Gli Usa con il 5% della popolazione mondiale consumano il 26%
delle risorse energetiche dell’intero pianeta mentre le riserve di petrolio fra
una decina d'anni saranno in via di esaurimento.
Il ns. presidente del consiglio nel discorso che ha tenuto in
senato il 6/2 ha detto di lavorare per la pace e ha citato l'antica frase
cardine della politica romana "Vis pacem para bellum" - se vuoi la pace prepara
la guerra.
Io credo che non avrebbe potuto scegliere citazione migliore
per descrivere l'attuale situazione mondiale riferendosi alla gestione politica
dell'impero romano. Infatti, anche oggi si parla di impero. L'impero mondiale
dell'occidente che deve garantirsi il controllo delle risorse del pianeta a
qualunque costo. E che nessuno si azzardi a metterne in discussione il tenore di
vita, in particolare quello statunitense – come lo dice lo stesso Bush -. Quando
si criticano gli Usa si viene spesso tacciati di anti-americanismo.
Agli Usa va riconosciuto il merito di aver creato la
democrazia moderna a metà del '700 e pure che il loro intervento è stato
decisivo per vincere il mostro del nazismo. Ma mi chiedo gli Usa sono ancora un
modello di democrazia, sono ancora un modello di giustizia e di libertà che non
sia solo la libertà del fare affari a qualunque costo?
Negli ultimi anni: non hanno sottoscritto il trattato di
Kyoto per la riduzionme delle emissioni di CO2, non vogliono che i propri
cittadini possano essere giudicati dalla corte penale internazionale, non hanno
aderito alla Convenzione contro la tortura, nemmeno alla convenzione
internazionale per la messa al bando delle mine anti-uomo, hanno rigettato
unilateralmente il trattato Abm sui missili balistici, parlano poi di perseguire
chi possiede armi di distruzione di massa, ma loro detengono il più grande
arsenale di questi tipo di armi e dichiarano pure che potrebbero utilizzarle; e
si potrebbe proseguire ancora in questo elenco. Ora minacciano che potrebbero
fare la guerra in Iraq anche se l'Onu non fosse d'accordo.
Questo chiamarsi fuori da qualsiasi vincolo, il non essere
disponibili a riconoscere le proprie responsabilità - relativamente ai disastri
umani ed ambientali che possiamo osservare in tutto il pianeta -, unito all'uso
prepotente della forza, è il segno invece del loro incontrastato potere e della
loro volontà di mantenerlo per conservare questo modello di sviluppo al cui
altare vengono sacrificati popoli, culture, individui ed il pianeta
intero.
Sì, lo dobbiamo sapere, questa guerra e quelle che forse
seguiranno servono per difendere il nostro standard di vita e per non essere
perduti dobbiamo stare dalla parte di chi condurrà alla vittoria questo sforzo.
Questo è quello che ha capito il nostro presidente del con(s)iglio e molto
opportunamente sa che se vuole (vogliamo) mangiare qualche briciola dobbiamo
stare vicino al tavolo del padrone sperando nella sua riconoscenza o in qualche
avanzo. E chi non si allinea? Chi non si allinea - come ha detto il segretario
alla difesa americano Rumsfield riferendosi a Francia e Germania - si emargina.
Ma cosa significa essere ai margini della politica e dell'economia mondiale? Se
è vero che il ricco occidente consuma oggi il 120% delle risorse biodisponibili
sulla terra, ciò significa che non ci saranno in futuro abbastanza risorse per
garantire l'attuale standard di vita nemmeno a tutti i paesi o a tutte le classi
sociali dell'attuale occidente sviluppato. Da qui è facile prevedere una
competizione all'accaparramento e si spiega la corsa, di molti paesi anche
europei, ad allinearsi col più forte.
Allora sì lo dobbiamo sapere che quando esponiamo le nostre
bandiere della pace noi contrastiamo gli sforzi di chi vuole difendere i nostri
telefonini, i nostri computer, le nostre automobili, i nostri caffè quotidiani
al bar, le banane che diamo ai nostri figli, il nostro colesterolo alto e pure
la palestra, l'ansia che quotidianamente accumuliamo nei luoghi di lavoro e le
pillole per combatterla.
