Riflessione su guerra e consumismo

intervento di Lino Pironato all'incontro di Cerea con Emergency del 14/02/03

Gli Usa con il 5% della popolazione mondiale consumano il 26% delle risorse energetiche dell’intero pianeta mentre le riserve di petrolio fra una decina d'anni saranno in via di esaurimento.
 
Il ns. presidente del consiglio nel discorso che ha tenuto in senato il 6/2 ha detto di lavorare per la pace e ha citato l'antica frase cardine della politica romana "Vis pacem para bellum" - se vuoi la pace prepara la guerra.
 
Io credo che non avrebbe potuto scegliere citazione migliore per descrivere l'attuale situazione mondiale riferendosi alla gestione politica dell'impero romano. Infatti, anche oggi si parla di impero. L'impero mondiale dell'occidente che deve garantirsi il controllo delle risorse del pianeta a qualunque costo. E che nessuno si azzardi a metterne in discussione il tenore di vita, in particolare quello statunitense – come lo dice lo stesso Bush -. Quando si criticano gli Usa si viene spesso tacciati di anti-americanismo.
 
Agli Usa va riconosciuto il merito di aver creato la democrazia moderna a metà del '700 e pure che il loro intervento è stato decisivo per vincere il mostro del nazismo. Ma mi chiedo gli Usa sono ancora un modello di democrazia, sono ancora un modello di giustizia e di libertà che non sia solo la libertà del fare affari a qualunque costo?
 
Negli ultimi anni: non hanno sottoscritto il trattato di Kyoto per la riduzionme delle emissioni di CO2, non vogliono che i propri cittadini possano essere giudicati dalla corte penale internazionale, non hanno aderito alla Convenzione contro la tortura, nemmeno alla convenzione internazionale per la messa al bando delle mine anti-uomo, hanno rigettato unilateralmente il trattato Abm sui missili balistici, parlano poi di perseguire chi possiede armi di distruzione di massa, ma loro detengono il più grande arsenale di questi tipo di armi e dichiarano pure che potrebbero utilizzarle; e si potrebbe proseguire ancora in questo elenco. Ora minacciano che potrebbero fare la guerra in Iraq anche se l'Onu non fosse d'accordo.
 
Questo chiamarsi fuori da qualsiasi vincolo, il non essere disponibili a riconoscere le proprie responsabilità - relativamente ai disastri umani ed ambientali che possiamo osservare in tutto il pianeta -, unito all'uso prepotente della forza, è il segno invece del loro incontrastato potere e della loro volontà di mantenerlo per conservare questo modello di sviluppo al cui altare vengono sacrificati popoli, culture, individui ed il pianeta intero.
 
Sì, lo dobbiamo sapere, questa guerra e quelle che forse seguiranno servono per difendere il nostro standard di vita e per non essere perduti dobbiamo stare dalla parte di chi condurrà alla vittoria questo sforzo. Questo è quello che ha capito il nostro presidente del con(s)iglio e molto opportunamente sa che se vuole (vogliamo) mangiare qualche briciola dobbiamo stare vicino al tavolo del padrone sperando nella sua riconoscenza o in qualche avanzo. E chi non si allinea? Chi non si allinea - come ha detto il segretario alla difesa americano Rumsfield riferendosi a Francia e Germania - si emargina. Ma cosa significa essere ai margini della politica e dell'economia mondiale? Se è vero che il ricco occidente consuma oggi il 120% delle risorse biodisponibili sulla terra, ciò significa che non ci saranno in futuro abbastanza risorse per garantire l'attuale standard di vita nemmeno a tutti i paesi o a tutte le classi sociali dell'attuale occidente sviluppato. Da qui è facile prevedere una competizione all'accaparramento e si spiega la corsa, di molti paesi anche europei, ad allinearsi col più forte.
 
Allora sì lo dobbiamo sapere che quando esponiamo le nostre bandiere della pace noi contrastiamo gli sforzi di chi vuole difendere i nostri telefonini, i nostri computer, le nostre automobili, i nostri caffè quotidiani al bar, le banane che diamo ai nostri figli, il nostro colesterolo alto e pure la palestra, l'ansia che quotidianamente accumuliamo nei luoghi di lavoro e le pillole per combatterla.
 
