NEVIO GAMBULA Penthesilea 12 aprile Teatro Filippini

Verona
Torna in scena ai Filippini, ad un anno di distanza
l’ultimo lavoro di Nevio Gambula, attore torinese da
sempre impegnato sulle scena di un teatro critico e di
rottura con le convenzioni linguistiche e formali.
Anche Penthesilea, al suo debutto veronese, sarā
esperienza del limite: il limite del corpo e il limite della
voce.

Fondazione Aida

Sabato 12 aprile ore 21:00

Nevio Gāmbula

Presenta il debutto della performance

PENTHESILEA (nel delirio di Artaud)

da H. Von Kleist

Torna in scena ai Filippini, ad un anno di distanza l’ultimo lavoro di Nevio
Gambula, attore torinese da sempre impegnato sulle scena di un teatro critico
e di rottura con le convenzioni linguistiche e formali. Anche Penthesilea, al
suo debutto veronese, sarā esperienza del limite: il limite del corpo e il limite
della voce. Il corpo contratto che dice il disastro di essere costretto dentro le
forme sociali e culturali, che dice il disastro della civiltā al suo tramonto. “La
performance”, spiega Nevio Gambula, “č rigorosa gabbia ispirata a un
concetto di recitazione come insolita e radiosa epifania”. Una recitazione che,
come giā ci ha abituato Gambula, č una canzone atroce, popolata di rumori,
gesti vocali dissonanti, movimenti spezzati, immagini estremamente
evocative. Un’ultima danza, dove il corpo tenta di uscire dai suoi stessi argini.



La scena č una piccola cella di manicomio, bianca e senza finestre. All’interno
un unico personaggio: Artaud; c’č il suo delirio, la sua utopia teatrale, la sua
“febbre gloriosa”. Una solitudine radicale. Artaud abita i bordi della stanza,
evitando il centro e muovendosi con gestualitā claudicante e ripetitiva. Si
consuma ammucchiando parole senza scopo, in una sorta di danza frenetica
e folle.

La materia verbale č tratta dalla “Pentesilea” di H. Von Kleist. L’idea č quella di
realizzare una performance che colga il nucleo centrale della proposta di
Artaud: una recitazione crudele in cui l’attore si cimenta con un linguaggio
sconnesso, perverso. L’attore allora sparisce e, insieme, rinasce, in un gioco
fecondo di torsioni e strappi, proprio raccogliendo la sfida di Artaud:
«rovesciare sulla scena la vita nella sua totalitā recuperata».

La “Pentesilea” č il poema di un amore impossibile, dove le ambiguitā del
linguaggio fondono amore e orrore, rendendoli indistinguibili. Le amazzoni,
prima di potere amare un uomo, lo devono sconfiggere in battaglia.
Pentesilea, la regina delle amazzoni, tenta di sconfiggere e catturare Achille,
di cui ha subito il fascino. Lo vuole, appunto, amare. Sarā un teatro senza
speranza, come esperienza solitaria di distruzione e morte,
nell’omologazione. Teatro dentro una catastrofe culturale, come grido di
rivolta.

 

ID 818, ut 86, pubblicato il 28/03/2008