Penso davvero che siamo in un momento storico delicatissimo:
questa guerra, tecnologie potentissime in mano a incoscienti, il rischio di
oltrepassare il punto di non ritorno nella distruzione ambientale. Chi pagherà
maggiormente le conseguenze di ciò probabilmente non saremo noi ma le future
generazioni. C'è qualcuno che si preoccupa di questo? A me non sembra: ne
l'economia o la finanza ne la politica ne le grandi organizzazioni
internazionali come il wto, il fmi e la bm, che sono miopi e applicano ricette
che sono peggiori del male che vogliono curare. Eppure ci sono nuovi fermenti
sociali che avanzano nelle nostre opulente società occidentali. Sono stato a
Genova nel luglio 2001 per il G8 e poi a Firenze lo scorso novembre al FSE con
gli amici del LSF. Lì ho trovato molte persone con la voglia di costruire un
mondo diverso, fondato su principi di giustizia sociale e rispetto per la
natura, un mondo che bandisca l'arroganza della guerra nella risoluzione dei
conflitti. Quest'esigenza proviene da settori politici, culturali e di impegno
sociale con storie alle spalle anche molto diverse fra loro, ma tutti costoro
sentono impellente il bisogno di unire le forze per costruire nuovo mondo. Ma
per arrivarci non si tratta più di delegare qualcun'altro a prendere le
decisioni per noi come abbiamo fatto finora, c'è bisogno invece che ciascuno di
noi acquisca una nuova consapevolezza. In un mondo globalizzato non è più
possibile ignorare le conseguenze delle nostre scelte. Come diceva Francesco
Gesualdi a Legnago quest'estate in un incontro tenuto al festival "Terra e
Libertà", il consumatore non può più ignorare l'origine delle merci che consuma
altrimenti si rende complice dei peggiori crimini: sfruttamento, povertà,
distruzioni e anche guerre - come questa - dove un dittatore creato, coccolato e
armato dagli Usa - diventa il pretesto per sconvolgere il medio oriente e per
controllarne le risorse. E così è stato pure con l'Afganistan dei telebani dove
la tragedia dell'11 settembre è diventata il pretesto per affermare con la forza
l'impero "Usa" e "l'american style of life" cioè il consumismo.
Il mondo del consumismo è il mondo del monouso, l’Impero
dell’Usa e getta.
Così abbiamo merci usa e getta
emozioni da consumare e buttare con frenesia
persone usa e getta
dittature usa e getta
mondo usa e getta, peccato però che questo sia l'unico mondo
che abbiamo a disposizione.
Una volta ho scandalizzato qualcuno quando ho definito Bush e
Bin Laden "due facce della stessa medaglia", riferendomi con ciò alla necessità
di uno dell'altro al fine di perseguire ciascuno il proprio scopo cioè comunque
il potere senza mediazioni. Non voglio apparire immodesto, ma successivamente
sono stato confortato in questa osservazione quando ho scoperto che in questo
stesso modo ne parla anche Asor Rosa nel suo libro "La guerra" dove definisce
l'occidente e il terrore come "la divaricazione speculare degli opposti" -
appunto -. Anzi aggiunge "Come tante altre volte prima nella storia
dell’Occidente, il Terrore, se non fosse arrivato da solo, i governanti mediocri
e reazionari avrebbero dovuto inventarselo."
Bin Laden, Bush, Blair e Berlusconi - BBBB - sembra la Banda
Bassotti all'assalto del deposito di Zio Paperone - il pianeta - chi ci
salverà?
Probabilmente nessuno al di fuori di noi stessi: ognuno di noi
deve recuperare il senso delle proprie responsabilità ed agire di conseguenza
nella vita quotidiana. Le alternative ci sono e sono la finanza etica e il
microcredito, l’agricoltura biologica, il commercio equo e solidale di cui con
La Goccia abbiamo un esempio a Bovolone e poi il partecipare con questi valori
alla vita politica, perché la delega e il disinteresse favoriscono i potentati
economici.