31 maggio: Giornata Mondiale Senza Tabacco

Il 31 maggio è stata indetta la “Giornata Mondiale Senza Tabacco” e si coglie l’occasione per ricordare come siano sempre più allarmanti i dati diffusi dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) riguardo la pericolosità del tabacco: sul pianeta si muore di fumo ogni 6-7 secondi e si prevede che nel 2030 i decessi dovuti alla sigaretta saranno oltre 8 milioni all’anno, maggiormente nei Paesi a basso e medio reddito. In Italia sono attribuibili al fumo oltre 90.000 decessi all’anno, di cui oltre il 25% di età compresa tra i 35 ed i 65 anni. Destano impressione le cifre fornite da svariate associazioni e studiosi del settore: il 6,7% della spesa sanitaria italiana nel 2005 è stato “divorato” per curare le patologie derivanti dal fumo; nel mondo ammonterebbero a 5,5 - 6 milioni ogni anno i morti causati dal tabacco e arriveranno a 8,3 milioni del 2030; un fumatore su due è destinato ad una morte prematura, spesso preceduta da sofferenza e invalidità. Dati e cifre che fanno chiaramente del fumo il principale rischio di morte della nostra società.
Attualmente nel mondo circa 1 miliardo di individui fuma e tale numero è destinato a lievitare fino a raggiungere 1.6 miliardi di fumatori entro il 2025. I costi diretti ed indiretti derivanti dal tabacco (legati alla cura della salute dei fumatori ma anche, ad esempio, conseguenti alle giornate di lavoro perse dagli stessi) sono impressionanti ed è raccapricciante pensare che a fronte degli oneri economici, delle sofferenze e dei disagi sostenuti dagli ammalati, dai familiari e dalla stessa collettività, vi sia chi si arricchisce da anni, producendo sigarette, sulle tali disgrazie.

Tossicologia del Fumo
Le sostanze nocive del fumo in grado di danneggiare l’organismo, e particolarmente gli apparati respiratorio e cardiovascolare, sono principalmente:
La nicotina contenuta nelle foglie della pianta del tabacco
Il monossido di carbonio prodotto dalla combustione
Gli idrocarburi aromatici policiclici, derivanti dalla combustione sia della carta sia del tabacco.
Svariate sostanze irritanti, quali acroleina ed acetaldeide, e numerose sostanze ossidanti;
•   La Nicotina, che rappresenta uno dei principali componenti del tabacco, al quale conferisce aroma e sapore, è un veleno fra i più potenti: l’iniezione endovena di una modesta quantità in un uomo ne può provocare la morte immediata. Essa determina aumento della pressione sanguigna, delle contrazioni del cuore e dei vasi e rappresenta l'agente che più di ogni altro comporta al fumatore dipendenza ed assuefazione: il fumatore diviene sempre più schiavo della sigaretta tendendo ad aumentarne il consumo giornaliero per mantenerne un piacere costante. Quest’ultimo aspetto è noto da molti decenni ed è emerso, nel corso di numerosi processi intentati alle multinazionali del tabacco, come tale proprietà negativa sia stata sfruttata consapevolmente dalle stesse aziende produttrici di sigarette.
•   Il Monossido di Carbonio è un gas tossico che interferisce con il trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina del sangue e, quindi, con l’utilizzo dello stesso ossigeno da parte delle cellule dei tessuti dell’organismo. E’ lo stesso gas responsabile delle cosidette “morti bianche” dovute all’esalazioni di gas tossico da stufe o caldaie difettose.
•   Gli idrocarburi policiclici aromatici prodotti dalla combustione sono gli agenti principali dei tumori, in primis il Benzopirene.
Il consumo abituale di sigarette rappresenta un grave fattore di rischio dell'insorgenza di una serie di patologie che possono avere esito mortale o gravemente invalidante per la popolazione. Tali patologie sono raggruppabili principalmente in tre grosse categorie:
Malattie cardiovascolari quali cardiopatia ischemica, infarto miocardico acuto, ictus, arteriopatia polidistrettuale, Morbo di Buerger (si tratta di una forma di arteriopatia caratterizzata dal fatto che se la persona continua il consumo abituale delle sigarette può rendersi necessaria persino l’amputazione dell’arto interessato), etc.;
Malattie respiratorie quali l’asma, la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO, che rappresenta la quarta causa di morte nel mondo più civilizzato), Polmonite interstiziale desquamativa, bronchiolite respiratoria interstiziale, etc.;
Tumori: oltre al tristemente famoso carcinoma polmonare, il fumo favorisce una nutrita schiera di tumori quali quello laringeo, rinofaringeo, tumore del cavo orale, gastrico ed esofageo, del pancreas e del colon-retto, del rene, della vescica e del collo dell’utero ed endometriale. L’aumento del rischio di tumore nei forti fumatori è di almeno 25 volte per polmone e laringe e tra 2 e 10 volte per gli altri organi.
Ma la già lunga lista nera di patologie correlate al fumo di sigaretta si arricchisce quasi di giorno in giorno e, per brevità, può esser utile soffermarsi sul ruolo negativo del fumo svolto in gravidanza e nel post gravidanza della donna, dato che capita, fortunatamente di rado, di vedere donne incinta o neo-mamme fumare oppure esporsi o, ancora, esporre il loro neonato al fumo. Non insisteremo mai abbastanza sulla pericolosità ed inopportunità di tali atteggiamenti.
Infatti in una fumatrice incinta, che fumi mediamente 10 sigarette al giorno, il rischio di un parto prematuro aumenta del 70% per cento; dalle 5 alle 7 sigarette al dì comporta il 40 per cento di parti prematuri in più rispetto alle non fumatrici. Svariati studi hanno dimostrato che fumare durante la gravidanza triplica il rischio di una morte improvvisa del neonato e tale rischio aumenta anche se la madre rinuncia al fumo durante la gravidanza ma espone, successivamente alla nascita, il neonato al fumo di tabacco. Morte improvvisa del lattante è definito il decesso inspiegabile e inatteso di un bambino apparentemente sano. Le cause e i meccanismi che la provocano restano oscuri anche dopo un'autopsia ma è oramai certo che l'esposizione del bambino al fumo sia una delle principali cause scatenanti.

Oltre che in gravidanza il fumo svolge un ruolo negativo anche sulla fertilità e sulla libido del fumatore: è stato dimostrato che fumare riduce di oltre il 30 per cento le probabilità di rimanere incinte. Nelle fumatrici le cui madri erano già dipendenti dal fumo la fertilità è risultata ridotta addirittura di quasi il 50 per cento. Le sostanze tossiche inalate pregiudicano il controllo ormonale e influenzano la maturazione ovulare della donna e la produzione di sperma dell'uomo. Il concepimento della fumatrice risulta più difficile perché l'endometrio alterato ostacola la risalita degli spermatozoi. Anche l’uomo risente del fumo per quanto concerne la fertilità: gli studiosi hanno evidenziato come coloro che fumano molto (circa 19 sigarette al giorno) producano spermatozoi con una capacità di fecondare l’uovo ridotta del 75% rispetto alla norma. Il nostro slogan “A non fumare, o a smettere di fumare, c’è solo da guadagnare”.


 

ID 993, ut 1, pubblicato il 16/06/2009