cresima, comunione e matrimonio. Ho sempre vissuto nell’ambiente contadino che amo descrivere vividamente e con passione. Ricordo con nostalgia i filò invernali della sera, dove leggevamo libri e ascoltavamo poesie. Ho descritto la mietitura, la vendemmia, i giochi nei campi, dove mi arrampicavo sugli alberi per vedere gli uccellini appena nati. Ricordo tutto di quel periodo e avrei molti episodi da raccontare. Dopo i temporali mettevamo un mastello sul sentiero allagato, da usare come una barca. Giocavamo a nascondino e alla sera prima di cena c’era il rosario. Aiutavo a scartocciare le pannocchie a mano e dopo mangiavamo zucca lessata e vinello. In maggio prendevo le lucciole lungo le rive dei fossi e le portavo dentro un bicchiere sul comodino; ma quelle dispettose spegnevano i loro lumi.
Ricordo che d’inverno in piazza c’era Annetta, una vecchietta magra, vestita all’antica, con sottane lunghissime. Aveva un banchetto con farina di castagna, arachidi, carrube. Nelle domeniche d’estate invece, arrivava Topino il gelataio, con un berretto come Garibaldi e ci vendeva gelati e amarene, dopo il catechismo. Anche cresime e comunioni erano avvenimenti importanti perchè c’era sempre un pacco di paste.
Prima di sposarmi ho insegnato nella scuola di Rancan di Tregnago. D’inverno, con la neve, raggiungevo la scuola a piedi, seguendo le orme del postino.
Chi vive di ricordi, vive due volte. Nella campagna di Isolarizza ho vissuto la mia stagione più bella in compagnia di galli, usignoli e rane.
Sergio Bissoli

Nella foto Luigina Tambara con la coppa del Primo Premio


 

ID 801, ut 234, pubblicato il 10/03/2008