L'INTERVENTO UNITARIO CONCLUSIVO DELLA MANIFESTAZIONE
DEL 1 MARZO A LEGNAGO

 

di Simone Pernechele, portavoce del Comitato per la Pace del Basso Veronese

Ringrazio tutti coloro che oggi hanno ritenuto importante partecipare a questa fiaccolata per la pace. Noi, del "Comitato per la pace e contro la guerra in Iraq", siamo orgogliosi del risultato che abbiamo raggiunto in queste poche settimane : decine di associazioni del nostro territorio, i sindacati confederali e quelli di base, ben 10 sindaci del basso veronese che hanno aderito a questa iniziativa e le organizzazioni del mondo cattolico, che negli scorsi giorni hanno promosso veglie nelle chiese per riflettere e pregare contro la prospettiva di una guerra incombente. Abbiamo promosso questa iniziativa senza spirito di parte, aprendo la possibilità di partecipazione a tutti, indipendentemente dagli orientamenti politici o dal credo religioso, perché riteniamo che questa sia la strada maestra che può pesare sulle coscienze di chi ci governa e di chi governa il mondo.

Il metodo che abbiamo imparato ad usare è quello dei Forum Sociali, come la grande manifestazione mondiale del 15 febbraio : trovare prima di tutto quello che unisce persone ed associazioni, garantendo a ciascuno la propria differenza e la propria autonomia. Oggi la stragrande maggioranza del popolo italiano, in tutte le sue articolazioni, pensa che bisogna stare dalla parte della pace"senza se e senza ma", lo dimostrano le centinaia, ormai migliaia di bandiere che abbiamo venduto in poche settimane, lo confermano i sondaggi. Noi pensiamo che anche la manifestazione di oggi abbia raccolto questo significato, questo senso comune e pensiamo che ci sia ancora uno spazio per pesare sulle coscienze dei nostri politici, a livello nazionale e a livello mondiale.

Per questo mi sento di concludere il mio intervento, leggendo alcuni stralci della relazione conclusiva della grande manifestazione nazionale di Roma del 15 febbraio.

C'e' chi pensa che solo ai potenti sia dato di scrivere la storia.
Invece in tutto il mondo, stiamo dimostrando che gli uomini e le donne, i
popoli, i cittadini e le cittadine possono riprendere in mano il proprio
destino e decidere insieme il proprio comune futuro.
Fermiamo la guerra.

Oggi, siamo parte della piu' grande manifestazione mondiale della storia dell'umanita'.

Per dire no alla guerra all'Iraq. No, senza se e senza ma.
Non siamo qui a fare testimonianza. Siamo qui perche' questa guerra vogliamo
fermarla. E possiamo fermarla.
Sappiamo bene che il governo degli Stati Uniti vuole questa guerra. Sappiamo
che Bush e i suoi alleati sono disposti a fare la guerra anche contro la
volonta' della maggioranza dei popoli del pianeta. Ma sappiamo anche che
l'opinione pubblica ha un peso. Che i presidenti devono essere eletti. Che i
governi hanno bisogno di voti. Lo sanno anche loro.
Abbiamo un potere immenso, nelle nostre mani, se siamo capaci di presentarci
uniti. Se siamo capaci di convincere gli indecisi. Se non ci rassegniamo. Se
non torniamo a casa. Se non ci diamo per vinti. Siamo tanti e diversi.

Veniamo da storie, culture, pratiche e percorsi diversi e differenti.

Oggi hanno marciato insieme i movimenti che si battono
contro la globalizzazione neoliberista, i movimenti per la pace, i movimenti
per la democrazia, partiti politici, l'associazionismo sociale, sindacati
confederali e di base, associazionismo religioso, i social forum, le
strutture dell'autorganizzazione, le aree antagoniste e della disobbedienza,
intellettuali, operatori della comunicazione, le organizzazioni
degli studenti, delle donne, dei migranti, e migliaia di cittadini e di
cittadine.
Siamo orgogliosi di tanta diversita'. E' la nostra forza, perche' la nostra
convergenza e' costruita sulla chiarezza. Senza ambiguita', senza
opportunismi, siamo tutti schierati contro questa guerra, in ogni caso,
qualsiasi istituzione la promuova o la autorizzi.
Siamo qui per difendere l'articolo 11 della nostra Costituzione "L'Italia
ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Non erano
sognatori, quelli che scrissero la Costituzione. Avevano visto gli orrori
del nazifascismo, erano stati protagonisti della Resistenza, avevano visto
le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Non si illudevano di poter vivere
in un mondo senza conflitti. Di fronte ai conflitti, hanno fatto una scelta:
non usare la guerra, usare la politica. A questa scelta di civilta', noi ci
sentiamo vincolati.
Siamo qui per difendere il diritto internazionale. E il diritto
internazionale dice che nessuno puo' farsi giustizia da se'. La giusta
risposta al terrorismo non puo' essere la vendetta, ne' tantomeno la guerra
preventiva
.