Penso davvero che siamo in un momento storico delicatissimo: questa guerra, tecnologie potentissime in mano a incoscienti, il rischio di oltrepassare il punto di non ritorno nella distruzione ambientale. Chi pagherà maggiormente le conseguenze di ciò probabilmente non saremo noi ma le future generazioni. C'è qualcuno che si preoccupa di questo? A me non sembra: ne l'economia o la finanza ne la politica ne le grandi organizzazioni internazionali come il wto, il fmi e la bm, che sono miopi e applicano ricette che sono peggiori del male che vogliono curare. Eppure ci sono nuovi fermenti sociali che avanzano nelle nostre opulente società occidentali. Sono stato a Genova nel luglio 2001 per il G8 e poi a Firenze lo scorso novembre al FSE con gli amici del LSF. Lì ho trovato molte persone con la voglia di costruire un mondo diverso, fondato su principi di giustizia sociale e rispetto per la natura, un mondo che bandisca l'arroganza della guerra nella risoluzione dei conflitti. Quest'esigenza proviene da settori politici, culturali e di impegno sociale con storie alle spalle anche molto diverse fra loro, ma tutti costoro sentono impellente il bisogno di unire le forze per costruire nuovo mondo. Ma per arrivarci non si tratta più di delegare qualcun'altro a prendere le decisioni per noi come abbiamo fatto finora, c'è bisogno invece che ciascuno di noi acquisca una nuova consapevolezza. In un mondo globalizzato non è più possibile ignorare le conseguenze delle nostre scelte. Come diceva Francesco Gesualdi a Legnago quest'estate in un incontro tenuto al festival "Terra e Libertà", il consumatore non può più ignorare l'origine delle merci che consuma altrimenti si rende complice dei peggiori crimini: sfruttamento, povertà, distruzioni e anche guerre - come questa - dove un dittatore creato, coccolato e armato dagli Usa - diventa il pretesto per sconvolgere il medio oriente e per controllarne le risorse. E così è stato pure con l'Afganistan dei telebani dove la tragedia dell'11 settembre è diventata il pretesto per affermare con la forza l'impero "Usa" e "l'american style of life" cioè il consumismo.
 
Il mondo del consumismo è il mondo del monouso, l’Impero dell’Usa e getta.
Così abbiamo merci usa e getta
emozioni da consumare e buttare con frenesia
persone usa e getta
dittature usa e getta
mondo usa e getta, peccato però che questo sia l'unico mondo che abbiamo a disposizione.
 
Una volta ho scandalizzato qualcuno quando ho definito Bush e Bin Laden "due facce della stessa medaglia", riferendomi con ciò alla necessità di uno dell'altro al fine di perseguire ciascuno il proprio scopo cioè comunque il potere senza mediazioni. Non voglio apparire immodesto, ma successivamente sono stato confortato in questa osservazione quando ho scoperto che in questo stesso modo ne parla anche Asor Rosa nel suo libro "La guerra" dove definisce l'occidente e il terrore come "la divaricazione speculare degli opposti" - appunto -. Anzi aggiunge "Come tante altre volte prima nella storia dell’Occidente, il Terrore, se non fosse arrivato da solo, i governanti mediocri e reazionari avrebbero dovuto inventarselo."
Bin Laden, Bush, Blair e Berlusconi - BBBB - sembra la Banda Bassotti all'assalto del deposito di Zio Paperone - il pianeta - chi ci salverà?
 
Probabilmente nessuno al di fuori di noi stessi: ognuno di noi deve recuperare il senso delle proprie responsabilità ed agire di conseguenza nella vita quotidiana. Le alternative ci sono e sono la finanza etica e il microcredito, l’agricoltura biologica, il commercio equo e solidale di cui con La Goccia abbiamo un esempio a Bovolone e poi il partecipare con questi valori alla vita politica, perché la delega e il disinteresse favoriscono i potentati economici.



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