Somalia, la situazione della popolazione è catastrofica
Da un anno i tassi di malnutrizione hanno superato la soglia di emergenza,
ma gli aiuti continuano a diminuire

MEDICI SENZA FRONTIERE

Mogadiscio / Nairobi, 26 giugno 2008 - La popolazione somala sta
affrontando una gravissima crisi umanitaria senza che vi sia un’adeguata
risposta ai loro bisogni critici. Nel solo mese di maggio, le equipe di
Medici Senza Frontiere (MSF) che lavorano a Mogadiscio nei sobborghi di
Hawa Abdi e Afgoye hanno curato oltre 2500 bambini colpiti da malnutrizione
acuta, e il numero dei bambini ricoverati nei programmi nutrizionali di MSF
è raddoppiato in aprile e poi ancora in maggio. Da un anno i tassi di
malnutrizione hanno superato la soglia d’emergenza. Il numero di nuovi casi
sta aumentando drasticamente, mentre l’assistenza esterna continua a
diminuire sia in quantità che in qualità a causa dell’elevato livello di
insicurezza e dell’aumento degli attacchi agli operatori umanitari. I
somali che tentano di fuggire dalla violenza hanno poche opzioni di fuga,
poiché i principali punti di passaggio alla frontiera verso il Kenya e
l’Etiopia sono chiusi.

“La Somalia non è più sull’orlo della catastrofe. La catastrofe sta
accadendo in questo momento”, afferma Bruno Jochum, responsabile delle
operazioni di MSF. “Solamente la settimana scorsa, abbiamo ammesso oltre
500 bambini gravemente malnutriti nel nostro programma nutrizionale. Di
questi, uno su sei ha dovuto essere ricoverato a causa di complicazioni
mediche. Se questa tendenza dovesse continuare, la malnutrizione potrebbe
colpire una popolazione ancora più vasta, come i bambini sopra i cinque
anni e gli adulti vulnerabili. La situazione è tragica, e non siamo in
grado di fornire gli aiuti necessari per prevenire un ulteriore
peggioramento della situazione”.

Tra Mogadiscio e Afgoye, oltre 250mila persone vivono in condizioni di
sovraffollamento estremo e il loro numero continua ad aumentare stabilmente
a causa della fuga dalla violenza che colpisce la capitale. Ogni persona ha
a disposizione meno di 10 litri di acqua potabile al giorno, e la maggior
parte delle famiglie vivono in ripari improvvisati che forniscono poca o
nessuna protezione. I prezzi degli alimenti di base come il riso e il grano
sono triplicati dall’inizio dell’anno e molti sfollati sopravvivono
unicamente grazie all’assistenza esterna.

La violenza quotidiana continua a Mogadiscio e nelle zone circostanti,
colpendo pesantemente la popolazione civile. Il reparto di chirurgia di MSF
a Dayniile, alla periferia di Mogadiscio, ha curato oltre 2100 persone con
ferite provocate da traumi dall’inizio dell’anno. La metà di loro sono
donne e bambini sotto i 14 anni. Il 56% dei nostri pazienti sono curati per
ferite legate alla violenza, come colpi di arma da fuoco o bombe.

L’estrema insicurezza previene qualunque evoluzione significativa nel
livello e nella qualità dell’assistenza. Gli operatori umanitari sono
regolarmente presi di mira e nessun’organizzazione, inclusa MSF, riesce a
lavorare in maniera regolare coi propri operatori umanitari internazionali.

“Due anni dopo che alcuni membri della comunità internazionale sono
intervenuti politicamente e militarmente nel nome del ristabilimento della
pace e della lotta al terrorismo, la situazione per la popolazione somala è
semplicemente catastrofica”, dichiara Kostas Moschochoritis, direttore
generale di MSF Italia. “Il conflitto è aumentato, la violenza nei
confronti della popolazione civile da parte di tutte le parti in conflitto
non fa che contribuire all’attuale disastro umanitario. MSF chiede che sia
garantita l’indipendenza dell’azione umanitaria rispetto all’agenda
politica e all’azione di peacekeeping, e lancia un appello a tutti i
belligeranti affinché garantiscano un accesso sicuro e non ostacolato agli
operatori umanitari”.

MSF lavora ininterrottamente in Somalia da più di 17 anni ed è attualmente
il più importante fornitore di cure mediche nel centro e nel sud del paese.
Nel corso del 2007, le equipe mediche hanno eseguito più di 2500 interventi
chirurgici, 520mila consultazioni ambulatoriali e circa 23mila ricoveri. In
questo momento, l’insicurezza impedisce a MSF di avere una presenza
permanente dei suoi operatori internazionali sul terreno. Nonostante la
dedizione degli operatori somali di MSF che continuano a gestire programmi
e a fornire cure mediche salvavita nelle regioni di Bakool, Banadir, Bay,
Galgaduud, Hiraan, Lower and Middle Juba, Mudug, e Lower and Middle
Shabell, tutto ciò è molto meno di quanto sarebbe oggi necessario nel
paese.

È possibile scaricare un dossier sull’emergenza medica nella zona di
Mogadiscio (in inglese) al seguente indirizzo internet:

http://www.medicisenzafrontiere.it/Immagini/file/briefing_paper.pdf

 

ID 849, ut 1, pubblicato il 01/07/2008