La guerra preventiva e' la morte del diritto internazionale. La guerra preventiva e'

l'affermazione del dominio del piu'forte.

A vivere in un futuro di barbarie, noi ci rifiutiamo.
Siamo qui perche' siamo convinti che la guerra non sconfigge il terrorismo.
Il terrorismo non ha mai ragione, neanche quando si nasconde dietro le
ragioni dell'ingiustizia sociale. Il terrorismo uccide la partecipazione,
che e' la forza dei movimenti sociali.

Il mondo e' pieno di armi nucleari, batteriologiche, chimiche, di
distruzione di massa. Le spese militari aumentano in tutti i paesi del
mondo, e alimentano il commercio illegale e criminale. Lo stato più armato
del pianeta vuole fare la guerra all'Iraq in nome del disarmo.

A un mondo così tremendamente ingiusto, noi ci opponiamo.
Siamo qui per difendere la pace. La guerra sara' vista, nei tanti sud del
mondo, come un'altra prova dell'arroganza e della politica di potenza
dell'occidente. Aumentera' la spirale dell'insicurezza e della repressione,
dell'odio etnico e religioso. Produrra' altra violenza, altra guerra. A
questo circolo vizioso, noi ci impegniamo a resistere.
Siamo qui per difendere la democrazia e i diritti umani. Ci battiamo perche'
democrazia e diritti umani siano affermati in tutto il mondo contro ogni
dittatura e tirannia. Anche in Iraq.

Siamo qui perche' la Carta dell'Onu esclude e condanna la guerra come
flagello dell'umanita'. Nessun Consiglio di Sicurezza puo' legittimare
questa guerra. Autorizzare la guerra vuol dire uccidere definitivamente

l'Onu, gia' da anni debole, succube dei poteri forti, tollerante di troppe

ingiustizie in tutto il mondo.

Basta con le complicita', basta con le doppie misure.

All'ipocrisia della comunita' internazionale, noi ci ribelliamo.
Facciamo appello, come stanno facendo i movimenti europei in tutti i loro
paesi, alle forze politiche e ai parlamentari perche' in tutti i parlamenti
nazionali si arrivi al voto prima possibile, prima che la guerra cominci.
Facciamo appello, insieme ai movimenti europei, perche' partiti e
parlamentari si impegnino a votare contro la guerra, anche in caso di
autorizzazione delle Nazioni Unite, contro l'utilizzo delle basi militari e
il sorvolo degli spazi aerei nazionali

Facciamo appello perche' le porte del negoziato siano tenute caparbiamente
aperte, per arrivare a una soluzione politica e non militare della crisi.
In molti paesi europei, come in Italia, la grandissima maggioranza della
popolazione e' contro la guerra. Chiediamo che i Parlamenti rispettino
questo orientamento e lo traducano in scelte coerenti.

Chiediamo un vincolo di coerenza in particolare alle forze politiche che
hanno aderito a questa manifestazione. Ognuno si assuma le proprie
responsabilita', nella liberta' che a ciascuno compete. Ciascuno rispondera'
delle proprie azioni di fronte ai cittadini e alle cittadine di questo
paese. Il tempo del politicismo e' finito. E' tempo di chiarezza.
Votate contro questa guerra. Fate vincere in Parlamento le ragioni della
pace e della democrazia che nel paese hanno gia' vinto. Assumete la
responsabilita' di rappresentare la volonta' della maggioranza dei cittadini
italiani. Restituite al nostro paese un ruolo positivo e una dignita'.

Ciascuno con i propri strumenti, ciascuno con le proprie forme, ciascuno con
le proprie pratiche, costruiamo una rete gigantesca di iniziative e di
azioni che provino a fermare, a intralciare, a boicottare, a mettere
ostacoli alla guerra.
Riempiamo le finestre delle nostre citta' di bandiere della
pace. In ogni casa, in ogni scuola, nei luoghi di lavoro, nelle sedi
istituzionali, tappezziamo l'Italia di bandiere pacifiste.
Facciamo appello affinche' ciascuno trovi il suo modo per non obbedire
all'ordine ingiusto di sostenere la guerra.
Le pratiche della nonviolenza attiva, della testimonianza, del digiuno,
della preghiera, della disobbedienza civile e sociale, della resistenza e
dell'antagonismo sociale hanno grandi radici e tradizioni nel nostro paese.
Facciamo appello per una politica di disarmo globale sul piano militare,
economico e sociale, per politiche di riduzione delle spese militari, per
una riconversione dell'economia di guerra verso usi civili.
Facciamo appello perche' l'impegno assunto da tanti movimenti sociali nel
Forum Sociale Europeo di Firenze affinche' l'articolo 1 della Costituzione
Europea contenga il ripudio della guerra come mezzo per la risoluzione delle
controversie internazionali divenga una grande campagna nazionale ed
europea.
Possiamo dare alla storia un altro segno. Un segno di civilta'.

Un mondo senza guerra e' possibile.

Un mondo di pace, di giustizia, di diritti e' possibile.

Un altro mondo e' possibile. E oggi qui lo stiamo costruendo.


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